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<  Musica  ~  Jazz in Europa
FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Lug 18, 2015 8:57 am  Rispondi citando
Music God


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Topic che vuole spostare un pochino il baricentro.
La storia del jazz è una storia profondamente, direi quasi esclusivamente americana per un lustro, per decenni. I giganti celebrati sono tutti o quasi giustamente americani. I turning point pure: Armstrong, Ellington, Parker & Gillespie, Mingus, Davis, Coltrane, Coleman. E ne dimentico qualche decina, da Brubeck a tutta l'area cool, passando per i giganti dello swing, il free più evoluto e post di Braxton & C.

Però c'è un però. Io credo che l'Europa, almeno dalla seconda metà del '900, abbia iniziato ad alzare la voce. Il jazz da qualche decennio è anche questione europea, tanto che le posizioni americo-afro-centriche di un Wynton Marsalis appaiono oggi più che mai fuori luogo.

Io credo che l'Europa abbia saputo regalare spinte importanti, a partire soprattutto dall'epoca free e post free.

In primis in Inghilterra: un sassofonista rumorista estremo e indecifrabile come Evan Parker per alcuni critici è fra i giganti dell'era post-Trane. Se ne ricorderanno anche gli Spring Heel Jack, altro fulgido esempio di post-jazz europeo che fa la storia, ma per davvero.
Un altro intransigente ai limiti della cacofonia è il chitarrista Derek Bailey, autore di alcune fra le opere per chitarra più sconvolgenti e inafferrabili che mi sia capitato di ascoltare.

La Germania non si è fatta mancare nulla: un ruolo cruciale fra i crucchi lo copre Peter Brontzmann, al confine fra free evoluto, avanguardia, noise ante litteram già nel 1968. La via europea al post-free. Altri nomi importanti sono quelli di Albert Mangelsdroff, la cui produzione sterminata - che conosco solo in minima parte - è un monumento al jazz europeo moderno e contemporaneo, affine al free ma con spunti melodici e fusion.
Sempre in Germania, ricordo con piacere il nome di Manfred Schoof
, autore di lavori fra i più intricati, violenti eppure a loro modo "poetici" dell'epoca, un visionario.
Nella vicina Olanda brilla la stella di un compositore geniale come Willem Breuker, uno fra i musicisti che più mettono in difficoltà quando si deve definirne il genere: la sua opera sembra veramente onnivora, si passa dal jazz orchestrale e swingante (riproposto spesso in chiave deformata-istrionica) al free, passando per collage in stile Frank Zappa, temi popolari della terra dei tulipani, arie di stampo classico. Davvero un gigante ingiustamente dimenticato.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Lug 18, 2015 9:04 am  Rispondi citando
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Due nomi centrali per il fenomeno europeo sono ovviamente quello di Krtyzstof Komeda, forse il mio preferito in assoluto nel vecchio continente.

Ho provato a recensire "Astigmatic", che non esito a collocare fra i dischi della mia vita: arie balcaniche, improvvisazioni libere, una densità melodica-emotiva che non lascia scampo, bozzetti semplicissimi caricati di una tensione palpabile che diventa quasi fisica. Komeda è un gigante del '900 che se ne è andato troppo presto.

L'altro è il celebre Ian Garbarek, straordinario sassofonista norvegese di cui conosco poco, e adoro tutto questo poco.

Passiamo all'Italia: i nomi sono tantissimi.

Qui mi piace evocare il pianista impegnato, che oggi insegna al conservatorio, Gaetano Liguori, autore del memorabile "Cile Libero, Cile Rosso".
Con lui, i miei pallini Massimo Urbani e Luca Flores, due grandi agli antipodi: uno post-Parkeriano, popolare, maledetto, un genio incontrollato, l'istinto che si libera della ragione, eppure una persona venerata. Improvvisatore di pregevolissima fattura.
L'altro il nostro Bill Evans, un poeta delle sette note, pianista raffinato, morto suicida.

Un ruolo centrale in Italia lo riveste anche Mario Schiano, sassofonista free particolarissimo, napoletano che traccia la via italiana alla musica libera, mettendoci molto di italiano (il gusto per la melodia ariosa e mediterranea, l'andamento istrionico e un po' sgangherato, la teatralità etc...).

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Paolo Nuzzi
MessaggioInviato: Lun Lug 20, 2015 1:29 pm  Rispondi citando
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Grande Francesco!

Segnalo da par mio, a proposito di Brotzmann, questo gruppo stratosferico:



Ovvero: Peter Brotzmann, Sonny Sharrock, Bill Laswell e Ronals Shannon Jackson.

Ovvero: I Last Exit, il death metal ed il Jazz sono una cosa sola.

Una potenza devastante, ogni loro disco è da avere, tutti live, tranne uno in studio, Iron Path.

Almeno da avere: il primo omonimo e Koln.


