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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Ven Lug 14, 2017 12:36 am  Rispondi citando
Musicofilo


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Nights In White Satin

Nights in White Satin è un singolo del gruppo inglese The Moody Blues, uscito nel 1967 e presente nell'album Days of Future Passed. La canzone è stata composta dal chitarrista del gruppo Justin Hayward.


"È ormai diventata una mania affibbiare alle hit l’etichetta di instant classic. Come se la classicità dovesse equivalere per forza a una consacrazione nell’immediato, contestuale e imperitura al tempo stesso. Non andò esattamente così, per questo superclassico degli inglesi Moody Blues. Considerato dai dirigenti della Deram troppo lungo (7’37’’ nella versione dell’album “Days Of Future Passed”) e lento per le mode dell’epoca, “Nights In White Satin” ebbe bisogno di tempo per spazzare via ogni diffidenza, entrando poi in classifica dal 1968 al 1979 in tre diverse occasioni e conquistandosi un posto nella hall of fame delle canzoni immortali.
In quel 1967 foriero di tante rivoluzioni nel rock, uscirsene con un singolo di quella durata era ancora tabù. “Nights In White Satin” venne quindi tagliuzzato in due diverse single edit, entrambe prive del contributo orchestrale predominante nella versione su Lp (chiusa dal poemetto di Graeme Edge “Late Lament”). La prima (3’06’’), accreditata a “Redwave”, è una sintesi fin troppo succinta, la seconda, firmata del chitarrista Justin Hayward (4’26’’), si mantiene invece più fedele all'originale. Sarà proprio quest’ultima ad aprire la breccia nelle chart europee: n.1 in Francia per 4 settimane e in Olanda per due, n.6 in Svizzera. Non in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, però, dove bisognerà attendere lo sdoganamento del minutaggio lungo ad opera dei Beatles (“Hey Jude”) per dare il La alla scalata: riedita nel 1972 in versione extended, “Nights In White Satin” salirà fino al n.9 in madrepatria e al secondo gradino del podio Usa.

Moody Blues - Nights In White Satin
Ma che cos’è questa malleabile creatura musicale, restringibile e allungabile a piacimento dei discografici, eppure sempre fascinosa? Non è una canzone pop – almeno nel senso più classico del termine – ma non è neanche “la prima canzone prog”, come alcuni vorrebbero farla passare. È uno di quei rarissimi prodigi di ibridazione “ante-litteram”, esperimenti che nascono quasi per caso, eppure centrano il traguardo definitivo. In questo caso, quello di rivoluzionare il canone della canzone pop, spostando il baricentro dall’essenzialità del nocciolo (il ritornello) alla magnificenza del contorno (gli arrangiamenti, la veste orchestrale). E il merito, oltre ai Moody Blues, va al loro straordinario strumento-principe, celebrato qui su OndaRock con un apposito speciale: il mellotron. Il geniale congegno ideato nel 1963 da Nick Awde, nelle mani del tastierista Mike Pinder, assume il suo ruolo più tipico, che avrebbe poi contraddistinto l’intera epopea progressive, quello di tappeto orchestrale avvolgente, in grado, nella fattispecie, di sostituire un’intera sezione d’archi. Non è solo un trucco: la band di Birmingham riesce a carpire tutte le potenzialità dello strumento, al servizio di un epos romantico e disperato, in cui giocano un ruolo decisivo anche il canto struggente di Hayward (uno degli interpreti più sottovalutati della storia del rock) e armonie vocali degne delle opere lirico-sinfoniche.

Le notti in raso bianco sono quelle dell’amore perduto o mai corrisposto, del rimpianto e dello sconcerto (“Just what the truth is/ I can’t say anymore”). Sono il tempo delle confessioni mai fatte, delle lettere scritte e mai inviate (“Letters I’ve written, never meaning to send”). Un amore inespresso che si consuma in un sospiro, in quell’ I love you di un ritornello tanto breve quanto drammatico, in cui Hayward sale bruscamente di registro: l’agonia, enfatizzata dagli arrangiamenti orchestrali e dalle armonie vocali riverberate, si stempera poi nella magia dell’assolo di flauto di Ray Thomas, preludio alla ripresa della stessa struttura bridge-chorus, con i colpi di batteria finali a sottolineare l’epilogo, che è poi quello dell’intero Lp. “Nights In White Satin”, infatti, segna l'ultima fase, la notte, di un concept-album (“Days Of Future Passed”) che parte dall'alba per seguire, brano per brano, un’intera giornata.

Moody Blues - Nights In White Satin
Costruita come ballata in mi minore con tanto di accordo napoletano, “Nights In White Satin” è una canzone semplicemente perfetta, calibrata in tutti i suoi elementi, dalle semplici trame di chitarra che accompagnano i versi alla maestosità del mellotron, fino agli interventi sinfonici della London Festival Orchestra diretta da Peter Knight (esclusi, però, nella versione su 45 giri).
Poi, come spesso accade, si scopre che dietro tanto splendore si cela un banale episodio di vita quotidiana, nel caso specifico un regalo ricevuto dall’allora diciannovenne Hayward: un set di lenzuola in raso bianco. Spunto prosaico per una riflessione sinceramente autobiografica, “un flusso di pensieri sparsi”, come tenne a sottolineare lo stesso Hayward, rievocando quel “periodo di profonda emozione per la fine di un grande amore e l’inizio di un altro”.

