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R Recensione

7,5/10

Nedry

Condors

La storia di Ayu Okakita, Matt Parker e Chris Amblin, in arte Nedry, è una storia di indubbio successo. La musica del trio londinese ha avuto una lunga gestazione fatta di interazioni sul web, numerose esibizioni e assestamenti di forma, tra cui la decisiva scelta di aggiungere la voce di Ayu alle basi elettroniche. Il riconoscimento finale avviene grazie all'interesse della Monotreme records (l'etichetta dei 65daysofstatic) capace di far conoscere al gruppo una stagione di dirompente ribalta. Il fenomeno Nedry da allora ha conosciuto una svolta netta, suscitando vasti clamori di pubblico e di critica.

Poco ci vuole per capire il perché: abbiamo a che fare con un album che trasuda storia da tutti i pori ma che nello stesso tempo ci offre un surrogato ultra moderno delle sonorità più in voga di Londra, rappresentando un ibrido quanto mai azzeccato, giunto come si dice “nel momento giusto e nel posto giusto”. Storia, perché le radici di questo Condors sono fermamente salde nel terreno del trip-hop di scuola Portishead. Ma anche modernità, perché l'architettura complessiva dell'album muove sapientemente dalle più recenti conquiste dubstep arricchendole di una sensibilità del tutto peculiare.

Un'unione felice insomma, dal grande pregio di rivitalizzare entrambe le scene, una tramontata da parecchio, l'altra giunta per molti versi al suo apice (con la sorprendente rilettura di Burial) e bisognosa di una svolta per venire traghettata verso nuovi lidi.

Ed ecco dunque che Condors da tutta l'impressione di riuscire in questa impresa, regalandoci un lavoro incredibilmente maturo e solido, coerente e lineare, seppur percorso da numerosi filoni e rigoglioso nelle sue sfaccettature.

Dalle prime movenze di A42 siamo posti di fronte alle caratteristiche stilistiche che d'ora in poi permeeranno tutto l'album: pulsazioni ossessive, linee ambient cupe e notturne, un mood metropolitano e opprimente. Ma è con l'ingresso dell'incantevole voce di Ayu (musa elettronica sulle frequenze di una Björk o di una Beth Gibbons) che il quadro ci appare completo: la compattezza del sound è magistrale, con quei solidissimi bassi dubstep sostenuti dal beat spezzato di scuola drum and bass, senza contare le texture glitch che irruvidiscono quà e là l'incedere nitido del pezzo.

La successiva Apples & Pears si cala completamente nel soffice territorio di cui Beth Gibbons con i suoi Portishead si può considerare pioniera. La chitarra acustica ricama una ballad elettronica dove si affina e si impreziosisce l'abilità melodica e la capacità di scrittura del gruppo, vedendo nella prestazione di Ayu un elemento imprescindibile per la completezza del progetto Nedry. Non ci si fanno mancare anche in questo caso gli elementi più “urban”, per un attimo abbandonati in favore di fragranze più soffici e delicate: a metà del brano infatti una densissima linea di basso giunge a sostenere con vigore i preziosismi glitch che fino ad ora avevano creato un reticolo formicolante. I nomi che vengono in mente fanno parte della Londra più profonda e oscura, i guru della notte pulsante della City come i grandiosi Vex'd, i Distance o gli iTAL tEK.

Con Squid Cat Battle ecco che una nuova faccia di questa creatura sonora si sovrappone alle altre: un affilato riff di chitarra elettrica ed un basso granuloso e monolitico scandiscono un pezzo feroce che si apre la strada con aggressività e forza, impattando nettamente con il mood fin qui prevalente. Scattered rincara la dose scaraventandoci in faccia un intricato breakbeat arroventato dalla chitarra e da numerosi riverberi elettronici.

A tre pezzi dalla chiusura dell'album i toni si rilassano facendosi maggiormente variegati ed introspettivi, basti pensare alla funkeggiante ed esotica Condors o alla profonda e lirica Swan Ocean.

Con gli ultimi splendidi due minuti ambient-glitch di Where The Dead Birds (dai riferimenti obbligati a Fennesz e Vladislav Delay) il debutto dei Nedry si conclude sommesso, con segno di polarità opposto rispetto al brano di apertura, riuscendo, dopo soli otto pezzi, a definire una precisa estetica, un sound caratteristico e un carattere dominante di tutto rispetto. Già compiutamente giunto a maturazione il trio londinese, come dimostra la capacità di padronanza del dono della sintesi (non rischiando di strafare vista la mole di riferimenti qui presenti) per generare un ibrido compatto ed omogeneo.Riconosciamo dunque la loro abilità e auguriamoli che la strada sia lunga...

