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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Nov 24, 2019 8:32 am  Rispondi citando
Music God


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Sicuramente influisce anche il contesto in cui sei cresciuto, certo non si parla di determinismo, ma qualcosa c'è e soprattutto pesa la relazione tra il tuo modo di essere e questo contesto.

Potrebbe anche essere una questione di ignoranza e uso se possibile il termine in un'accezione positiva, se mai esiste Laughing

Cioè Cobain aveva a disposizione una gamma di strumenti relativamente ridotta (la tradizione pop-rock nei limiti in cui poteva conoscerla, il punk e l'hardcore, il metal dei Melvins, i Black Sabbath) e ha saputo utilizzare questi strumenti in termini enormemente espressivi (e questa cosa per me non si insegna) ancorché fosse molto limitato sul piano della tecnica (e questa invece puoi apprenderla e migliorarla con il tempo). Se fosse nato a Milano in una famiglia benestante e avesse studiato al conservatorio forse sarebbe diventato un musicista migliore in senso classico, anzi sicuramente l'avrebbe fatto, ma si sarebbe espresso in termini diversi e con finalità diverse.

Naturalmente, un musicista classico troverebbe i suoi intervalli, le sue melodie etc.. molto semplici se non banali, e probabilmente avrebbe ragione. Ma questo significa che nel suo caso la capacità espressiva trascende i limiti ed è appunto una forma di talento misteriosa.

Poi come detto le cose non si escludono, Mingus o Hendrix o i Talk Talk sono fenomenali su entrambi i terreni di gioco.

In ambito letterario forse è più difficile prescindere dal mezzo tecnico (se non hai un minimo di dimestichezza con la scrittura non puoi produrre qualcosa di rilevante), però non credo che la differenza stia nella natura "referenziale" dell'arte.

L'amico di cui parlavo sosteneva appunto che nel cinema o nella letteratura puoi misurare "il valore" perché parlano di qualcosa, mentre nella musica no, la musica non parla di nulla in modo diretto, non è "referenziale", quindi puoi misurare solo la tecnica per quello che vale poi dire mi piace/non mi piace. Tu che ne pensi? Io non riesco a essere del tutto d'accordo anche se posso capire il ragionamento, molto diffuso in ambienti filosofici e accademici.

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Cas
MessaggioInviato: Dom Nov 24, 2019 10:21 am  Rispondi citando
Music God


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FrancescoB ha scritto:

L'amico di cui parlavo sosteneva appunto che nel cinema o nella letteratura puoi misurare "il valore" perché parlano di qualcosa, mentre nella musica no, la musica non parla di nulla in modo diretto, non è "referenziale", quindi puoi misurare solo la tecnica per quello che vale poi dire mi piace/non mi piace. Tu che ne pensi? Io non riesco a essere del tutto d'accordo anche se posso capire il ragionamento, molto diffuso in ambienti filosofici e accademici.


Non sono troppo d'accordo nemmeno io. Anzi, in realtà vedo molti legami tra tutti i campi artistici tirati in ballo: la tecnica spesso è una scusa per chi non riesce a prescindere da significati netti ed espliciti. La tecnica non piace, la tecnica fa, sviluppa, struttura. Poi c'è dell'altro, in ogni arte.

La musica, per come la vedo io, riesce a essere anche più espressiva e referenziale del cinema, suscitando istintivamente immagini e favorendo un discorso sinestetico (il suono è caldo, colorato, oppure ombroso, scuro, il basso è tondo, grasso, corposo, la chitarra è tagliente, gli elementi fraseggiano, la composizione produce un suo discorso, ecc...). E poi vale il discorso di prima: nella musica, come in ogni altro campo artistico, bisogna tenere conto di una miriade di elementi pratici legati all'esecuzione (come si suona uno stesso pezzo, come ci si atteggia verso la tecnica - la si ostenta o la si nasconde?), alla presentazione (le scelte estetiche, di linguaggio....), alla distribuzione... Insomma, non è così semplice...

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Dom Nov 24, 2019 10:23 am  Rispondi citando
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Io penso (scusate se mi intrufolo) che nell'Arte, quindi nello specifico anche nella musica, contino molto di più il messaggio e lo scopo della mera tecnica.

Credo che ogni musicista rappresenti un tema secondo la sua sensibilità, la sua ispirazione del momento (che può essere quella di una vita intera ma anche no). Se è un grande artista, riesce ad esprimere eccellentemente questi "concetti" (sia "di parole" ma anche puramente musicali) con la molta o poca tecnica.

