V Video

R Recensione

5/10

Meg

Psychodelice

Fammi sentire distante / da ciò che più a cuore mi sta

Fammi sentire distante / lontana anni luce da qua

Ma… possibile?

Possibile che, ad un anno appena di distanza dal deludente “Volta”, sia già tempo di un Björk bis? Possibile che la poliedrica artista islandese abbia già saggiato il terreno per un suo imminente ritorno discografico? Che la fanfara electro-dance sparata a mille nella giostrina stroboscopica di “Distante”, pezzo di cui sopra il ritornello, sia la punta dell’iceberg del suo nuovo progetto in italiano? Dati gli eclettismi del personaggio in questione, ed una certa affinità musico/vocale, non sarebbe francamente da escludere.

Ed invece, quelle che parevano già sirene spiegate a tutta irruenza sono in realtà piccoli fuocherelli che si spengono sotto una coltre di paglia. La presenza femminile, sentita alla prese con materiali già ben familiari alla signora Guðmundsdóttir, è in realtà Maria Di Donna, italicamente più nota come Meg. Ex “militante” –vedasi il termine in entrambe le accezioni- del collettivo reggae dei 99 Posse, voce portante dell’occupazione studentesca, del movimento dei centri sociali e, appunto, delle “posse” napoletane nella seconda metà degli anni ‘90, figura di spicco per le critiche al G8 genovese del 2001, nonché convinta attivista di sinistra, Meg è anche una discreta pianista, avendo alle spalle una solida educazione musicale impartita dalla famiglia.

Sciolta la band di provenienza ancora ad inizio millennio, e a distanza di quattro anni dal suo omonimo esordio, incolore e malriuscito episodio elettronico, la cantante partenopea ritorna sulle scene con “Psychodelice”, disco annunciato come quello della maturità. Un lavoro forte ed etereo allo stesso tempo, fisico e meccanico. Tonnellate di parole per un lavoro che, sinceramente, non ne merita nemmeno metà.

Diciamola tutta: Meg ha una vera e propria predilezione per Björk. Nessuno si stupirebbe se, un giorno, decidesse di redire la sua biografia, oppure se cercasse in tutte le maniere di comparire fisicamente in un disco-tributo a lei dedicato, o ancora se proponesse di introdurre la björkologia come materia di studio negli indirizzi superiori. La ricerca di suoni e colori algidi, freddi, pulsanti, scattanti, come già da decenni sperimenta con successi alterni la fatina islandese, ma anche la calibrata accentazione dei testi, quasi a voler fornire alle parole nuova forma e nuova dimensione: tutti elementi interessanti, gradevoli se vogliamo, ma irrimediabilmente già sentiti. E, alla lunga, essendo sempre e solo uno il punto di riferimento, il gioco comincia non più a puzzare, ma a divenire fastidioso, se non proprio irritante. La citazione diviene scopiazzatura, la scopiazzatura si rivela ignobile scimmiottamento.

Certo, “Distante” non è granché, ma almeno qualcosa dà segni di vita: su tutti, la base di Stylophonic, alias Stefano Fontana, che gironzola e saltella in un continuo turbinio di chiaroscuri, sui quali le linee vocali si adattano, opportunamente trattate. Un singolo adatto sia alle frequenze radiofoniche, che ai dancefloor più beceri. Ma il resto? Gran poca cosa, a cominciare da “Napoli Città Aperta”, imbarazzante texture rosselliniana dalle movenze dance. Talvolta, poi, Meg decide di mettere alla prova la sua esperienza pianistica, ed allora si ode il rumore di catastrofe che si infrange da lontano e romba sempre più potente: in “È Troppo Facile”, le note dello strumento vengono manipolate a discrezione dei sintetizzatori, mentre feedback sibilano sul fondo che neanche un disco degli Hawkwind. Tutto questo per una scialbissima canzone d’amore.

Il pacchetto, poi, che spesso sembra sul punto di colare a picco in abissi stentorei e imperscrutabili (e qui vanno doverosamente citati, per onore della verità, sia le virtuosistiche analisi vocali di “Succhio Luce”, che sembra solamente la copia malriuscita di “All Is Full Of Love”, sia il songwriting sbilenco di “Pandora”, sminuzzato in una dimensione androide affatto convincente), viene risollevato da un paio di momenti sopra la media, ben prodotti e pensati, seppure anch’essi non del tutto personali.

