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<  Musica  ~  Cosa racconteremo di questi cazzo di anni... DIECI?
FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 10:14 pm  Rispondi citando
Music God


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Devo recuperarlo e lo farò il prima possibile Very Happy

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Robinist
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 10:25 pm  Rispondi citando
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Citazione:
Partiamo subito con una delle mie band preferite del momento: i Gorillaz hanno pubblicato nel 2010 “Plastic Beach”, un variegato insieme di pop, hip hop, RnB e sonorità anni ‘80 raffinatissimo e ricercato, condito dalle celeberrime collaborazioni con i più svariati artisti, di grandi nomi del rock (Lou Reed, Mick Jones e Paul Simonon dei Clash) e dell’hip hop/rap (Snoop Dog, De La Soul). Album eccezionale, secondo me uno dei massimi capolavori del decennio. Peccato che poi la band virtuale creata da Damon Albarn non sia più riuscita a ripetersi a questi livelli (merita però, a mio avviso, almeno un ascolto “The Now Now”.)


I Gorillaz sono una grande band che dà libero sfogo all'incredibile capacità di Albarn di creare pezzi orecchiabilissimi in qualunque salsa. Con la loro/sua poliedricità poi ho l'impressione di fare zapping tra le varie tendenze musicali del momento quando faccio partire un loro CD.

Questa diversità però si è persa con l'ultimo "The Now Now" che invece segue uno stile ben inquadrato. Secondo me è un album fresco e leggero che si ascolta con piacere.
Non saprei dire se questo cambiamento di rotta poi sia permanente o meno..[/quote]


L'ultima modifica di Robinist il Ven Ago 30, 2019 6:09 pm, modificato 1 volta
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hiperwlt
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 11:35 pm  Rispondi citando
Music God


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Benvenuto, Alberto Smile

Albertobrenna ha scritto:
Che dire di questi anni ‘10?

Partiamo subito con una delle mie band preferite del momento: i Gorillaz hanno pubblicato nel 2010 “Plastic Beach”, un variegato insieme di pop, hip hop, RnB e sonorità anni ‘80 raffinatissimo e ricercato, condito dalle celeberrime collaborazioni con i più svariati artisti, di grandi nomi del rock (Lou Reed, Mick Jones e Paul Simonon dei Clash) e dell’hip hop/rap (Snoop Dog, De La Soul). Album eccezionale, secondo me uno dei massimi capolavori del decennio. Peccato che poi la band virtuale creata da Damon Albarn non sia più riuscita a ripetersi a questi livelli (merita però, a mio avviso, almeno un ascolto “The Now Now”.)


Meglio, per me, l'Albarn in solo di" Everyday Robots" in questo decennio - non un capolavoro, ma meritevole di essere ricordato.

Citazione:

Eccezionali anche i Beach House, duo statunitense dream-pop, che a tratti ricorda gruppi come i Cocteau Twins. Fondamentali “Teen Dream”, del 2010, e “Bloom”, del 2012


quoto in pieno!

Citazione:

Per il resto, ho adorato “Currents” dei Tame Impala, uscito nel 2015: un inusitato mix di elettronica, rock psichedelico e quella vena pop che contraddistingue la one-man band di Kevin Parker, creando delle sonorità davvero uniche che differiscono da quelle dei dischi precedenti (che personalmente non ho amato particolarmente), che erano invece molto legate al mondo del rock alternativo. Degno di nota, uscito nello stesso anno, “To Pimp a Butterfly” di Kendrick Lamar, un sentito omaggio al mondo della black music e un compendio di ogni sua diversificazione (dal soul al funk, passando per il moderno RnB eccetera e l’hip hop old school...), il tutto a sostegno dei sempre incredibili testi di Lamar, una delle migliori penne della sua generazione.

Innegabile che "Currents" e "Lonerism" siano stati due dischi importantissimi in termini estetici di questo decennio. Ma, ecco, personalmente per i Tame Impala vale il discorso fatto in precedenza: adorati tempo fa, difficile che li riascolti ancora. Quotone anche su Kendrick.

