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<  Musica  ~  Ho trovato su Internet una pagina che parla dei Beatles.
Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Lun Gen 20, 2020 11:50 am  Rispondi citando
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Ho trovato su Internet una pagina che parla dei Beatles.
http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2005/02/196629.shtml
Articolo, scritto sicuramente da un estimatore dei "Fab4", che fondamentalmente vuole essere una risposta al celebre articolo, dalle tesi non proprio tenere, che il critico Piero Scaruffi dedica loro - più avanti posterò il link in questione. Siccome i Beatles sono probabilmente il complesso più celebre e celebrato del '900 (occupano saldamente la prima posizione nella classifica degli artisti più grandi di sempre secondo la rivista "Rolling Stone" - come si possa dare ascolto ad un elenco che pone i Beach Boys novanta posizioni sopra ai Talking Heads fatico a comprenderlo, ma tant'è), siccome le argomentazioni dell'autore della pagina sono tutt'oggi più o meno le tipiche del fan medio, vuoi per curiosità vuoi per soddisfazione personale mi sono messo a... controbattere. Paragrafo per paragrafo. Visto che ormai gli anni '60 - l'epoca dei Beatles insomma - li conosco come le mie tasche ed è difficilino di riuscire a fregarmi.
Ho scritto questo contro-articolo anzitutto per me stesso, per riderci un po' su. Per chi lo leggerà oltre a me, se è un intenditore, si aspetti di leggere anche alcune banalità, cose che già sa benissimo. I perfetti "profani" non abbiano invece timore di ascoltare le varie canzoni e i tanti album che man mano vengono nominati dall'autore della pagina o da me - è tutta cultura, e roba che alla televisione non insegnano mai.
I dati di vendita non mi interessano minimamente. I Ventures vendettero e vendono tutt'ora (grazie alle varie ristampe) infinitamente di più dei Don Caballero; non mi sogno tuttavia di paragonare i primi ai, grandi, secondi. Un utente del web faceva notare come la saga di Harry Potter vende molto di più di Leopardi, Manzoni, Foscolo e Pascoli messi assieme, eppure nei licei, nelle università e nei seminari di letteratura non si studia la prima ma i secondi. Sono d'accordo - ovviamente è corretto far notare come H.P. sia troppo recente per essere adeguatamente storicizzata, mentre gli altri sì; era per fare un esempio.
Non perdo altro tempo: l'articolo è scritto in corsivo, le mie considerazioni sono a caratteri normali. Buona lettura.

P.S.: Mi sono reso conto che recentemente la pagina che ospitava la seconda parte dell'articolo è scomparsa dalla rete. Qui è però riportata nella sua interezza. Ovviamente non l'ho modificata in nessun modo, anche se ahimè, ormai questo non posso più provarlo.

P.P.S.: Ci metto la mano sul fuoco che questo articolo l'ha scritto l'utente (ex utente?) RobertS. Ne sono certo, è lui: dai toni, dai discorsi, dalle frasi che usa, è inconfondibile, non ho dubbi.

Oltre 40 anni di Beatles e per qualcuno non sono serviti...
“Love me do”, primo storico singolo firmato Lennon-McCartney, compie quaranta anni: tutti sembrano associarsi in un peana collettivo innalzato alle opere del quartetto di Liverpool, ma invece c’è ancora chi mugugna…
P. Scaruffi, del quale vi consiglio sinceramente di visitare il sito www.scaruffi.com, è un critico musicale molto attento e meticoloso col quale condivido molte passioni.
Purtroppo su alcuni argomenti ci dividiamo inesorabilmente: nel suo sito infatti i Beatles sono annoverati come gruppo più sopravvalutato di tutti i tempi ed a suggello di questa impopolare tesi vi è una lunga retrospettiva sulla band di Liverpool alla quale vi rimando.
Ora, tutti sanno che è legittimo avere e difendere i propri gusti ed opinioni, ma è pur vero che non ha alcun senso scatenare crociate contro chi ha credenze diverse; io non amo affatto i Led Zeppelin o i Rolling Stones, tanto per fare un esempio, potrei benissimo motivare la mia scelta con affermazioni anche dure, ma non mi sognerei mai di volerne ridicolizzare l’opera che è comunque degna di tutto il mio rispetto e attenzione.
Vorrei dunque in questa sede correggere una lunga serie di affermazioni date per certe, e che per me altro non sono che menzogne e mistificazioni, che compaiono nel testo preso in esame.
Resta sottinteso che Scaruffi potrà contraddirmi come e quando vorrà, nella logica democratica del dibattito.


Francamente, l'opera dei Rolling Stones non necessita della tua approvazione. I Rolling Stones inventarono e portarono a compimento il blues-rock, un'alchimia musicale che lasciò uno stampo indelebile su decine di complessi rock a venire, dai Led Zeppelin agli AC/DC, dai Guns N' Roses ai Nirvana passando per Aerosmith, Jane's Addiction e tanti, tanti altri - non si parla certo di band di infimo spessore; le loro intuizioni impiegheranno almeno due/tre decadi per essere del tutto assimilate dall'ambiente rock e potersi dire "superate". Basta e avanza per considerarli uno dei complessi più importanti e influenti di sempre.
I Led Zeppelin, che appunto furono tra i loro "allievi", fecero per lo più folk-blues ma incarnarono per primi anche una forma matura, definita, di hard-rock ("Communication Breakdown"). Aggiungo che ogni singolo componente di Rolling Stones o Led Zeppelin fu in prospettiva un musicista ben più competente e importante dei rispettivi "Beatlesiani" (Jagger/Plant vs McCartney-Lennon al canto, Watts/Bonham vs Starr alla batteria eccetera), ma queste sono ovvietà (lo sono?).

L'articolo di Piero Scaruffi (https://www.scaruffi.com/vol1/beatles.html, e https://www.scaruffi.com/vol1/beatles2.html) comprende opinioni e fatti; gli si possono contestare le opinioni, ma non i fatti. In questo contro-articolo cercherò quindi anche di capire se si sta contestando qualcosa di effettivamente "contestabile", oppure no.
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Il testo si apre con una serie di considerazioni di carattere generale che preferirei qui non prendere in esame per concentrarmi sulle questioni più prettamente tecniche.
Si afferma ad esempio che “I Beatles erano [tecnicamente] la quintessenza della mediocrità”: certo, nessuno dei quattro era nel 1962 un virtuoso,ma quali gruppi allora potevano vantare virtuosi nelle loro fila?
I Beatles hanno badato a creare un suono personale e riconoscitivo che via via hanno provveduto a modificare con sempre maggiori raffinatezze.
Va pur aggiunto a ciò che la slide guitar di George Harrison ha influenzato moltissimi chitarristi, che il basso di Paul McCartney è spesso protagonista di esecuzioni di inarrivabile originalità (e le premesse Wilsoniane –che pure c’erano- sono state ampiamente superate) e che il drumming di Ringo Starr,troppo spesso bistrattato, regali momenti di reale creatività e nella ricerca del suono e nella scelta dell’accompagnamento (Rain,Come Together e l’elenco sarebbe lunghissimo).
Di John Lennon è inutile dire qualcosa; basterebbe la sua voce per elevarlo al di sopra di qualunque altro songwriter.


Premesso che i Beatles virtuosi non lo sono mai stati, ricordo che la loro carriera va fino al 1970; e dal '62 al '70 di grandi singoli musicisti rock ce ne sono stati diversi, tra cui anche virtuosi - ma è pur vero che nel rock non sempre chi è più elevato tecnicamente è da ritenersi più importante.

Affermare che "la slide guitar di George Harrison ha influenzato moltissimi chitarristi" è impreciso se non inquietante: la tecnica della slide guitar era già eseguita perfettamente da Blind Willie Johnson, Robert Johnson e i tanti altri grandi bluesman afroamericani decenni prima dell'avvento dei Beatles, e George Harrison non migliorò o personalizzò in alcun modo tale tecnica. Com'è possibile definirlo "chitarrista influente"?

Paul McCartney fu il più grande bassista del Merseryside, di per sè non un gran risultato, però McCartney scrisse davvero linee di basso notevoli per il pop del periodo. Questo invero lo riconosce anche Scaruffi, tanto che lo considera tra i grandi bassisti rock degli anni sessanta (non è un dettaglio). Volerlo porre in un olimpo di inarrivabili è una forzatura enorme, non si sta parlando né di un Jaco Pastorius né di un Tony Levin; ma l'ultima cosa che voglio è screditare McCartney come bassista, era molto bravo e merita tutto il bel riconoscimento che ha.

Ringo Starr fu un batterista nella media, se ne parla solo perché fu membro dei Beatles, come probabilmente si parla di John Densmore solo perché fu membro dei Doors - tra l'altro non sono certissimo che Starr sia stato un batterista più grande di Densmore. Tuttavia sono d'accordo che sia un sottovalutato, anzi ha spesso creato accompagnamenti che pochi batteristi pop sarebbero stati in grado di proporre.

E' infine una tua personalissima opinione che la voce di John Lennon lo ponga al di sopra di qualunque altro cantante, considerato che nei sessanta girava gente come Roger Daltrey, Mick Jagger, Eric Burdon, Gerry Roslie, Steve Winwood, Don Van Vliet, Jim Morrison, Robert Plant, Roger Chapman, John Fogerty (questi ultimi tre compaiono più che altro a fine decade), o e consideravi "cantautore" nel senso più stretto, potrei citare Bob Dylan (sì, bando alle ciance, era un grande cantante), Fred Neil, Tim Buckley, Van Morrison.
Una volta considerati tutti questi cantanti, è più che legittimo continuare ad amare John Lennon ma bisognerebbe anche riconoscere che ognuno di loro ebbe un ruolo almeno importante quanto quello di Lennon nella invenzione/definizione di un proprio stile di canto.
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Addentrandosi nella lettura salta subito agli occhi un falso clamoroso: il pur bravo manager (improvvisato,occorre dire) Epstein non è affatto l’inventore della capigliatura a caschetto che infatti cominciò ad essere sfoggiata dai quattro ad Amburgo grazie all’allora fidanzata del primo bassista del gruppo, Stu Sutcliffe,la fotografa Astrid Kirchherr.
I Beatles inoltre non hanno mai preteso di suonare rock’n’roll sporco alla Little Richard,forse lo avranno pensato ai loro esordi,ma in seguito hanno progressivamente cercato di evolversi da quella forma che già allora rileggevano con ironia e sana leggerezza.


