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R Recensione

6,5/10

Non-Human Persons

No fear

Questi Non-Human Persons (Lee & Mito) provengono da Berlino, città elettronica, moderna e cosmopolita per antonomasia, presentando, com’è ovvio, un sound in linea col sostrato musicale della capitale tedesca. L’underground techno del Tresor emana ancora il suo inconfondibile odore verso tutte le produzioni electronic-based teutoniche. Non fa di certo eccezione questo “No fear”, prima prova sulla lunga distanza per il duo in questione: sei brani e un full mix per tre quarti d’ora di techno pop virale, stringato e razionalissimo.

Dopo svariati lavori con altrettanto svariati moniker, i Non-Human Persons hanno dato vita ad un CD che sa di Depeche Mode e Apparat, di The Knife ed Ellen Allien. L’obiettivo dichiarato è quello di liberare mente e corpo dalle costrizioni della vita quotidiana, fine medesimo a quello del movimento techno, quando anonimi colletti bianchi tedeschi, abbandonati gli uffici asettici di Treptow, si riversavano, con foga da clubber, nelle migliori discoteche berlinesi. Il tratto distintivo dei Non-Human Persons sta nell’utilizzo esclusivo di suoni analogici, evitando completamente computer, sampler e tracce prearrangiate. Gli arpeggi e i beat, provenienti da sintetizzatori e drum-machine demodé, creano un infuocato caleidoscopio a metà tra la psichedelia del krautrock e l’immanente futurismo di Anthony Rother, le cui maggiori evidenze sono rinvenibili in “Devil and Cinderella”.

Progressioni kraftwerkiane nella successiva “Wild strawberries”; impasto granulare anni ‘80 in “Gloria”; minimalismo techno in “Violent bliss”; gusto elegantemente pop in “Run”; infine giochi e infiltrazioni ambient in “Lucy sun”. A dispetto del nome, i NHP si dimostrano tutto fuorché inumani, fluidificando il disco con l’elemento dell’improvvisazione, che essi considerano vitale soprattutto nella dimensione live. “No fear” è come una visione ancestrale, un pellegrinaggio nella notte al neon di Berlino, liturgia di un rituale che da decenni si celebra in tutti i veri club del mondo, allorquando, dimentichi della vita quotidiana, ognuno di noi si getta nella mischia al ritmo di 4/4 della cassa pulita e al suono del synth modulato, appena sotto quella soglia di decibel che si dice danneggi l’udito, e che invece sembra risvegliare lo spirito dal torpore.

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