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R Recensione

7,5/10

Flying Lotus

Until the Quiet Comes

Nei dischi di Flying Lotus -sorta di Dj Shadow spaziale- succedono troppe cose, troppe. Una matassa di dinamiche inestricabili, almeno ad un primo impatto, destinate ad essere assunte massicciamente, impossibili da scomporre o ridurre, nonostante la loro natura frammentaria (i pezzi durano raramente più di tre minuti). In fondo la logica di base è quella del collage aggiornato ai tempi del hauntology: l'assemblaggio di suoni provenienti da un passato più o meno idealizzato genera una creatura completamente nuova, per un risultato pienamente contemporaneo, se non futurista.

E così, sebbene siano tantissime le fragranze e gli appigli disseminati nei brani, la vera dimensione dell'esperienza Flying Lotus è l'assimilazione massimalista, incondizionata, di pancia.

Con Until the Quiet Comes ci si addentra, per l'ennesima volta, in una fitta progressione di tunes iper-definiti, in un senso della composizione pienamente jazz, in vibrazioni ed espansioni psichedeliche, in un groove soul persistente e solidissimo (quella splendida, onnipresente linea di basso), in textures fantasmagoriche. All In ci da un rapido assaggio di quello che ci attende: accanto ad un beat schizofrenico si affiancano le progressioni jazzy del basso, assieme ad un'effettistica fatta di sample cristallini ed effluvi scroscianti di tastiere. L'esplorazione sonora è iniziata. Il generatore di suoni Steven Ellison viaggia attraverso i patterns portanti di Getting There, che nonostante la sua breve durata riesce a dar vita ad un downtempo ammaliante e completo (quell'inserto vocale angelico, una meraviglia), o attraverso il leggero frusciare di piatti di Heave su cui si attorciglia un groove tribal-spaziale.

Buona parte del disco è basata su un processo di decodifica e riassemblaggio dell'estetica wonky (comprensiva della sua deriva purple sound - sentire un pezzo come Sultan's Request o come The Nightcaller- che per certi versi rimanda all'iTAL tEK di Midnight Colour), però continuamente trasfigurata, privilegiando l'impiego di chiptunes (Tiny Tortures, All the Secrets), le aperture su campi lunghi (gli addensamenti incredibili di Only if You Wanna o il lounge mellifluo di Phantasm) e le incursioni futuriste (See Thru to U, dove la splendida Erykah Badu sembra ritornare all'Africa sintetica di New Amerykah Part Two), senza nessuna “regola” apparente, eppure con una soluzione di continuità invidiabile.

Qui dentro, in poche parole, trovate la stessa incredibile pulsione creativa che impregnava il giustamente celebrato Cosmogramma. Sebbene leggermente inferiore, questo Until the Quiet Comes, conferma la vitalità di Ellison. Unico nel suo genere, il suo suono continua a rimanere una delle esperienze più appaganti degli ultimi anni. Il percorso continua dunque, l'impressione è che ne vedremo ancora delle belle.

 

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 7 voti.
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Kid_Ale 9,5/10
loson 6,5/10
mavri 7/10
Dusk 8/10

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