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R Recensione

7/10

Container

Adhesive EP

Continuano le incursioni techno-rumoriste di Ren Schofield, in arte Container: abituato da sempre ad un'elettronica abrasiva e noise, nel nuovo Adhesive EP il suono del produttore statunitense, già sufficientemente claustrofobico e contaminato, porta quanto fatto finora a livelli inediti di aggressività, dando vita ad una creatura psicotica ed incattivita.

Glaze” procede al passo di un motorik krauto (un secchissimo alternarsi di kick e snare in compressione), liberando una sferzata sonica fatta di incrostazioni ruvidissime e ferruginose, per un'effettistica volta al massimo del rumore. Così per “Slush”, che mette in scena una lancinante tavolozza industrial, tra scricchiolii e stridii diffusi, il tutto inquadrato da un pattern ritmico ossessivo. I loop -dagli interventi di synth alle parti ritmiche- sono via via sfigurati, stretchati, brutalizzati, per una densissima compattezza sonora, dove sulla complessiva sampledelia noise agisce il collante di una base persitente di ultrabassi. “Complex” è un intrico di interferenze che diventa sempre più efferato, sfruttando un'estetica krauta che torna a scandire i moduli ritmici, mentre l'ultima “Adhesive” finisce il lavoro con il suo martellare psicotico, spirale discendente di bassi distorti e degenerazioni IDM.

Schofield, in soli quattro brani, amplia considerevolmente i confini del suo sound: il suo è un glitch primitivo e scostante, capace di parlare linguaggi industrial-noise messi al servizio di una sorta di rigidissima techno post-apocalittica. Un'operazione espressiva di grande impatto. Vedremo se saprà consolidarsi in forme più estese ed esaustive.

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