Ma se le stagioni dell’amore del buon Justin sono il pretesto, a donare l’immortalità al brano è il suo respiro universale, il suo senso di malinconia e di solennità, sempre a rigorosa distanza di sicurezza da quei patetismi melodrammatici che avrebbero poi minato parte della successiva produzione prog. Perché, in fondo, i Moody Blues erano un gruppo pop (anzi, originariamente persino rhythm and blues, come da nome) che usò le strutture del progressive al servizio della sua vis melodica. Eppure, posero una pietra angolare sulla musica di un evo intero.

Moody Blues - Nights In White Satin
A ulteriore testimonianza dell’immortalità del brano, la costante riproposizione in ogni epoca e contesto (specie nelle colonne sonore cinematografiche, da “Casino” di Scorsese a “Dark Shadows” di Burton), oltre alla sfilza di cover: dalla versione italiana col titolo di "Ho difeso il mio amore" - incisa nel 1968 dai Nomadi e dai Profeti – alle edizioni della cantante francese Dalida (“Un po’ d’amore” del 1968, con testo italiano di Daniele Pace) e del brasiliano Eumir Deodato (nell’album “Deodato 2”, 1973), fino alla dissacrante versione disco di Giorgio Moroder (l’intera prima facciata dell’album "Knights In White Satin", 1976) e alle ultime propaggini più o meno kitsch, in salsa dance e prog, targate rispettivamente Sandra (in “Fading Shades”, 1995) e Transatlantic (in “Kaleidoscope”, 2014).
Una canzone che è una storia infinita. Nights in white satin, never reaching the end. Già, proprio così."

Nights in white satin
Never reaching the end
Letters I've written
Never meaning to send

Beauty I'd always missed
With these eyes before
Just what the truth is
I can't say anymore

'Cause I love you
Yes, I love you
Oh, how, I love you

Gazing at people
Some hand in hand
Just what I'm going through
They can understand

Some try to tell me
Thoughts they cannot defend
Just what you want to be
You will be in the end

And I love you
Yes, I love you
Oh, how, I love you
Oh, how, I love you

Nights in white satin
Never reaching the end
Letters I've written
Never meaning to send

Beauty I'd always missed
With these eyes before
Just what the truth is
I can't say anymore

'Cause I love you
Yes, I love you
Oh, how, I love you
Oh, how, I love you

'Cause I love you
Yes, I love you
Oh, how, I love you
Oh, how, I love you

di Claudio Fabretti

Arrow https://youtu.be/9muzyOd4Lh8 + https://youtu.be/dVPioV9AtM4





Arrow https://youtu.be/72bX5XMJE_U ... Exclamation + https://youtu.be/GYQtIIDR_Rc



Arrow Arrow ... https://youtu.be/vqso-EtQb-M

... and other ...





Rolling Eyes ... Arrow https://youtu.be/j0AzPnSEdrE

... Arrow Arrow https://youtu.be/ZXIYJwON8v8 ... Cool


BONUS ... https://youtu.be/FTbCPuZRdCU + https://youtu.be/BmtOzGsQkRc ... Exclamation

_________________
... è rosso_finito!
https://youtu.be/r2JTqo9sjdQ
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Lun Lug 17, 2017 10:14 pm  Rispondi citando
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Qua si campa d'aria

... è una canzone contenuta nell'omonimo album del 1974 di Otello Profazio.



Arrow https://youtu.be/Jxq7rJPdGjc



Otello Ermanno Profazio
(Rende, 26 dicembre 1936) ... è un cantautore e cantastorie italiano di genere folk.

Rielabora e reinterpreta molte canzoni della tradizione calabrese e meridionale (Sicilia, Puglia e Basilicata) e le poesie in lingua siciliana di Ignazio Buttitta. Molto conosciuto in Calabria e Sicilia, ha partecipato a trasmissioni radiofoniche negli anni sessanta e settanta. Per 15 anni ha scritto settimanalmente la rubrica Profaziate nel quotidiano Gazzetta del Sud. Prosegue la sua attività concertistica, con esibizioni in tutto il mondo.

È considerato uno dei cantanti dialettali più importanti del meridione. Insignito del disco d'oro per aver venduto oltre un milione di copie dell'album Qua si campa d'aria, è a tutt'oggi l'unico cantante del genere folclorico a raggiungere questo traguardo.



Arrow Arrow https://youtu.be/TZB6nSfKMcU?list=RDTZB6nSfKMcU



Arrow Arrow Arrow https://youtu.be/GhwrIRI0LJs


ARCHIVE

Arrow https://youtu.be/bzBAJrux2Eg

Arrow Arrow https://youtu.be/1vE8mX18JvM

Arrow Arrow Arrow https://youtu.be/9C2CAvj8nIQ

... e non si dica che manca il BONUS ... Exclamation

... Idea ... https://youtu.be/TSDaNGSolsY



... e lontano lontano ...

Exclamation ... https://youtu.be/bSL1jEpJHIw

_________________
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