Non ho nulla da obiettare, anche perché la capigliatura a caschetto non ha rilevanza in un discorso musicale, anche perché gli album "immaturi" dei Beatles - parlo di Please Please Me e With the Beatles del '63 e Beatles for Sale del '64 - sono in fin dei conti mediocrissimi, annacquati da un sacco di cover e da molti riempitivi - questo non lo dico io, ma ogni critico serio sulla faccia della Terra, d'altronde è normale che sia così visto che allora i Beatles erano perennemente a fare concerti dappertutto.

La leggerezza con cui rilessero il rock 'n' roll dei neri, da diversi punti di vista fu appunto "leggera", ma non fu "sana". I Beatles - e gli altri cento complessini del Merseryside che facevano la stessa cosa - facendo a loro volta rock 'n' roll nei fatti lo decontestualizzarono, e quindi privandolo dello status di musica "alternativa" lo resero commercialmente appetibile alle masse bianche: questo rese innocua la musica elettrica (e nera) da eversiva qual'era. E' innegabile che il successo dei primi Beatles spinse moltissimi musicisti ad iniziare a suonare e i discografici a mettere sotto contratto molti complessi, ma questo è un fatto che esula del tutto dall'aspetto musicale della faccenda - siccome all'inizio, più che altro, scopiazzarono il rock 'n' roll nero impastandolo di Everly Brothers per creare canzoncine innocue, radio-friendly, effimere. Ma su questo punto avrò occasione di ripetermi.
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Affermare che “i complessi dell’epoca [1963-1964] erano spalleggiati da arrangiamenti complessi e quasi classici” è assolutamente falso: si trattava nella migliore delle ipotesi di arrangiamenti appesantiti e mielosi,oppure di strutture egualmente semplici,ma molto più scontate e destinate all’usura del tempo.

Qui secondo me te e Scaruffi usate parole diverse per intendere la stessa cosa. C'è però da fare un appunto: anche i Beatles in quel biennio adottavano spesso arrangiamenti nella media e soggetti all'usura del tempo, loro come tutti gli altri complessini di musica leggera. La loro maturità come arrangiatori, o meglio, la maturità di George Martin come produttore, arriverà fra qualche anno. Insomma, non vorrai mica convincermi che Please Please Me, With the Beatles e Beatles for Sale siano invecchiati bene! Basta farsi un ripassino delle hits melodiche all'inizio dei anni sessanta (pagine come https://digitaldreamdoor.com/pages/bg_hits/bg_hits_60.html, https://digitaldreamdoor.com/pages/bg_hits/bg_hits_61.html e https://digitaldreamdoor.com/pages/bg_hits/bg_hits_62.html "rinfrescano" bene la memoria) per rendersi conto che i Beatles, almeno per ora, non offrirono realmente "qualcosa di più". Sono di colpo diventati celeberrimi solo a causa della Beatlemania architettata da Epstein nel '63 - il fatto che in seguito dimostrarono capacità melodiche superiori alla media è un altro discorso, a conti fatti, "all'inizio" non fu così.
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Il disco “A hard day’s night” rappresenta già una pietra miliare per un gruppo –occorre ricordarlo-eternamente in tournè, obbligato a incidere continuamente: in esso vengono già affrontati una gamma di stili invidiabile con maggiore consapevolezza: “If I fell” è una ballata che, non a caso ,non sfigura affatto su un recente album di Adrian Belew.
Il singolo “I feel fine” è il primo pezzo in cui compare il feedback in maniera gratuita e disturbante,gli Yardbirds (pace all’anima loro) proprio non c’entrano nulla, come non c’entrano nulla col sitar suonato da Harrison stesso su “Norwegian wood”, ballata di Lennon appartenente al periodo Dylaniano di quest’ultimo (perché i Beatles, lungi dal copiare qualcuno, hanno anche debiti compositivi nei confronti di altri).
Il brano “Day tripper” solo in malafede può essere definito “una patetica risposta a “Satisfaction” degli Stones e “You really got me” dei Kinks”; il fatto che sfoderasse uno dei riff più noti della carriera beatlesiana (avara di questo genere di stereotipi che a Scaruffi piacciono molto, evidentemente) non significa affatto che quella fosse una canzone rock intesa in senso classico. In realtà il brano ha un suo sviluppo coerente che lo distanzia dalla “maniera” del periodo e sono semmai i brani succitati a sembrare appartenenti ad un’altra era geologica (può essere divertente il fatto che più di un amico mi ha sempre citato “Satisfaction” come se fosse contemporanea a “I saw her standing there” dei Beatles datata 1963…Ahimè siamo qui nel 1965!)


Sì, A Hard Day's Night è il primo album dei Beatles meritevole di un minimo di attenzione - piuttosto per "A Hard Day's Night" e "I Should Have Known Better" che per una mielosa e soporifera ballad com'è "If I Fell" e le tante altre canzoni sciocchine che contiene. Certo che parlare di gamma di stili invidiabile per tale LP è decisamente fuorviante, come d'altronde per ognuno degli album "rock" del '64, non ce n'è alcuno di davvero significativo in quell'anno (più o meno sono tutti "di transizione"); fatta questa premessa, si può asserire che A Hard Day's Night riesce a distinguersi benino nella mischia - farei però anche notare come All Summer Long (Beach Boys) e In the Hollies Style (Hollies) non abbiano poi sto granché da invidiare all'album dei Beatles, sta all'ascoltatore metterli nell'ordine che preferisce.

Scaruffi nella sua scheda afferma che gli Yardbirds e prima di loro Johnny Guitar e Willie Johnson usarono feedback da prima di "I Feel Fine". Non so se è vero perché non me ne intendo; non so insomma se nella storica "Space Guitar" o in altre tracce sia in effetti riscontrabile un effetto di vero e proprio feedback, oltre al "reverb"; preferisco lasciare la parola a chi ne sa. Afferma poi che Yardbirds e Kinks usarono il sitar in una canzone prima di "Norwegian Wood"; questo è incontestabile (gli Yardbirds in "Heart Full of Soul", con Beck che imita il sitar con la chitarra, ma per chi non fosse soddisfatto ne avevano registrata anche una versione con il sitar vero e proprio; i Kinks con "See My Friends").
Sono tutto sommato quisquiglie: "I Feel Fine" è comunque notevole per il salterello di chitarra orecchiabile e per il costrutto armonico, i due secondi di feedback all'inizio sono solo una piccola eccentricità - il primo feedback "controllato" e "serio" sarà piuttosto nella "The Ox" di Townshend; come "Norwegian Wood" rimane un gioiellino del pop del periodo - ciò non toglie che "See My Friends" sia incontrovertibilmente uscita mesi prima.

Ma certo che i Beatles hanno debiti compositivi nei confronti di altri! I loro impasti vocali risentono enormemente di complessi alla Everly Brothers (capostipiti di quello stile), le decine di gruppi vocali femminili e i primi Beach Boys, e ovviamente risentirono dello stile gioviale e ottimista di Buddy Holly. Che poi Dylan abbia influenzato Lennon (e cento altri) è altrettanto corretto, d'altronde è forse il cantautore più influente di tutti i tempi (anche se nel caso specifico di "Norwegian Wood" ci sento più un Donovan).

Non condivido invece affatto la polemica "canzoni invecchiate male". "You Really Got Me" (agosto '64) è la prima canzone rock con un riff di chitarra definibile come "decisamente aggressivo" (e viene indicata da più o meno tutta la critica internazionale come il principale punto di partenza per l'hard-rock e l'heavy-metal), mentre "Satisfaction" (giugno '65), oltre che vantare un altro riff a dir poco memorabile, è tra le prime grandi canzoni rock di protesta generazionale (sì, è venuta prima anche di "My Generation"). C'è poco da scherzare, questi brani hanno fatto la storia, e ovviamente furono all'epoca novità assolutamente intriganti. Quindi "sembrano provenire da un'altra era geologica" e "costituiscono la maniera del periodo" sono conclusioni irrispettose e del tutto anti-storiche. Se malignamente ti riferisci ai riff di "You Really Got Me" e "Satisfaction" come a degli stereotipi, io potrei affermare che lo furono piuttosto le armonie vocali dei Beatles, e puoi star certo che avrei venti volte più ragione io di te. "Day Tripper" (dicembre '65) oltre che essere stata pubblicata mesi e mesi dopo le due citate è una canzone ininfluente non solo nella storia del rock, ma anche in quella dei Beatles; il paragone non può reggere, appare piuttosto ridicolo.
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Liquidare “Tomorrow never knows” come “un altro brano psichedelico” (…ohibò: ce n’erano stati altri prima?) è negare l’importanza assoluta di questa composizione, citata da moderni ensemble elettronici come gli Ulver, e riproposta nell’ultimo live act dei King Crimson ,che rappresenta il primo pezzo trance in assoluto, in cui si cita (non erano in molti a farlo allora…) Il Libro tibetano dei morti nella versione di Timothy Leary.
“Love you too” di Harrison non è un semplice brano orientaleggiante, ma un vero e proprio pezzo di musica classica indiana suonato con musicisti del luogo:I Rolling Stones usarono le tablas più di un anno dopo e il risultato fu, qui davvero,patetico.
Le ballate di Lennon e McCartney nell’album in questione, “Revolver”, sono un caleidoscopico inventario di emozioni e genialità. Si tratta di un lavoro fondamentale che nulla ha da spartire con il pur meraviglioso Dylan di “Blonde on Blonde” .
Quali possono essere le intuizioni rivoluzionarie in sede di arrangiamento di quell’album?
“Blonde on Blonde” resta il capolavoro del più grande cantautore di tutti i tempi: non è poco, ma non sarà mai abbastanza quanto il vortice sonoro dell’album Beatlesiano.


Premessa: a mio parere Revolver è l'album più importante della carriera dei Beatles, cioè forse quello più innovativo ed influente sulla scena. Quel che è certo è che rappresenta un notevole salto di qualità rispetto ai loro lavori precedenti, che anche nei casi migliori erano danneggiati da troppi riempitivi (e sarebbe anche ora che il mondo lo riconoscesse, ma non insisto). Vanta un bel pugno di brani da antologia, un notevole eclettismo e un'ammirevole capacità di sintesi: caratteristiche che lo rendono uno dei migliori album rock del '66; uno dei migliori ma sicuramente non il migliore, in quanto viene largamente superato dal Freak Out! delle Mothers of Invention e dal Blonde on Blonde di Bob Dylan - e non intendo stare a spiegare perché questi due capolavori siano superiori a Revolver, diciamo lo dò come postulato. Non è però geniale quanto l'immensa pubblicità che gli è stata fatta possa far credere: il suo girare a vuoto in diverse canzoni gli fa di fatto perdere l'occasione storica.

