Semifinalists
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Si presenta con una delle copertine più raccapriccianti degli ultimi anni il secondo lavoro degli statunitensi-australiani Semifinalists. Dopo il debutto omonimo di due anni fa nel nome di un prog-pop vagamente psichedelico e stonato (che qualcosa avrà detto ai MGMT), i tre decidono di sterzare e di tuffarsi nell’ammucchiata di revival eighties. Non solo disco, ma un miscuglio di new wave, shoegaze e funky. L’album regge discretamente (non è un’altra operazione alla Guillemots), ma resta estivo, leggerino, innocuo, confermando che alle finali i tre non ci arriveranno mai.
Chris Steele Nicholson, Adriana Alba e Ferry Gouw, tuttavia, si salvano dalla faciloneria pop e dalla banalità citazionista, soprattutto attraverso il ricorso a strutture assai ingarbugliate: le canzoni non seguono mai un canovaccio classico, anzi, germinano da un costante desiderio di antilinearità e di eccentricità che rimanda, rimanendo negli Ottanta, ai Devo e agli Sparks. Brani che partono per la tangente, melodie che non tornano mai, inserti dada, continue pause e rilanci. Alla lunga, però, la ricetta stanca. Non così nel trittico iniziale: atmosfere molto ibiziane in “Last Pretending” (l’attacco e l’arrangiamento citano i New Order di “Fine Time”), con base da cocktail con camicia hawaiana; non male anche “Our Body” (più new wave) e “The Alphabet” (un po’ Hot Chip).
E poi si viaggia in una decappottabile accanto ai Duran Duran (“Odd Situation”), alla disco italiana (nella truzzissima “Makeout Club”), alla Kylie Minogue dei tempi andati (nella sdolcinata “Surrender”: censurabile). Qualche caduta di troppo, nella seconda parte del disco (dove salverei solo “Manuscript”), sbilancia la qualità verso il basso: i rimandi al pop ‘80 più sconfortante, fatto di chitarre funkeggianti e tastiere senza spessore, diventano puro esercizio di ricostruzione kitsch con ambizioni artistiche. Sentire la più cupa “Ice Bowling” per credere.
Estivi, insomma, in senso prevalentemente deleterio, e con un tocco di presunzione, i Semifinalists invitano ad andare “a la playa”, ma tirandosela un po’. E così si finisce per non cuccare nessuna sfitinzia e per sembrare pure un po’ mone. Il disco numero 2 lascia ancora interdetti: ho l’impressione che i continui pareggi condanneranno i Semifinalists alla serie B per sempre.
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