V Video

R Recensione

8/10

Bjork

Vespertine

Riflettevo: ci sono modi e modi di guardare al percorso artistico di musicisti affermati e influenti come Björk. Modi e modi, perché spesso torna facile appigliasi agli album precedenti, alle scelte dei collaboratori, persino alle vicende personali dell’artista perdendo però di vista un aspetto cruciale attraverso il quale sarebbe necessario basare il nostro giudizio. Quando infatti (e con Björk forse abbiamo uno dei migliori esempi) un artista attua attraverso il proprio lavoro una sorta di ricerca introspettiva, sappiamo che ogni nuovo album è in realtà un ulteriore cassetto della proprio personalità che ci permette di aprire. È in fondo questo che ci succede quando diciamo di essere dei profondi seguaci e ammiratori di qualcuno: illuderci quasi di conoscere intimamente l’autore di una musica che ci comunica infinitamente di più di tante chiacchiere.

Con Vespertine, quarto album in studio di Björk, ci possiamo davvero permettere di sostenere ciò: siamo di fronte cioè ad uno dei più intimi tasselli del lavoro di una delle più sfaccettate personalità dei giorni nostri. Ciò non significa precludere quelli che sono elementi fondamentali per lo sviluppo dell’album, tanto più per Vespertine, che vanta da un lato una gestazione fortemente condizionata dall’esperienza cinematografica di Dancer in the dark e dall’altro rappresenta un nuovo capitolo del distintivo approccio alla musica elettronica di Björk. Impossibile dunque non relazionarsi anche con ciò per indagarlo.

Il disco è realizzato quasi interamente al computer dalla stessa Björk, tra una pausa e l’altra delle riprese di Dancer in the dark. Se Selmasong (colonna sonora del film, esce nel 2000) si configurava come cupo e tenebroso, specchio melodrammatico dell’anima tormentata di Selma, Vespertine rappresentava il giusto peso opposto per equilibrare lo stato d’animo della cantante. L’ambiente collettivo in cui Björk è costretta a lavorare durante le riprese del film inoltre fanno da contrappunto alla necessità di avere spazi propri, da dedicare a se stessa e alla propria musica: uno spirito introverso, dunque, in netto contrasto con l’estroversione diffusa alla base dell’intero progetto Dancer in the dark.

Ancora una volta l’Islanda è l’ideale punto di partenza, come precedentemente era stato, sebbene in modo opposto, per Homogenic. Quest’ultimo infatti è un disco aggressivo che descrive la grezza ed estrema natura. Esplora il paesaggio e ne esprime la conformazione. Homogenic è un disco concreto, che sbatte contro il ghiaccio, le montagne, i geyser dell’Islanda e narra lo stato d’animo umano di fronte alla potenza della natura. Vespertine, al contrario, guarda l’Islanda dalla finestra di casa. Racconta lo star bene con se stessi. Non cerca confronto e conforto ma crea un piccolo mondo privato a se stante. Vespertine si ispira alle sensazioni della solitudine domestica e le traduce attraverso sonorità minimali e sussurri, carillon, cori e celestiali arpeggi. L’intero disco vive di questo clima di quieta introversione: dopo lo smarrimento e la ricerca di punti fermi con Homogenic, Vespertine conferma una trovata stabilità emotiva, frutto anche del fecondo incontro con Matthew Barney, attuale compagno della cantante.

Hidden Place è il primo brano del disco e il primo singolo ad uscire: come una sorta di virtuosa sinfonia pare plasmata nel suo evolversi da raffiche di vento che dispiegano voci e orchestra come scompongono la neve prima che smetta di cadere senza dimenticare di registrare anche il debole crepitio del ghiaccio (merito soprattutto di Matthew Herbert e dei Matmos, maestri nel programmare impercettibili suoni di sottofondo). Cocoon è una traccia appena accennata, un’esile ma dettagliata trama elettronica su cui scivola la regolare voce di Björk tra sussurri e ansimi. Pagan Poetry aggiunge con l’arpa di Zeena Parkins quella impercettibile eleganza dal sapore orientaleggiante all’album. Undo scorre come un nastro di velluto tra le dita mentre se ne fa un fiocco, delicato e raffinato eppure accompagnato da un pizzico di frivolezza aristocratica. Pare infatti una musica che si potrebbe udire solo dentro la casa delle bambole, dove il rimbombo di cori celestiali e carillon sarebbero solo l’esatto compimento di un mondo un poco artefatto. Heirioom tra sbuffi e strusci elettronici si rivela essere la traccia più appetibile e orecchiabile, coniugazione perfetta tra pop e sperimentazione, rubando la scena persino a Unison, mastodontica odissea di voci, archi e arpa, sovrastruttura di un brulicante tappeto elettronico.

Dicevo, Vespertine è il lavoro attraverso il quale Björk si spoglia: di fronzoli e di apparenze, abbandona irrazionali istinti selvaggi, emozioni esagerate e confeziona il disco della calma e della quiete interiore (che qualcuno, non io, oserebbe chiamare “della maturità”). Vespertine è come ghiaccio: ha la trasparenza opaca per mostrare con una certa magia quello che c’è dietro.

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 15 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
loson 7/10
hyper82 10/10
Teo 8/10
max997 7,5/10

C Commenti

Ci sono 3 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 19:32 del 20 aprile 2010 ha scritto:

Gli preferisco sia l'austerità di "Homogenic" che il kitsch istrionico di "Post", ma resta un bell'ascolto. Forse un po' troppo "carico" negli arrangiamenti, a mio giudizio. Brani preferiti: "It's Not Up To You" (uno di quei ritornelli "bjorkesi" che uccidono), la misteriosa, strisciante "An Echo, A Stain", e la magia orchestrale "Sun In My Mouth" (bellissimo anche il remix di Ensemble: ).

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 13:39 del 21 aprile 2010 ha scritto:

Io gli preferisco anche "Debut" che contiene due canzoni che adoro (Big time sensuality e soprattutto Venus as a boy). A mio parere, i primi tre album di Bjork sono imprescindibili...

Sicuramente anche questo è un lavoro interessante (it's not up to you è anche la mia traccia preferita), ma lontano dallo splendore degli esordi

Dr.Paul (ha votato 6 questo disco) alle 14:31 del 21 aprile 2010 ha scritto:

post e debut! questo nì!