Tornando al paragrafo: "Tomorrow Never Knows" è sicuramente uno dei massimi capolavori dei Beatles e di Martin e un'importante pietra miliare della neonata psichedelia. Psichedelia che comunque appunto era già nata (presumibilmente nell'aprile del '65 con la cover "Mr. Tambourine Man" dei Byrds. O forse con l'originale di Dylan?) e che già aveva dato importanti sviluppi con i seminali collage di "The Return of the Son of Monster Magnet" delle Mothers of Invention e "Virgin Forest" dei Fugs, entrambe di 10 e passa minuti. Forse è citata di più "Tomorrow Never Knows" perché è più breve (3 minuti), quindi più "comoda", non lo so; sul fatto che sia la prima canzone trance in assoluto nutro serissimi dubbi, ma che sia un capolavoro non lo nego. Il fatto che essa citi il libro dei morti di nonsoché chiaramente è poco rilevante.

Gli Stones "patetici"? Quali, quelli che con "Paint It Black" ('66) forgiarono un solenne matrimonio tra oriente (il sitar di Brian Jones, un tizio che da solo sapeva suonare più strumenti di tutti i componenti dei Beatles messi assieme) e il loro blues-rock - tra l'altro con tematica originale contesa tra lussuria e pigra possessione demoniaca - consegnando alla storia una delle canzoni più memorabili degli interi anni sessanta?
No, tu chiaramente mi stai citando "Factory Girl" (è lì che suonano le tablas. Perché contesti proprio l'utilizzo delle tablas se già da anni gli Stones usavano nei loro brani strumenti esotici come sitar, marimba eccetera è un mistero), canzoncina di due minuti di Beggars Banquet che chiaramente non intendeva essere il capolavoro dell'album ma solo un umile riempitivo (peraltro non così patetico come lo dipingi). Ben ti guardi dal citare canzoni come "Sympathy for the Devil" o "Street Fighting Man", anche perché lì il confronto con i Beatles non sarebbe così roseo per i Quattro di Liverpool.
Ad ogni modo, non ritengo affatto "Love You Too" un capolavoro epocale, per quanto interessante (seppur ormai non esattamente inusuale) da proporre in un album pop, in quanto appunto è un pezzo di musica indiana dove i Beatles vi cantano sopra: non ci si lasci ingannare dall'eccellente produzione, la sostanza del brano è bella scarsa. Prendere spunto da generi diversi dal proprio è un eccellente esercizio di rinnovamento della propria musica, ma solo se lo si unisce al proprio modo di fare arte per uno scopo preciso, non se la si copia e basta. Esempi sono il "Blend" di Sandy Bull, dove il chitarrista compone un raga di venti minuti che però si rifà alla tradizione del folk americano; gli stessi Beatles indovinarono la formula giusta l'anno prima con "Norvegian Wood", dove il sitar era chiaramente piegato alla loro arte di fare pop (e difatti è una canzone semplice ma importante); degli Stones di "Paint It Black" ho già parlato. Insomma, se voglio ascoltare grande musica indiana mi ascolto il "Raga Jog" di Ravi Shankar, non "Love You Too" dei Beatles!

D'altro canto Revolver vanta davvero canzoni pop eccellenti: cosa dire di "I'm Only Sleeping" (uno dei capolavori di Lennon), le semplici ma perfette "For No One" (soprattutto) e "Here There and Everywhere", l'adulta e malinconica "Eleanor Rigby" (uno dei capolavori di McCartney), la giocosa "And Your Byrd Can Sing"? Direi che nel corso di queste canzoni le qualità dei Beatles si sprecano.

Concludo aggiungendo che, anche se i massimi capolavori del 1966 sono senza dubbio alcuno Freak Out! e Blonde on Blonde, l'anno conta anche altri album importanti (però inferiori), ma qui il discorso credo dipenda sia dal tipo di critica che si vuol fare sia dai gusti personali.
Io citerei (qui senza ordine): Black Monk Time dei Monks, opera fondamentale del garage-rock; Contact High with the Godz dei Godz, album fracassone e idiota a livelli preoccupanti che però di fatto contribuì alla creazione di un nuovo (e ben degno di nota!) concetto di "suonare musica"; Sunshine Superman di Donovan, il secondo album importante del menestrello scozzese; Aftermath (UK) dei Rolling Stones, dove i Nostri si cimentano in disparati stili con disparati strumenti; Pet Sounds dei Beach Boys, indicato da tutti come uno degli album pop più importanti del periodo (e, secondo molti, di sempre); Fred Neil di Fred Neil, uno degli album cantauroriali più originali del periodo; The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators dei 13th Floor Elevators, l'album che inventa il rock psichedelico (anche se guastato da una brutta produzione); Buffalo Springfield dei Buffalo Springfield, importante per il country-rock (anche se rovinato da una brutta produzione); Fifth Dimension dei Byrds, un momento fondamentale per l'evoluzione del folk-rock e della psichedelia; il già citato Revolver dei Beatles, album pop ricco di sorprese e di gustose finezze; Da Capo dei Love, eccezionale eclettismo che va da perfetti barocchismi di pop psichedelico a furiosi garage-rock fino ad una lunga jam deliziosamente improvvisata; The Fugs dei Fugs, ora feroce bandaccia politicizzata ora congregazione di acuti sperimentatori; Roger the Engineer degli Yardbirds, tour de force ritmico/chitarristico acido interessante e seminale.
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Forse prima di dissertare su “Sgt. Pepper’s lonely hearts club band” converrebbe prima ascoltarlo con attenzione: in “Lucy in the sky with diamonds” né in nessuna delle canzoni prese in esame c’è il sitar come elemento centrale (esso compare invece in “Within you and without you”), ad esempio.
Sgt Pepper è il più grande capolavoro, non della musica, ma del pensiero psichedelico.Sta proprio qui,a mio avviso,l’essere concept del lavoro in questione.
Il pur stupendo “Pet Sounds” dei Beach Boys non ha nessun legame con esso (semmai il link lo si può trovare con “Penny Lane” per stessa ammissione di McCartney che desiderava dei “clean sounds”),essendo solo un album con delle pretese orchestrali,molto ben sfruttate,va riconosciuto.


Che "Sgt. Pepper's sia il capolavoro ma del pensiero psichedelico" è un'affermazione bella forte, specialmente se si considera che la psichedelia resta uno dei sottogeneri dominanti del rock anche al giorno d'oggi.
Il punto è che io mi chiedo: cos'ha in più Sgt. Pepper's in confronto ai tanti capolavori del '67? Composizioni originali? No, sostanzialmente viene riciclato il materiale di Revolver (qualche passo vaudeville allegro ed effimero di McCartney, un altro brano orientaleggiante di Harrison, un'altra canzoncina d'amore di Lennon...). Profondità tematica? Certo che no, qui rispetto a Revolver manca persino un brano intelligente e malinconico come "Eleanor Rigby". Il salto di qualità è dato semmai dall'eccellente lavoro in sede di arrangiamento di George Martin. Lavoro che però a mio avviso non riesce a nascondere abbastanza gli evidenti problemi in fase di scrittura e la fondamentale mancanza di contenuti; tanto che le canzoni memorabili dell'album sono in fin dei conti due: "Lucy in the Sky with Diamonds" e "A Day in the Life". Basta questo per trasformare un album mediocre in un capolavoro epocale? Secondo me, no.

Mi chiedo inoltre se lo scrittore abbia bene idea di che razza di dischi siano usciti nel '67 oltre a Sgt. Pepper's.
Tralasciando capolavori epocali immensi quali furono The Doors, The Velvet Underground & Nico, The Piper at the Gates of Dawn, The Parable of Arable Land, Are You Experienced (USA) (che spero non serva spiegare perché sono anni luce davanti ai Beatles), il '67 pullula di album notevoli. Penso ad esempio a Younger Than Yesterday dei Byrds, compendio dell'eclettismo trasognato di questa band americana che a suo modo cambiò la storia della musica. Penso a Side Trips dei Kaleidoscope, che proprio partendo da premesse Byrdsiane giunge ad una personale concezione di folk-rock. Penso a Mr. Fantasy dei Traffic, forse il primo album dove davvero musica orientale (spesso solo una moda ornamentale) e musica rock convivono in maniera convincente. Penso a Strange Days dei Doors, dove la leggendaria band di Los Angeles amplia il discorso dell'esordio ora accentuando il lato psichedelico della loro musica, ora riscoprendo le proprie radici blues. Penso al delicato Forever Changes dei Love, che rappresenta ancora oggi un momento di perfezione formale per la musica pop. A Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane, il primo album dell'acid-folk di San Francisco, ma che risulta un po' acerbo e tradizionalista se messo a confronto con After Bathing at Baxter's, sempre del '67, dove creatività collettiva e crescita dei singoli musicisti esplodono definitivamente e meravigliosamente. E ancora penso a Ptoof! dei Deviants, tra garage-rock con assaggi di Stooges (ante-litteram), avanguardia e tranquillità, a Part One della West Coast Pop Art Experimental Band, raffinata raccolta di esperimenti sulla canzone psichedelica, ma in misura senz'altro maggiore ad Absolutely Free delle Mothers of Invention, uno dei grandi capolavori di Frank Zappa che qui si diletta nei più disparati esperimenti musicali mentre inventa il concetto di "opera rock". Potrei citare anche Their Satanic Majestic Request dei Rolling Stones, forse in origine pensato per essere una scopiazzatura del Sgt. Pepper's per poi scoprire che in realtà ha ben poco da invidiare a quest'ultimo, ma anche al sottovalutato (udite udite) Magical Mystery Tour (album) dei Beatles, che grazie a degli ottimi punti di forza (canzoni più insolite e creative e l'inclusione dello straordinario singolo Penny Lane/Strawberry Fields Forever) risulta essere tra i migliori della carriera dei Quattro di Liverpool.
E probabilmente ne ho dimenticato qualcuno. E ho citato solo album "psichedelici".

