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<  Musica  ~  Cosa racconteremo di questi cazzo di anni... DIECI?
Lepo
MessaggioInviato: Ven Set 20, 2019 1:31 am  Rispondi citando
Utente Master


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contati alla veloce ci sono una settantina di dischi americani su 100...
Una dozzina di artisti da altri paesi, nè uk nè America
Ne restano una ventina scarsa per l’Inghilterra, comunque davvero pochi (pazzesco non abbiano inserito James blake che pure non amo alla follia ma è stato un artista influente in ambito alt r n b ).

Ma poi per non fossilizzarmi sempre sull’Inghilterra mi sembra scandaloso che non si sia trovato spazio per un album di Lorde... in particolare Melodrama è un gioiellino, ma anche il primo disco vale più di qualsiasi cosa partorita da Lady Gaga o Alicia Keys (!!!!).
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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Set 20, 2019 12:10 pm  Rispondi citando
Music God


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In effetti quello dell'assoluta centralità anglo-americana è un assioma che si potrebbe mettere in discussione, fermo restando che quel mondo esercita un'influenza preponderante e l'ha fatto soprattutto nel secolo scorso. Cioè, possiamo contestare che hip hop o jazz siano "superiori" alla musica classica del Vietnam o alla canzone napoletana, perché non esiste nulla di oggettivo sul punto, ma non possiamo contestare che hip hop e jazz hanno rivoluzionato il linguaggio e che:
- sono nati in America
- hanno cambiato tutto anche al di fuori della loro patria.

Sarebbe curioso indagare le ragioni di tali fenomeni, io credo che ce ne siano almeno due cruciali:

- originalità del discorso "ibrido" possibile solo in presenza di un mosaico di culture come quello sorto oltreoceano, c'è tantissima Europa nella musica americana e anche afroamericana, ma c'è anche tanta altra roba.

- potere economico e diffusione pubblicitaria: anche questi fattori non sono secondari, specie in un contesto come quello pop, rock e hip hop, in cui si crea anche il mito, il personaggio, "lo stile", e non si parla solo di musica.

Siete d'accordo? Credete che questa centralità esista ancora o che si tratti solo di un piano del discorso, di una convenzione che ci imprigiona tutti?

Condividete poi l'idea che pubblico e cultura ltaliani siano tendenzialmente orientati verso la Gran Bretagna?

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Cas
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 10:48 am  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:

Siete d'accordo? Credete che questa centralità esista ancora o che si tratti solo di un piano del discorso, di una convenzione che ci imprigiona tutti?



Sicuramente la questione economica e pubblicitaria fa il suo gioco: il pop è soprattutto un mercato, e una parte importante di questo mercato è quella relativa all'export.

Detto ciò la storia è storia, e i rimpalli tra Uk e Usa nella definizione del pop li conosciamo tutti. Direi però che la diffusione del pop praticamente ovunque sia cosa altrettanto assodata. Ora, che nel 2019 si giochi ancora alla battaglia Usa vs. Uk mi pare abbastanza ridicolo (per quanto quello rimanga il centro dell'Impero, nessuno lo nega). Insomma, possiamo accedere senza problemi - forse per la prima volta nella storia - a sonorità di ogni dove, ma spesso scegliamo di rinunciare a questa opportunità, preferendo assumere passivamente le categorie (di mercato) di qualche grande opinion leader. Peccato.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 12:18 pm  Rispondi citando
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Il tuo è un discorso interessante Cas, e anche complesso. Oggi indubbiamente abbiamo accesso ad archivi sterminati, tanto se parliamo di contemporaneità quanto se parliamo di passato (conosciamo molto meglio noi la musica del 1970 rispetto ai nostri genitori, credo).

