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<  Cinema  ~  L'ultimo film che ho visto
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MessaggioInviato: Gio Giu 20, 2019 4:40 pm  Rispondi citando
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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Giu 20, 2019 6:39 pm  Rispondi citando
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Bravi a rispolverare il thread.

Un po' di film che ho visto nelle ultime settimane:

John Cassavetes: Mariti

Anche se il regista greco-americano ha girato di meglio, Mariti rimane un saggio strabiliante di cinema verità. Un po' estenuante in alcuni passaggi (l'interminabile scena del bar), focalizzato totalmente sui personaggi (tre uomini poco più che quarantenni trascorrono insieme due giornate dopo la morte di un amico comune), lascia intravedere lo scheletro di una vicenda. Cassavetes stesso e Peter Falk inarrivabili.

Shirley Clarke: Ornette: Made in America

A metà strada tra il film e il documentario, l'omaggio della Clarke al padre del free jazz. Alcune scelte estetiche e alcuni simbolismi sono datati, ma l'opera rimane un affresco interessante, composito, acuto (bellissime le parole di George Russell).

Brad Anderson: L'uomo senza sonno

Al di là della performance notevole di Bale, un film discreto e nulla più. Troppo espliciti certi riferimenti (Cronenberg, Nolan), un po' macchinosa e non costruita al meglio la soluzione dell'enigma. Buono, ma speravo in qualcosa di meglio.

Manoel De Oliveira: Viaggio all'inizio del mondo


Il suo posto delle fragole, un film dominato dalla parola, dalla nostalgia, da un Mastroianni vecchio e commovente. A mio modo di vedere un piccolo capolavoro.


L'ultima modifica di FrancescoB il Sab Giu 22, 2019 2:44 pm, modificato 1 volta

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Cas
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 10:35 am  Rispondi citando
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hiperwlt
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 12:10 pm  Rispondi citando
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In attesa de "Il Giovane Ahmed", in concorso a Cannes e in uscita a settembre, ho ripreso "L'Enfant" e guardato buona parte della filmografia dei fratelli Dardenne.

Rosetta (1999), 8
Il Figlio (2002), 7,5
Il Ragazzo Con La Bicicletta (2011), 7,5
Due giorni, una notte (2011), 7
La promessa (1996), 6,5
La Ragazza Senza Nome (2016), 6,5
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zagor
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 12:33 pm  Rispondi citando
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Cas
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 2:15 pm  Rispondi citando
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hiperwlt ha scritto:
In attesa de "Il Giovane Ahmed", in concorso a Cannes e in uscita a settembre, ho ripreso "L'Enfant" e guardato buona parte della filmografia dei fratelli Dardenne.

Rosetta (1999), 8
Il Figlio (2002), 7,5
Il Ragazzo Con La Bicicletta (2011), 7,5
Due giorni, una notte (2011), 7
La promessa (1996), 6,5
La Ragazza Senza Nome (2016), 6,5
L'enfant (2005), 6,5



Rosetta film stupendo. E anche Due giorni, una notte mi è piaciuto molto.

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hiperwlt
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 3:24 pm  Rispondi citando
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Cas ha scritto:
hiperwlt ha scritto:
In attesa de "Il Giovane Ahmed", in concorso a Cannes e in uscita a settembre, ho ripreso "L'Enfant" e guardato buona parte della filmografia dei fratelli Dardenne.

Rosetta (1999), 8
Il Figlio (2002), 7,5
Il Ragazzo Con La Bicicletta (2011), 7,5
Due giorni, una notte (2011), 7
La promessa (1996), 6,5
La Ragazza Senza Nome (2016), 6,5
L'enfant (2005), 6,5



Rosetta film stupendo. E anche Due giorni, una notte mi è piaciuto molto.


Vero Cas, molto bello anche "Due giorni, una notte" - bravissima la Cottilard.
In generale, i Dardenne caratterizzano personaggi ai margini della società belga e con situazioni sociali difficili (Ken Loach torna più volte alla mente); spesso al dramma si aggiunge l'assenza o la precarietà del lavoro; lavoro che è anche veicolo di dignità, infatti quasi tutti i loro personaggi sanno fare molte cose a livello pratico (Rosetta che pesca, ad esempio) e il loro possibile riscatto esistenziale passa spesso dalla sua presenza.
A livello di regia, la telecamera a spalla e le riprese senza tagli appesantiscono, da una parte, ma dall'altra restituiscono un'umanità davvero incredibile alla storie.
Da guardare assolutamente, magari partendo da Rosetta.

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Marco_Biasio
MessaggioInviato: Ven Giu 21, 2019 9:48 pm  Rispondi citando
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Cas ha scritto:


Niente male davvero.
Ambient western, direi.


