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<  Musica  ~  Musica strana e "difficile"
FrancescoB
MessaggioInviato: Mer Ago 28, 2019 12:55 pm  Rispondi citando
Music God


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Topic dedicato alle proposte che i non eletti rischiano subito di bollare come confusionarie, incomprensibili, o come puro e semplice rumore. Insomma, musica che richiede un orecchio allenato e una certa predisposizione naturale per essere compresa, perché sfida quelli che sono i parametri più convenzionali entro i quali siamo abituati - io per primo - a muoverci (melodia accattivante, armonia, arrangiamento etc...).

Due nomi che mi sembrano calzare la mia descrizione: i Pelt sono un gruppo clamoroso e quasi inclassificabile. Sul piano del genere, siamo al confine tra John Fahey, certo noise pesante, l'improvvisazione libera. Parlare di brani, nel loro caso, è riduttivo e fuorviante. Credo abbiano pubblicato almeno due capolavori: Brown Cyclopaedia del 1995 è tra le cose più sinistre in cui mi sia imbattuto; ancor più assurdo e snervante, vista la lunghezza improponibile, è il monumentale Ayauhuasca di qualche anno dopo, efficacemente descritto da qualcuno come un film che riprende l'erba che cresce per mesi. Notevole ma meno centrato Empty Bell Ringing in the Sky.

Ecco, quando penso al concetto di musica eccentrica, difficile e classificabile, che pretende da noi un qualche sforzo per essere sviscerata, penso a questa band.


L'ultima modifica di FrancescoB il Gio Ago 29, 2019 3:26 pm, modificato 1 volta

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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 3:24 pm  Rispondi citando
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Provo a stimolare la discussione citando i Gravitar, i padri di un free noise ostico e largamente (appunto) improvvisato, oltre che virato in direzione industrial.

Gravitaativarravitar scatena l'inferno profetizzato dal titolo, muovendosi in un limbo tra Throbbing Gristle, certo noise americano, il kraut rock più cosmico. Da brividi l'incredibile Krug Calling Retik.

Il capolavoro arriva però nel 1997 e si intitola Now the Road of Knives, che rimette al centro del discorso la composizione e risulta più centrato e meno dispersivo, benché non rinunci a un briciolo del proprio radicalismo. Impressionante l'avveniristico industrial noise ossessivo di I Know, così come il tripudio di Christmas Only Comes Once Ever.

Band fortemente consigliata a tutti coloro che sentono un brivido lungo la schiena all'idea di veder sanguinare le orecchie.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 10:13 pm  Rispondi citando
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Altro nome irrinunciabile su cui mi soffermerò meglio domani: i Supreme Dicks.

Un tempo lessi da qualche parte che recensirli equivaleva a recensire un momento di allucinazione e per una volta la metafora non era retorica, The Unexamined Life già viaggia su coordinate spazio temporali tutte sue, al confine tra psichedelia, ambient, post rock e strimpellio folk, The Emotional Plague è invece una tra le cose più impressionanti in cui mi sia imbattuto, dalla melodia stralunata dei primissimi brani sino alla sorta di folk jazz psichedelico e storto di alcune suite. Per me fu amore a prima vista, quando li scoprii nel 2005, ed è amore tuttora.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 07, 2019 4:25 pm  Rispondi citando
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Robbie Basho - Visions of the country

John Fahey catapulto nel futuro, che si appassiona pura di vecchie canzoni gospel, una roba del genere; originale e scentrato il suo baritono. Tra i dischi catalogabili alla voce "primitivismo americano" più intensi che ricordi.

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woodjack
MessaggioInviato: Sab Set 07, 2019 5:15 pm  Rispondi citando
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Non so se si può considerare difficile, sicuramente non è canonico:



ovviamente anche i due dischi firmati Lemon Kittens (con Danielle Dax), ma anche il progetto (più canonico) Shock Headed Peters.

Graham Massey prima degli 808 State, anche qua, alla fine ascoltabilissimi:



Di questi ho già parlato:



Compi di un outsider della prima elettronica (qui ritratto coi genitori):



lo trovo molto intenso: https://www.youtube.com/watch?v=N1lj_O5vG4I


L'ultima modifica di woodjack il Sab Set 07, 2019 5:20 pm, modificato 4 volte
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Set 07, 2019 5:16 pm  Rispondi citando
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Ok, credo di aver compreso lo spirito del topic... ogni volta che mi imbatterò in un capolavoro (piccolo o grande che sia) "bizzarro", lo segnalerò. Ma parto dall'anno '68; e so già da dove iniziare...
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Set 07, 2019 5:23 pm  Rispondi citando
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gennaio 1968: Song Cycle di Van Dyke Parks