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C Commenti

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Filippo Maradei alle 0:23 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Moooolto interessante! Wish-list in pole position!

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 10:11 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Bellooo! Non pensavo che il Trip Pop avesse ancora qualcosa da dire. E questo è Trip Pop puro, per quanto pieno zeppo di spunti nuovi e influenze moderne, come ha scritto Matteo.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 11:12 del 22 luglio 2010 ha scritto:

proposta interessante Cas quando ho letto la tua recensione ho pensato "dubstep e trip-hop? Wow, l'ultimo Scuba allora sta facendo scuola!". Poi però ascolto l'album e non ci trovo dub, non ci trovo 2-step (tantomeno dubstep quindi), e non ci trovo nemmeno trip-HOP (e sottolineo HOP . Quello che ci ho trovato è electro-rock con una forte matrice trip/psych, e in questo sono corretti i riferimenti a Portishead (gli ultimi però, che non sono trip-HOP!) e Bjork. Insomma, un po' ci sono rimasto male l'album continuerò ad assimilarlo nei prossimi giorni, per ora registro una componente vocale un po' troppo aderente allo stile Bjork/Gibbons. Devo appurare quanto si sono sforzati di creare un proprio stile. Ci tornerò

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 15:27 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Trip Hop, Trip Pop, Tree Pop e Tr Hip Hop

Ci tengo a dire che non sono esperto di niente, infatti anch'io l'ho scritto sbagliato. Detto questo, però, mi sembra difficile non vedere l'anima Trip Hop di questo gruppo. Per quel poco che ne so io, il Trip Hop sono Tricky, Massive Attack e Portishead. E cosa accomuna questi 3 gruppi? Forse solo il tipo di ritmo sincopato, che anche qua è presente. Per il resto, il cantato è simile a quello dei Portishead, e nella base si sentono suoni e fruscii riconducibili al Dub, al Trip Hop e anche al Dubstep. Se è Trip Hop Dj Shadow, come ho sentito dire, questi lo sono dieci volte di più.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 15:51 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: Trip Hop, Trip Pop, Tree Pop e Tr Hip Hop

ecco un commento costruttivo! per come la vedo io, il trip-hop è quel connubbio di cadenze hip-hop orientate ad atmosfere psichedeliche (da cui proviene il prefisso "trip"). Quindi Tricky, i primi Massive Attack, i primi Portishead, DJ Shadow, esatto. Qui cadenze hip-hop non ne sento nemmeno un po', per questo tenderei a dire più "trip-rock", categoria nella quale colloco gli ultimi Portishead e la stessa Bjork. Per dub invece intendo l'utilizzo di doppiaggi vocali (da "dubbing", appunto), e qui non mi sembra di averne sentiti, anzi la voce pura della cantante mi è risaltata così tanto da sentirci troppo Bjork. Infine, per dubstep intendo l'utilizzo di elementi dub su uno sfondo 2step, che di solito si distingue per ritmi fortemente sincopati e irregolari (Burial, appunto). Qui i ritmi sono ricchi e hanno anche qualche spigolosità, ma li sento ancora molto distanti dal 2step. Secondo queste che sono le mie coordinate, qui non ci riscontro né dubstep né trip-hop, ma un trip-rock con forti componenti elettroniche. O in alternativa, ciò che avevo detto sotto tutto questo è il mio modo di vedere le cose, non c'è nessuna arroganza e non significa che chiunque dica qualcosa di diverso stia sbagliando. Confronti costruttivi sull'oggetto del discutere, queste sono le conversazioni che adoro!

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 16:16 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: RE: Trip Hop, Trip Pop, Tree Pop e Tr Hip Hop

Grazie della spiegazione... molto "etimologica"! Io, a differenza tua, ho sempre molta confusione sui generi. Certo, è importante il significato delle parole, ma non sono sicuro che possano sempre chiarire con efficacia le linee di confine tra un genere musicale e l'altro. Per esempio, nel Dubstep io non ci trovo questo famigerato DUBBING di cui parli. Mi sapresti nominare un artista Dubstep che ne faccia uso?