Citazione:

Spostandoci nel campo dell’elettronica pura, non posso esimermi dal citare alcuni spettacolari dischi, in rigoroso ordine cronologico: per primo “Ravedeath, 1972” (2011) di Tim Hecker, a metà fra drone, ambient e minimal; “Immunity” (2013) di Jon Hopkins, il pupillo del maestro della ambient Brian Eno; “Random Access Memories” (2013) dei Daft Punk, che si rifà alla disco di fine anni ‘70 e al funk unendolo alle influenze elettroniche del duo francese, grazie anche alla collaborazione con grandi nomi quali Giorgio Moroder e Nile Rodgers, ex-chitarrista degli Chic; “Faith in Strangers” (2014) di Andy Stott, un insieme di dub, techno e musica tribale, sicuramente uno dei miei dischi preferiti del decennio; l’EP “Collapse” (2018) di Aphex Twin, vecchio nome della scena elettronica che con questo lavoro ritorna quasi ai fasti di “Selected Ambient Works” dopo il fallimento di “Syro”.


Bravo a citare tutta una serie di dischi che (ingiustamente) non avevamo ancora riportato: "Immunity", in effetti, è un gioiello idm ambient/dreamy (cosa non è "Breathe This Air"?), tra i lavori migliori del 2013; "RAM" dei Daft Punk è stato un disco importante e che ha diviso molto - io mi tengo la ballata notturna "Game of Love" e "Instant Crush" con Casablancas); il ritorno di Aphex in effetti è stato col botto ("minipops 67 [120.2][source field mix]"). Grande a citare Andy Stott e Tim Hecker.
[/quote]

Citazione:

Sul fronte italiano invece fondamentali quattro dischi stupendi: “Wow” (2011) dei Verdena, che segna l’inizio di una rivoluzione musicale all’interno del gruppo (purtroppo mai portata doverosamente a termine) che unisce al loro tipico sound nuovi elementi che creano uno dei più grandi capolavori nella storia del rock italiano; “DIE” (2015) di Iosonouncane, una delle cose più incredibili e sperimentali partorite da un artista italiano negli ultimi vent’anni; “Aurora” (2016) de I Cani, che recupera atmosfere tipiche del synth-pop e dell’elettropop unendole ai testi finissimi di Niccolò Contessa, e infine “Nuova Napoli” (2018) dei Nu Guinea, un esplosivo concentrato di jazz, funk, soul e musica napoletana creato dal miglior duo della musica italiana attuale (merita, secondo me, anche il disco precedente.)


Su Verdena e iosonouncane d'accordissimo; meno sui Cani - itpop ante litteram, sicuramente più interessate di quello contemporaneo.
"Nuova Napoli" non conosco, lo recupero Wink

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Cas
MessaggioInviato: Sab Ago 31, 2019 11:23 am  Rispondi citando
Music God


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Parlando di black wave mi vengono in mente l'esordio di Janelle Monae, caposaldo del rinascimento della musica black del decennio, seguito da un altro capolavoro aternativo (LP1 di FKA Twigs). Poi Bilal, nome irrinunciabile, Solange, Kelela, la Rihanna di ANTI, e ovviamente la Kali Uchis del bellissimo Isolation.

Altri degni di essere citati: Frank Ocean, Miguel, Azealia Banks, Blood Orange, The Weeknd.
In Italia Mahmood ha fatto un gran bel disco pescando da queste sonorità.

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zagor
MessaggioInviato: Dom Set 15, 2019 12:28 pm  Rispondi citando
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Il guardian si è portato avanti con i miglioroi dischi del nuovo secolo

https://www.theguardian.com/music/2019/sep/13/100-best-albums-of-the-21st-century?fbclid=IwAR123fzSrdc45LwLCvO-OwA5JAMVqLasEwjbyzAQVpDzATSx4c5FpZkfeTg

prevedibile quanto una finta a rientrare sul sinistro di Suso, tutta incentrata su pop mainstream e urban e hip hop, indiate ovunque, un po' di finto rock qua e la, elettronica ghettizzata e ovviamente totale dominio anglofono


e soprattutto non ci sono i Tool Evil or Very Mad
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 15, 2019 5:03 pm  Rispondi citando
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Ah ah grande Zagor Laughing

Comunque, da afroamericanofilo la butto lì: per me Frank Ocean non è così straordinario a livello compositivo né originale, poi boh forse sono io che fatico a cogliere la sua grandezza.