Onestamente credo che una volta conosciuti questi album sia impossibile incoronare il Sgt. Pepper's come l'album "capolavoro del pensiero psichedelico", e che sia piuttosto improbabile ritenerlo anche solo uno dei migliori.
Sarebbe interessante sapere quanti di quelli che lo osannano conoscono effettivamente gli altri dischi psichedelici dell'anno, ma probabilmente è chiedere troppo. Tanto se non sono iperpubblicizzati sono inferiori o irrilevanti, giusto?
Credo inoltre che basti appena un superficiale ascolto per capire come Pet Sounds (uscito nel maggio del '66, uno degli album pop più influenti in assoluto) abbia irrimediabilmente influenzato anche Sgt. Pepper's (maggio '67).
Di tutto questo discorso però una cosa la dici giusta: in "Lucy in the Sky with Diamonds" non viene suonato il sitar. (Fun Fact: tutti sanno che le iniziali compongono la scritta L.S.D., ma moltissimi ignorano che non fu certo un fatto insolito, visto che "Lucy" fu preceduta dalle varie "L.S.D." - Pretty Things - "Love Seems Doomed" - Blues Magoos - "L.S.D." - Lucio Dalla (!!) - eccetera...)
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I Beatles al solito non percorrono una,ma mille direzioni,indicando con illuminanti intuizioni il sentiero ad una lunghissima fila di bands che riconoscono od hanno riconosciuto questo primato ai Beatles.
Perché c’è in Scaruffi questa tendenza a voler contrapporre i fab four a tutto e tutti?
Cosa c’è…un complotto internazionale,dietro?
Forse converrebbe ogni tanto sentire quello che hanno detto Dylan,I Beach Boys,gli stessi Stones sull’arte beatlesiana e magari si avrebbero meno certezze.


Tralasciando il primo paragrafo che è un po' troppo da agiografia (se i "four" percorrevano mille strade diverse, Zappa quante ne percorreva, un milione?), credo che le domande giuste da porsi siano altre.
Perché si devono sempre ultra-esagerare i già notevoli meriti (fare da ponte dall'era delle effimere canzoncine pop all'era della sperimentazione, dal rock 'n' roll al rock - anche se non furono certo gli unici a farlo, e a mio avviso neanche i migliori) dei Beatles?
Perché c'è ancora così tanta riluttanza nel riconoscere che furono sì una grande pop band (tra le più grandi nei '60 e forse di sempre) ma che il loro ruolo nello sviluppo della musica rock è decisamente modesto rispetto a dozzine (sì, dozzine) di artisti del loro tempo?
Perché ancora si hanno dubbi nell'ammettere la loro generale mediocrità strumentale rispetto agli standard del periodo?
Perché, se si vuol fare critica musicale, per difendere i propri idoli ci si appella al parere di musicisti anche importanti ben sapendo che in un discorso critico possono benissimo non valere nulla?
Perché da parte dei fan dei Fab4 c'è la tendenza di mancare di rispetto ad un critico scrivendo articoli pieni di obiezioni poco serie dettate da ignoranza di fondo più che da una genuina passione per il pop sessantiano di qualità?
Perché il fan medio dei Beatles usa una grande meticolosità per innalzarli e non ne ha affatto quando è il caso di "affossarli" (i famosi "due pesi e due misure" tipici del fan che però attaccano anche su molti critici "eruditi")?
E via dicendo.

A costo di ripetermi, sul serio ancora si dà tanto ciecamente credito ad un musicista che parla di un altro musicista (poco importa se è un rivale o un mito)? I Beatles erano tra gli idoli di Ozzy Osbourne (e a suo dire un'influenza), ma è evidente come il loro pop "british" nulla abbia a che fare con l'oscuro rock-metal dei Black Sabbath. Lou Reed affermò che il minimalismo gli è stato di ispirazione per creare il suo Metal Machine Music, ma sfido chiunque a rintracciare anche solo un sentore di Terry Riley tra i suoi solchi. Tutte le opinioni sono ben accette, ma ricordo che c'è differenza tra opinioni e fatti.
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Riguardo alle somiglianza Beatles/Beach Boys si afferma poi che la Apple Records nasce due anni dopo la Brother Records dei fratelli Wilson…Altro abbaglio enorme:la Apple nasce nel 1968 e la Brother nel 1970/71 con l’album “Sunflower”.

Tutte le fonti che ho consultato affermano che la Brother Records nasce alla fine del '66.
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I Beatles del 1967 non facevano affatto canzoni di tre minuti con ritornello come “A day in the life” dimostra: i Pink Floyd allora erano un gruppo essenzialmente live che non aveva alcuna pretesa di fare canzoni, in balia delle lune del suo leader Syd Barrett, e in quanto ai Red Crayola, che pure io, a dispetto dei miei 22 anni conosco ed apprezzo, facevano musica al di fuori di ogni logica comunicativa.
Il valore di un brano non si stabilisce né dalla durata, né tantomeno per quanto si è giocato a fare gli estremisti sonori.
I Red Crayola hanno una loro importanza all’interno di quella nicchia in cui hanno scelto di operare,i Beatles gli stessi messaggi sonori sono riusciti a farli filtrare insieme a mille altri contemporaneamente.Erano loro a flirtare con l’avanguardia di Stockhausen e non altri.
Scaruffi sa meglio del sottoscritto che molti presunti geni della sperimentazione si sono nella migliore delle ipotesi limitati a proporre concetti interessanti disinteressandosi totalmente dell’aspetto musicale. E’ molto più difficile selezionare quei semi realmente validi germogliati nel campo della ricerca musicale e farli convivere armonicamente in strutture più tradizionali: sembra che l’aggettivo “melodico” costituisca per Scaruffi una indegna offesa,ma questo mi sembra assolutamente privo di fondamento…Mozart,Bach e Beethoven lavoravano sulla melodia innanzitutto e i Beatles non erano né saranno mai paragonabili a certe melodie di casa nostra,quelle si abominevoli!


Riguardo al paragone con il The Parable of Arable Land dei Red Crayola, curiosamente ha già risposto Scaruffi in una delle sue pagine di "Lettere", che riporto: " [...]Se il disco dei Red Crayola l'avessero fatto i Beatles, sarebbero stati scritti libri a iosa per spiegare la preveggente grandezza di quel disco e tu lo sbandiereresti a dimostrazione del genio di Lennon. Se lo fanno i Red Crayola, per te è puro rumore. La più minuscola minuzia che sa di avanguardia fatta dai Beatles è un fatto importante. Ma se non l'hanno fatta i Beatles è un suono ridicolo o banale o inascoltabile. [...] La tua definizione di musica difficile e musica rumorosa dipende da quanto è famoso chi l'ha fatta."
(riporto il link della pagina: https://www.scaruffi.com/music/letter3.html) Il suo punto di vista non è così indecifrabile, nevvero?

Partiamo dal primo paragrafo. Incommentabile la prima parte, che sarebbe come dire che gli Stones nel '65 non facevano affatto blues-rock come "As Tears Go By" dimostra.
Come incommentabile è la parte sui Pink Floyd, visto che il singolo Arnold Layne/Candy and a Currant Bun, uscito il 10 marzo '67 (uno dei singoli fondamentali del rock psichedelico), precede il Sgt. Pepper's (26 maggio '67) di due mesi e mezzo, senza contare che allora i Floyd erano già in studio di registrazione per creare un album di... canzoni.

Non si può parlare seriamente dell'esordio dei Red Crayola dicendo che è "al di fuori di ogni logica comunicativa", che si è "solo giocato a fare gli estremismi sonori", che suonavano musica di nicchia (la psichedelia verso la fine dei sessanta era una nicchia?? Che bestemmia), per di più giustificandosi (parandosi il sedere) con un "comunque li apprezzo". The Parable of Arable Land è un capolavoro fondamentale perchè oltre a servirsi con superba intelligenza di avanguardie e sperimentazioni free-form è un eccezionale compendio di rock psichedelico dell'epoca. C'è tutto: 13th Floor Elevators, Deviants, Pink Floyd, Byrds, Fugs, Mothers, [...], e altre cose che ancora non avevano nome (ma un grande capolavoro come Well Oiled - Hash Jar Tempo, 1997 - dimostrerà che avrebbero avuto un seguito): insomma di tutto e di più. Se questa non è musica monumentale, creativa, geniale, è difficile dire cosa lo sia.
Un qualunque pinco pallino che intenda ostentare una certa erudizione nell'ambito del rock sessantiano non può non porre questo disco tra i suoi momenti più vertiginosamente alti. Altrimenti è come escludere il Mastro-don Gesualdo dagli importanti romanzi italiani del XIX secolo solo perché fu decisamente non convenzionale (ma non dovrebbe questo essere un grosso punto di forza?): è stupido e non ha senso. Questa è la verità, altro che "giocare agli estremismi sonori", altro che "zero logica comunicativa" o "aspetto musicale del tutto tralasciato". Il fatto poi che si ascoltino più volentieri le canzoni dei Beatles rispetto a Arable Land nulla toglie che gli ordini di grandezza tra le due cose siano ben diversi: anche io ascolto molto più spesso Vasco Rossi delle composizioni di Luciano Berio, ma che cosa dovrebbe significare? Da un punto di vista critico, un bel niente.

Come sarebbe a dire che "loro flirtavano con l'avanguardia di Stockhausen, non gli altri"? Lo stesso McCartney scoppierebbe a ridere! Non è chiaro poi a cosa tu ti riferisca, forse al fatto che in "Tomorrow Never Knows" utilizzano un nastro magnetico al contrario? E' un'ottima eccentricità nel formato della canzone pop, ma la sperimentazione musicale non si ferma certo a quello (citerei a questo punto le solite due suite collagistiche del '66). E questo di certo non lo ribadisco per screditare Martin e i Beatles, che hanno coraggiosamente proposto queste sonorità nei loro album pop, ma farei notare come un affermazione del genere sia più che altro irrispettosa nei confronti delle altre band.
Come un po' impreciso è affermare che "i Beatles compirono la difficile operazione di selezionare i semi realmente validi della sperimentazione e farli convivere armoniosamente in strutture tradizionali". I Beatles non fecero quasi mai questo: lo fecero ad esempio in "Tomorrow Never Knows", "I'm Only Sleeping" o in "Strawberry Fields Forever", canzoni che infatti fecero epoca; ma sono tre canzoni, e da tre minuti. Per la maggioranza della (non lunghissima) carriera i Beatles scorsero appena le sperimentazioni che altri compirono per primi, ben protetti dietro a un motivetto melodico orecchiabile, accattivante, radio-friendly - il tutto per mezzo di George Martin, ovviamente. Esempio i due secondi di guitar feedback all'inizio di "I Feel Fine", feedback poi inesistente per il resto del brano - non sono certo i My Bloody Valentine dei sixties! Esempio il basso distorto ma mansueto di "Think for Yourself", certo non una prova di aggressività paragonabile a una "19th Nervous Breakdown". Se per te insistere nel modello della canzone vocale melodica tradizionale alla Everly Brothers ritoccandolo con qualche effetto sonoro un po' eccentrico (perché questo fecero Beatles e Beach Boys per quasi tutta la carriera) è il risultato più eccezionale che una rock band può raggiungere, tanto di cappello.

