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R Recensione

6,5/10

oOoOO

Without Your Love

Un po’ era prevedibile che, alla resa dei conti, questo sarebbe diventato la witch house: il modo nuovo di fare elegia. L’emo per gli elettronici tristi. oOoOO, ossia Christopher Dexter Greenspan, da San Francisco, aveva percorso questa via fin dallo splendido ep di esordio (“oOoOO”, 2010) e nel successivo – e meno convincente – “Our Love Is Hurting Us” (2011). Ora l’amore, dopo aver accomunato e ferito, è monco, e il debutto sulla lunga distanza di oOoOO non poteva che uscirne doloroso e scuro, come da copertina (le cime, sul nero, di alcuni alberi spogli). Iper-elegia.

Without Your Love”, molto compatto nell'atmosfera, si fa comunque dividere abbastanza agevolmente in due parti, dove la prima contiene i pezzi più canonici (e cantati), mentre la seconda destruttura e si perde nell’abisso. Come a dire: le ultime prove di contatto umano finiscono in un naufragio. E così sono sirene ad aprire il disco, in un brano (“Sirens”) che rinuncia al beat e si forma di vocalizzi perduti e synth sfasati, su un’aria incorporea: quasi la witch che si fa chillwave ma con l’eyeliner nero. Ammiccano invece a Balam Acab e ai suoi incroci di r’n’b e residui dubstep i pezzi più strutturati del disco (“Stay Here” e “Without Your Love”), con voci maschile e femminile svirgolate dal vocoder a insinuarsi tra i pesanti muri di battiti e tastiere abrasive. 

Se nell’ep di esordio era proprio in questi meandri che oOoOO dava il meglio, ora mi sembra che funzioni di più quando lascia stare l’attrazione verso il pop, e quindi verso la voce (anche se “On It” non è male). I veri baratri questo disco li apre quando si abbandona alla disperazione da wasteland in salsa strumentale, come nel massimalismo crostoso (un po’ Salem) di “The South” o nella cavalcata dark ambient di “Misunderstood”. Dove, insomma, non rimane nessuno. E dunque si può sperimentare una specie di dadaismo witch (“Crossed Wires”) costruito tutt’al più su samples disorientati in mezzo a inni doom che sanno persino la delicatezza (“Mouchette”). “Across a Sea”, in chiusura, è una endtime ballad electro talmente derelitta da sembrare quasi un remix dei Black Heart Procession.

Roba buona, dunque, ce n’è, e c’è soprattutto la sensazione che oOoOO sia riuscito a uscire dal pantano nel quale l’ultimo ep sembrava averlo bloccato. Ora a Dexter resta decidere se buttarsi nelle ballate r'n'b o nel caos. Intanto è stato bravo a produrre un disco che si regge dolorosamente su questo crinale.

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Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 1 voto.
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