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R Recensione

9/10

LFO

Frequencies

Come può un album che dà origine a un intero genere di successo rimanere in sordina, quasi sconosciuto al mondo intero? E' esattamente ciò che è successo all'album Frequencies degli LFO, e al genere techno.

Siamo nel 1991. La musica elettronica non ha ancora subito una vera e propria evoluzione dalle sonorità che le hanno permesso di dominare gli anni '80. Gruppi come Pet Shop Boys, Tears For Fears, New Order hanno alle spalle i migliori album della loro carriera, ma non sembrano pensare a svolte stilistiche forti. I Depeche Mode sono in pieno tour, dopo l'uscita di Violator.

Aphex Twin sta dedicandosi a sperimentazioni "domestiche", ma non ha ancora pubblicato nulla. Sarebbe comparso l'anno successivo, coi suoi Selected Ambient Works 85-92, ma è ancora lontano dalla techno. Anche i Prodigy debutteranno sulla scena l'anno successivo, e non si può negare che l'influenza degli LFO l'abbiano subita, eccome.

Gez Varley e Mark Bell, invece, stanno per apparire alla luce della ribalta come LFO. Sono due studenti di Leeds, ma hanno idee rivoluzionarie e una grande abilità nell'utilizzo dei synthesizer. Il loro primo album si chiamerà "Frequencies", quasi un invito a concepire la musica sotto un punto di vista nuovo.

Frequencies va considerato l'album che ha proiettato la musica elettronica dagli anni '80 agli anni '90, definendo le linee guida per la modernità. Pubblicato dalla Warp Records, che da sempre dimostra grande talento nello scoprire le rivelazioni dell'elettronica (vedi anche Aphex Twin, Boards Of Canada, Plaid, Nightmare On Wax, Autechre e molti altri), quest'album segna una vera e propria rivoluzione del suono, che presto conquisterà i favori del pubblico anche grazie al talento di tanti bravi DJ in console in quegli anni.

LFO. Low Frequency Oscillator. E' il nome del sintetizzatore che utilizzano per generare quel pulsare ritmico di bassissima frequenza. Sistole e diastole si alternano già nei primissimi suoni del primo brano, Intro, descrivendo il battito vitale che dà respiro a tutto l'album. E qui capiamo che siamo in presenza di qualcosa che non avevamo mai sentito prima d'ora. Non sono ritmi forsennati, non stancano per nulla. Trascinano, ma mostrando comprensione e sensibilità per le nostre orecchie vergini. Dalla intro, passiamo a LFO, il singolo che storicamente ha concentrato per la prima volta l'attenzione su di loro. E ne scopriamo tutta l'energia. Le sequenze sono tante, ma l'armonia complessiva è innegabile, anche in una traccia ricchissima come questa. Non a caso, questo brano è stato il loro esordio nei club già prima dell'uscita del disco, grazie alla collaborazione di Nightmare On Wax, che l'ha condotta al 12° posto della classifica britannica dei singoli.

Il tempo di prender fiato, ed ecco Simon From Sidney, un capolavoro perfetto di progressione sonora. Le componenti vanno aggiungendosi gradualmente, conducendo l'ascoltatore in un crescendo palpitante che sembra non finire più. E' una lezione che nessuno dimenticherà più, negli anni a venire.

Il disco prosegue con un ventaglio di sonorità vastissimo. Ed è abile ad alternare ritmi più veloci a brani più rilassati. Pezzi come We Are Back (secondo singolo dell'album) o Tan Ta Ra vogliono farci ballare, liberarci da schemi e catene che è la vita moderna ad imporci. Ma senza esagerare, perchè ci vengono somministrate anche alcune pillole calmanti, come Freeze, Mentok 1 o Think A Moment, in cui ci vien voglia di stenderci sul divano, quasi in fase di liberazione psichica. La traccia di chiusura del disco, untitled, riassume questa loro dualità sonora, che li accompagnerà durante l'intera discografia.

E' l'album più compatto ed equilibrato della loro carriera. Una pietra miliare nell'evoluzione della musica elettronica. Un pezzo di storia. Ma forse, è destinato a rimanere sempre un evento minore, apprezzato solo dai palati più esperti e appassionati.

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Voto degli utenti: 8,3/10 in media su 6 voti.
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Cas 9/10
loson 8/10
tttt 9/10

C Commenti

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Cas (ha votato 9 questo disco) alle 0:48 del 25 gennaio 2010 ha scritto:

Condivido l'entusiasmo riguardo a questo splendore!

Frequencies compie una superba operazione innovativa, "sbiancando" da una parte gli ultimi sviluppi della musica house senza tuttavia rinnegarla, anzi dotandola della giusta dose di ritmiche pulsanti e penetranti.

Ottimo lavoro!

loson (ha votato 8 questo disco) alle 10:44 del 25 gennaio 2010 ha scritto:

Di certo miliare, però non è che la techno l'abbiano scoperta gli LFO eh... Al massimo gli si può riconoscere il merito d'aver "inventato", assieme a Nightmares On Wax, Unique 3, Tricky Disco e altri, la variante "bleep and bass" che, per l'appunto, aprirà scenari inediti in Inghilterra e non solo.

Nucifeno alle 19:12 del 27 gennaio 2010 ha scritto:

Come mai non ce l'ho ancora?

Rimedio subito!

alfredjarry (ha votato 7 questo disco) alle 8:12 del 28 gennaio 2010 ha scritto:

warp and IDM

Mi dispiace sempre frenare gli entusiasmi, ma in qualche caso un'opinione fuori dal coro stimola ulteriormente la discussione... Mi ricordo che a suo tempo acquistai questo disco ma poco dopo lo rivendetti. Interessante, ma discontinuo dal punto di vista formale. Una decina d'anni fa capii che il successo della WARP nel vecchio continente era dovuto soprattutto al mancato ascolto della techno di Detriot, le cui produzioni venivano realizzate su formato 12". Ascoltate oggi, poche cose della WARP resistono: sicuramente qualcosa di Aphex Twin e Autechre. In Europa, le produzioni di musica techno piu' riuscite provenivano da Berlino, mentre le produzioni di elettronica ritmica piu' avant dell'epoca erano quelle della Sahkko: a tal proposito acoltatevi le prime uscite di Mika Vainio sotto il moniker "OHM".

synth_charmer, autore, alle 10:28 del 28 gennaio 2010 ha scritto:

Anche in questo caso, i gusti giocano un ruolo fondamentale. Per me ad esempio gli LFO sono la migliore tra tutte le scoperte della Warp, e li preferisco anche a Aphex e gli altri.