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 16:26 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: RE: RE: Trip Hop, Trip Pop, Tree Pop e Tr Hip Hop

eheh tutti! Se non c'è dub, non è dubstep ma solo 2step. Le voci "doppiate" e ripetute sono il tratto distintivo. Burial, Scuba.. tutti! Gli elementi dub li ha usati anche Four Tet nel suo ultimo album, per questo molti ci hanno visto sfumature di dubstep (anche se a me è sembrata una forzatura). Prova anche i Mount Kimbie, l'ultima frontiera del dubstep di oggi (la recensione arriverà presto)

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 16:53 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: Trip Hop, Trip Pop, Tree Pop e Tr Hip Hop

Scusa se insisto, evidentemente sono un po' duro di comprendonio. Burial, Scuba e Skream li conosco bene. A questo punto non ho capito una cosa: cosa intendi esattamente con "voci doppiate"? Sono andato ad ascoltarmi anche qualche traccia di Mount Kimbie, ma neanche lì sento le voci.

rubens alle 12:33 del 22 luglio 2010 ha scritto:

E' arrivato il professore: a professò !!! Non ci trova trip hop nè dub: a professò, me sa che c'ha er cerume negli orecchi. Electro rock nello stesso modo in cui gli Lcd Soundsystem sono synth pop. Ma di questo Scialpi un pò stoner rock non ne vogliamo parlare. A Bertoncè, prima di salì en cattedra vatte a da 'na ripassata

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 13:28 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Ah quindi tu hai sentito dub in questo disco dub eh. E anche il trip-hop. Quello degli esordi di Tricky e Massive Attack. Si eh. Mah, magari ci avrai sentito anche soul e funk, chissà, però fossi in te eviterei 'ste sbruffonate. Poi 'sta salita in cattedra l'hai vista solo tu, io ho semplicemente detto quello che ci ho sentito io. E lasciami in pace su, è stancante dover fare sterili discussioni con te ogni volta che commento un disco. Invece di parlare del disco in questione, stai sempre a scagliarti contro gli altri. Si vede che ti diverti. Io no, e questa mi sa che è l'ultima volta che ti rispondo. Cas, spero sia chiaro che non era mia intenzione atteggiarmi o sminuire ciò che hai scritto, era semplicemente il mio modo di vedere le cose, condivisibile o meno

rubens alle 14:00 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Onestamente le uniche volte che mi inalbero e intervengo è quando ho l'impressione che altri stiano diventando supponenti. Come nel tuo caso. Se comunque pensi che il tuo modo di rapportarti o di commentare le recensioni sia simpatico e costruttivo continua così: a me sembra semplicemente arroganza, ma sarà il caldo che mi da le allucinazioni.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 14:37 del 22 luglio 2010 ha scritto:

al di là di quanto possa interessarmi la tua opinione, in generale mi dispiace quando mi si accusa di arroganza. In campo musicale poi mi sembra assurdo, visto che non mi reputo 'sto grande espertone. I miei commenti sono sempre rivolti al confronto costruttivo. Poi magari può capitare che scrivo un commento di fretta dal lavoro e il tono può sembrare differente, ma non sono sicuro che sia questo il caso. Piuttosto mi accorgo con sempre maggiore amarezza che il mondo (non solo qui) è pieno di gente pronta a saltarti addosso, a scontrarsi, a dominare sugli altri appena ne ha l'occasione. E' qualcosa di troppo diverso da me, proprio non riesco a capirlo. Ognuno va per la sua strada, però io non mi metto a sparare sugli altri che camminano accanto a me. Solo riflessioni personali, scusate la parentesi.

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 15:49 del 22 luglio 2010 ha scritto:

senti la fine di "Scattered", poi dimmi se non ti ricorda Skream...

Filippo Maradei alle 16:33 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Un momento, dubstep questo disco no. Proprio no. Sul trip-hop posso pure starci; magari una Bjork avvolta nel fumo e rigirata come uno spiedino sopra un fuoco nostalgico-vintage...

fabfabfab alle 16:45 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Mi piace 'sto balletto dubstep sì, dubstep proprio no. Io voto "forse", anzi dipende. Dubstep dipende.

paolo gazzola alle 16:55 del 22 luglio 2010 ha scritto:

Dipende infatti, dub che parte guardi il mondo.

Che poi 'sta prerogativa del doppiaggio vocale nel dub io mica l'ho capita. Ma in Jamaica non la facevano fuori la voce per far spazio al DJ Style? Il "dubbing" non riguardava piuttosto la parte strumentale? Dico così eh, che sono un rockettaro grezzo ed elettronicamente ignorante.