Qualche bellissimo esempio: il Male di vivere (da prendere in senso ampiissimo).
I Metallica di "Master of Puppets" esprimono con sopraffina tecnica, dove nulla è fuori posto; pur con il suo quoziente di violenza, sembra musica da camera.
I Jesus Lizard di "Goat" fanno qualcosa di più strano, ma anche più originale: si affidano a partiture strumentali squadrate e calibrate al massimo, ma ricoperte dai fiotti di bile sconnessi (apparentemente?) di David Yow.
I Germs di "GI" invece suonano tutti allo stato brado; o hanno poca tecnica, o rivoluzionano brillantemente il modo di suonare il rock n roll.
Questi tre album sono sicuramente fra i capolavori della musica rock, ma hanno "salti di tecnica" grandi. Secondo me il grande critico (inteso anche come l'ascoltatore critico) è colui che sa riconoscere quando l'alto tasso tecnico è un fattore positivo che innalza la qualità della proposta musicale, e quando invece serve solo a coprire la mancanza di ispirazione; o quando la "scarsa" tecnica banalizza la musica, e quando invece la nobilita iniettando quella dose di originalità/sincerità/personalità che permette magari ad un intero genere di rifondarsi.

Tutto questo però solo un critico serio lo sa distinguere, mia madre coi Germs saprebbe solo dire "sono sgradevoli e non sanno suonare" e che Mick Jagger "canta male".

Aggiungo una cosa di cui sono assolutamente convinto:
Giudicare la musica solo dalle note, dalle melodie e dalla struttura, ignorando il contesto e "il perché" della suddetta, la svilisce ed è del tutto irrispettoso nei confronti di chi l'ha composta
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Nov 24, 2019 10:58 am  Rispondi citando
Music God


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Cas ha scritto:
FrancescoB ha scritto:

L'amico di cui parlavo sosteneva appunto che nel cinema o nella letteratura puoi misurare "il valore" perché parlano di qualcosa, mentre nella musica no, la musica non parla di nulla in modo diretto, non è "referenziale", quindi puoi misurare solo la tecnica per quello che vale poi dire mi piace/non mi piace. Tu che ne pensi? Io non riesco a essere del tutto d'accordo anche se posso capire il ragionamento, molto diffuso in ambienti filosofici e accademici.


Non sono troppo d'accordo nemmeno io. Anzi, in realtà vedo molti legami tra tutti i campi artistici tirati in ballo: la tecnica spesso è una scusa per chi non riesce a prescindere da significati netti ed espliciti. La tecnica non piace, la tecnica fa, sviluppa, struttura. Poi c'è dell'altro, in ogni arte.

La musica, per come la vedo io, riesce a essere anche più espressiva e referenziale del cinema, suscitando istintivamente immagini e favorendo un discorso sinestetico (il suono è caldo, colorato, oppure ombroso, scuro, il basso è tondo, grasso, corposo, la chitarra è tagliente, gli elementi fraseggiano, la composizione produce un suo discorso, ecc...). E poi vale il discorso di prima: nella musica, come in ogni altro campo artistico, bisogna tenere conto di una miriade di elementi pratici legati all'esecuzione (come si suona uno stesso pezzo, come ci si atteggia verso la tecnica - la si ostenta o la si nasconde?), alla presentazione (le scelte estetiche, di linguaggio....), alla distribuzione... Insomma, non è così semplice...


Quoto, anche perché il mio amico parte dall'assunto che gli strumenti della musica non abbiano un "significato", ma non capisce che la stessa cosa vale anche per la letteratura, il cinema o la pittura.

Cioè un disfemismo o sonetto cosa significano, in tal senso?

D'altra parte, possono essere decisivi sul piano estetico esattamente come una dissonanza o le scelte armoniche, ma ragionare come fa il mio amico (che mi dice di riportare opinioni consolidate in ambito filosofico) rischia di traslare tutto sul piano del "significato", dell'oggetto cui ti riferisci. E anche lì l'asino casca perché Fellini che mi mostra dei ragazzini che si menano l'uccello cosa mi sta rappresentando di tanto significativo, a cosa si sta riferendo, perché la sua arte è "misurabile" in quanto referenziale?

Boh, forse questa persona mi ha riportato certe opinioni in modo semplicistico, perché mi sembrano attaccabili su più fronti e molto parziali, sia nell'analisi formale, storica e tecnica (che rimane la base di una seria analisi estetica, e qui so che siamo totalmente d'accordo) che sul piano più semantico.

In sostanza: se la musica non è misurabile perché non è referenziale, la cosa vale per tutto il resto della produzione artistica, salvo credere che il loro "valore" stia negli oggetti cui si riferiscono, cosa su cui non sono d'accordo.

Poi come giustamente dici anche la musica rappresenta in modo chiaro determinate situazioni e certi stati d'animo, abbiamo una base comune su cui ragionare e sappiamo dire se una canzone punta sulla melodia e su come è impostata questa melodia, e sappiamo dire che un disco dei Pelt non punta sulla melodia e rappresenta qualcosa in modo diverso, indi anche la musica a sua modo è referenziale.

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