In un quadro simile quale può essere la funzione della critica? Cioè, abbiamo ancora un senso o oramai è tutto talmente vasto, diversificato etc.. che parlare di critica diventa una sorta di arcaismo? Fortunatamente con il tempo sono andate non dico frantumandosi ma certo indebolendosi determinate categorie (penso a certa critica "impegnata" che ha rappresentato anche un fardello), ma allora ha senso analizzare un disco, un'opera, un movimento (per dire, si parla di una rigogliosa scena hip hop pakistana di cui ovviamente so meno di zero), o si riduce tutto al puro gusto?

E l'ideologia del gusto è davvero post-ideologica o ancora più castrante di quelle con una chiara impronta? Perdonate il mio continuo ricorso alla metacritica ma si sarà capito che in 'ste cose ci sguazzo e che secondo me la riflessione "epistemologica" è importante tanto quanto l'analisi critica in sé, e anzi di più perché evita di accomodarsi sulle convenzioni e su "ciò che funziona" senza interrogarsi su tutto il discorso che gli sta dietro. Forse mi sono semplicemente letto troppi testi post-strutturalisti che mi hanno mandato in tilt Laughing

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 12:24 pm  Rispondi citando
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Tornando a USA e UK, certamente la loro centralità è anche una questione di convenzioni e di colonialismo culturale, però rimane un fatto a mio avviso: la musica nata in America e poi spesso affinata nel paese che le è più affine in Europa è diventata la colonna sonora degli italiani, dei turchi, dei giapponesi.

E non è che a noi manchi un bagaglio musicale importante, anzi storicamente ben più vasto del loro sino a fine '800. Per me è anche un problema di modernità e originalità del linguaggio, degli strumenti, di ciò che la musica può fare e può dire: tantissimi musicisti hanno scelto strumenti sorti altrove per esprimersi, allontanandosi dalla loro tradizione "pura".

Il '900 in tal senso ha davvero rovesciato tutto e i meriti vanno tributati anche ai "colonialisti" anglo-americani, la cui cultura e più spesso controcultura ha rivestito un ruolo centrale nello svecchiare tutto e si è dimostrata molto più adatta a parlare del mondo e delle sue peripezie rispetto alla musica classica o a certe tradizioni europee od orientali. Questione anche di semplicità, senza dubbio, ma secondo me è proprio cambiata la funzione della musica e si è esteso a dismisura il novero delle cose che la musica può esprimere.

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Cas
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 1:30 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:

In un quadro simile quale può essere la funzione della critica? ... ma allora ha senso analizzare un disco, un'opera, un movimento (per dire, si parla di una rigogliosa scena hip hop pakistana di cui ovviamente so meno di zero), o si riduce tutto al puro gusto?


Secondo me ha più senso chiedersi come la critica può avere un senso oggi rispetto alla questione generale "ha un senso la critica?".
Il peso della critica è un riflesso del peso dell'oggetto che si vuole criticare. Oggi il pop è fortemente ridimensionato, o comunque personalizzato e individualizzato (fa parte di una delle tante componenti della costruzione culturale soggettiva e intersoggettiva). Quindi piuttosto che scrivere papelli su album astrusi forse ha più senso :
1) selezionare quanto di buono pensiamo possa esserci nella massa di materiale sfornata quotidianamente;
2) dare ragioni, anche e soprattutto legate al proprio mondo di riferimento, sul perché una certa opera è bella per noi. Da questo punto la costruzione della critica come momento narrativo e biografico può essere interessante e utile, perché ricollega la musica alla vita.

Ora, sul gusto non ho molto da dire, se non che è sempre stata questione di gusti, che però vanno ordinati e gerarchizzati nel processo di costruzione identitaria individuale e collettiva.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 2:31 pm  Rispondi citando
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È vero, ma credo che la regola dovrebbe valere ovunque, e così invece non è (ci eravamo già interrogati sui limiti della soggettività).

