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<  Musica  ~  Nella Trap(pola) Italiana?
Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Mar Dic 11, 2018 7:26 pm  Rispondi citando
Musicofilo


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Marco_Biasio ha scritto:

In linea del tutto generale ... la trap non mi piace ...


... effettivamente è una opinione condivisibile e molto diffusa ...



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... è rosso_finito!
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zagor
MessaggioInviato: Mar Dic 11, 2018 9:08 pm  Rispondi citando
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a me la trap fa abbastanza cagare, certo che a sentire la demonizzazione post-strage in discoteca viene voglie di simpatizzare.....sfera ebbasta musicalmente vale quanto il jovanotti di "la mia moto" ma cio' che è successo li' poteva capitare pure con laura pausini o marco carta


“Io sono uno scrittore, e se io scrivessi per i ragazzi ciò che i trapper scrivono nelle loro canzoni, riceverei come minimo una telefonata dall’avvocatura della mia casa editrice che mi dice che queste cose non si possono scrivere. Dovrebbero farlo anche le case discografiche. Perché loro no e io sì? Perché io non posso citare il nome commerciale di nulla e loro tutti i nomi commerciali di tutto l’alcool del mondo?”.
(Paolo Crepet)

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Cas
MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2018 2:48 pm  Rispondi citando
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zagor ha scritto:
a me la trap fa abbastanza cagare, certo che a sentire la demonizzazione post-strage in discoteca viene voglie di simpatizzare.....sfera ebbasta musicalmente vale quanto il jovanotti di "la mia moto" ma cio' che è successo li' poteva capitare pure con laura pausini o marco carta


“Io sono uno scrittore, e se io scrivessi per i ragazzi ciò che i trapper scrivono nelle loro canzoni, riceverei come minimo una telefonata dall’avvocatura della mia casa editrice che mi dice che queste cose non si possono scrivere. Dovrebbero farlo anche le case discografiche. Perché loro no e io sì? Perché io non posso citare il nome commerciale di nulla e loro tutti i nomi commerciali di tutto l’alcool del mondo?”.
(Paolo Crepet)



Va be' però è anche sbagliato pretendere dalle nuove generazioni di ascoltare pop educato e composto quando noi magari ci esaltavamo con robe altrettanto borderline.

Insomma, eviterei il moralismo...

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zagor
MessaggioInviato: Mer Dic 12, 2018 9:51 pm  Rispondi citando
Music Addicted


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ci mancherebbe altro. ho riportato quella frase solo per deridere crepet, pure gli opinionisti da salotto televisivo pontificano in merito.
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Cas
MessaggioInviato: Gio Dic 13, 2018 9:06 am  Rispondi citando
Music God


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zagor ha scritto:
ci mancherebbe altro. ho riportato quella frase solo per deridere crepet, pure gli opinionisti da salotto televisivo pontificano in merito.


eheeh per un attimo ho pensato a un outing pro-crepet Laughing
sorry...

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MessaggioInviato: Gio Dic 13, 2018 8:54 pm  Rispondi citando
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A me la trap non piace. e non mi è mai piaciuta.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Dic 22, 2018 4:00 pm  Rispondi citando
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Quoto anche le virgole dell'intervento di Mauro.

La trap bene o male fotografa un fenomeno attualissimo, in pieno tumulto, che marca a fuoco la seconda decade del decennio zero, ancorché in America la parola trap fosse entrata nel vocabolario hip hop già a fine anni '90 (di regola, identificava le sonorità aggressive e imparentante con la house della scena di Miami, vado a memoria).

La critica deve per forza farci i conti, quindi. Anche se per l'appunto deve trattarsi di critica e non di cronaca: teniamo in considerazione un fenomeno importante, specie sul piano culturale e del costume, ma non corriamo in soccorso del vincitore.

Musicalmente conosco e apprezzo poco, ma non me la sento di formulare giudizi definitivi.

Dal punto di vista sociale e culturale, la trap recupera alcuni degli stilemi e dei motivi di fondo dell'hip hop più autocelebrativo ed egotico, e quindi smaschera il capitalismo, gli toglie il velo del protocollo, dell'ideologia, del buon senso. Glorifica ambizione sfrenata e l'ostentazione del successo. Ma non cade nella trappola paranoide del gangsta rap: qui è tutta una celebrazione più vicina a quella tronfia e pacchiana che negli USA ha preso il sopravvento nei '90, per poi esondare (penso alle ridicole polemiche di un Puff Daddy, che ha dedicato almeno un album ai terrificanti player-hater che sembravano perseguitarlo, invidiando "la sua ragazza e la sua Bentley").