Però ecco "sento" molto di più il Kanye West ammirato fino a Yeezus e quasi ogni cosa partorita dalla mente di Kendrick Lamar.

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Cas
MessaggioInviato: Lun Set 16, 2019 4:43 pm  Rispondi citando
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zagor ha scritto:
Il guardian si è portato avanti con i miglioroi dischi del nuovo secolo

https://www.theguardian.com/music/2019/sep/13/100-best-albums-of-the-21st-century?fbclid=IwAR123fzSrdc45LwLCvO-OwA5JAMVqLasEwjbyzAQVpDzATSx4c5FpZkfeTg

prevedibile quanto una finta a rientrare sul sinistro di Suso, tutta incentrata su pop mainstream e urban e hip hop, indiate ovunque, un po' di finto rock qua e la, elettronica ghettizzata e ovviamente totale dominio anglofono


e soprattutto non ci sono i Tool Evil or Very Mad


la mia reazione alla top ten:

Laughing Crying or Very sad Rolling Eyes Evil or Very Mad

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MessaggioInviato: Lun Set 16, 2019 10:51 pm  Rispondi citando
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Classifica oscena, ma va beh, era prevedibile.

In Rainbows più alto di Kid A, basta già questo dato a illuminare sulla serietà di questa classifica, distorsione storica pura.

Quel che salta agli occhi è la prevalenza schiacciante di dischi americani; guardian ormai completamente genuflesso ed ennesima riprova dell’ asservimento culturale agli USA, alla faccia di chi mi dice che amo inventare complotti. Wink
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zagor
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 11:45 am  Rispondi citando
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beh nei primi 20 nomi inglesi ce ne sono a iosa comunque ( due radiohead, due pj harvey, dizzie rascal, the streets, arctic monkeys e la winehouse persino prima lol)


boris johnson dovrebbe nominare morrissey ministro della cultura, vedi come ti mette a posto il guardian e tutti questi comunistacci che mettono i negri americani nelle classifiche...
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Cas
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 1:34 pm  Rispondi citando
Music God


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zagor ha scritto:

boris johnson dovrebbe nominare morrissey ministro della cultura, vedi come ti mette a posto il guardian e tutti questi comunistacci che mettono i negri americani nelle classifiche...


Va be' ma il problema non è mettere o non mettere i neri in classifica, piuttosto è la sovrarappresentazione della scena black che negli ultimi anni ha davvero raggiunti livelli spropositati.

Per dire, in una top 20 ideale anche io ci metterei Solange, Fka Twigs, Janelle Monae, West, Rihanna. Però dai, la classifica del Guardian, neri, bianchi o gialli, è proprio inguardabile.

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zagor
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 3:55 pm  Rispondi citando
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si la mia era una battuta

questa è considerata l' era dell' hip hop ( e derivati) c'è poco da fare ( io da vecchio rockettaro mi limito a essere indifferente), vedi anche in top ten nella classifica ci sono dizzie rascal e the streets, quindi non è neanche tanto una questione di nazionalità a mio avviso
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MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 4:38 pm  Rispondi citando
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zagor ha scritto:
si la mia era una battuta


eheheh mi è capitato recentemente di leggere dei commenti molto piccati contro chi si lamenta dell'eccessiva presenza black nelle classifiche, con tanto di accuse di nazismo et similia, quindi non si sa mai... Laughing

zagor ha scritto:
questa è considerata l' era dell' hip hop ( e derivati) c'è poco da fare ( io da vecchio rockettaro mi limito a essere indifferente), vedi anche in top ten nella classifica ci sono dizzie rascal e the streets, quindi non è neanche tanto una questione di nazionalità a mio avviso


secondo me c'è proprio un atteggiamento pregiudiziale (in positivo, in questo caso), partito da Pitchfork e diffusosi a macchia d'olio. Sarà per un senso di inferiorità della cultura pop europea? Per senso di colpa (penso al movimento Black Lives Matters e al suo impatto)? Non saprei, ma le classifiche di fine anno delle principali webzine parlano chiaro... dizzee rascal e the streets sono orgoglio british, invece.

