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R Recensione

7,5/10

Fuck Buttons

Slow Focus

Si parlava giustamente di approccio didascalico, per lo scorso Tarot Sport. Ecco, il terzo lavoro dei Fuck Buttons, forse perché sgravato dall'ansia da prestazione che aveva portato Benjamin Power e Andrew Hung alla seconda prova, torna a scorrere con maggiore scioltezza, riportando sui binari un discorso che rischiava di deragliare in una sorta di indeciso guazzabuglio di “drone krauto con aperture melodiche perché non si sa mai”. Frutto anche di una produzione per la prima volta home made, Slow Focus si prende i suoi tempi, si abbandona alla seduzione di pezzi che sono in un colpo solo più strutturati, più melodici, più tribali. C'è tanto cervello, ma al servizio di una musica che si riscopre visionaria e impulsiva. È come sentire una versione matura di Street Horrrsing. E la cosa, a dirla tutta, non è male.

Si ricrea quell'ordine turbolento che impreziosiva l'esordio: distese di rumore bianco e il perenne grattare dei bassi fanno da contraltare ad una sensibilità ambient-techno di marca Boards of Canada (a loro appartengono le aperture melodiche sfumate, più che alla contemporanea ipnagogia). Brainfreeze va subito al sodo: il ruggito dei synth fornisce una base gorgogliante per una commistione ritmica techno-tribale. La melodia si insinua obliquamente in un crescendo a base di droni sferraglianti cui si accosta un'effettistica noise per vedute sonore ricche e frastagliate. Un sound fitto, saturo, debitore tanto dei primi M83 (Dead Cities, Red Seas & Lost Ghosts) quanto del drone più darkeggiante. L'arpeggiato della successiva Year of the Dog è catalizzatore di un addensamento sonoro finalizzato ad una lenta creazione di tensione, che si disperde per dare vita alla successiva The Red Wing, con le sue grasse modulazioni sintetiche contrappuntate da uno straniante loop acido. Se Sentients (uno dei brani più minacciosi del lotto) ricorda gli Autechre più claustrofobici (Tri Repetae), Stalker torna a prediligere la creazione di spazio e di profondità, per una composizione dal sapore post-rock, tra ritmiche break-beat rallentate ed elevazioni electro-spaziali. Dopo le algide atmosfere di Hidden XS, siamo alla fine.

Un album coeso, compatto, in cui tutto scorre in un unico flusso, verso una sola direzione, fino alla fine. Le armonie curatissime e le cupe soluzioni estetiche danno l'idea di una maturazione in corso, una ricerca di identità che, collegandosi all'esordio, cerca di portare più in là quanto finora acquisito. L'attenzione alla melodia è altissima, e la resa immaginifica delle nebuolose noise è curata nel dettaglio. I Fuck Buttons han fatto centro. Di nuovo.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 9 voti.
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mutter 7,5/10
mavri 8/10
target 7,5/10
cnmarcy 7,5/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:00 del 5 agosto 2013 ha scritto:

Discone. Dopo la maniera di Tarot Sport sono tornati a fare quello che sanno fare. L'hanno fatto al meglio (se in mezzo avessero recuperato qualche distorsione vocale, il risultato sarebbe stato anche migliore). L'esordio ha quel fascino nichilista ed iconoclasta che lo rende ancora insuperabile, ma il caricare acido e tribale di Brainfreeze e la tripletta finale (Prince's Prize frammentata e giocattolosa, Stalker imponente ed apocalittica, Hidden XS epica e ricorsiva) valgono assolutamente il prezzo del biglietto. Ebbravo Cas!!!

tramblogy alle 16:07 del 5 agosto 2013 ha scritto:

Maddai tu e cas lo avete massacrato tarot....ora che li scoprite bravi a detta da una massa maggiore, discone...non scherzate. Gne gne!italiani!?!

Cas, autore, alle 18:38 del 5 agosto 2013 ha scritto:

la verità è che ho accettato una tangente dalla ATP recordings per parlarne bene

Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:10 del 5 agosto 2013 ha scritto:

Ma va dai, che Cas aveva piazzato il votone a Street Horrrsing anni fa, e io pure! Su Tarot Sport non ho cambiato idea (e comunque, massacrato... si era preso la sufficienza, dai!). E non cambio idea nemmeno su Slow Focus: un ritorno coi controfiocchi, lontanissimo dalla maniera "morbida" del second act!

tramblogy alle 9:01 del 6 agosto 2013 ha scritto:

Adoro le polemiche estive.....

mavri (ha votato 8 questo disco) alle 15:52 del 5 agosto 2013 ha scritto:

Impossibile fare di meglio. Certo non un lavoro per tutte le orecchie ma per gli amanti del genere voto persino ingeneroso. Welcome back FB

modulo_c (ha votato 8 questo disco) alle 17:46 del 25 agosto 2013 ha scritto:

Dopo numerosi ascolti si e' rivelato un gran disco. Certo non e' un disco sconvolgente street horrrsing, ma cio' che hanno lasciato in potenza l'hanno guadagnato in complessita' e dettagli. Ambienti complessi e vasti, io lo trovo molto "cinematrografico" (lo trovo cioe' perfetto come colonna sonora di scene che prendono forma mentre l'ascolto). Speriamo continuino cosi, i Buttons.

tramblogy alle 12:53 del 29 settembre 2013 ha scritto:

Uhmmmm...disco bello, pomposo, peccato che pecca di originalità, cioe in alcune tracce trovo sinth ripresi da tarot, e dopo tutto questo tempo un po' di ricerca sonora ci poteva stare, quindi manca un effetto sorpresa che esisteva nei precedenti album, un tocco di pathos , un po di romanticismo che rimane imprigionato nel chiassoso primo albo. Il prossimo devono fare un botto di cambiamento, uno stravolgimento, sia sui tempi delle tracce che sul pump, quasi d obbligo, rischio, l incartamento. ("i cambiamenti non sono mai un effetto positivo"....lo so sheldon! From Big bang theory)