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R Recensione

8/10

The Go Find

Stars On The Wall

È probabile che pochi tra voi, sentendo il nome di Dieter Sermeus, abbiano un sussulto di entusiasmo. E non è affatto detto che le cose migliorino se al nome anagrafico sostituiamo il suo nome d’arte: The Go Find. Perché, diciamolo, tra tante uscite del 2004, anche in pieno boom “indietronica”, Miami, il debutto sulla lunga distanza di Sermeus, era risultata uscita piuttosto minore, disco più adatto a rafforzare l’immaginario sonoro Morr che a portare The Go Find alala ribalta delle cronache musicali.

Ora, con questo Stars On The Wall, le cose potrebbero cambiare: passati tre anni il nostro si libera in parte dall’ingombrante influenza degli Styrofoam (di cui risultava a tratti un clone) e trova una sua strada. E la trova proprio evitando di sceglierne una definitiva: perché, ad accendere l’interesse per il disco è proprio la sua capacità di fare la spola tra indie contaminato di elettronica e pop cantautoriale tout court. Dimostrandosi all’altezza del compito in entrambi i casi.

Non mancano gli ormai canonici riferimenti al synth pop anni’80, sulle tracce dei Postal Service ma anche dei decani del genere: si ascoltino l’iniziale Beautiful Night (quasi una rilettura narcolettica dei Pet Shop Boys) o la sognante leziosità di Ice Cold Ice. Ma si tratta solo di un frammento, di una delle tante suggestioni di un disco che, paradossalmente, trova un suo suono ed un suo percorso suonando come un bignamino del migliore indie pop degli ultimi anni.

Immaginate i Postal Service che duettano con i Grandaddy, i Phoenix che varcano l’oceano per incontrare Ben Gibbard dei Death Cab For Cutie, gli Air a spasso con i Kings Of Convenience, o un improbabile fusione tra Notwist e i già citati Storyfoam.

O, molto più semplicemente, godetevi il groove morbido di Dictionary, il crescendo cristallino e struggente di Adrenaline, la brezza indie folk di Downtown e Monday Morning, la filastrocca disarmante di 25 Years ed il tepore agrodolce di Everything Is Low.

Non importa se appoggiato agli arpeggi di una chitarra acustica o alla sintesi spuria delle folktronica, Sermeus sembra sempre trovare la strada per giungere alla canzone pop (quasi) perfetta. Una delle migliori uscite degli ultimi tempi in casa Morr, regalata da un apprendista stregone che, a quanto pare, ha speso gli ultimi 3 anni a diventare grande.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 9 voti.

C Commenti

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gerogerigegege (ha votato 9 questo disco) alle 8:42 del 24 aprile 2007 ha scritto:

questo disco è veramente un gioiellino...per quanto mi riguarda '25 years' è la canzone pop dell'anno.

Perfetta anche la recensione, non è facile rendere a parole questi suoni se vogliamo già sentiti ma così pieni di vita e di emozioni.

Nadine Otto alle 20:37 del 26 aprile 2007 ha scritto:

Go find The Go Find

Bellissimo disco! Concordo pienamente!

target (ha votato 8 questo disco) alle 15:53 del 7 maggio 2007 ha scritto:

Dal Belgio con amore

Bel disco, tra Grandaddy e Death Cab, recensione competente. "Adrenaline" e "New Year" sulle altre.

Marco_Biasio (ha votato 6 questo disco) alle 16:53 del 23 agosto 2007 ha scritto:

Tutti a cercare le stelle sul muro!

Bah, l'ho ascoltato ma, se devo essere sincero, non mi ha colpito più di tanto. Twee pop, arrangiamenti rock, spruzzate oniriche e un po' di groove, ma il tutto molto meccanico ed affettato. Non mi ha convinto. Gli preferisco largamente "Places Like This" degli Architecture In Helsinki, rimanendo in ambito indie pop, o ancora "Loney, Noir" dei Loney, Dear, prlando di diretti concorrenti.