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zagor
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 7:12 pm  Rispondi citando
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si, la tendenza pitchfork c'è e si è estesa anche sul passato, vedi michael jackson considerato alla stregua di bob dylan o bowie nelle loro classifiche Laughing
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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 9:36 pm  Rispondi citando
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È una tendenza che ha pure fondamenta solide, anche se un po' distorce la storia: la musica afroamericana non è "nera", è il prodotto di un mosaico di culture in cui l'elemento ritmico africano è preponderante e per lungo tempo rivoluzionario, ma certo non l'unico cardinale.

Diciamo che quanto sorto in America a cavallo tra '800 e '900 ha proprio cambiato il modo di pensare la musica, recentemente l'immane Rava mi ha detto che quel leggero sfasamento ritmico e l'uso originale proprio del ritmo hanno avuto impatto devastante su tutta la cultura (lui cita persino Beppe Fenoglio, oltre a tantissimo cinema, alla letteratura beat), impatto di cui avvertiamo ancora oggi l'onda lunga.

Per la prima volta, peraltro, le innovazioni sono arrivate dai ceti medio-bassi; lungi da me sfoderare la retorica della classe oppressa che si prende le luci della ribalta, ma se sfrondiamo il discorso da un po' di retorica che semplifica troppo le cose c'è un fondo di verità a mio avviso.

Poi appunto bisogna riconoscere che le varie realtà black hanno già origine ibrida e che si rimescolano di continuo, di fatto il sound che hanno originato è grigio e risente di una fortissima influenza anche europea, sin dagli albori.

Poi, ripeto, è anche vero che blues funk soul r'n'b moltissimo jazz fino a hip hop house techno sono fenomeni che germogliano in un contesto afro che però riporta la precisazione chiave di americano, cioè appunto radici nere che assorbono mille influenze culturali, storiche etc.. e anche tecnologiche diversificate e spesso non africane. Il loro impatto è stato devastante ed è ancora in divenire, l'hip hop nasce come subcultura di Bronx e Harlem e diventa il linguaggio dominante in Italia, Pakistan e Giappone, il jazz ha seguito lo stesso percorso e il rock lo ha compiuto a fortiori, forse ciò è dovuto a un mix di fattori pensabile solo in America (natura ibrida, originalità, diffusione a tappeto e quindi anche una sorta di colonialismo culturale, immediatezza del linguaggio, fisicità etc..).

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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Set 19, 2019 9:46 pm  Rispondi citando
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Aggiungo che forse Pitchfork ha esercitato una certa influenza, ma che il pubblico, la cultura e la critica italiane sono storicamente britannofile (il ruolo centrale della melodia e quello mitologico di Beatles, Stones, Pink Floyd, Queen, Led Zeppelin, poi Radiohead che sono gli unici degni di un certo status dopo il '90 presso il pubblico indie generalista; niente di lontanamente paragonabile oltreoceano, direi Springsteen e Dylan, forse), almeno lo erano in misura dominante sino all'avvento dell'hip hop che ha un po' sparigliato le carte anche in certo mainstream.

Poi ecco non è compensando con certi eccessi di blackismo che si rimedia

Laughing

Ma anche per questioni geografiche e di affinità culturale noi siamo sempre stati molto più orientati verso la Gran Bretagna a mio avviso, penso anche solo al successo del fenomeno progressive (ancora oggi Genesis o EL&P vantano stuoli di fans adoranti), internet ha contribuito a diffondere anche il controvangelo indie (con scaruffisimi al seguito), ma quella profondamente indie, che è cresciuta con i Beat Happening o i Fugazi, resta una ristrettissima minoranza.

Per l'ascoltatore generalista indie significa Stato Sociale e Thegiornalisti.


L'ultima modifica di FrancescoB il Ven Set 20, 2019 12:04 pm, modificato 1 volta

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