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R Recensione

9/10

Dj Sprinkles

Midtown 120 Blues

House isn't so much a sound as a situation”: così ammonisce severamente Terre Thaemlitz, alias Dj Sprinkles.

Terre è un nome storico della scena house oggi di stanza a New York, che con questa ultima fatica sembra voler impartire una severa lezione di storia a tutti coloro che, negli ultimi tempi, hanno storpiato il nome del genere che tanto ama.

Nome scomodato persino per gente come Hercules, passato su Mtv e Videomusic sotto le forme Sinclair e compagnia, snaturato, privato dell'orginale carica eversiva, del proprio messaggio rivoluzionario; Terre, sognatore romantico eppure ferreo musicista impegnato, vuole semplicemente ricordare a tutti noi ciò che la house relamente rappresenta, ovvero uno dei momenti di rottura cardine nella storia della musica dello scorso millennio, da ogni punto di vista.

Midtown 120 Blues”, in fondo, è un un gigantesco omaggio alla storia, è il sangue buttato, condiviso attraverso l'omosessualità e la piaga dell'aids, è la ghettizazione di migliaia di persone escluse solo perchè “diverse”.

La “nazione house” finge di non conoscere il dolore, dice Thaemlitz, ma è tutta un'illusione, perchè “suffering is in here, with us”.

Midtown 120 Blues” gira a 120 beat al minuto, è il battito house midtempo per eccellenza prima che arrivasse Detroit. Racconta il decennio underground che animò Chicago prima della celebre summer of '88, sviscera un suono deep, nerissimo fino al midollo.

I pezzi, tutti semplicemente meravigliosi, sono divagazioni astrali ed al contempo passione che ribolle, sembrano voler gettar luce su una storia che è soprattutto sofferenza, esclusione, ballo inteso come catarsi pubblica di paralizzanti pensieri privati. Niente più luci, felicità di plastica, divertimento preconfezionato: la nazione house è stata illusa troppo a lungo, ma la sua essenza è altro, il suo ballo è altro, le sue visioni sono altre.

Ed il pezzo introduttivo, quasi un recital, già evoca tutto il suo “blues”. E' già presa di coscienza, voglia di scoprire un mondo nuovo e di indagarne le viscere.

La title track prosegue il cammino fra intuizioni jazz ed intuizioni ambientali e, nel suo costante incedere mid-tempo, è quasi il paradigma del linguaggio che il disco tutto vuole omaggiare.

Le grida di dolore di un popolo che Terre definsice “hyper specific” prendono forma in “Ball'r”, compendio definitivo del sentimento “house”, della sua forza prorompente, della sua straordinaria capacità espressiva.

Sisters, I Don't Know What This World Is Coming To” è un loop eterno, colorato da piccoli fraseggi di synth e da una ritmica incessante, che si chiude in dieci minuti e che invece potrebbe proseguire all'infinito, tanta è la sua carica, tanta è la sua forza espressiva, tanta è la sua capacità di inchiodare l'ascoltatore.

Le due lunghe “Grand Central, Pt. I” Grand Central, Pt. II” dipingono ancora oscuri paesaggi interiori, costruiscono sulla base di intuizioni melodiche e ritmiche minimali delle “sinfonie” che progressivamente prendono forma e diventano estasi totale.

The Occasional Feel Good”, meravigliosamente luminosa e ricca di fascino, chiude degnamente un capolavoro assoluto, forse il disco house più depresso che si ricordi, eppure un lavoro vivissimo, bruciante nella sua passione, un lavoro che è già storia.

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 30 voti.

C Commenti

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Cas (ha votato 8 questo disco) alle 10:26 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

BELLISSIMO

Non sono un gran conoscitore di house, ma questo disco mi ha proprio folgorato: intenso, profondo, emozionale, stracolmo di divagazioni ambientali di grande spessore...lo consiglio a tutti, per ora il migliore di questo 2009

target (ha votato 8 questo disco) alle 10:55 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

Bellissimo disco, e bella analisi. L'unica cosa che mi fa storcere un po' il naso è l'estrema didascalicità di certi passaggi (dall'Intro a "Madonna free-zone", con la citazione di "Vogue" e lo snaturamente della house): l'intento del disco sarebbe arrivato anche senza queste meta-spiegazioni esplicitate. "Grand Central II" è strepitosa.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 15:27 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