L'ho visto un mesetto fa. Va a corrente alternata, e i momenti di umorismo coeniano mi sembrano un po' troppo acerbi, ma mi è piaciuto.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Giu 22, 2019 7:19 am  Rispondi citando
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Enorme Mauro con i Dardenne, mi mancano alcuni lavori, ma quoto le considerazioni di stampo generale. Anche per me Rosetta è il loro capolavoro.

Io mi sono visto

Jean Eustache - La Maman et la Putain

Tour de force di tre ore e mezza che chiude idealmente l'epopea della nouvelle vague. la storia è scarnificata fino all'osso - le disavventure amorose di un giovane francese (l'attore feticco di Truffaut, Leaud) a inizio anni '70, e quindi dopo la rivoluzione culturale del '68. Alcune tematiche risultano datate, ma la costruzione dei dialoghi e della situazione - che lentamente precipita nel dramma - rimane straordinaria. Eustache autore atipico e dal tragico destino.


Aki Kaurismaki - L'uomo senza passato

Un capolavoro di semplicità, la summa della poetica neo-neo-realista del finlandese (a metà strada tra Rossellini, Amelio, Ken Loach, ma con più ironia e distacco surreale). La vicenda di un uomo che, dopo un pestaggio, perde totalmente la memoria e si trova a vivere tra gli esclusi della società finlandese. Dalla parte degli ultimi, ma con leggerezza, un tocco di romanticismo e senza retorica.


Abbas Kiarostami: Il vento ci porterà via

Altra opera incredibile. Il regista iraniano è una mia fissa dell'ultimo anno e non mi ha praticamente mai deluso. Il suo simbolismo minimalista e quasi a-cinematografico mi fa a brandelli. La vicenda è al tempo stesso semplicissima ed enigmatica: una troupe (di cineasti? di ingegneri? non è chiaro) si sposta da Teheran a un villaggio dell'Iran rurale per una commissione - pare debba riprendere un funerale celebrato in forma medioevale, ma anche questo non viene mai esplicitato. La realizzazione del documentario passa però per la morta di un'ultracentenaria che non si vede mai e che non muore più. Straordinario il finale, le scelte estetiche di Kiarostami sono sempre originalissime: i lunghi piani sequenza, i viaggi, la scelta di non riprendere quasi mai uno tra i dialoganti e di non svelare mai l'identità e neppure il volto di alcuni coprotagonisti.

https://www.youtube.com/watch?v=xq1gXC3119A

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FrancescoB
MessaggioInviato: Mar Giu 25, 2019 9:22 am  Rispondi citando
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Settimana dedicata al recupero della trilogia metacinematografica di Abbas Kiarostami.

Dov'è la casa del mio amico?
, del 1986, ci accompagna con delicatezza in un mondo arcaico - l'Iran rurale degli anni '80 - per raccontare la storia dell'amicizia tra due bambini. Di una semplicità e allo stesso tempo di una profondità disarmanti, un piccolo capolavoro di cinema neo-realista.

Nel 1990, Kiarostami gira E la vita continua: il suo alter ego e il figlio visitano i luoghi ove era stato girato il film del 1986, in una sorta di finto documentario, luoghi devastati da un terremoto, alla ricerca dei giovani attori protagonisti del film precedente. Se la storia è minimale e la costruzione lambisce il documentario, siamo distanti dal puro gioco intellettualistico, perché Abbas trasforma il suo pellegrinaggio in una riflessione sul ruolo del cinema e sul rapporto tra realtà e finzione, ma soprattutto sui limiti del cinema: bellissime le scene in cui un vecchio si lamenta del fatto di essere stato invecchiato ulteriormente, per girare il film precedente, o quelle in cui, in barba a ogni tragedia, dei ragazzi cercano di captare il segnale radio per aggiornarsi sui risultati dei mondiali (Italia 90).

Nel 1994 il gioco metacinematografico diventa abissale con Sotto gli ulivi, finto documentario sul finto documentario di quattro anni prima, in cui la sovrapposizione tra ruoli reali e attoriali diventa il leit motiv. Forse un pochino meno riuscito e con qualche lungaggine, ma avercene.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Lug 05, 2019 11:48 am  Rispondi citando
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Aki Kaurismaki - Leningrad Cowboys go to America

Film pregno e forte dell'umorismo surreale del finlandese, con alcune trovate impagabili, che però nel complesso mi ha toccato molto meno di altri suoi lavori. Un divertissement diventato film di culto ma non un capolavoro.