Io però ho un parere diverso: i grandi del rock sono quelli che hanno inventato o profondamente stravolto interi generi musicali, e piuttosto è comodo restare sui modelli tradizionali abbellendoli con vari effetti di studio, spesso solo per darsi un tono che per una precisa idea rivoluzionaria di fondo, peraltro spesso messi in secondo piano. Tutto qua.
Debbo aggiungere che, pur insistendo su un modello di canzone artisticamente defunto, quanto i Beatles abbiano saputo cavarci fuori ha del miracoloso. Anche se il giochino non riuscì loro sempre poi così bene, tanto che musicalmente/artisticamente parlando secondo me pubblicarono molte più canzoni di quanto si potessero permettere.

E' infine molto curioso da parte tua credere che Scaruffi contesti in modo deciso la melodia reputandola "un'indegna offesa": nella sua lista dei "100 Greatest Rock albums" molti dischi ai primi posti sono "melodici": Rock Bottom, The Doors, Hosianna Mantra, The Good Son, Fare Forward Voyagers, Blonde on Blonde, eccetera. In pratica dal fatto che lui non vada matto per i Beatles ne deduci che disprezza la melodia in generale (anche nella musica classica! oibò, cosa c'entra con i Beatles...). Citando lui in persona: "Come a dire, non mi piace la Coca Cola e allora non mi piacciono le bibite".
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E’ quantomeno affrettato dire che gli album del 1967 di Jefferson Airplane e Doors hanno “cambiato per sempre la storia della musica rock”…Credo che neanche i protagonisti stessi di quegli album potrebbero dire una cosa simile.In realtà anche questi gruppi,pur nelle loro specificità,si sono incamminati su un sentiero già tracciato con coerenza e veemenza dal quartetto di Liverpool :il solo pensare che si potessero fare certe cose su un album ha certo dato molta più determinazione ai giovani musicisti del periodo.

"Pensare che si potessero fare certe cose"
Cosa, fare la psichedelia? No, non l'hanno mica inventata i Beatles. Cosa, il folk-rock? Viene dai Byrds e da Like a Rolling Stone. Cosa, il blues-rock? No, viene da Stones e in forma di revival da John Mayall & Co e Cream. Cosa, l'inno generazionale (tipo "Somebody to Love")? No, viene dai Who ("I Can't Explain" e soprattutto "My Generation"), e dagli Stones di "Satisfaction". Che cosa allora? Forse il raga-rock (che praticamente inventarono i Byrds con "Eight Miles High"), il brano rock esteso (tutti meno che i Beatles), il rock psichedelico (direi 13th Floor Elevators) e l'acid-rock (direi che i Beatles nulla c'entrano), il recitato drammatico dei Doors in "The End", il collage nel rock (ne ho già parlato abbastanza), l'organo da messa nera (Monks), lo space-rock (Pink Floyd)?

Seriamente, mi si dovrebbe spiegare in che razza di modo i Beatles hanno tracciato in anticipo il percorso (con coerenza e veemenza!) di gente come i Doors e Jefferson Airplane, perché evidentemente da solo non riesco a capirlo. Le possibilità sono due: o io non c'ho capito niente e tutte queste cose inequivocabilmente le hanno fatte prima i Beatles, oppure tu ti rifiuti di ragionare e spacci come verità incontestabili delle evidenti menzogne. Ai posteri l'ardua sentenza.
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Eufemisticamente ingeneroso è il giudizio su George Martin: il più noto arrangiatore e produttore del mondo viene definito come un uomo “[…] il cui livello culturale rimaneva quello del circo,dell’avanspettacolo […] dei teatrini di Londra”.
Martin in realtà fu colui che instancabilmente tradusse in pratica le spesso disordinate intuizioni dei quattro,di Lennon in particolare ossessionato ad esempio dal suono della sua voce,che non a caso suona sempre diversa da brano a brano.Nel periodo post Beatles la voce di Lennon avrebbe avuto un solo suono.Stop!


Riporto il resto del paragrafo di Scaruffi dedicato a Martin (troppo comodo isolare una frase dal suo contesto e criticarla, eh?): "E' lui, in questo periodo, il vero genio musicale dei Beatles, capace di trasformare le loro pose snob, le loro puerili presunzioni, i loro effimeri entusiasmi, in idee musicali. E' lui a trasformare le loro melodie di seconda mano in monumenti di arrangiamenti eccentrici. E' persino lui a suonare alcuni di quegli strumenti per cui passeranno alla storia i brani di quegli anni. La sua mano ha lasciato un'impronta sempre piu' forte a partire da Rubber Soul e su Sgt Pepper ha modo di dar fondo alle sue conoscenze e al suo intuito. Martin, forte di uno status di intoccabile, non si ferma davanti ad alcun espediente. [...] I Beatles riempiono le cronache delle loro dichiarazioni sugli stupefacenti e sul misticismo indiano, e di come quelle ispirazioni si trasferiscano nelle loro canzoni, ma è Martin quello che compie il "trasferimento", quello che trasforma le loro velleità in musica".
Hai poi omesso (volutamente? involontariamente?) come Scaruffi consideri George Martin il più grande produttore discografico degli anni sessanta (https://www.scaruffi.com/music/producer.html).
Forse non è poi così eufemisticamente ingeneroso il suo giudizio, nevvero?
Offendono invece e tanto tutti quei fans che idolatrano i "quattro di Liverpool" dimenticandosi dell'enorme peso che ebbe Martin nelle loro uscite discografiche - nei fatti architettò quasi tutti gli arrangiamenti delle loro canzoni, esattamente il motivo per cui venne e viene loro accreditata quella "marcia in più" rispetto ai gruppi pop del periodo. Per quel che mi riguarda, tutti i poster dei Beatles dovrebbero comprendere la sua faccia.
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Riguardo alla fase immediatamente post psichedelica del gruppo Scaruffi inveisce che i Beatles “non usano l’assolo…”; rieccoci con gli stereotipi!
L’assolo NON è una novità, non è un caso che tanti metallari citino Paganini tra le loro influenze.
Al contrario ritengo un merito eliminare queste autistiche forme di incontinenza quando si affronta il formato canzone e credo sia molto più interessante lavorare sui suoni come i Nostri fecero.


Ah, usare l'assolo di chitarra nel formato canzone è un'autistica forma d'incontinenza? Ho sempre trovato Garcia, Bloomfield, Clapton, Zappa, Krieger, Hendrix, Page, Beck eccetera grandi artisti capaci di assoli unici e creativi, ma provvidenzialmente arrivi tu a spiegarmi che in realtà artisticamente parlando sono "degli autistici incontinenti". Ti ringrazio, mi hai aperto gli occhi. E invece insistere nel formato del tradizionle pop a più voci non significa una limitatezza di vedute di fondo. Il tuo punto di vista se non altro è coraggioso.

Tipica caratteristica del fan medio quella di vedere nelle altre band stereotipi su stereotipi, mentre nella "propria" nessuno. Non importano i debiti nei confronti di Chuck Berry, Bo Diddley, Buddy Holly, Everly Brothers, i primi Beach Boys, i vari gruppi vocali femminili, i vari sperimentatori che si sono succeduti e a cui si sono ispirati... tutte influenze trascurabili che sono state ampiamente superate con genialità e trasformate in qualcosa di assolutamente loro. Ma se le influenze sono per altri (es. gli Stones influenzatissimi da Berry / Diddley, Beefheart da Howlin' Wolf...), allora loro hanno solo grossi debiti compositivi. Se una cosa la fanno i Beatles (introdurre il sitar in una canzone pop) è un fatto rivoluzionario, se lo fanno altri (i Byrds inventano il raga-rock) non è poi così importante, e se si fa notare che l'hanno fatto prima altri (il sitar nel pop l'hanno usato in realtà prima i Kinks) allora i Beatles lo hanno comunque fatto "molto meglio" o "con personalità maggiore"; e se i Beatles scrissero liriche vagamente interessanti, erano geni, se forse dozzine di musicisti scrissero liriche forse più forti/profonde/significative, non conta granché. E' il tipico ragionamento da fan incallito, che da sempre interessa le discussioni che ruotano attorno alle pop star. I Queen sono unici e grandiosi perché sì, non importa se per quasi tutta la carriera hanno cercato di cavalcare una moda dietro l'altra (l'hard-rock, il prog-rock, il metal, il glam, la disco eccetera) spesso senza brillare particolarmente, per il fan saranno sempre la più grande band degli anni settanta - ma guai quando notano che altre band hanno delle influenze, quella resta una nota di demerito: tutte le band "imitano, copiano", ma i Queen invece "reinterpretano brillantemente"!

Altra caratteristica tipica da fan, è il fare confusione su chi ha influenzato chi e su quanto è importante. Se Robert Fripp prende in mano la chitarra ascoltando i Beatles allora i Beatles hanno influenzato Fripp, se l'avesse presa in mano ascoltando i Ventures non sarebbe stata un'influenza altrettanto importante. Se Dylan osservando il successo commerciale dei complessi della British Invasion (i quali, ricordo, copiavano spudoratamente Chuck Berry Everly Brothers eccetera) decide di incorporare la strumentazione rock nel suo complesso, allora i Beatles influenzarono Dylan. Il fatto che forse per lui fu anche più determinante vedere il successo che mietevano le sue canzoni arrangiate dai complessi rock 'n' roll, un esempio su tutti la "House of the Rising Sun" fatta dagli Animals, ma poi anche "Mr. Tambourine Man" fatta dai Byrds, non sembra contare granché.
Come ogni artista famoso, influenza tutti, ma quanto e come e cosa influenza sembra non contar nulla - conta invece moltissimo. I Beatles influenzarono i Cream perché Pappalardi cercò di imitare Martin nella parte in studio di Wheels of Fire, il fatto che ciò costituisca tutto sommato il punto debole dell'album non importa, i Beatles hanno influito sui Cream, stop; il fatto che la grandezza del disco sta piuttosto nelle grandi improvvisazioni dei musicisti mostrate nella parte dal vivo (una cosa che, in nessun modo, non può venire dai Beatles), questo non conta. I Beatles usano la chitarra al contrario, è fantastico, i Fugs compongono una suite collagistica di 11 minuti quello non conta. I Beatles suonano grezzo, duro e aggressivo a inizio carriera (fatto assolutamente falso, ma a molti fan piace credere che abbiano inventato l'hard-rock/punk tipo cinque anni prima di tutti gli altri) ed è fantastico, gli altri "fanno solo rumore casualmente". I Beatles registrano una versione di "Helter Skelter" di 13 min. e sono grandi, poco importa se mostrino bestiali limiti di improvvisavione e che non sia minimamente pietosamente paragonabile a una "Dark Star" o una "Sister Ray" o una "Spoonful" o una "Who Do You Love Suite" eccetera, sono grandi ed erano capacissimi di improvvisare anche per mezz'ora (parlo della versione inedita, sicuramente ancora peggio - non riescono a tenere tredici minuti, figurati ventisette), punto.
Il ragionamento da fan, il non-ragionamento, così logico nella sua illogicità, è tanto apparente semplice quanto difficile da scardinare; solo fra molti anni si soppeseranno le ideologie musicali con più criterio. Nel mentre io sto solo attento a non farmi soggiogare dalle generiche agiografie ad effetto.
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Andando avanti nella lettura emerge sempre più il sospetto che certi brani Scaruffi non li conosca tanto bene:definisce l’arcinota “Hey Jude” una “lunga Jam di blues rock psichedelico” ,quando chiunque sa che si tratta di una ballata guidata dal piano con un magnifico finale anthemico,oppure ancora vuole ricondurre il “White album” al doppio “Notorious Byrd Brothers” dei Byrds,disco tra i meno riusciti della band americana,la cui unica somiglianza è appunto quella di essere un doppio album.

