R Recensione

7/10

Olvis

Bravado

di Onga

Il terzo album dell’islandese Ölvis affronta una tale varietà di generi pur rimanendo molto omogeneo che risulta davvero difficile cercare di inquadrarlo per poterlo dare in pasto a un lettore curioso. Forse è anche per questo che mi è piaciuto così tanto. Ölvis fa fondamentalmente canzoni, alcune in inglese altre in lingua natia, e sono tutte abbastanza downbeat. Per certi versi si potrebbe pure dire che rispolvera alcune caratteristiche di un genere ormai morto e sepolto come il trip-hop donandogli nuova linfa. Non a caso nel disco di respirano alcune atmosfere portishediane, nell’uso della chitarra molto riverberata.

Ölvis (letto Elvis) mette in questo suo disco alcune parti di synth molto psichedeliche e cinematiche, quasi lynchane, come nel breve intro o nella spettrale War Chant, alternandole a cadenzate ballate dal sapore retrò come l’iniziale The Future is Now, Wake Up Now e Fight The Power.

Le chiavi di lettura di questo album possono essere molteplici: si potrebbe considerare questo un elegante disco di lounge degli anni sessanta rivisto in chiave futurista o un moderno disco di neo-lounge con uno sguardo al vecchio rock degli anni cinquanta. La maestria di Ölvis e dei suoi compari di basso e batteria, membri dei Sigur Ròs, sta proprio nel mantenere un’identità coerente nel disco pur piazzando riferimenti di diverse epoche, suonati con prospettive diverse.

Può essere l’inizio di un nuovo stile, questo, che lascia aperte ancora nuove possibilità.

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