Semplicemente divino. Questa è la (deep)house che sento più "mia": malinconica, eterea, quasi "ambientale". Ma poi c'è la storia, l'esperienza, la riflessione sul senso di una musica e di un'esistenza... Incredibile. Per ora il voto è questo, ma entro fine anno non stupitevi se diventerà un 5 stelle.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 15:31 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

Beh, se c'è l'avvallo di Loson mi toccherà cercarlo .... esiste in vinile, che voi sappiate?

loson (ha votato 9 questo disco) alle 17:56 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

Per adesso c'è solo in cd. Forse (ma sono solo io a supporlo, visto come vanno le cose) ci sarà un'uscita in doppio vinile per compiacere i puristi.

modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 21:09 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

avvolgente

Ti avvolge e non ti molla. Un'inizio piu' introspettivo per lasciare spazio al ritmo. Nessuna caduta di stile, lo ascolti e riascolti senza stancarti. Perfetto caldo sottofondo in qualsiasi momento, sia che si voglia rilassarsi che muovere il bacino.

target (ha votato 8 questo disco) alle 22:33 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

Ecco, Los, quello che dico io è: questa "riflessione sul senso di una musica e di un'esistenza" non sarebbero arrivate comunque all'ascoltatore senza i passaggi "narrativi"? Non bastavano i sample vocali, i rumori rubati alla strada, il calore urbano dei suoni? E' un super-dettaglio in un grande disco, eh, intendiamoci. Ma l'autocommento è qualcosa che concettualmente mi irrita sempre.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 14:26 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

Ma guarda Target, certe parti di quell'autocommento sono ingenue, però il discorso di fondo è sacrosanto e per me indispensabile: la house nasce come musica gay, nera e ispanica, e questo molti - e parlo anche degli artisti che "operano" nel settore - lo ignorano volutamente. E non "era anche musica gay": era quello e basta. Poi magari certo, nelle disco potevi trovarci anche eterosessuali, ma è un pò come il pubblico bianco che andava ai concerti di Stevie Wonder: partecipava, ammirava, ma non era chiamato in causa direttamente. Soltanto in seguito la house sarebbe divenuta patrimonio comune. Ribadire questo concetto è importante, e tempo che soltanto attraverso la musica questo aspetto poteva non arrivare (vero Paul? scherzo eh ;D).

Dr.Paul (ha votato 6 questo disco) alle 22:43 del 12 febbraio 2009 ha scritto:

ma...a me il disco piace, vorrei pero chiedere riguardo il passaggio " è un un gigantesco omaggio alla storia...condiviso attraverso l'omosessualità e la piaga dell'aids, è la ghettizazione di migliaia di persone escluse solo perchè "diverse"." che c'entra l'omosessualità e l'aids? invece riguardo al capolavoro...lavoro gia nella storia...io per anni ho dovuto girare nei so-called cool club, cocktail bar e disco-something...ed il sottofondo è sempre stato questo, o era sempre dj sprinkles e non me ne sono reso conto o questo lavoro non è nulla di granche nuovo sotto il sole, chiedo lumi!

DonJunio (ha votato 6 questo disco) alle 0:34 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Sono - per una volta, è un evento - d'accordo con Dr.Paul, C'era già tutto in "Non-Stop erotic cabaret" dei Soft Cell. Ovviamente qui rivisitato con gli umori di questa decade, ma non ci sento niente di così radicalmente innovativo.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 14:34 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

Don per piacere, questo non c'entra niente con i Soft Cell. C'entra con la primissima house di Larry Levan, al massimo. Nemmeno io credo sia un lavoro particolarmente innovativo, nel senso che comunemente intendiamo: è però personalissimo nella concezione dell'impasto strumentale (della house così impalpabile e depressa non la trovi facilmente), ingegnoso nelle ritmiche (la cassa in 4 è arricchite da inserti di piatti e altri trucchetti di taglia e cuci molto efficaci), senza contare che "Grand Central Pt. 2" è un requiem glitch/house che non penso abbia parecchi precedenti (probabilmente nessuno). "Midtown 120 Blues" è un qualcosa che, nella suo essere "totale", trascende il suo essere o meno innovativo.