Insomma, siamo davanti a una sorta di panegirico dello status quo, elevato a unica ragione di vita. C'è un che di paninaro nella trap, che ha preso il posto di quello che Simon Reynolds definiva, negli anni '80, il "soul industriale" della musica pop; un neo soul che celebrava una vita incentrata su ricchezza, salute, rendimento, successo economico, un certo conformismo strisciante di fondo. Qui ci sono solo meno ipocrisia e meno "buonismo": il trapper si vanta degli scalpi che ha tagliato, e anzi il codazzo di poveri invidiosi è parte integrante del suo immaginario pacchiano.

La trap canta il funerale della controcultura giovanile: i giovani di oggi vogliono arricchirsi e integrarsi quanto prima, ogni ambizione "indie" è da archiviare come sciocca, elitaria, incomprensibile. Conta la fascetta, la medaglia che puoi appuntarti al petto. Appunto, c'è un che di paninaro, nel peggiore dei sensi possibili: non c'è nulla di più reazionario sul piano ideologico, ma è altrettanto vero secondo me che, musicalmente parlando, questo è uno dei pochi movimenti che possono definirsi davvero al passo con i tempi, dalle nostre parti.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Dic 22, 2018 4:11 pm  Rispondi citando
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In sostanza, recupero un'idea di Mauro che secondo me è corretta: la trap è un po' il punk di questo decennio. Un punk però depurato da ogni velleità ribellistica, contestataria, anche solo vagamente antagonista (il punk, che certo si risolse rapidamente in una parodia di sé stesso, è però un'idea che si è dimostrata capace di partorire o favorire molte rivoluzioni concettuali degli ultimi quarant'anni; penso anche solo a tutto il discorso che si nascondeva dietro la proposta dei Fugazi, dei Beat Happening; l'hip hop è riuscito nella stessa impresa, in parte).

Un punk che corre in soccorso del vincitore, in sostanza, e sul punto mi riporto a ciò che ho scritto sopra: noto molte affinità con l'hip hop più tronfio e pappone che negli USA ha preso piede nei '90.

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Cas
MessaggioInviato: Sab Dic 22, 2018 7:35 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:


Insomma, siamo davanti a una sorta di panegirico dello status quo, elevato a unica ragione di vita. C'è un che di paninaro nella trap, che ha preso il posto di quello che Simon Reynolds definiva, negli anni '80, il "soul industriale" della musica pop; un neo soul che celebrava una vita incentrata su ricchezza, salute, rendimento, successo economico, un certo conformismo strisciante di fondo. Qui ci sono solo meno ipocrisia e meno "buonismo": il trapper si vanta degli scalpi che ha tagliato, e anzi il codazzo di poveri invidiosi è parte integrante del suo immaginario pacchiano.

La trap canta il funerale della controcultura giovanile: i giovani di oggi vogliono arricchirsi e integrarsi quanto prima, ogni ambizione "indie" è da archiviare come sciocca, elitaria, incomprensibile. Conta la fascetta, la medaglia che puoi appuntarti al petto. Appunto, c'è un che di paninaro, nel peggiore dei sensi possibili: non c'è nulla di più reazionario sul piano ideologico, ma è altrettanto vero secondo me che, musicalmente parlando, questo è uno dei pochi movimenti che possono definirsi davvero al passo con i tempi, dalle nostre parti.



Analisi perfetta.

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hiperwlt
MessaggioInviato: Lun Dic 24, 2018 4:07 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
In sostanza, recupero un'idea di Mauro che secondo me è corretta: la trap è un po' il punk di questo decennio. Un punk però depurato da ogni velleità ribellistica, contestataria, anche solo vagamente antagonista (il punk, che certo si risolse rapidamente in una parodia di sé stesso, è però un'idea che si è dimostrata capace di partorire o favorire molte rivoluzioni concettuali degli ultimi quarant'anni; penso anche solo a tutto il discorso che si nascondeva dietro la proposta dei Fugazi, dei Beat Happening; l'hip hop è riuscito nella stessa impresa, in parte).

Un punk che corre in soccorso del vincitore, in sostanza, e sul punto mi riporto a ciò che ho scritto sopra: noto molte affinità con l'hip hop più tronfio e pappone che negli USA ha preso piede nei '90.