Manoel de Oliveira - Un film parlato

Opera ambiziosa sul piano concettuale e semantico, magari un filino lenta e non esattamente avvincente, molto "pensata" come quasi tutti i lavori del portoghese, con un finale però inaspettato e scioccante. Gran film.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Lug 14, 2019 7:29 am  Rispondi citando
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zagor ha scritto:


bello e abbondante, degno di "no direction home"....del resto scorsese e dylan sono una garanzia.

momento clou pero' e' regalato dalla divina Joni

https://mylonesomeblues.tumblr.com/post/185660119663/joni-tries-out-a-new-song-with-her-friends-roger?fbclid=IwAR1UM2Nj-i8_bCmGfiPIkailmq-4o5yUhglwB3m9CicvUXigMay9YnBDrBw


Visto, uno tra i migliori rockumentary che abbia mai visto, due ore che volano. Ma poi basterebbe Allen Ginsberg che balla a rendere tutto magnifico Laughing

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FrancescoB
MessaggioInviato: Lun Ago 19, 2019 8:38 am  Rispondi citando
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Robert Bresson - L'Argent

Il rigore formale severo e minimalista del gigante francese focalizza sempre l'attenzione sul cuore "filosofico" delle sue vicende, sul loro valore simbolico. L'Argent è uno dei film più cupi e pessimisti che abbia mai visto, ancor più inquietante nella misura in cui non ostenta la (comunque poca) violenza, perturbando ancora di più l'osservatore, che non riesce a spiegarsela razionalmente.

Un capolavoro, ma direi che sinora Bresson mi ha praticamente regalato solo capolavori, a partire da quel calvario che è Diario di un curato di campagna, angosciante, "sordo" e pessimista come è riuscito solo alle opere più radicali di Bergman (il cui Luci d'inverno fu proprio ispirato dalla visione dell'opera di Bresson, regista da lui amatissimo).


Nichiolas Ray - Johnny Guitar

Un anno prima di cambiare la storia, specie sul piano simbolico, con Gioventù bruciata, Ray pennella il suo capolavoro western, incentrando la vicenda sue due figure marginali e sulla loro lotta per la sopravvivenza. La feroce rivalità che separa le due protagoniste è tra le più inquietanti della storia del cinema.

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Marco_Biasio
MessaggioInviato: Lun Ago 19, 2019 9:34 am  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
a partire da quel calvario che è Diario di un curato di campagna


Grande film, recentemente richiamato, nei toni e nelle intenzioni, da quell'altro splendido e durissimo lavoro che è First Reformed di Paul Schrader.

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FrancescoB
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Ne ho sentito parlare ma mi manca, se mi dici che evoca addirittura opere di tale spessore mi affretto a recuperarlo.

Altra chicca di questi giorni:

John Cassavetes - Opening Night

Un critico lo votò 9 dicendo qualcosa come "il film più inconcludente di sempre con le migliori performance attoriali di sempre", il che al netto di una certa ironia sull'inconcludenza per me è anche vero. Ciò non toglie che sia un capolavoro da tramandare ai posteri, forse Il capolavoro di quel grandissimo regista e soprattutto pensatore di cinema che fu John Cassavetes. La sua teoria dell'improvvisazione controllata qui tocca forse l'apogeo: ho letto la sua autobiografia ed è noto che il regista riscrivesse la sceneggiatura decine di volte, con l'ausilio dei singoli attori, per dare vita a una sorta di creazione collettiva che esaltasse la personalità di ciascuno dei suoi protagonisti.

L'idea ha a che fare con il jazz (omaggiato nel suo storico debutto, "Ombre"), nel senso che tutti gli attori (in particolare la moglie, per me la migliore attrice mai vista) dispongono di una tecnica ("il metodo") inarrivabile, e questo consente loro di lavorare liberamente sul canovaccio di base. Tutta l'attenzione, al solito, è concentrata sui personaggi anziché sulla vicenda, che rimane sullo sfondo, ma questo per chi ama un cinema frammentario, che ti costringe a trovare e forse a inventare a volte il significato, non è un problema, ma uno stimolo.

Qui, peraltro, si sovrappongono tre piani (la realtà quotidiana, quella del palco, quella del sogno e del ricordo), un po' alla Birdman che difatti si ispira candidamente al lavoro di Cassavetes, ma l'unico posto in cui le persone sembrano essere sé stesse è il palcoscenico.

C'è qualcun altro che ami il metodo e i lavori di John, più noto presso il grande pubblico come attore (guadagnava un sacco come star hollywoodiana e dilapidava quasi tutto per produrre i propri film, all'epoca quasi ignorati e diventati poi il vangelo della New Hollywood e del cinema indipendente che verrà, da Jarmusch a Linklater)?

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