Per me però la critica può avere un senso se colloca, sistematizza ed analizza palesando gli strumenti e i "valori" che sta utilizzando. Ben venga la rottura delle certezze di valore, concetto che secondo me dovrebbe essere bannato perché trasforma critici esperti studiosi etc.. nei sacerdoti del gusto collettivo e soprattutto del "valore" (come se esistesse in sé e non fosse una nostra attribuzione o una questione relazionale), ma non credo si possa ridurre tutto a un'analisi puramente individualizzata, a puri e semplici consigli per gli acquisti (cosa che peraltro spesso si fa, correndo il più delle volte in soccorso dei vincitori).

Come ho già detto, io diffido di un critico che non mi rivela (indirettamente, non serve un proclama) da quale punto di vista anche valoriale sta analizzando un'opera e che soprattutto non la colloca in un quadro più ampio, non per stabilire gerarchie ma per capire come ci si sta muovendo e perché i Beatles o i Velvet Undergound hanno un ruolo (ripeto: ruolo, non valore) che mio cuggino e il suo disco non possono avere.

Se non operiamo in questo modo, per me diventiamo semplici fruitori un po' più colti della media, ma che si limitano a un'analisi più o meno approfondita o a dare consigli per gli acquisti.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 2:37 pm  Rispondi citando
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Ah, perfettamente d'accordo sull'idea di ordinare e di relazionare le cose (sennò appunto siamo semplici fruitori più preparati della media), meno sull'idea di gerarchizzare, perché implica che esista una gerarchia tra i valori e i parametri di giudizio, il che per me può anche essere vero, ma si tratta di una mia posizione puramente soggettiva, della mia percezione.

Per me le proposte che sfidano determinati limiti e che costringono l'ascoltatore a mettere in discussione le sue certezze anche in ordine a ciò che è bello o "valido" possono darti molto di più di opere puramente gradevoli, magari suonate meglio ma totalmente orientate ad assecondare il gusto di chi hanno davanti.

Ma si tratta chiaramente di una mia posizione personale perché non esiste alcuna gerarchia di questo tipo se non dentro la testa di chi vuole crearla.

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Cas
MessaggioInviato: Sab Set 21, 2019 5:16 pm  Rispondi citando
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Ok, stringendo stringendo però se parli di un disco (che ti piace) lo fai perché vuoi che altri lo ascoltino per una serie variabile di ragioni. Questo è l'importante: convincimi che un disco ha un senso, che ci sono anfratti nascosti che valgono la pensa di essere scoperti, che rispetto a un altro disco che pensavo essere superiore, questo è sopra di due spanne (ecc.). E poi, magari, raccontami qualcosa delle emozioni o del senso che ha per te: cosa ti evoca? a cosa lo associ?
Insomma: interessami.

Per tornare in tema ecco alcuni brani scelti della "scena" neo-psichedelica degli ultimi dieci anni.

https://open.spotify.com/playlist/3VP4YJCcPRX8wJdTHX1B3q?si=YsJ7spfCRhq85USkO-P0_Q

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 22, 2019 8:14 am  Rispondi citando
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Senza dubbio, però l'argomentazione deve esulare dal puro "mi piace", perché diversamente non facciamo niente da diverso dal fan di Laura Pausini per cui i suoi brani ricordano la rottura con l'ex fidanzata e allora sono un ricettacolo di emozioni Very Happy

Poi vero che dietro il reticolo dell'argomentazione anche storica scorre sempre l'adorazione, il feeling istintivo, il fatto che la musica "ti prende". Spiegare perché questo accada in termini razionali non è molto semplice, dato che l'amore non è un fattore illustrabile in questo modo.

Io comunque trovo interessanti anche e soprattutto le recensioni che provano a rivelarmi aspetti di un disco che fatico a cogliere al primo impatto, che mi costringono a forzare i miei limiti, e per fortuna su SDM ne ho trovate a bizzeffe. Poi non sempre ci riesco a amen, fortunatamente non siamo tutti uguali, ma ho comunque qualche strumento in più a disposizione.

Ecco, non so se condividi Cas, ma la chiave forse sta lì: provare a fornire degli strumenti in più e a sistematizzare, collocare, e quindi nella misura in cui è possibile a tradurre in parole il rapporto emotivo con la musica.