Sottoscrivo anche il tuo post precedente, Francesco. La forza sottostante a me sembra simile (non uguale, quindi) al punk, il punto di rottura estetico anche; i valori e i simboli d'identificazione, chiaramente, molto diversi.

(Impressiona molto, e qui parlo in senso sociale, l'accettazione acritica della contemporaneità (dell'ideologia capitalistica e dell'accelerazionismo) nelle nuove generazioni, la motivazione a portare e rendere l'io "pura superficie". C'è un'urgenza mai vista di sovraesporsi (esempi: le identità social, i tatuaggi in volto) e di rendere saliente la componente periferica dell'identità, forse frutto sociale di una ribellione di fronte alla "negatività" del mondo - non a caso questo è il tempo della dipendenza al like, unità di misura della positività. Questo spinge a definirsi (nel senso: definire la propria identità sociale e virtuale) "diversi", risultando invece altamente omologanti - non a caso, Byung Chul Han, parla di Inferno dell'uguale. La musica trap incorpora molte componenti tematiche di questo processo all'interno della propria estetica (prendiamo, appunto, l'uso sincopato e frammentato delle ritmiche, le melodie cloud, il linguaggio di slang + inglesismi e le tematiche appiattite, il flow scenico ecc.); non tutto è merda, naturalmente - il grosso sì; sicuramente è un punto di osservazione significativo rispetto a quanto sta avvenendo su scala più ampia.

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zagor
MessaggioInviato: Dom Gen 20, 2019 3:21 pm  Rispondi citando
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Sfera ebbasta > De André

https://www.youtube.com/watch?v=e2mbYhZYoo4
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fabfabfab
MessaggioInviato: Dom Gen 20, 2019 5:55 pm  Rispondi citando
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Madonna ragazzi, meno male che esistete.
Confrontandomi con il mondo là fuori ho come l'impressione che nessuno abbia capito nulla della trap. Stanno tutti lì a piagnucolare: "non sanno rappare", "l'autotune", "che schifo", "i testi di merda".
La trap, in Italia, è stata una valvola, uno sfiatatoio aperto per sgonfiare una scena asfittica, gonfia di retorica e ipocrisia. La trap ha seppellito definitivamente le vecchie nomenclature, ha seppellito chi - come noi - di musica ha finito per parlarne e scriverne, classificandola e descrivendola, ma rinunciando a godersela. Noi siamo la generazione dell'ascoltare, i giovani del sentire e del vivere. E' un fatto culturale, che contrappone chi aveva la necessità di costruire e progettare, di immaginare il futuro e di concettualizzarlo, a chi del futuro sembra fregare un cazzo, e vivono nel qui e ora, nello spirito di una collettività che non li considera e che non li mette al centro di nulla. Si sentono marginali culturalmente e ne fanno un vanto, un segno rivoluzionario.

La trap sta a Calcutta come Gigi D'Agostino stava ai Marlene Kuntz

La trap è punk perchè rovescia il canone estetico, distrugge la filosofia che stava alla base della nostra cultura "indie". Infatti siamo tornati al vinile, alle ristampe e ai negozietti di musica. Siamo finiti, siamo i pellerossa nelle riserve. Noi siamo la generazione dell'università, delle canne e dei testi dei CSI. Questi sono la generazione che ci ha visto fallire. Non hanno tempo, vogliono arrivare ora per non fare la nostra fine. Fanno il "colpo grosso, mentre tu sei sopra un tapis-roulant e corri sul posto" (cit. Sfera Ebbasta).
Per come la vedo io, Bello Figo che sfotte le borghesie razziste e poi va nei loro salotti a scoreggiare è punk almeno quanto i Sex pistols sul Tamigi (che musicalmente, paragonati ai loro coevi, facevano più schifo di Bello Figo)

In più, io non li conosco tutti sti trapper e molta della mia cultura in merito la debbo alla classe superiore (e per me impensabile) di Dolcenera, però ci sono anche dei personaggi mica da ridere.

Lazza, per dirne uno. Ma anche Achille Lauro.
Ad esempio, qui non solo il testo e la metrica sono puro genio, ma la musica sembra pescare dai Liars di una decina di anni fa.

https://www.youtube.com/watch?v=Dn51AJNFekU


Non so che cazzo ho scritto, però davvero il coro di stupidaggini che ho letto in giro hanno segnato un giro di boa per tutto il nostro mondo musicale. Vedere che qui sono state scritte le uniche cose sensate mi rincuora. Sono nel posto giusto, ancora una volta.