Poi c'è il grandissimo e schizzatissimo Han Bennik, nonchè, in Italia, oltre i grandissimi musicisti menzionati da Francesco c'è l'immenso Marcello Melis:





I nomi coinvolti si commentano da se'.

Poi il maestro Gaslini, ne vogliamo parlare?

Infine, Michel Portal e quel genio di Jean Francois Jenny Clark, di cui mai smetterò di tessere le lodi:

http://ecx.images-amazon.com/images/I/41ppFYQbPcL._SX300_.jpg


Prostituitevi, vendetevi la macchina, fate qualsiasi cosa ma procuratevi il disco in questione, che recensirò a breve.

Per chi fosse ancora ignaro di chi fosse, vi elenco qualche disco in cui ha suonato:

Don Cherry - Symphony for improvisers
Ric Colbek - The sun is coming up
Laborintus 2 - Luciano Berio

Per ora mi fermo qui

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FrancescoB
MessaggioInviato: Lun Mag 09, 2016 12:32 pm  Rispondi citando
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Riporto su perché è in uscita la recensione di Evan Parker, gigante assoluto del jazz europeo (più che di free jazz si dovrebbe parlare di free improvisation).

Nella sua sterminata produzione, sono obbligatori almeno

The Topography of the Lungs
The Snake Decides


Pakistani Pomade con Von Slippenbach

Più altri 2-3 lavori buoni, e le robe con la London Jazz Orchestra o come si chiama.

Di Abert Mangelsdorff segnalerei lo stranissimo, folle Trombirds, per trombone solo: un vero e proprio esperimento sull'uso del respiro e sulle potenzialità della musica. Si astengano però coloro che non reggono Braxton o robe tipo il "Solo Trombone Records" di George Lewis, perché qui siamo dalle stesse parti.

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Paolo Nuzzi
MessaggioInviato: Lun Mag 09, 2016 1:26 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
Riporto su perché è in uscita la recensione di Evan Parker, gigante assoluto del jazz europeo (più che di free jazz si dovrebbe parlare di free improvisation).

Nella sua sterminata produzione, sono obbligatori almeno

The Topography of the Lungs
The Snake Decides


Pakistani Pomade con Von Slippenbach

Più altri 2-3 lavori buoni, e le robe con la London Jazz Orchestra o come si chiama.

Di Abert Mangelsdorff segnalerei lo stranissimo, folle Trombirds, per trombone solo: un vero e proprio esperimento sull'uso del respiro e sulle potenzialità della musica. Si astengano però coloro che non reggono Braxton o robe tipo il "Solo Trombone Records" di George Lewis, perché qui siamo dalle stesse parti.


Ottimo! Quale?

The Topography of the lungs è da isola deserta, una cosa assurda.

Pakistani Pomade lo devo recuperare.

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MessaggioInviato: Lun Mag 09, 2016 1:33 pm  Rispondi citando
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qui tutto il jazz europeo piu' o meno...

un garbarek giovane

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Paolo Nuzzi
MessaggioInviato: Lun Mag 09, 2016 1:50 pm  Rispondi citando
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Lazarus ha scritto:
qui tutto il jazz europeo piu' o meno...

un garbarek giovane



Ed un immenso Don Cherry

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MessaggioInviato: Lun Mag 09, 2016 6:33 pm  Rispondi citando
Music God


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Paolo Nuzzi ha scritto:
Lazarus ha scritto:
qui tutto il jazz europeo piu' o meno...

un garbarek giovane



Ed un immenso Don Cherry


tra l'altro uno degli inventori della etno world music allora nascente

i tre codona sti cazzi senza dimenticare un gigante come Gismonti

ah morto pure Tomita e nessuno qua ne parla
cani Mr. Green

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Paolo Nuzzi
MessaggioInviato: Mar Mag 10, 2016 8:39 am  Rispondi citando
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Lazarus ha scritto:
Paolo Nuzzi ha scritto:
Lazarus ha scritto:
qui tutto il jazz europeo piu' o meno...

un garbarek giovane



Ed un immenso Don Cherry


tra l'altro uno degli inventori della etno world music allora nascente

i tre codona sti cazzi senza dimenticare un gigante come Gismonti

ah morto pure Tomita e nessuno qua ne parla
cani Mr. Green


Eh, periodo innovativo, uno degli ultimi del jazz, poi la ECM virerà verso quella new-age-contemporary music da salotto che mi ha stracciato i maroni già da un po', parere personale.

Don Cherry è un monumento.

Povero Tomita, anche se non mi ha mai fatto impazzire.

Vogliamo ricordarlo così:

https://www.youtube.com/watch?v=IVvQQMrEUzQ

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FrancescoB
MessaggioInviato: Mar Mag 10, 2016 7:33 pm  Rispondi citando
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Enormi Paolo e Lazarus!

Di Garbarek io ho amato molto "I Took Up The Runes", che ho pure recensito per Storia...

"Afric Pepperbird" è quasi una versione nordica-rumorista del jazz etnico dell'immane Don Cherry.

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