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MessaggioInviato: Dom Set 22, 2019 8:51 am  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
Senza dubbio, però l'argomentazione deve esulare dal puro "mi piace", perché diversamente non facciamo niente da diverso dal fan di Laura Pausini per cui i suoi brani ricordano la rottura con l'ex fidanzata e allora sono un ricettacolo di emozioni Very Happy
...
Ecco, non so se condividi Cas, ma la chiave forse sta lì: provare a fornire degli strumenti in più e a sistematizzare, collocare, e quindi nella misura in cui è possibile a tradurre in parole il rapporto emotivo con la musica.


Ok, però tutto parte da un "mi piace". Le giustificazioni, le analisi estetiche, le contestualizzazioni sono posteriori, giustificative di questo mi piace (per quanto una mente educata e abituata a leggere la musica in una certa maniera integri questi elementi nella formazione del gusto). Quando assommi ragioni su ragioni stai cercando di dare una struttura al tuo mi piace con l'obiettivo di convincere altri delle tue preferenze (a meno che tu non sia un solipsista che scrive solo per se stesso).

Detto questo, la maggior parte delle recensioni che leggo in giro sono assolutamente noiose, pedanti, incapaci di contestualizzare, di allargare il campo, di aprirsi a ambiti che vanno oltre la descrizione commerciale. Inizio a non leggere più i critici, se devo proprio dirla tutta.

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MessaggioInviato: Dom Set 22, 2019 9:03 am  Rispondi citando
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Sì sì sono d'accordo, del resto se non provassimo puro e semplice piacere con l'ascolto - ora più fisico e "immersivo" (cito Mauro), ora più "frontale", "sovrastrutturale" o semplicemente incline a colpire cervelli e orecchi più allenati a un determinato suono - non avrebbe senso parlare di musica.

Ecco, l'orecchio e il cervello sono elastici e si possono allenare, 14 anni fa io non avrei apprezzato Anthony Braxton mentre oggi mi risulta un ascolto tutto sommato "normale", questo per me significa:
- che esistono affinità inconsce, cioè a me quel tipo di musica proprio piace e dice qualcosa, mi sento affine a quell'universo estetico, a quel panorama a un livello di cui forse non sono del tutto neppure consapevole;
- che queste affinità si evolvono, si allenano, si ampliano e si diversificano.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 22, 2019 9:11 am  Rispondi citando
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Ah, il limite critico che fotografi con precisione secondo me esiste: un buon 80% delle recensioni che leggo fuori da SDM sono l'elogio ridondante del proprio gusto ed ego.

Se è vero che il piacere è fondamentale, come hai giustamente detto è importante anche l'analisi e pure la contestualizzazione, diversamente si tratta davvero solo di giustificare i propri gusti, ora male ora bene. Il problema è forse anche di preparazione, come ho scritto io non parlo di britpop in una recensione perché non ho la cultura per farlo, a volte ho sconfinato ma non so se lo rifarei oggi, quando non ho gli strumenti sono più saggio se mi limito a un "mi piace/ non mi piace", credo sarai d'accordo anche tu. Già nel jazz non ho tutti questi strumenti rispetto a molti critici ma almeno ho migliaia di ascolti, una ventina di letture (da enciclopiedie a monografie a trattati sui vari filoni) e diversi concerti, quindi quantomeno so come muovermi.

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Cas
MessaggioInviato: Dom Set 22, 2019 1:24 pm  Rispondi citando
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Disco da ricordare e conservare.

L'ho riascoltato dopo un po' e devo dire che in quanto a creatività e follie compositive qui siamo a livelli molto alti. Gemma psichedelica che forse viene eguagliata solo da certe atmosfere della Miley Cyrus del 2015.

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MessaggioInviato: Lun Set 23, 2019 9:07 am  Rispondi citando
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Lavoro in cui sono entrato a fatica, ottimo ma non mi ha fatto impazzire. Proverò a recuperarlo.

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