TexasGin_82 (ha votato 6 questo disco) alle 17:01 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE:

anch'io la sapevo questa cosa degli inizi del dub, che era senza voce.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 17:05 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: paolo

sì, in effetti il dub non è solo riferito alle parti vocali. Quindi le mie coordinate, per come le ho espresse giù, sono migliorabili però nel mio modo di vedere le cose il 2step si evolve in dubstep soprattutto grazie al contributo di dub vocali. Poi queste sono le sottigliezze non sempre nette che rendono possibili le interpretazioni e ingenue le categorizzazioni assolute (infatti serve a questo spendere qualche parola in più a parlarne). Ecco i frutti di un confronto sano e incentrato sull'oggetto delle conversazioni il punto di forza di questo portale sta proprio qui

rubens alle 17:07 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE:

Ma si, l'overdubbing è la tecnica di registrazione standard: prima le basi (basso-batteria-sezione ritmica) poi la voce e il resto (cioè l'overdubbing. Il dubbing inteso come raddoppio della voce non vuol dire un fico secco (per raddoppiare la voce si usano riverberi, chorus e delay e li si spara nell'altra parte del campo stereo normalmente). L'effetto dub tipico è principalmente un forte uso di riverberi e spesso una forte preponderenza delle frequenze bassissime, quelle che stanno nello spettro sinistro dell'equalizzazione. E il dub infatti è nato in Giamaica, dove di frequenze basse se ne intendono: questa del dubbing letto come raddoppio della voce dev'essere qualche voce di wikipedia o dictionary.com letta al volo e capita male Al di là di quanto possa interessarmi l' opinione di chi ha espresso quella definizione

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 17:17 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: RE:

Rubens vedi che quando parli dell'oggetto del discutere diventi estremamente interessante? Pace fatta dai, l'importante è confrontarsi senza aggredire. Su quali siano gli elementi del dub che costituiscono la differenza tra 2step e dubstep sono possibili interpretazioni, a questo punto. Io le mie idee me le sono fatte ascoltando sul campo Burial&co, magari nel tempo aggiungerò altri elementi alla mia teoria

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 17:32 del 22 luglio 2010 ha scritto:

RE: RE: dubbing letto come raddoppio della voce

no, infatti non ho detto questo e non intendevo questo. Forse più che voci "doppiate" avrei dovuto dire voci "campionate" e usate come elemento ciclico.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 9:29 del 26 luglio 2010 ha scritto:

disco interessante soprattutto tecnicamente. Affascinante lo stridore tra una sezione ritmica aggressiva che ricorda a tratti Adult (A42) e Nine Inch Nails (Scattered) e gli arpeggi vocali che mi hanno ricordato spesso la Fraser di Mezzanine. Alla fine però non riesco a sbilanciarmi più di così, non mi ha mai conquistato completamente. Lo apprezzo quasi esclusivamente di testa, ma non l'ho mai sentito mio.

Cas, autore, alle 11:36 del 31 luglio 2010 ha scritto:

Appena tornato dalle vacanze, appena finito di leggere generazione ballo-sballo di Reynolds quindi attenti, sono preparatissimo sul tema elettronica! Scherzi a parte...

Synth, continui a citarmi Burial come esempio di dubstep, tuttavia Burial è celebre per aver rinnovato in modo radicale il genere superando o esasperando alcuni suoi stilemi.

Qui invece sono più che evidenti le influenze di artisti più "tradizionali" (Skream -come giustamente ha detto TexasGin- o gli artisti citati nella recensione) Mi pare un pò forzato il non voler riconoscere la densissima matrice dubstep di buona parte delle basi dei pezzi (sebbene, attenzione, NON sia un disco dubstep).

Electro-rock è un etichetta un pò generica mi pare.

Insomma, le tue annotazioni mi sono parse un pò confuse e supponenti, ma non importa, i chiarimenti di rubens sono stati utilissimi per tutti

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 17:04 del 31 luglio 2010 ha scritto:

RE:

Sulle questioni tecniche andrei oltre, visto che ho espresso il mio punto di vista in modo fin troppo chiaro. Ma anche tu hai trovato le mie parole supponenti? Va beh, non so che dirvi raga. Magari eviterò di esporre la mia opinione quando è in contrario con la vostra. Che bel clima eh..