Andando avanti con la lettura del tuo articolo emerge sempre più la tua malafede di fondo.
Scaruffi si esprime così a proposito di "Hey Jude": "una lunga (per i Beatles) jam di blues-rock psichedelico (ma in realta` un altro "lento" storico di McCartney)", quindi non c'è dubbio, la conosce bene. Aggiunge inoltre che uscì (mesi) dopo "Dear Mr. Fantasy" dei Traffic, e le somiglianze sono in effetti evidenti. Personalmente io aggiungerei anche che la coda di 4 minuti di "na na na na" è fra le cose più insopportabili che abbia ascoltato in una canzone pop.

Riguardo ai Byrds Scaruffi ha in effetti commesso un errore: Notorius Byrd Brothers non è doppio, dura solo una mezz'ora. Il fatto curioso è che tu dici che musicalmente non assomiglia affatto al White Album e che Scaruffi probabilmente non l'ha ascoltato, se non che lui l'album dei Byrds l'ha recensito e quindi il suo è solo un errore di battitura, mentre il tuo...
C'è da dire che neanch'io capisco bene in che modo siano simili, ma qui più che altro si entra nel campo delle mere opinioni - è tuttavia probabile che l'anima del "Bianco" sia stata ispirata dal riflusso country-traditional dettata da album come John Wesley Harding, Music From Big Pink e Sweetheart of the Rodeo... (tutti i documenti/recensioni che ho letto sui Byrds pongono peraltro Notorious Byrd Brothers tra i loro lavori migliori, altro che "fra i meno riusciti")
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In “White album” compare il primo vero brano di hard rock (…e non hard blues…) che è “Helter Skelter” un brano di una sporcizia e violenza inusitata che ispirò gli atti criminali di Charles Manson il quale si è ben guardato dall’affermare di aver sentito chissà quali messaggi di atavica ribellione nei dischi dei Cream o degli Yardbirds…
Questo stesso pezzo figura tuttora nei repertori di più di una band grind metal a dimostrazione della sua immarcescibile potenza.


Sgombro subito il campo dalle inesattezze: "Helter Skelter" è eccome una canzone hard-blues, proprio quell'hard-blues/metal/stoner-rock che inventarono i Blue Cheer con Vincebus Eruptum nel gennaio dello stesso anno (ma guarda un po' il caso...). Il primo brano davvero hard-rock invece è probabilmente "Communication Breakdown" (gennaio '69): le differenze di ritmo, velocità, cadenza, estremismi vocali sono lampanti. Poi consiglierei di evitare paroloni come sporcizia e violenza inusitata quando si parla di pop star in generale - ciò non toglie i Beatles che abbiano fatto benissimo ad inserirla in scaletta, poiché anche se non originalissima è perennemente citata fra i massimi capolavori di quel dispersivo album.
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L'ultima modifica di Giorgio_Gennari il Lun Gen 20, 2020 9:09 pm, modificato 1 volta
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Lun Gen 20, 2020 12:23 pm  Rispondi citando
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Altra pietra d’angolo di quel lavoro è “Revolution 9” un lungo brano di totale sperimentazione collagistica di ascendenza Cageana che dovrebbe far felice il nostro Scaruffi: niente melodia,solo rumore…Invece no!
Egli afferma che anche qui i nostri sono stati preceduti dagli Stones di “Going Home”, un proclama che non sto neanche a commentare: la realtà è ben diversa,infatti sappiamo che nel 1968 videro la luce anche altri due album interi di totale sperimentazione che sono “Wonderwall” di Harrison e “Two Virgins” di Lennon,lavori sui quali si può dire tutto il male possibile,tranne che non siano stati terribilmente coraggiosi per l’epoca.Questo,credo,lo si dovrebbe riconoscere.


Dopo tutta la roba indigesta che propina il White Album, un esperimento alla Stockhausen/Cage/eccetera è musica per le orecchie. E la jam blues-rock di "Goin' Home" ('66) di quegli Stones che continui a disprezzare, pur non essendo chissà che capolavoro ebbe una struttura senz'altro innovativa per il periodo e sarà abbastanza influente (anticipa persino un po' le sceneggiate dei Doors). "Revolution 9", seppur coraggiosa e anticommerciale, nei fatti è un qualcosa che si rifà all'avanguardia di tipo vent'anni prima e che è troppo autoindulgente. Ma mai autoindulgente come Wonderwall e Two Virgins, che sono aria fritta come poca musica nella storia delle avanguardie contemporanee.

Ora, un mio parere sul lavoro in questione.
Per me la scaletta del White Album sarebbe dovuta essere pressapoco così: "Dear Prudence", "While My Guitar Gently Weeps" (un capolavoro di Harrison - ma la chitarra è Eric Clapton, guarda un po' il caso - che indovina un'estetica personale e raffinata), "Happiness Is a Warm Gun" (memorabile), "Martha My Dear" (perla McCartiana), "I'm So Tired" (non so perché ma mi piace assai), "Blackbird" (un po' stiracchiata, ma secondo me eccezionale da cantare intorno ad un falò, anche se nessuno la conosce),"Julia" (tenera e meditabonda al punto giusto), "Helter Skelter" (molto Blue Cheer, ripeto, ma indubbiamente potente), "Cry Baby Cry" (buona e vagamente inquieta), "Revolution 9" (magari tagliata da qualche minuto di troppo) e "Good Night" (molto retrò ma emozionante come pezzo di chiusura). Va bè, aggiungerei magari come inframezzi le scazzate ma divertenti "Everybody's Got Something" e "Why Don't We Do on the Road"... ma basta.
Così l'avrei ricordato come un album del '68 sicuramente da conoscere.
Ma no, loro vogliono fare gli sborroni, e allora ecco una vagonata di altre venti tracce superflue che ora scopiazzano in giro senza ritegno (Beach Boys in "Back in U.R.S.S.", Donovan in "Mother Nature's Son", Blue Cheer in "Yer Blues" eccetera), e ora semplicemente aria fritta ("Honey Pie"? "Obladi-Oblada"? "Piggies"? "Rocky Racoon"? "Long Long Long" (palle-palle-palle)? eccetera).
Hanno sprecato una bella occasione, hanno mischiato loro numeri d'alta cucina con minestre fatte male o riscaldate male. Insomma hanno fatto un po' una porcata. Non a caso George Martin si è mostrato molto dubbioso sulla resa complessiva dell'album.
In conclusione, onestamente credo che uno debba per forza di cose essere abbastanza ignorante in fatto di rock sessantiano per considerare il White Album un disco importante, o seminale, o originale, o di grande mestiere. Non riesco a trovare altre spiegazioni. A meno che uno non ci sia affezionato per altri motivi, ovviamente - ma in tal caso il valore prettamente musicale non conta nulla; io sono affezionato ad un vecchio greatest-hits di Lucio Battisti che nessuno si sognerebbe di considerare un capolavoro, ma la cosa non mi urta neanche un po'.
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Il capolavoro “Abbey Road” contenente ad esempio uno dei pezzi più dark della storia del rock che è “I want you (she’s so heavy)” viene liquidato come “neppure lontanamente paragonabile agli standards creativi del periodo”,ma piuttosto si dovrebbe riconoscere che è il primo album dove compare una suite coerente di pezzi,cosa che influenzerà enormemente tutto il rock a venire.Non mi risulta che i Cream (contro i quali nessuno può dire niente) facessero cose simili.

Probabilmente se conoscessi meglio cosa facevano nei '60 gente come le Mothers o i Family, anche tu non considereresti Abbey Road un capolavoro così inarrivabile.
Probabilmente il fatto che consideri "I Want You" uno dei pezzi "più dark della storia", e la facciata B come "una suite coerente di pezzi" e addiritura la prima in assoluto, ben dà misura delle tue conoscenze sulla storia del rock - nello stesso anno ma prima (guarda un po' il caso...) i Soft Machine di Volume Two proposero su ogni lato quelle che hanno tutta l'aria di essere "suite coerenti di pezzi" ma non mi risulta che i fan dei Soft Machine millantino di averla inventata loro.
E probabilmente i Cream non lo fecero perché fecero altre cose, tipo rivoluzionare il concetto di concerto rock (aggiungo che è un po' ridicolo fare gli spacconi con "nessuno può dir loro niente" - è criticabilissima una buona parte della discografia di Frank Zappa, figurati se i Cream sono intoccabili).
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A consuntivo di questa serie di tesi si afferma,come caratteristica negativa,che “pochi complessi cambiarono stile così drasticamente di anno in anno”…Verissimo!
E non è solo da lodare che un gruppo pur spaziando a 360° mantenga una propria cifra stilistica così riconoscibile?
E’ preferibile produrre album monoliticamente tutti uguali?


Non rispondo in maniera seria a queste frasi perché non ho voglia, però lascio uno spunto: i Beatles quanto "spaziarono a 360 gradi" e quanto inseguirono le mode che man mano emergevano nei turbolenti anni sessanta? Facciamo un minimo di distinguo, c'è cambiamento e c'è cambiamento.
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Veniamo infine alla breve appendice dedicata alla carriera solista dei fab four,ovviamente stroncata.
Di Lennon si contesta l’impegno politico quando sino a quel momento si erano mostrati i Beatles come i “paladini della reazione”; forse liberarsi da questo gergo così oppressivo ed antistorico,quando si parla della più metafisica delle arti,non sarebbe cosa sbagliata...
I quattro di Liverpool furono molto politici in un certo senso, influenzando in maniera inconfutabile (migliorandolo,si intende) il costume dei giovani e meno giovani;il loro messaggio resterà quell’ “All you need is love” che vale più di mille canzoni contro la guerra in Vietnam specialmente quando tali canzoni (o canzoncine,dovremmo dire) venivano intonate da artisti che adesso sono in prima fila a sostenere la politica imperialistica statunitense!