Il pop che supera sé stesso sublimando, divenendo... brillante avanguardia. Forse nemmeno Frank Zappa in quegli anni avrebbe saputo organizzare orchestrazioni tanto sovversive (eppure così eleganti e curate...). Anzi credo che Zappa appena ascoltato questo disco sia corso fuori fino alla casa del signor Parks, a stringergli la mano. E offrirgli un caffè. Lodevole, lodevole e lodevole, pur coi suoi (pochi) difetti.
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woodjack
MessaggioInviato: Sab Set 07, 2019 5:39 pm  Rispondi citando
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Per gli anni '60 dico questo:



qualcosa di rumoroso:



vabè credo che siano tutti nomi mediamente noti... sto citando only my favourites.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 08, 2019 7:43 am  Rispondi citando
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Grande Wood, in realtà io devo confessare una certa ignoranza, non conosco tutto ciò che citi e quindi mi butto a capofitto Smile

Mi sai dire qualcosa di più su Karl Blake?

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woodjack
MessaggioInviato: Lun Set 09, 2019 9:45 am  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
Grande Wood, in realtà io devo confessare una certa ignoranza, non conosco tutto ciò che citi e quindi mi butto a capofitto Smile

Mi sai dire qualcosa di più su Karl Blake?


Fondamentalmente è un decostruzionista dai toni naif, talvolta persino cabarettistici (prendila in senso "wave"), e tuttavia piuttosto lucido nelle sue storture, io almeno avverto un ragionamento nel suo modo di comporre. Fondamentali i primi due dischi targati Lemon Kittens. Non è un caso che tra le varie militanze del nostro ce n'è una breve al fianco di Mark Perry, altro outsider dell'epoca (lui però molto più istintivo e improvvisativo). Segnaliamo pure, restando in topic, quello che è diventato un piccolo classico:



Piuttosto Francy, perchè non butti giù qualche disco di jazz "impossibile"? ma anche possibile... In generale mi interesserebbe approcciare il jazz "di scrittura" (per quanto possa esserlo), diciamo vicino alla classica (come approccio concettuale, non come risultato intendo), sia esso spostato verso l'avanguardia ma anche verso la melodia. Ad esempio, su rym trovo etichette tipo "experimental big band" o "progressive big band" ma non so orientarmi...
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FrancescoB
MessaggioInviato: Lun Set 09, 2019 11:59 am  Rispondi citando
Music God


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Grazie per le delucidazioni, provo ad approfondire Smile

Per il jazz recupero quanto prima qualche nome, confesso che non sempre so orientarmi nel migliore dei modi tra le varie etichette (experimental big band ad esempio), settimana scorsa ho avuto l'enorme fortuna di parlare con Enrico Rava e gli ho chiesto qualcosa anche su questo fronte, dato che ha collaborato con artisti del settore.

In generale, si parla di formazioni ampie (con sezioni di legni, ottoni etc.. di varia natura) che lavorano sul modello big band impostosi negli anni '20 con i vari Ellington Henderson Calloway e poi Goodman, Count Basie etc.. (per inciso, Rava considera gli anni '30 come l'epoca d'oro del jazz), inserendo tuttavia una sintassi più libera mutuata dal bebop e dai suoi figliocci, dal free jazz e dalla musica d'avanguardia europea, così destrutturando la forma classica del brano eseguito dall'orchestra jazz.

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Cas
MessaggioInviato: Lun Set 09, 2019 2:01 pm  Rispondi citando
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Tendo sempre a diffidare delle etichette che comprendono uno di questi prefissi: experimental-, noise-, free-, avant-. Le poche uscite contemporanee legate al rumorismo che ho ascoltato mi hanno confermato la sensazione che oggi il "famolo strano" è privo di ogni senso, di ogni corrosività, di ogni carica sovversiva e destabilizzante, di ogni contatto vitale con uno sviluppo del discorso pop (mentre un tempo Captain Beefheart o Wyatt, piuttosto che gli sperimentatori post-punk, erano parte integrante del ragionamento musicale complessivo). Se la scomposizione formale e il rumore non è associato a un ragionamento complessivo sull'effetto che si vuole ottenere e sull'innovazione effettiva prodotta, al di fuori del semplice disturbo, sono pronto ad abbandonare subito l'ascolto.

Tra i dischi "difficili" e impegnativi ascoltati che conservano anche una bella dose di sostanza citerei OIL OF EVERY PEARL'S UN-INSIDES di Sophie (2018), Elite Feline dei LOTTO (2016), oltre ai lavori dei These New Puritans.

