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7/10

Toro Y Moi

Causers of This

Un parallelismo tra l'indie pop e l'hypnagogic pop (glo-fi) mi sia concesso.

Durante gli anni '80 il pop da classifica aveva reciso ogni legame con il mondo adolescenziale, ovvero con quell'eterogeneo universo di percezioni e umori che aveva alimentato a partire dagli anni '50 ogni cultura giovanile, alternativa e non. Una generazione di ragazzini però, quella troppo timida sia per lanciarsi nel fervore punk che per vestire i panni dei synthpoppers, trovò in gruppi come i Tv Personalities la giusta sintesi per ripensare al pop e riappropriarsene, restituendogli quell'intimità, quell'idealismo e quel romanticismo ingenuo che le icone troppo sicure di se avevano abbandonato per portare avanti una retorica adulta legata al successo e alla realizzazione personale.

Il pop rientrava in una dimensione domestica, nell'intimità e nella quotidianità della comune vita adolescenziale, spesa tra la propria cameretta, la scuola e gli amici.

L'hypnagogic pop sembra partire dagli stessi presupposti. Artisti come Memory Tapes, Neon Indian e Washed Out riportano ad uno stato di innocenza e di purezza un genere, il synth-pop, che oggi sembra tornato alla ribalta. La dicotomia generale adolescente/adulto, insieme a tutte le sue micro-dicotomie (immaturità-maturità, dipendenza-indipendenza, insicurezza-sicurezza, instabilità-stabilità...) vengono riprodotte nella ricerca ostentata di un suono traballante ed incerto, in bilico tra hype e catatonia, alla strenua rincorsa di una bassa fedeltà capace di sposarsi con il reale stato d'animo del mondo adolescenziale.

Toro Y Moi, progetto del ventitreenne Chaz Bundick, giunge in questo 2010 con Causers Of This a dare continuità alle esperienze che l'anno scorso avevano contribuito a dare notorietà al genere in questione, dalla originale “fusion” di Bibio (da cui si pesca a piene mani) alle esperienze meglio catalogabili (con le dovute riserve, certo) come “glo-fi”.

Synth-pop anestetizzato da cameretta, italo-disco casalinga e casereccia...Di questo si tratta. I sentori che pervadono tutto l'album sono intrisi di intimismo, di un personale, malinconico e sognante bisogno di evasione.

Blessa dipana tra soffici fruscii e riverberi elettronici un magico senso di estasi intorpidita, in un continuo rimando ad un'estetica glitch sommessamente “chill”. La rilassatezza della successiva Minors sembra un'esplosione in confronto alla nebulosa appena ascoltata. Frequenze ultra basse, beat in sordina e sonorità espanse la fanno da padrone, diventando un marchio di fabbrica in brani come Thanks Vision, Freak Love e You Hid, capaci di sfruttare loop sgranati e sbilenchi uniti a bleeps, cuts e deliziosi campionamenti dal gusto piacevolmente rétro.

La personale concezione dell'hype della nuova generazione ipnagogica giunge in brani più movimentati come Imprint After, Lissoms, Fax Shadow, Talamak dove aleggia incontrastato lo spirito di Bibio e dei suoi break-beat dagli angoli smussati, dei suoi groove funky-soul, dei suoi collage destabilizzanti, legati da uno spirito indie capace di dare leggerezza e spensieratezza al tutto.

Siamo di fronte all'ennesimo passo verso una direzione che si fa sempre più chiara, all'interno di un percorso che si sta conquistando sempre più dignità artistica e riconoscibilità stilistica.

Un giorno, quando si parlerà del glo-fi, non si potrà che citare anche Causers Of This.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 11 voti.

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target (ha votato 7 questo disco) alle 11:16 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Sicuramente i punti di contatto con certo Bibio, Neon Indian e Washed Out sono vistosissimi: frequenze ondivaghe, beat pacioccosi (qui, in realtà, per me, si sente più l'influsso hip-hop/soul che italo-disco, vd. "Imprint After", molto black), melodie estatiche e linee vocali quasi incorporee. Bundick, rispetto agli altri, ha secondo me trovate melodiche meno killer ("Minors" forse la migliore, poi "Blessa" e "You Hid", con un bellissimo falsetto), mentre punta di più su climi lounge sensuali e piacioni ("Fax shadow", Etienne de Crecy da spiaggia). Interessante anche come facciano capolino i primi '90: il piano che attacca e guida "Low shoulder" e l'incipit di "Causers of this" guardano già a certa (euro)dance (Crystal Waters, M-People, Snap, ecc.: sta arrivando anche il loro turno).

Utente non più registrato alle 13:40 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

No grazie

Genere poco interessante

rubens (ha votato 8 questo disco) alle 10:15 del 13 febbraio 2010 ha scritto:

Fa il paio alla perfezione con gli altrettanto spassosi Neon Indian e pezzi come Minors e Imprint After sono da incorniciare seduta stante. In effetti la base di Low Shoulder è una roba eurodance mica da ridere

Sorpresa di inizio anno

crisas (ha votato 8 questo disco) alle 21:35 del 4 marzo 2010 ha scritto:

crisas

Gran bel pezzo!

target (ha votato 7 questo disco) alle 21:48 del 4 marzo 2010 ha scritto:

Eh, anche il video è carino, con tutti i semafori degli champs élysées passati col rosso!... Anche a riascoltarlo, il disco è davvero gradevolissimo: con Washed Out e Neon Indian un trittico perfetto per l'estate!

Filippo Maradei (ha votato 7 questo disco) alle 11:25 del 19 luglio 2010 ha scritto:

Non male, meglio dei Neon Indian (per come amo io il glo-fi), ma ben lontano da Washed Out e soprattutto da sua maestà Memory Tapes. Insomma via di mezzo apprezzabile e godibile, però... boh, di 'sto genere ne escono, su 10, quasi sempre 7 discreti, 2 ciofeche e 1 capolavoro.