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R Recensione

7,5/10

LUMP

LUMP

Ci sono un ragazzo, una ragazza e uno yeti. Lui torna a Londra dopo quattro anni passati in Islanda, lei è fuggita negli Stati Uniti per poi rientrare nella terra natia. Lo yeti è il frutto del loro incontro. Naturalmente non sto dando i numeri, ma parlando invece del progetto tenuto nel cassetto almeno per un anno e mezzo da Mike Lindsay (Tunng) e Laura Marling, vocalist d’eccezione per le produzioni sonore ideate da Lindsay e poi “cedute” all’azione creatrice della partner (“She would just come in, listen, and write”, racconta il produttore in un’intervista). “LUMP”, nome scelto di getto dalla figlioccia della Marling, rappresenta un incontro tra vocazioni e immaginari differenti, uniti dall’animale peloso (elemento surrealista e simbolico) che anima i video della coppia, rappresentando una sorta di forza primitiva volta a scuotere l’ordine severo delle sei tracce dell’album, tutte scritte nella stessa tonalità e allacciate l’una all’altra in sequenza, sfruttando l’elemento ricorrente di un drone di flauto (come racconta lo stesso Lindsay a NME).

L’incontro tra i due è un reciproco guardarsi, comprendersi, integrarsi: musica e liriche convergono generando un sovrappiù di mood, di substrato evocativo, per una mezzora di musica dal grandissimo potere immaginifico. La prima “Late to the Flight” è la migliore introduzione possibile: giro di accordi circolare che si inserisce nell’atmosfera densissima e gorgogliante dei synth sullo sfondo, con la voce della Marling che ha l’effetto di una sorsata d’acqua fresca. Seguendo la forza modellante della voce, pian piano, si screziano le tessiture grazie all’aprirsi delle armonie, dell’immillarsi delle voci, dello svolazzare del flauto in un’atmosfera sempre più estatica e dreamy, memore della Linda Perhacs di “Chimacum Rain”. Il brano fluisce nella successiva “May I Be the Light”, intreccio di modulazioni sintetiche e liriche sillabate, che insieme strutturano e infittiscono la gamma cromatica del brano, in una sorta di contrasto armonico tra l’anima techno e i dolci innesti melodici dei volteggi lirici culminanti nel verso “It’s a sign of the times / You know”. E ancora, l’oscillatore ci conduce e si perde nella fumosa “Rolling Thunder”, infittirsi globulare di risonanze e espansioni sonore (quella del climax finale, grandiosa, introdotta da una frase di trombone), a sua volta sfumata nel raffinatissimo electro-pop di “Curse of the Contemporary”, guidata da un tondo giro di basso e dagli accordi tremoli e twang di chitarra.

Passati in rassegna i beat pulsanti, claustrofobici e notturni di “Hand Hold Hero” (fredda e meccanica, se non fosse per gli accordi di chitarra e il flusso vocale, capaci di ammorbidire il tutto) eccoci all’intima “Shake the Shelter”, sviluppo cromatico di flebili campane tubolari e un giro di basso in progressivo potenziamento, nucleo di condensazione per gli ariosi overdubbing vocali che guidano il pezzo verso un climax di grande impatto.

Dettaglio non trascurabile, infine, quello del didascalico – ma perfettamente integrato nella progettualità estetica dell’album – commiato, la credits track che elenca il personale impiegato nei lavori di “LUMP” (“Lump is a product, Lump is a product, Lump is a product”, ribadisce il loop conclusivo, fornendo ulteriori e contrastanti chiavi di lettura – si parla qui della mercificazione del pop?). Si conclude così il primo episodio di una collaborazione brillante, che porta entrambi gli artisti ad un esordio colmo di promesse e di spunti per un – si spera – prossimo futuro.

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:48 del 7 luglio ha scritto:

Ammetto che più passa il tempo meno riesco a resistere al fascino di Laura Marling, ma l'interpretazione vocale di Late To The Flight è qualcosa di veramente, profondamente emozionante. Tutto il disco, anche in virtù della sua brevità, è però notevole, specialmente nei climax strumentali (Rolling Thunder e Hand Hold Hero su tutti). Non avevo colto il filo rosso del drone di flauto: bella trovata. E spero anch'io che questo non rimanga un capitolo estemporaneo. Splendida recensione Matteo.