FrancescoB, autore, alle 9:42 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Chiarimento

Beh il riferimento all'aids ed all'omosessualità dipende proprio dalle caratteristiche del disco, chiaro omaggio alla storia della house, come in molti hanno evidenziato: quindi, quasi un riassunto, non certo un disco rivoluzionario ma sicuramente capace di condensare in sè mille esperienze del passato. La musica house era, in origine, soprattutto la musica concepita ad uso e consumo di una comunità "hyper specific", ovvero quella omosessuale e nera, su cui pesava la piaga dell'aids. Ovviamente la house non era solo questo e negli anni successivi sarà spesso tutt'altro, ma le origini sono quelle, i riferimenti sono quelli. Fra l'altro, Therre è un attivista per la questione transgender ed usa questa parola ogni tre per due nei testi del disco (fra l'altro, si rivolge alle proprie "sisters", e non è certo un caso.

Spero di aver chiarito i perchè della mia analisi!

FrancescoB, autore, alle 9:51 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Ulteriore precisazione

Ah, tengo a precisare che se parlo di lavoro storico mi riferisco alla straordinaria bellezza di tutte le composizioni, all'atmosfera, alla capacità del disco di fungere da catalizzatore per un'esperienza storicamente imprescindibile. Non mi riferisco al carattere ex se rivoluzionario del lavoro, anzi è proprio il contrario: a mio avviso è molto personale, vanta una vena "oscura" bellissima, ma dal punto di vista storico è proprio un ritorno alle origini (l'ho pure scritto mi pare), non un passo avanti.

Dr.Paul (ha votato 6 questo disco) alle 14:37 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

non ho afferrato la battuta ma non è importante, ho un rapporto che si limita al "buongiorno e buonasera" con house e hip hop. nn sapevo nascesse come gay, nera e ispanica be si! cmq lavoro carino, ma puo essere storico solo x amanti del genere!

loson (ha votato 9 questo disco) alle 14:54 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

Hai chiesto cosa c'entrasse l'omosessualità con la house... Cmq scherzavo, fà conto che non abbia detto/scritto niente.

DonJunio (ha votato 6 questo disco) alle 14:55 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Premesso che prodromi house ci sono già nella versione remix di "Non stop erotic cabaret" ( se ascolti un pezzo come "a man could get lost" ciò è evidente), non ne facevo tanto un discorso stilistico ma "sociale", su omosessualità, aids e ghettizzazione.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 15:10 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

Io parlavo soprattutto a livello di sonorità: i germi della house li puoi trovare in molte musiche, principalmente nella disco. Anche nel synth-pop certo, però la house è cosa ben diversa e soprattutto autonoma.

FrancescoB, autore, alle 16:41 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Mi sento di quotare tutto ciò che ha scritto Loson.

Il mio riferisi ad "altro" riguarda gli sviluppi del genere, ma sulle origini c'è poco da discutere: sono da ricercare in certi ambienti.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 17:05 del 13 febbraio 2009 ha scritto:

Ah! E' per quello che il genere si chiama "casa

profonda"? (sto scherzando ovviamente). A questo

punto ragazzi, visto il gran parlare (anche il

direttore di BU gli ha dato 8, come ai Franz

Ferdinand; doc e stock docet) non resta che

ascoltarlo con attenzione. E che nessuno mi chieda

domani perche l'ho fatto!

lev (ha votato 7 questo disco) alle 22:25 del 15 marzo 2009 ha scritto:

nonostante sia un genere lontano dai miei gusti, devo ammettere che questo disco mi piaciucchia.

anche se per quel che mi riguarda, lo trovo più un disco da piacevole sottofondo che da puro ascolto. comunque io in questo campo, sono totalmente ignorante.

