V Video

R Recensione

5/10

Is Tropical

I'm Leaving

Ok, è estate, c'è il sole, fa caldo e la gente, generalmente, va in ferie. Gli Is Tropical, usciti a maggio con il loro I'm Leaving sono indie estivo per eccellenza. Una tavolozza di synth colorati, ritmi frizzanti, ritornelli pop spensierati adatti per i tragitti verso le spiagge bollenti. Simon Milner, Gary Barber e Dominic Apa formano la band nel 2009 a Londra, chiarendo fin da subito le loro intenzioni: indie elettronico da dancefloor massiccio e catchy (tra strascichi electro-clash ed eco nu rave), già allora un po' in ritardo rispetto alla dance alternativa di gente come Datarock, Presets e i primi Friendly Fires. Quella sì, roba di classe, mentre l'esordio del 2011 (fatta eccezione per l'incredibile video di The Greeks) era, nel migliore dei casi, uno scialbo tentativo -con momenti divertenti, certo- di animare i party londinesi (l'uscita, in questo caso, giugno).

Ed ecco che la band albionica tenta quest'anno di bissare il non particolarmente riuscito esordio. La formula è simile, quello che cambia, innanzitutto, è la qualità del sound, curato da Luke Smith (avete presente i Foals?). Il tutto acquista quindi profondità, gli elementi sono meglio amalgamati (l'esordio vedeva i synth pompare sempre in primo piano), le armonie rispecchiano le tendenze dell'indie odierno, tra voci pulite ed una maggiore definizione complessiva. Si prenda la prima Lover's Cave (non spenderemo parole per la paraculaggine del video): fitti layers di chitarre su cui si innestano linee fulgide di synth, per un risultato tutt'altro che malvagio, una soluzione dancy a metà tra la muscolarità Vaccines e la frizzantezza Wombats. Le cose vanno ancora meglio per l'altro singolo, l'infallibile Dancing Anymore, impostato su una solida linea di basso e sui levare cui è impossibile resistere (se solo non ci si perdesse nei dilungamenti in coda...). Fin qui tutto bene. Però l'album continua, le variazioni invece no. Si susseguono una serie di pezzi senza mordente che mettono in gioco una formula capace di farsi subito indigesta. Chitarre nervose più motivetto plasticoso di sintetizzatore, e poco altro. Si prenda la giocosa e scialba Lilith, incapace di riproporre i ganci melodici delle prime due, oppure Leave the Party (ripetiamolo ancora: party, party, party...) dove il songwriting si incarta, senza trovare aiuto nei banali arrangiamenti (linea di basso, layers electro-vaporizzati in loop, effettini ed effettucci). Si riprova ad aumentare la velocità con Cry, ma c'è qualcosa che non funziona, perché le velleità anthemiche (che dire della voce?) si spengono nella solita saturazione sintetica gonfiata a sproposito, ma vuota come mai. Le stupidine Sun Sun, All Night, e l'inconsistente -inutilmente lunga- Yellow Teeth, non fanno che far sprofondare il secondo tentativo degli Is Tropical.

Va bene, l'abbiamo capito: i nostri vogliono sfondare. La cosa è così evidente da oscurare quello che ogni musicista dovrebbe assumere come priorità: la musica. Quasi tutta la critica se n'è accorta. Speriamo almeno che i giovani ballino e si scatenino al ritmo degli Is Tropical durante i prossimi festival estivi. La loro musica è fatta apposta, no?

V Voti

Voto degli utenti: 5,8/10 in media su 3 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Sor90 6/10
Dusk 5/10
emil_var 6,5/10

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Sor90 (ha votato 6 questo disco) alle 12:17 del 25 luglio 2013 ha scritto:

Appena sufficiente, per il singolo e poca altra roba. Il primo era davvero divertente, peccato.