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R Recensione

6,5/10

Kate NV

для FOR

In fondo ad un cortile interno che fuoriesce sulla centralissima Tverskaja, nascosto allo sguardo e quasi stritolato dagli edifici, v’è uno dei negozi di dischi meglio riforniti di tutta Mosca, il Transil’vanija. Fu lì che, del tutto casualmente, nell’aprile di quasi tre anni fa sentii parlare per la prima volta di Katja Šilonosova, la giovane frontwoman dei celebrati Glintshake, che proprio in quel periodo stava muovendo i primi passi da solista con una carriera parallela da producer culminata nell’acerbo, ma già interessante, “Binasu” (2016). Da lì a qualche giorno Katja avrebbe tenuto un set dal vivo al club di culto 16 Tonn: decisi di non andarci. Col senno di poi, fu uno dei pochi, reali rimpianti della mia bella avventura moscovita.

La mia strada si è nuovamente incrociata con quella dello pseudonimo Kate NV non più di una manciata di mesi fa, direttamente sulle elitarissime ed esclusivissime pagine pitchforkiane. Motivo della coincidenza, la recensione entusiasta del secondo для FOR”, oggetto nientemeno che di una release internazionale su larga scala per la RVNG Intl. di Matt Werth. Chi mai avrebbe pensato che, un giorno non troppo lontano, la biondina di Kazan’ avrebbe attraversato a cavalcioni le vestigia della cortina per conquistare le assi dei palchi di mezzo emisfero euroamericano? The best kept secret: o forse non più (d’altro canto pure i mitologici Kino di Viktor Coj, trent’anni dopo la sua morte, rischiano di diventare hot topic per mano del buon Serebrennikov). Eppure a Brooklyn, bisogna ammetterlo, ci hanno visto giusto: oggi l’affiliazione con Katja sembra, più che un azzardo a perdere, una pingue scommessa sul cavallo vincente – d’altro canto, la trasformazione da una sbarazzina garage rocker sulla cresta dell’onda a una St. Vincent postsovietica e compagna di merende di Angel Deradoorian testimonia della quantità d’acqua passata sotto i ponti.

Come “Binasu”, in verità, anche “для FOR” (interamente composto nell’appartamento moscovita di Šilonosova) è un disco più interessante che bello, anche se per diverse ragioni. Il concetto tende a soppiantare regolarmente la musicalità: l’astrazione la sostanza; l’evocazione la denotazione vera e propria. Katja ha descritto “для FOR” come un tentativo di sonorizzare una sua passeggiata a zonzo per la capitale: un’irruzione di costruttivismo elettronico in una semiosfera così intricata e stratificata da complicare ogni approccio naïf, per quanto sincero. Levità di intenzioni e calcolo pragmatico a volte entrano effettivamente in conflitto, specialmente nei (pochi) episodi cantati. “вас YOU” è un ritratto stralunato rubato ai Casi di Daniil Charms, una filastrocca minimalista reminiscente della Quio di “So Dazed” e sdoppiata in un’orgia di riflessi: “раз ONE” è una conta sospesa nel nulla che campiona i fiati cartooneschi di un’orchestrina à la Grieg. Durate più lunghe permettono una strutturazione narrativa migliore: se in “зря SEE” gorgoglii e toy instruments si rincorrono su un algido bordone di synth (bella l’idea finale del triangolo che accompagna la chiusura del brano) e i borborigmi onomatopeici di “ухо EAR” si confondono tra le suggestioni folktroniche della linea melodica principale, “как HOW” è una clinica di ludico cut’n’paste che tenta sovrastrutturali incursioni ambient, “дуб OAK” un gamelan d’ambientazione careliana e “жук BUG” un plastico kazačok sintetico le cui basse frequenze abbondano di weirderie.

A forza di imitare e parodiare, infine, si sfonda la quarta parete dei field recordings, con il glo-fi iperrealista di “кто WHO” (cinguettii d’uccelli, rintocchi di campanelli, conversazioni tra elementi di disturbo) posto proprio in chiusura di tracklist. Elemento da tenere in considerazione: magari tra un paio d’anni Katja molla i Glintshake e apre una galleria d’arte tutta sua…

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