Si deve attendere quasi mezz’ora per poter sentire un pezzo veramente curato e coinvolgente: “Laptop Love”, fra pop, elettronica – belle le tastierine algide e soffuse – e strascichi lounge, in cui ben si distingue una tromba soffocata, si candida a divenire prossimo potenziale singolo, con Meg a costruire un ponte che ha Nina Simone come sponda. Unico frangente in cui la cantante cerca di sfuggire all’ombra oscura di Björk, si scopre anche come, con maggiore impegno, riesca a catturare più attenzione e a porre un accento più vigoroso sulla propria, nuova direzione musicale.

Ma è “Running Fast”, un martello pneumatico techno in continuo default, con base di Danilo Vigorito e testo smozzicato in un inglese ossessivo, la vera sorpresa, perfetta per il dancefloor, di tutto il lavoro. L’ulteriore conferma che, posta alle strette, la Di Donna sia perfettamente in grado di comporre del materiale dignitoso.

In sostanza, il disco non riesce a raggiungere la sufficienza. Molto lavoro aspetta l’autrice napoletana ed il suo team: ripartendo dai due pezzi sopra accennati, si potrà anche pensare di costruire una nuova carriera ma, se si deciderà di perseverare sul binario che stralcia i tre quarti (e forse più) di “Psychodelice”, è meglio che le nostre orecchie si dirigano altrove, senza pericolo di deragliare. Meno presunzione, più attenzione ai dettagli, maggiore capacità di prediligere testi brevi e significativi a panegirici lunghi e completamente insignificanti. Infine, molta, molta, molta più personalità: forse non è così impossibile cambiare. Coraggio.

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Voto degli utenti: 5,8/10 in media su 4 voti.
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C Commenti

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TheManMachine (ha votato 5 questo disco) alle 0:23 del 30 luglio 2008 ha scritto:

Nessuna novità

Forse Meg non se ne è resa conto, e magari è tuttora convinta del contrario, ma il suo lavoro è nato stanco e olezzante di "già sentito". Irrilevante. Gran bella recensione, invece, come ormai Marco ci ha abituati.

swansong alle 17:50 del 30 luglio 2008 ha scritto:

Sempre grande marco!

Non sopporto la "musa ispiratrice" di codesta fanciulla quindi non penso proprio che darò un ascolto a quella che pare esserne una copia sbiadita ed inutile, ma è incredibile come Marco riesca ad essere così abile e "convincente" nella lettura dei lavori che recensisce da farti comunque incuriosire. Volevo solo farti i complimenti!

Marco_Biasio, autore, alle 20:53 del 31 luglio 2008 ha scritto:

Grazie ad entrambi, ma troppi complimenti così mi mettono un po' in imbarazzo! Mi fa piacere comunque che vi sia piaciuta!

Viaggiatore Insonne alle 8:50 del 8 agosto 2008 ha scritto:

E' troppo facile

Ci vuole davvero un bel coraggio a definirla una canzone d'amore scialba. Si tratta di un gran pezzo, invece. Almeno questo. Ipnotico, toccante e con passaggi armonici estremamente ricercati.

Marco_Biasio, autore, alle 11:04 del 8 agosto 2008 ha scritto:

RE: E' troppo facile

Questione di gusti. A me il testo pare pomposo e ricercato, come gli altri, ma in sostanza vuoto. Tanti giri di parole per non dire niente. Ad ogni modo, ognuno ha la sua

PV64 (ha votato 6 questo disco) alle 19:33 del 31 agosto 2008 ha scritto:

Anch'io nutro forti perplessità su questo disco che però, ammetto di aver ascoltato distrattamente in auto di un amico...

Tsingtao alle 16:36 del primo luglio 2009 ha scritto:

uno dei migliori

Per me è uno dei migliori dischi italiani dell'anno. Finalmente si ascolta qualcosa di nuovo contrapposto alla solita canzozonetta italiana. Se poi Meg si ispira a Bjork be.. almeno ha scelto una grande artista!