R Recensione

4/10

Neon Neon

Stainless Style

Qualcuno da qualche parte l’ha già scritto, ma va detto: questo album sarebbe sicuramente piaciuto a mister De Lorean, ideatore di quella famosa autovettura (la De Lorean DMC-12) nota ai più per essere stata la celebre macchina del tempo di ritorno al futuro.

Comunque, Gruff Rhys , cantante dei Super Furry Animals e il produttore Bryan Hollon si uniscono per dare voce a questo tamarrissimo omaggio al sopracitato imprenditore ed al suo ambiente dorato e patinato, ad uno stile di vita tutto pepe e non molto cervello, o perlomeno di pensieri non certo molto profondi…A donne dalle gambe lunghe e dalle gonne corte, a macchinoni appariscenti, a party in gigantesche piscine all’aperto, alla velocità, al divertimento, alla cocaina (a quanto pare non sconosciuta allo stesso John De Lorean), allo status. Ecco, questo è perfetta musica dastatus-symbol, musica "da ricchi": niente è messo in discussione mentre si ha una suprema celebrazione dello stile di vita di una ristretta cerchia di privilegiati, dell’alta società del mondo occidentale: insomma, papponi di tutti i paesi, unitevi! (E ascoltate Stainless Stile dei Neon Neon…)

E va riconosciuto che il suo valore in questo è sicuramente alto, perchè è estrema la capacità di imprimere in otto tracce un chiarissimo ed esauriente manifesto di quelli che sono gli aspetti artistici caratterizzanti una certa direzione presa dalla musica dei giorni nostri, quella più mainstream tanto per intenderci.

Gli anni ’80 sono sempre in agguato, speziando ogni traccia di spiccati sapori synth pop, a partire dalla prima Stainless Style, il cui ruolo è però più introduttivo che altro. Entriamo invece pienamente nel party con la successiva I Lust You, realizzata con il contributo di Cate Lebon, dove a toni decisamente eighties si aggiunge una pregnante anima dance, una delle due specialità di Brian Hollon, all’insegna del ritmo e della sensualità. L’altra specialità di Hollon è il rap, che troviamo puntualmente nella ruggente Trick For Treat, che sembra, con la sua estrema arroganza metropolitana fatta di ritmi sincopati mischiati a loop elettronici altamente discotecari, inneggiare ad un mondo fatto di motori, donne e medaglioni dorati in bella vista. Swear Shop e Luxury Pool rincarano tristemente la dose di stereotipi hip hop e apologie all’abusato modello del “gangsta nero arricchito”.

Il sinuoso e tutto sommato elegante svilupparsi di Raquel e il songwriting pop di Steel Your Girl sollevano un po’ la qualità ed il gusto dell’album, fornendoci un apprezzabile mescolanza tra passato e presente, e perché no, anche un assaggino di futuro.

Ma il lavoro si dimostra, a conti fatti, complessivamente deludente.

Invece di concentrarsi su tutta una serie di aspetti contenutistici che potevano sicuramente derivare da un concept su una vita di eccessi e su una carriera in bilico tra successo e controversia di un personaggio come John De Lorean, il lavoro rimane fin troppo ancorato ad una massa scomoda e ingombrante di canoni formali tuttalpiù vuoti e insapori.

E se c’è chi dice che questo è il futuro, beh, preferisco decisamente un sano ritorno al passato.

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