Tanto politici che se Bob Dylan avesse scritto i testi delle canzoni "politiche" dei Beatles sarebbero state considerati fra i testi più sempliciotti e trascurabili della sua carriera, suvvia! Ma dai! Scaruffi non contesta l'impegno politico di Lennon in sè, nella scheda dice solo che "al di là delle vicende politiche e sentimentali, non sarebbe mai stato conosciuto per i suoi dischi se non fosse stato un reduce dei Beatles", che "la sua carriera solista oscillò ambiguamente fra l'hard-rock e la ballata, l'utopia del peace and love e il romanticismo domestico" e che "[la coppia Lennon - Ono] divenne più celebre per l'attività pacifista e le cause umanitarie che per la musica". Mi sembra un parere tutt'altro che assurdo.
Tra l'altro, e qui divago alla grande, solo io in questo mondo trovo "Imagine" una canzone "hippie" un tantino fuori tempo massimo, con un sottofondo pianistico che Elton John avrebbe scritto bendato in dieci minuti, che dà strani messaggi di speranza al mondo di amore, niente nazioni, senza ideali ("nothing to die for"), senza differenze di ricchezza ("no need for greed or hunger"), senza più religioni, messaggi che suonano tra il risibile e l'inquietante pronunciati da un (ex?)tossicodipendente violento in famiglia e fuori casa, miliardario, affascinato da occultismo/numerologia/tarocchi?
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Di Lennon ancora si parla di “serie imbarazzante di album mediocri” quando basterebbero uno o due brani da lui scritti tra il 1970 e il 1980 per giustificarne l’intera carriera.

Prima di prodigarsi in affermazioni affrettate e fuorvianti come questa varrebbe la pena di conoscere anche il lavoro degli altri cantautori dei settanta e fare un confronto.
Vale a dire, di ascoltare le discografie di Neil Young, Joni Mitchell, Patti Smith, John Martyn. Di ascoltare gli album di Nick Drake, Tim Buckley, i due solisti di Syd Barrett; e anche i rockers americani Bruce Springsteen e Tom Petty, gli album migliori di Bob Dylan, di Van Morrison, di Peter Hammill, di Cat Stevens, di Eric Andersen, di Kevin Ayers, di Warren Zevon. E ancora, di conoscere i capolavori di Robert Wyatt, di apprezzare la comparsa sulle scene di Tom Waits. Vale poi la pena di conoscere qualche capolavoro un po' più isolato; come il Desertshore di Nico. Lo Stormcock di Roy Harper. If I Could Only Remember My Name di David Crosby. Rickie Lee Jones dell'omonima cantautrice. O anche, perché no, Songs of Love and Hate di Leonard Cohen.
Ognuno di questi album gode di un distacco qualitativo spesso mostruoso da quelli di John Lennon - dei quali nella pratica si salva solo l' "esordio" Plastic Ono Band, del 1970. Il resto, in retrospettiva, è roba per fan accaniti e nulla di più.
Che cosa ci trovino di tanto brillante i fan di John Lennon nella sua carriera solista, è un bel mistero.
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Di McCartney ,protagonista,innegabilmente,di una carriera al di sotto delle aspettative si dice che “pochi cantanti di musica leggera hanno pubblicato canzoni così scontate”…Magari fosse così! Piuttosto constatiamo che il non eccelso livello di molte canzoni degli ex-Beatles dimostra 1) cosa volesse dire l’unione di quelle quattro menti tutte assieme più George Martin 2) l’attitudine dinamica di questi fantastici musicisti sempre proiettati in avanti e mai tesi a riproporre stancamente i propri stereotipi (se mai ce ne fossero stati): subito dopo lo scioglimento del gruppo, uscirono “Sentimental Journey” di Ringo, “Plastic Ono band” di John, “McCartney” di Paul e “All things must pass” di George; nessuno di questi album poteva vantare sound o ispirazione beatlesiana.

Io non conosco alcun appassionato di musica rock che consideri la carriera solista di McCartney meritevole di attenzione. Potrei sbagliarmi: l'unico modo è ascoltarla e confrontarla con quella di tutti gli altri. Ma preferisco per ora di concentrarmi su cantautori forse più validi; poi chissà.
Il fatto che le loro carriere soliste siano mediocri (è questo ciò che vorresti dire) significa... che esse sono mediocri. Come la carriera solista di David Gilmour: è mediocre. Ciò non toglie che egli sia un grande chitarrista e che diede un grande contributo al sound della sua band che è una delle più significative della storia del Rock; sono concetti diversi che non vanno né a contatto né in contrasto.
Non riesco nemmeno a seguire un filo logico: facile che gli album di Starr e McCartney e Harrison e Lennon (che non ascolterò a breve, sai, non ho tempo di ascoltare gli album di tutte le superstar di questo mondo) abbiano sound diversi: non sono più prodotti da Martin!
Ma poi, perché mai la mediocrità delle carriere soliste dovrebbe suggerire che erano fantastici musicisti sempre proiettati in avanti... ho la sensazione che si stia iniziando a parlare del nulla. E infatti l'articolo volge al termine.
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Il mito di questo gruppo non accenna a scemare,Scaruffi ce lo permetta,e operazioni come la recente raccolta “One” ne sono la prova (…sarebbero questi i “disperati tentativi di tenere in vita il mito”?).
Soprattutto questo amore incrollabile persiste non solo tra minus habens quali si vorrebbe far intendere,ma anche tra chi come me si interessa da sempre di Riley e il minimalismo,di avanguardia,di rumorismi vari,di decostruzionismo sonoro eppure ritiene in maniera convinta che tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’immortale lavoro di John,Paul,George e Ringo ai quali va,ancora una volta,il mio più profondo ringraziamento.
Parafrasando proprio Scaruffi: avevano molto da dire e infatti lo dissero!


Riempirsi la bocca di musicisti per darsi un tono di uno che ne sa a pacchi non serve se non si riportano esempi concreti. Ma d'altronde come potresti mai dimostrare che i Beatles influirono un minimo su Terry Riley, LaMonte Young, l'avanguardia (!), il rumore (!) e il decostruzionismo sonoro? Come si dice dalle mie parti, ti sei tirato un po' la zappa sui piedi. Altrimenti, se intendevi "non mi sarei mai appassionato all'avanguardia se non avessi conosciuto i Beatles", resta comunque una conclusione deboluccia, se non (mi ripeto) una scusa per sciorinare una lista di nomi? (io forse non mi sarei mai appassionato alla musica rock se non mi fosse piaciuta tanto un casino la copertina di Atom Heart Mother, e allora?)

Parafrasando te che parafrasi Scaruffi: i Beatles ebbero un buon numero di cose da dire, ma critici e fan superficiali accecati dal loro successo commerciale inventarono per loro un numero ben più grande di meriti inesistenti, falsando la Storia del Rock e ingannando sistematicamente le persone che Le si avvicinano.
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L'ultima modifica di Giorgio_Gennari il Lun Gen 20, 2020 9:20 pm, modificato 2 volte
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Lun Gen 20, 2020 12:23 pm  Rispondi citando
Utente Master


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L'articolo è finito, ma mi permetto di lasciare ancora qualche altra riflessione. Le lascerò in forma di dubbio, tanto da stimolare ragionamenti più che snocciolare certezze - che tali non possono essere da un punto di vista assolutamente oggettivo, visto che in fin dei conti si sta parlando solo di musica rock: ognuno ci pensi su, e si risponda da solo. Dopodiché chiuderò definitivamente il sipario.

Forse i B. quando apparvero sulla scena non si presentarono con materiale davvero superiore alla media. Forse non inventarono né consolidarono il "concetto moderno di rock band" - e forse un banale indizio sta nel fatto che i B. ebbero sempre due cantanti principali mentre le band "moderne" ne hanno uno solo. Forse la statura di cantanti di Lennon e McCartney - ben degna di nota - si rivelò a partire dal '68. Forse George Harrison non fu poi un chitarrista così eccezionale come spesso viene dipinto, e forse furono non pochi i chitarristi che nei sessanta lo superarono per tecnica o originalità o innovazione sullo strumento o influenza - e forse non è necessario appellarsi agli immensi Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, Keith Richards, Jimi Hendrix per affermarlo, e basterebbe considerare i vari Jim McGuinn, Dave Mason, Dick Dale, Sandy Bull, Arthur Lee, John Cipollina, Rocky Erickson, Leigh Stephens, Jerry Garcia, Pete Townshend, Robby Krieger, Mike Bloomfield, Sterling Morrison, Hank Marvin...

Forse le loro canzoni non sono così "fuori dal tempo"; a meno che con "fuori dal tempo" ci si riferisca a "quello che è stato prodotto meglio causa i tanti quattrini", allora sono d'accordo.
Forse non sono "inclassificabili"; appartenevano al mondo del pop, fecero quasi sempre canzoni pop - e spesso quando tentarono altri generi si percepì che non era il loro ambiente. Forse la generale "fruibilità" della loro opera non è di per sè un valido motivo per considerare i loro album superiori a quelli degli altri. Anche perché il concetto stesso di "maggiore fruibilità" è soggettivo e fallace. Fermo restando che pure il concetto di "soggettivo" è spesso soggettivo - sembra un gioco di parole, ma non lo è affatto.
E forse non è neanche vero che scrissero pochissimi riempitivi e che ogni canzone era un potenziale singolo. Forse, anzi, ne scrissero molti; per quanto mi riguarda, ad esempio, il celebratissimo Rubber Soul ne è pieno zeppo (più che altro mi colpiscono [i]"Michelle"[i] e [i]"In My Life"[i], mica il resto).