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Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

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FrancescoB
MessaggioInviato: Lun Set 09, 2019 5:06 pm  Rispondi citando
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Cas ti capisco e in buona misura ti quoto, per me anche la sperimentazione sul rumore puro, una volta superata la fase in cui la stessa è intrinsecamente rivoluzionaria, per non essere stucchevole deve collocarsi in un disegno complessivo efficace e ad ampio raggio.

Trovo poco interessante il rumore in sé, è invece molto interessante il rumore che allo stesso tempo ti respinge e ti affascina, che non si riduce a pura e semplice ostentazione, perché nel caso non ti differenzi molto dai prodotti "industriali", sei solo parte di un'industria più di nicchia.

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woodjack
MessaggioInviato: Mar Set 10, 2019 11:12 am  Rispondi citando
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Cas ha scritto:
Tendo sempre a diffidare delle etichette che comprendono uno di questi prefissi: experimental-, noise-, free-, avant-. Le poche uscite contemporanee legate al rumorismo che ho ascoltato mi hanno confermato la sensazione che oggi il "famolo strano" è privo di ogni senso, di ogni corrosività, di ogni carica sovversiva e destabilizzante, di ogni contatto vitale con uno sviluppo del discorso pop (mentre un tempo Captain Beefheart o Wyatt, piuttosto che gli sperimentatori post-punk, erano parte integrante del ragionamento musicale complessivo). Se la scomposizione formale e il rumore non è associato a un ragionamento complessivo sull'effetto che si vuole ottenere e sull'innovazione effettiva prodotta, al di fuori del semplice disturbo, sono pronto ad abbandonare subito l'ascolto.

Tra i dischi "difficili" e impegnativi ascoltati che conservano anche una bella dose di sostanza citerei OIL OF EVERY PEARL'S UN-INSIDES di Sophie (2018), Elite Feline dei LOTTO (2016), oltre ai lavori dei These New Puritans.


Quoto il grassetto e lo estendo anche al passato, perchè la storia della musica rock abbonda di "weirdate", tuttavia molte sono sperimentalismi che nascondono solo l'incapacità di creare all'interno delle forme (l'avanguardia come via di fuga, si direbbe), quindi totalmente incocludenti sotto il profilo concettuale, laddove dovrebbe risiedere almeno parte del fascino di questa musica (la NWW list è piena di questa roba). Ascoltando anche molta classica contemporanea, posso dire che il paragone tra i capolavori dei grandi compositori del secondo novecento e le menate di certi gruppi semplicemente "casinisti" è impietoso, e come osservi tu il nodo non sta nel grado di fruibilità, ma in quello di consapevolezza artistica ovvero nella capacità di maneggiare linguaggi complessi piegandoli ad un preciso scopo poetico.

Ci sono però delle eccezioni a questo discorso, come ad esempio quello di alcuni artisti (uno l'ho citato già) cosidetti "outsider" che fanno della loro pressochè totale mancanza di coordinate storiche e formali quasi un punto di forza (o quantomeno di freschezza). Anche nella musica possono avvenire "scoperte casuali" come nella scienza, ma - come nella scienza - non ne farei una regola. A tal proposito me ne viene in testa un altro:

(cito per comodità la concorrenza) https://www.ondarock.it/recensioni/2014_jackruby_hitandrun.htm
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FrancescoB
MessaggioInviato: Mar Set 10, 2019 11:40 am  Rispondi citando
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Sono d'accordo, poi può benissimo accadere che l'ignoranza sia il segreto dell'originalità della proposta (penso agli Half Japanese, infinitamente meno competenti ma anche più coraggiosi e originali di molti musicisti di vaglia), solo che la crescita di regola passa per una maggiore consapevolezza, sennò rischi di farti castrare dalla pura istintività.

Potremmo aprirci un thread, noi maestri del pippone filosofico Laughing

Un thread ad ampio spettro, che può valere per tutte le arti: assodato che non è la scuola che assicura la qualità, l'ignoranza totale quando è un vantaggio e quando diventa un limite che ti depotenzia o ti riduce all'irrilevanza? Il confine può essere sottile.

Per stare in ambito jazz, se vuoi qualcosa di veramente inaudito, Wood, cimentati con Evan Parker, forse il musicista più radicale che conosca (peraltro, dotato di una tecnica unica e di una preparazione anche formale sconfinata). The Topography of the Lungs e The Snake Decides sono due tour de force che massacrano il nostro concetto di musica, la prima volta ero sconcertato persino io: la respirazione circolare, la mancanza del benché minimo tema, il puro suono in quanto tale, le note sparate a velocità siderali e un lavorio impressionante sul timbro, sugli armonici.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Very Happy

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