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R Recensione

6/10

Small Black

New Chain

Dove l’Ep omonimo ci aveva convinti di essere davanti a uno dei gruppi più interessanti dell’area glo-fi, e forse alla band che più in fretta si sarebbe ri-aggiornata voltando le spalle alle nostalgie eighties chillwaviche, il debutto sulla lunga distanza degli Small Black ci convince, più o meno, del contrario: i quattro di New York sono rimasti fedeli al canone glo-fi, uscendosene con un disco che suona già un po’ stanco prima ancora di toccare gli scaffali.

Mentre le tracce aggiunte nella riedizione Jagjaguwar dell’Ep sembravano virare verso un solare indie pop macchiato di elettronica vintage, questo “New Chain” rispolvera le basi italo, le sfocature di synth, le melodie vocali annacquate, e, insomma, l’intero armamentario già splendidamente sfoggiato da Washed Out, Neon Indian, Million Young e compagnia bella. Ora, non che la ricetta sia già inutilizzabile e la vena esaurita: pezzi come “Camouflage”, “Photojournalist” e soprattutto “Search Party” sono piccole chicche sospese tra cazzeggio e colorato istinto pop capaci di imprimersi sottopelle al secondo ascolto, e rivelano quella cifra più ‘poptimistica’ rispetto ai glo-friends che già gli Small Black mettevano in mostra in “Despicable Dogs” (il loro pezzo-apice).

Ma i quattro di Brooklyn (forse per troppa fretta? per desiderio smodato di cavalcare il mini-hype?) sembrano per il resto annebbiarsi dietro foschie melodiche decisamente poco invitanti, e mentre altri glo-fi-ers sanno uscire bene anche dalle lande dove i ritornelli non esistono (Toro Y Moi, Neon Indian), gli Small Black, senza l’hook da canticchiare, sbiadiscono paurosamente: “Hydra” annoia dove Baths fa faville, “Crisp 100s” si dimentica facilmente, “Goons” è poca e fugace cosa, “Invisible Grid” è una breve coda strumentale superflua. Gli strati celestiali sui beat rimbalzanti di “Light Curse” o il crescendo electro-pixelato di “New Chain” piacciono, poi, ma non riscattano le bonacce del resto.

Gli Small Black devono ancora dare il meglio di sé: lo faranno, magari, in un altro paradigma, diverso da questo strascico chillwave un po’ troppo telefonato e senza grossi spunti.

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Voto degli utenti: 5,5/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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synth_charmer (ha votato 5 questo disco) alle 9:45 del 27 ottobre 2010 ha scritto:

lo ascoltavo per la prima volta giusto ieri, con sensazioni analoghe. Forse il problema riguarda solo il fatto che quest'album arriva un po' in ritardo rispetto agli altri confratelli, non esalta come le uscite che lo precedono. Lo ascolto ancora un altro po', anche il mio voto probabilmente oscillerà intorno al 6.

synth_charmer (ha votato 5 questo disco) alle 21:57 del 29 ottobre 2010 ha scritto:

"non che la ricetta sia già inutilizzabile e la vena esaurita"

...eppure più ascolto questo disco più lo sento fiacco. Non riesce proprio a prendermi, non ci trovo stimoli. Poca energia, nessuna peculiarità stilistica, niente che non abbiano già detto gli altri glo-fiers. Fosse uscito un anno fa, forse.. alla fine il voto è sceso leggermente.

TheManMachine (ha votato 6 questo disco) alle 23:51 del 30 ottobre 2010 ha scritto:

Intanto Photojournalist è uno spettacolo, tutto uno sfavillio di colori e suoni cristallini, sembrano dei Pet Shop Boys in un mare caraibico con Tennant che canta in immersione. Metto in loop questa e pago volentieri il prezzo del biglietto. Ma anche il resto dell'album non è male. Anzi discreto, via. Grazie Francesco per la rece, stringata ma esauriente.