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R Recensione

8/10

Connect_icut

Crows & Kittiwakes Wheel & Come Again

Il sodalizio tra Aagoo Records e REV. Laboratories ha tutta l'aria di essere il classico “win-win game”. Tutti ci guadagnano. Da una parte l'etichetta statunitense specializzata in musica elettronica trova una veste grafica in grado di nobilitarne la proposta, per un brand coerente ed organico, oltre che futuristico (per risultati sonori e resa grafica, si prendano le uscite Murcof & Philippe Petit e Marcus Fjellström); dall'altra il laboratorio di design di Bas Mantel espande il suo campo facendo un altro passo in avanti, mettendo la ciliegina sulla torta ad un'esperienza ormai decennale.

Connect_icut è l'ultimo tassello di quest'accoppiata vincente. Di stanza a Vancouver, Samuel Macklin ha già all'attivo, senza contare il lavoro di quest'anno, quattro album. Il nuovo Crows & Kittiwakes Wheel & Come Again suona però come un canto del cigno. Un canto del cigno che mette a punto una creatura ambient-glitch capace di affiancarsi alle esperienze migliori del genere, ondeggiando tra la carica emotiva di un Fennesz e i technicismi algidi degli Oval. Elettronica con il cuore, questa la formula dell'algoritmo Connect_icut.

Imperial Alabaster è un'intro letale. Nubi magnetiche colmano lo spettro sonoro, mentre miriadi di imperfezioni glitch screziano lo svolgersi della composizione aumentando in maniera dosata -ma nello stesso tempo libera e creativa- il cromatismo di un brano evocativo come pochi. Tornano alla mente, in quanto a carica emotiva, i lavori glitch di un Jim O'Rourke (melodia e rumore fusi in un'unica entità) o la raffinatezza colta di un Jan Jelinek. Lo svolgersi del brano possiede una dinamica fatta di incastri, di insinuazioni timbriche, di studio puntuale sui suoni. Ma il ritmo è placido e dolce, dominato dalla pulsazione costante su cui interviene una linea di basso granulosa che porta alla mente il suono Fuck Buttons. Il resto del disco prosegue su questa china, lavorando su variazioni di un tema che, invece di ripetere cose già dette, aggiungono elementi sostanziali tutti dedicati ad approfondire la resa immaginifica dei paesaggi sonori. Port Shale è un gioco di loop caleidoscopici, fitti di microtoni e manipolazioni electro, Fading Twice è pura estasi sonora di synth modulati e trattati, Carrion Pecking un'intensa litania ambient, Practice Rot un lungo sovraccaricarsi noise dall'anima cosmische (Klaus Schulze), mentre Again Now (for Matt) riporta alla mente i Disintegration Loops creando un commiato dreamy di pura poesia.

Un lavoro emozionale, dove la complessità della materia trattata viene messa al servizio di una fruibilità “pop”, senza per questo smorzare i contenuti, senza togliere una briciola al momento intellettuale di questa prova. Uno dei dischi più affascinanti dell'anno, capace di omaggiare padrini celebri senza però cadere in una scialba emulazione. Connect_icut elabora ed interpreta, creando brani di una solidità, di una compostezza, di un equilibrio disarmanti. E aggiunge al tutto una dose di emozionalità che fa la differenza, elevando questo Crows & Kittiwakes Wheel & Come Again a piccolo capolavoro.

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