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zagor
MessaggioInviato: Dom Gen 20, 2019 8:42 pm  Rispondi citando
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tutto questo accanimento contro la povera trap non lo colgo onestamente, a parte il riflusso emotivo post strage di dicembre ( che poi fa solo il gioco della trap, da sempre i giovani ascoltano per ripicca tutto' cio' che viene lapidato dai media mainstream, prima il rock poi il rap etc)

tipo seguo Umberto Palazzo su fb, non fa altro che parlare dei grandi capolavori della scena trap, persino di quel troglodita di SB

su Ghali ad esempio ho letto soprattutto commenti positivi, perché fa musica buona a differenza di altri.
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Cas
MessaggioInviato: Dom Gen 20, 2019 9:56 pm  Rispondi citando
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fabfabfab ha scritto:

La trap, in Italia, è stata una valvola, uno sfiatatoio aperto per sgonfiare una scena asfittica, gonfia di retorica e ipocrisia. La trap ha seppellito definitivamente le vecchie nomenclature, ha seppellito chi - come noi - di musica ha finito per parlarne e scriverne, classificandola e descrivendola, ma rinunciando a godersela. Noi siamo la generazione dell'ascoltare, i giovani del sentire e del vivere. E' un fatto culturale, che contrappone chi aveva la necessità di costruire e progettare, di immaginare il futuro e di concettualizzarlo, a chi del futuro sembra fregare un cazzo, e vivono nel qui e ora, nello spirito di una collettività che non li considera e che non li mette al centro di nulla. Si sentono marginali culturalmente e ne fanno un vanto, un segno rivoluzionario.


Ecco, questo è il punto. La trap, piaccia o non piaccia (e quello che ascolto non mi fa impazzire, a dire la verità) ha proprio fatto questo: ha tirato un bel calcio in faccia a una cultura borghese decadente che si compiace della propria presunta superiorità. Lo fa senza compromessi, parlando di troie e droga come se piovesse e facendo schifo ma con classe.

Quello che fa pensare è proprio questa scarsa predisposizione alla concettualizzazione: va bene che è una reazione, un fare di necessità virtù, ma mostra anche tutta la subalternità istintiva (e interiorizzata) delle nuove generazioni, le quali non sembrano nemmeno capire la potenza di rottura della trap, non hanno alcun interesse di passare dal vantarsi della propria condizione senza speranza al tradurla in senso rivoluzionario. Insomma, la rabbia diventa rancore, l'insoddisfazione esistenziale tensione verso l'integrazione appariscente (quanto siamo distanti dalla resistenza simbolica delle sottoculture).

Poi certo, loro sono potenza in atto, vivono... Mi chiedo solo come finirà.

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fabfabfab
MessaggioInviato: Mer Gen 23, 2019 10:15 am  Rispondi citando
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zagor ha scritto:
tutto questo accanimento contro la povera trap non lo colgo onestamente, a parte il riflusso emotivo post strage di dicembre ( che poi fa solo il gioco della trap, da sempre i giovani ascoltano per ripicca tutto' cio' che viene lapidato dai media mainstream, prima il rock poi il rap etc)

tipo seguo Umberto Palazzo su fb, non fa altro che parlare dei grandi capolavori della scena trap, persino di quel troglodita di SB

su Ghali ad esempio ho letto soprattutto commenti positivi, perché fa musica buona a differenza di altri.


Hm

Su Ghali hai letto cose interessanti perchè è l'unico "accettabile" dalla borghesia indie di cui parlavo sopra. E' l'unico che possiamo incamerare nel "nostro mondo". E lo è, o lo sarebbe, solo per quel testo impegnato con cui si è reso famoso (soprattutto tra i clienti Vodafone) che si chiama "Cara Italia" e dice cose tipo "Ma che politica è questa? Qual è la differenza tra sinistra e destra? Cambiano i ministri, ma non la minestra". Per quanto mi riguarda è il peggiore,, sia nell'uso grottesco dell'autotune (nun se capisce davvero un cazzo) sia nell'immagine a cui ambisce. Ultimamente l'ho visto in tv e sembrava una specie di Afric Simone trapiantato a Dubai.




Umberto palazzo, per motivi che non sto qui a spiegare, è il Vittorio Sgarbi della musica sui social. Se lui dice A, è solo perchè il resto del mondo sta dicendo B.

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