REBBY (ha votato 3 questo disco) alle 17:24 del 23 marzo 2009 ha scritto:

Si poteva forse desumere già dal nome dell'artista. Disco music probabilmente più

raffinata di altre e che a me sembra adatta a quei

locali dove non si può entrare se non si è

abbastanza ganzi. Quindi non fa per me indubbiamente. Ciò nonostante qualche momento suggestivo lo sento anch'io e trovo l'album più

vario rispetto all'ultimo Owens (semre deep house

vero?).

modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 11:32 del primo aprile 2009 ha scritto:

altro disco

io consiglio di ascoltare anche Josh Wink "when a banana was just a banana", secondo me un'altra perla house dell'anno, non raffinata come il disco in questione, senza jazz ne' blues, ma house magistralmente composta che ragala un'oretta di puro godimento.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 11:55 del primo aprile 2009 ha scritto:

RE: altro disco

Sì, molto bello Josh Wink. A breve la recensione.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 22:14 del 13 aprile 2009 ha scritto:

Non è il mio genere, quindi ho dovuto ascoltarlo parecchio per cavarci qualcosa. Il tappeto percussivo di "Reverse Rotation" e il mantra "Sisters, I Don't Know What This World Is Coming To" valgono il prezzo del biglietto.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 17:39 del 28 maggio 2009 ha scritto:

Un'opera impregnata in un'atmosfera estremamente espansa, vasta (Grand Central, Pt. II (72 hrs. by Rail from Missouri)) e al tempo stesso rarefatta. Vibrante, tremante e fremente (Grand Central, Pt. I (Deep into the Bowel of House, Midtown 120 Blues), fitta di vigorosi beat sbiechi e trasversali (Sisters, I Don't Know What This World is Coming To, Reverse Rotation, The Occassional Feel-Good) ma anche di acquarelli sonori propri di quel chill-out commosso, esile e intenerito. Un lavoro molto gradevole. [voto: 7.5]

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 14:22 del 26 giugno 2009 ha scritto:

interessante, ma mi lascia alquanto perplesso. Non sono un esperto del genere, ma lo trovo forse un po' troppo studiato. E non è detto che questo sia un difetto

zanmat (ha votato 5 questo disco) alle 14:42 del 28 luglio 2009 ha scritto:

mhmm......

...solo io lo trovo un po' noiosetto?

dengia (ha votato 3 questo disco) alle 1:30 del 10 settembre 2009 ha scritto:

banale

andrò controcorrente ma io questo disco lo trovo assai banale e soprattutto inascoltabile...forse era meglio un ep con 2 brani che un vero e proprio disco

nico83 (ha votato 5 questo disco) alle 22:00 del 17 settembre 2009 ha scritto:

a me non piace proprio! sorry...

Tizio (ha votato 5 questo disco) alle 17:36 del 5 gennaio 2010 ha scritto:

Anche io lo trovo un poco noioso

synth_charmer alle 14:22 del 11 maggio 2010 ha scritto:

mannaggia, anche a questo ricordo che ho prestato tanti ascolti, cercando di farmi conquistare. Alla fine mi sono stancato prima di apprezzarlo. Midtown 120 Blues è bellissima e ipnotica, ma il resto del disco non mi ha lasciato particolarmente impressionato.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 12:19 del 14 maggio 2010 ha scritto:

RE:

Uff, non ti piace nemmeno questo? Carlo, mica esistono solo LFO e Autechre! A forza di ascolti ti sei affatigato un po' troppo, mi sa. ;D Comunque, va bene lo stesso. D'altronde, lo zucchero mica è per i somari.

synth_charmer alle 12:53 del 14 maggio 2010 ha scritto:

RE: RE:

Ma quanto sei cattivo!! comunque giuro che sono sempre molto ben disposto verso questi dischi (li consiglia loson, e che diamine! ) ma nonostante la propensione ad un buon ascolto, questo non sono riuscito ad apprezzarlo. Pazienza, magari un giorno da somaro mi trasformerò in.. tu cosa sei, una iena? Affatigato invece mi sa che lo sarò sempre. E sempre troverò banale chi ci scherza su (prrr )

loson (ha votato 9 questo disco) alle 21:35 del 14 maggio 2010 ha scritto:

RE: RE: RE:

Eh ma se non si può neanche scherzare sui cognomi, come si faceva alle elementari, allora non ci rimane davvero niente... Comunque questo è uno dei dischi deep-house che più ha fatto tesoro della lezione IDM, per questo mi ha stupito il tuo commento. Vabbè, sono affatigato anch'io (PPPPPPPPPPPPP), mi sa che stasera salto la disco e vado a nanna.

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 13:42 del 30 maggio 2010 ha scritto:

Grande recensione per un album che ha davvero troppo da dire.

Ancora complimenti Francesco, piacevolissima lettura