R Recensione

5/10

Semifinalists

2

Si presenta con una delle copertine più raccapriccianti degli ultimi anni il secondo lavoro degli statunitensi-australiani Semifinalists. Dopo il debutto omonimo di due anni fa nel nome di un prog-pop vagamente psichedelico e stonato (che qualcosa avrà detto ai MGMT), i tre decidono di sterzare e di tuffarsi nell’ammucchiata di revival eighties. Non solo disco, ma un miscuglio di new wave, shoegaze e funky. L’album regge discretamente (non è un’altra operazione alla Guillemots), ma resta estivo, leggerino, innocuo, confermando che alle finali i tre non ci arriveranno mai.

Chris Steele Nicholson, Adriana Alba e Ferry Gouw, tuttavia, si salvano dalla faciloneria pop e dalla banalità citazionista, soprattutto attraverso il ricorso a strutture assai ingarbugliate: le canzoni non seguono mai un canovaccio classico, anzi, germinano da un costante desiderio di antilinearità e di eccentricità che rimanda, rimanendo negli Ottanta, ai Devo e agli Sparks. Brani che partono per la tangente, melodie che non tornano mai, inserti dada, continue pause e rilanci. Alla lunga, però, la ricetta stanca. Non così nel trittico iniziale: atmosfere molto ibiziane in “Last Pretending” (l’attacco e l’arrangiamento citano i New Order di “Fine Time”), con base da cocktail con camicia hawaiana; non male anche “Our Body” (più new wave) e “The Alphabet” (un po’ Hot Chip).

E poi si viaggia in una decappottabile accanto ai Duran Duran (“Odd Situation”), alla disco italiana (nella truzzissima “Makeout Club”), alla Kylie Minogue dei tempi andati (nella sdolcinata “Surrender”: censurabile). Qualche caduta di troppo, nella seconda parte del disco (dove salverei solo “Manuscript”), sbilancia la qualità verso il basso: i rimandi al pop ‘80 più sconfortante, fatto di chitarre funkeggianti e tastiere senza spessore, diventano puro esercizio di ricostruzione kitsch con ambizioni artistiche. Sentire la più cupa “Ice Bowling” per credere.

Estivi, insomma, in senso prevalentemente deleterio, e con un tocco di presunzione, i Semifinalists invitano ad andare “a la playa”, ma tirandosela un po’. E così si finisce per non cuccare nessuna sfitinzia e per sembrare pure un po’ mone. Il disco numero 2 lascia ancora interdetti: ho l’impressione che i continui pareggi condanneranno i Semifinalists alla serie B per sempre.

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TheManMachine alle 19:13 del 15 agosto 2008 ha scritto:

Sempre grandissimo Target!

Dalla saggezza degli antichi Romani: nomen omen. E anche: nomina sunt consequentia rerum. Applicando i suddetti paradigmi a questi Semifinalists, vien da pensare: non è che, scegliendosi questo felicissimo moniker, si siano dati una bella zappetta sui piedi, per non dire di peggio?... Per il resto, onestamente di loro so quasi niente, se non che mi pare che Adriana, come il noto Frusciante ai suoi tempi, sia uscita dal gruppo. Sicuramente Francesco tu ne sai di più, puoi illuminarmi in proposito? Questa tua recensione è l'esempio di come si possa fare un lavoro impeccabile pur trattando di un'opera che si ritiene mediocre e che forse, a stare al tuo giudizio, di cui mi fido pressoché ciecamente, non meriterebbe nemmeno tanta attenzione.