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R Recensione

7/10

Fever Ray

Fever Ray

A guardare, soltanto guardare, i due video che hanno preceduto la diffusione del disco omonimo di Fever Ray, nom de plume dietro cui si cela Karin Dreijer Andersson, la metà rosa dei The Knife, c’era da aspettarsi una musica carica di un’inquietudine ancor più lugubre di quella che già caratterizzava i dischi dei due fratelli svedesi. Lacustre e thrilling quello che accompagna “If I Had A Heart”, arcanamente eccentrico quello di “When I Grow Up”, entrambi di freddo respiro nordico e magistralmente costruiti, dimostrano la programmatica coesione di un progetto che appare ben più di un momentaneo divertissement e che convince, tuttavia, proprio dove si dimostra meno furbescamente pensato a tavolino.

Rispetto alle sonorità del gruppo-madre, la Dreijer propone un rallentamento dei ritmi, più riflessivi e introflessi, e una maggiore marcatura delle tinte scure. Tutto sommato, però, prevalgono gli elementi di continuità con il marchio Knife, soprattutto con certi claustrofobismi taglienti di “Silent Shout”, sebbene molti pezzi vadano persino a recuperare i suoni più caldi e rotondi di “Deep Cuts”. Si tratta, direi, degli episodi più riusciti del disco: il synth-pop dark di “Seven”, l’abbinamento tra computeristica kraftwerkiana (“The Model”, nello specifico) e marimba di “Now’s The Only Time I Know” e il flauto andino che chiude “Triangle Walks” e “Keep The Streets Empty For Me” riprendono, con esiti eccellenti, proprio quello stridente miscuglio di freddo e caldo, glaciale ed esotico, metallico e viscoso, che caratterizzava il secondo lavoro di Karin e Olof.

Gli ultimi due pezzi citati, in particolare, spiccano: gli echi di claps che aprono “Triangle Walks” precedono l’ingresso di una sommatoria di effetti a creare un tappeto viscido e magmatico, pienamente in linea con la repellenza psicanalitica del testo («five AM / out again / triangle walks / magpies, I throw sticks at them / they laugh behind my back»), mentre “Keep The Streets Empty For Me” si candida tra le canzoni dell’anno: tastiere eteree, beat profondo, una chitarra appena sfiorata e un crescendo quasi new age mettono i brividi (canta, con la Dreijer, Cecilia Nordlund).

Peccato che altrove il disco sembri abbracciare con una devozione fin troppa sospetta la strada della tetraggine: “I’m Not Done”, “Coconut”, “If I Had A Heart”, nel loro sfoggio di atmosfere sinistre, peccano in freddezza, per quanto l’uso sapiente del vocoder per ‘maschizzare’ e mascherare la voce della Dreijer abbia un effetto di angoscia autentica. Il pezzo d’apertura, in particolare, sopra uno sfondo formato da un loop ossessivo, gioca troppo sulla creazione di un clima ansiogeno e di una tensione priva di sfogo, mancando di un suo vero perché. Meglio “Dry And Dusty”, ballata onirica dal sapore eighties, sciolta dai bassi liquidi in una sorta di lenta colata di fanghi.

E poi ci sono i testi della svedese, visionari come pochi, articolati secondo enigmatici flussi di coscienza. Evocative, e molto, le rappresentazioni insistite di una casa-prigione piena di cose prosaicamente reali (tivù, radio, lavapiatti) e circondata da mura di cemento (“Concrete Walls”) che la dividono da un esterno di piante, presenze misteriose e boschi che fanno da raccoglitori di incubi: ne esce un ammaliante quadro della linda solitudine postmoderna in salsa scandinava. Meno convincente, invece, qualche boutade dada che odora di stravaganza a tutti i costi («I'm very good with plants / when my friends are away / they let me keep the soil moist»: ohibò!).

E insomma, la corrente elettronica del nord piace, ma non se si guarda troppo allo specchio. Sicché la domanda della Dreijer, pensando anche ai futuri sviluppi di casa The Knife, è legittima e reale: «Following this stream up north / where do people like us float?».

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Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 23 voti.

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Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 18:25 del 4 marzo 2009 ha scritto:

molto interessante... lo ascolterò sicuramente

The_Boy_Racer (ha votato 9 questo disco) alle 19:40 del 11 marzo 2009 ha scritto:

bellissimo. anche meglio dell'ultimo dei knife (comunque fra le cose più interessanti degli ultimi anni)

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 21:57 del 3 aprile 2009 ha scritto:

Musica per albe indimenticabili; una ventata piacevole di freschezza e refrigerio. Buona prova da solista per Karin Dreijer Andersson. Ottima rece- Target

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 19:51 del 3 maggio 2009 ha scritto:

Bel disco, di un'artista che neppure nel ruolo di metà dei knive, conoscevo bene. La mia preferita forse è concrete walls nel suo gioco di opposti solido/liquido e caldo/freddo che è cmq da sfondo a tutto il disco come target ha puntualmente scritto. Recensione condivisibilissima.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 21:54 del 20 giugno 2009 ha scritto:

riascoltato in questi giorni mi sta salendo, la voce mi lasciava un po perplesso (piuttosto ma nei knife chi cantava lui? non lo ascolto da quando è uscito), ora darei un bel 7, la fregatura è la voce, come atomsfere molto bello....lo associo a quello dei cranes dello scorso anno...

superPOP girl (ha votato 6 questo disco) alle 19:55 del 4 aprile 2010 ha scritto:

: sempre molto severa nelle valutazioni

dopo i primi 5 ascolti, l'intrigo delle atmosfere lascia spazio ad una certa desolazione. Peccato: sotto il nome The Knife tutto risulta molto più tagliante e duraturo

Filippo Maradei (ha votato 7 questo disco) alle 16:09 del 31 maggio 2010 ha scritto:

Bello bello, come pure la recensione.

LucaJoker19 (ha votato 8 questo disco) alle 16:08 del 3 luglio 2015 ha scritto:

io sono più generoso con il voto, questo disco mi piace davvero tanto, ed è stato il mio punto di partenza con Karin e subito dopo i Knife.. atmosfere desolanti sotto un tappeto elettronico, ottima la contrapposizione tra voce glaciale e calda . perde un po nel finale a mio avviso, ma merita.. peccato abbia fatto solo questo da solista, ma del resto non poteva certo tradire il fratello

ps. disco che amo ascoltare in inverno al calduccio, quindi decisamente non il periodo adatto ahah ;

inoltre mi piacerebbe veder recensito il disco "deep cuts" dei knife..