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R Recensione

6/10

Monophona

Black on Black

Sono due anime a caratterizzare il progetto dei lussemburghesi Monophona, entrati in scena nel 2012 con l'esordio “The Spy” e arrivati quest'anno al sophomore “Black on Black”. Da una parte Claudine Muno, con un solido background folk-rock; dall'altra Chook (Philippe Schirrer), producer elettronico, saldamente ancorato a dinamiche dance. A legare il tutto il batterista Jorsch Kass, che cinge in solide strutture ritmiche le trame ibride dipinte dal duo Muno/Schirrer.

L'abbraccio tra i due funziona e produce frutti, lavorando come un innesto, una giustapposizione tra componenti che convivono senza contrasti. Si ondeggia quindi in una formula trip-hop dai tratti ben definiti (anche se forse eccessivamente ribaditi), tra Fink, Portishead (in “YesYes” la cosa è più che evidente) e Poliça, tra microsounds e componenti folktroniche più o meno marcate. È il caso di brani come “Thumb”, dove gli arpeggi di chitarra acustica e una vocalist che ricorda, nel timbro, una Karen Peris meno frastagliata, si mischiano con l'atmosfera downtempo forgiata da Chook, tra ultrabassi, confusa sampledelia, secchi loop ritmici; o in “A Mole the Size of a Breadcrumb”, sospesa su un tappeto di soffusi accordi di piano ed elettronica d'atmosfera.

In pezzi come “Black On Black” e “The Hill” si declina una sensibilità post-dubstep cupa, sgranata, costruita su blocchi densi e interpolazioni atmosferiche polverizzate sullo sfondo. Il tutto procede ripetitivo, evolvendo il minimo necessario, caratterizzandosi quasi unicamente per addensamenti sonori, per evoluzioni verticali. Non mancano certo significativi scarti stilistici: si prenda la suadente e pulsante house di “Forest of Wonders” o la folktronica profumata di “Ribbons”, colma di preziosismi glitch, o ancora la claustrofobica e infestata “Ricochet”, tra i brani più affascinanti del lotto.

Nel complesso il disco scorre, ma suona eccessivamente statico, monocorde. La scaletta offre sì variazioni e scarti, non sufficienti però ad impedire ai brani di susseguirsi come blocchi a sé stanti. Un lavoro riuscito a metà: le componenti si compenetrano sapientemente, le composizioni, invece, fanno davvero fatica a prendere il volo.

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