Aggiungerei insomma che gli 11 anni che Alan W. Pollack ha impiegato analizzando una per una tutte le canzoni pubblicate dai B... poteva forse impiegarli in altri modi. Tipo analizzando una per una le canzoni dei Velvet Underground.
O che la stima che hanno per loro personaggi anche illustrissimi della musica classica come Leonard Bernstein potrebbe... non essere sufficiente - dal web un saggio suggerisce infatti che Bernstain era tutto tranne che un esperto di musica rock. Il compositore Howard Goodall in una storia della musica classica che presentava per la televisione inglese definì le canzoni dei B. "una sorprendente serie di melodie pareggiate forse solo da Mozart nella storia della musica"; Ned Rorem li paragonò a Schumann e Monteverdi. Eccetera eccetera eccetera. Sono estimazioni dal mondo classico, un mondo spesso assolutamente alieno a quello della musica rock. Per dire - so di star divagando - un altro argomento tipico dei sostenitori dei B. è che sono un gruppo rock i cui brani sono eseguiti sui palcoscenici accanto ai compositori di musica classica del passato; come se questo dovrebbe conferire loro la statura della musica classica (come se poi tutta la musica classica fosse sempre una sequela di immensi capolavori, tra l'altro).
Io però farei notare... come dire... un compositore ha arrangiato per orchestra sinfonica un medley dei Metallica, ma ovviamente l'importanza dei Metallica nella musica moderna non si evince certo da queste stronzate. Ma poi, perché dovrebbe essere importante un riconoscimento dal mondo classico? Cioè, a chi importa se i Germs riceveranno mai riconoscimenti dal mondo classico, che cosa dovrebbe significare? Hanno inventato l'harcore e sono stati dei grandi solo per quello, stop! Devo aspettare che lo dica anche un compositore classico per affermare che le composizioni di Klaus Schulze attraverso gli anni '70 (intendo quelle su Irrlicht, Cyborg, Timewind e X) sono dannatissimi capolavori? Su, non scherziamo.

Insomma forse non furono il complesso più originale, né il più innovativo, nè il più coraggioso del periodo. Insomma forse non meritano proprio tutte le lodi che critica e pubblico da sempre tributano loro incondizionatamente, spesso e volentieri relegando gli altri artisti in secondo/terzo piano. E forse il ridimensionamento del valore complessivo della loro opera oggi si dovrebbe porre non solo quale curioso argomento di chiacchiera, ma piuttosto come una delle sfide decisive per la nascita di una vera critica storica moderna della musica rock.
Come sempre, ai posteri l'ardua sentenza - io però sono ormai un "postero", quindi è anche ora di sentenziare un po', direi.

Forse Rubber Soul non è poi sto granché come album e viene superato su tutti i fronti da Highway 61 Revisited - forse è quello l'album spartiacque del '65. E forse degli album dei B. del '65 si può dire tutto il bene del mondo ma forse Out of Our Heads (USA) (Rolling Stones) fu un lavoro più importante per il blues-rock, Inventions (Sandy Bull), Seal of the Blue Lotus (Robbie Basho) e The Transfiguration of Blind Joe Death (John Fahey) furono più importanti per il folk, The Fugs First Album (Fugs), Here Are The Sonics (Sonics) e My Generation (Who) per il garage (proto-punk?), Mr. Tambourine Man (Byrds) per il folk-rock e la psichedelia, Young Blood (Jesse Colin Young), Bleecker & MacDougal (Fred Neil), Fairytale (Donovan) e Bringing It All Back Home (Bob Dylan) per il cantautorato; e forse anche Today! (Beach Boys) per il pop a più voci.

Del '66 ho parlato già di molti classici, ma non farei fatica ad aggiungere Psychedelic Lollipop (Blues Magoos) per la psichedelia "rude", East-West (Butterfield Blues Band) per il blues-rock, A Web of Sounds (Seeds) per il garage, The Grail and the Lotus (Robbie Basho) e The Great San Bernardino Birthday Party & Other Excursions (John Fahey) per il folk.

Anche del '67 ho parlato molto, ma per un quadro più completo potrei ipotizzare che il cromatismo e l'eclettismo dello storico Between the Buttons (Rolling Stones) furono forse più lodevoli di Sgt. Pepper's e MMT, e che forse Again (Buffalo Springfield) pur contaminato da folk-rock e avanguardia fu più importante per il country-rock, che forse Indian War Whoop (Holy Modal Rounders) e Gorilla (Bonzo Dog Doo-Daa Band) fecero "parodia" in maniera più mirata, feroce, creativa, e forse loro con Safe as Milk (Captain Beefheart & his Magic Band) rappresentarono un movimento di sperimentatori più autentico di quello rappresentato dai miliardari studi di registrazione a disposizione dei B. (o meglio, a disposizione di Martin a disposizione dei B.); e forse More Than a New Discovery (Laura Nyro) Songs of Leonard Cohen (Leonard Cohen) e Goodbye and Hello (Tim Buckley) furono più importanti per l'evoluzione del cantautorato (e magari un attimino più profondi), o Requia (John Fahey) e The Falconer's Arm I (Robbie Basho) per il folk (e raga? Primitivismo?).

Forse il White Album fu davvero un album con qualche momento di genio però su un tappeto di banalità e generale scarsa ispirazione; e forse in quest'ottica è da considerarsi insomma un lavoro di retroguardia. Ma allora, forse, dovrebbe essere più apprezzabile tutta una serie di album usciti anch'essi nel '68 come Twain Shall Meet (Eric Burdon & The Animals), A Saucerful of Secrets (Pink Floyd), Crown of Creation (Jefferson Airplane), Spirit e The Family That Plays Together (Spirit), Mad River (Mad River), Odessey and Oracle (Zombies), The Hangman's Beautiful Daughter (Incredible String Band), Song of Innocence (David Axelrod), Behold & See (Ultimate Spinach), Electric Ladyland (Jimi Hendrix Experience), The United States of America (United States of America), A Beacon from Mars (Kaleidoscope), Anthem of the Sun (Grateful Dead), Balaklava (Pearls Before Swine) per il plotone psichedelico, Tenderness Junction e It Crawled Into My Hand Honest (Fugs), We're Only in It for the Money (Mothers of Invention), Music in a Doll's House (Family) e The Doughnut in Granny's Greenhouse (Bonzo Dog Band) per i freak/collagisti/parodisti, Outrageous (Kim Fowley) e Disposable (Deviants) per il "garage" (???), Beggars Banquet (Rolling Stones) per il blues-rock e Super Session (Bloomfield, Kooper, Stills) e Cheap Thrills (Big Brother and the Holding Company) per il blues-revival, The Marble Index (Nico), Eli and the Thirteenth Confession (Laura Nyro) e Astral Weeks (Van Morrison) per il cantautorato, The Voice of the Turtle (John Fahey) per il primitivismo americano, Wheels of Fire (Cream) che reinventa il jamming, Truth (Jeff Beck) primo album rock guitar-virtuoso, Silver Apples (Silver Apples) che preannuncia l'era synth, S.F. Sorrow (Pretty Things) prima opera rock inglese, The Soft Machine (Soft Machine) che inaugura la scena di Canterbury, White Light/White Heat (Velvet Underground) che istituisce il noise-rock, e un Song Cycle (Van Dyke Parks) che sperimenta sul pop in maniera forse più creativa e sostanziosa. O no?

E perché proprio Abbey Road deve essere l'album del '69 più vastamente apprezzato dalla critica? Perché è così ultra-celebrata la sua suite-collage-prog (o come diavolo s'intenda chiamarla), ispirata charamente a ciò che Fugs/Mothers/Bonzo Band/Family facevano gli anni prima, e magari con escursioni stilistiche più avvincenti, ardite, complesse? Abbey Road è oggettivamente un album di buon livello, un colossale lavoro di incastri sonori, sicuramente apprezzabilissimo; ma era il 1969, quanti album nel 1969 erano a quelle altezze, o ad altezze magari più notevoli, o che magari furono più importanti per il corso della musica rock, nei suoi vari generi e sotto-generi? Perché mai resta proprio Abbey Road fra i molteplici ottimi lavori del 1969 il più famoso e trasversalmente ammirato, è solo perché ha la copertina più bella/iconica di tutte (fatto discutibile, peraltro)?
Parlo di lavori come Tommy (Who) la più grande rock-opera inglese, Bayou Contry e Willy and the Poor Boys (Creedence Clearwater Revival) e The Band (Band) che ampliano il corso del roots-rock, il raffinato folk da camera di Appaloosa (Appaloosa), Led Zeppelin (Led Zeppelin) che rilegge mirabilmente folk blues e rock, Five Leaves Left (Nick Drake) che porta il cantautorato a nuovi livelli di sensibilità, Volume Two (Soft Machine) e Joy of a Toy (Kevin Ayers), surreali e fantasiosi che contribuiscono alla scena di Canterbury, It's a Beautiful Day (It's a Beautiful Day) che con umori hippie introduce un romantico esotismo in canzoni dalle strutture quasi progressive, Kick Out the Jams (MC5) e The Stooges (Stooges) album seminali come non mai ad esempio per il punk, la giungla tiranna di Detroit in musica, A Rainbow in Curved Air (Terry Riley) ovvero l'avanguardia con cui molti musicisti rock faranno i conti, Everybody Knows This Is Nowhere (Neil Young with Crazy Horse), pietra miliare assieme del jamming "duro" e del cantautorato, The Velvet Underground (Velvet Underground) invece per il cantautorato "morbido" (è un po' il primo solista di Lou Reed) pur corredato di qualche momento nervoso, due splendidi monumenti alla chitarra folk come 6- and 12-String Guitar (Leo Kottke) e Venus in Cancer (Robbie Basho), la psichedelia "roots", composta, di Aoxomoxoa e quella sbrigliata, estenuante, del Live/Dead (Grateful Dead), lo straniante jazz-rock di Knight of the Blue Communion (Peter Ivers' Band with Yolande Bavan), Illuminations (Buffy Sainte-Marie) che impone una nuova figura cantautorale femminile, "spirituale", sciamanica, An Electric Storm (White Noise) summa (e in parte superamento) della sperimentazione elettronica dei 60s, Phallus Dei (Amon Düül ll) che sperimenta sul rock gotico e sul jamming, Valentyne Suite (Colosseum), In the Court of the Crimson King (King Crimson), Ummagumma (Pink Floyd) e Uncle Meat (Mothers of Invention), poker di pietre miliari fondamentali ognuna a modo suo per lo sviluppo (nascita?) del progressive rock, l'epico eclettismo di Let It Bleed (Rolling Stones), le scolorite diapositive folk-country di Our Mother the Mountain (Townes Van Zandt), le coraggiose jam di Happy Trails (Quicksilver), l'intenso pop rétro di Scott 4 (Scott Engel), l'umbratile trascendentale songwriting di Happy Sad e Blue Afternoon (Tim Buckley), l'estroso prog-hard di Family Entertainment (Family), l'ardito e assieme commerciale jazz-rock di Hot Rats (Frank Zappa), il commovente testamento spirituale di New York Tendaberry (Laura Nyro), un monumento all'era hippie come Volunteers (Jefferson Airplane), un lavoro apparentemente ridicolo come Orgasm (Cromagnon) che nei fatti presenta una spericolata "psichedelia" che anticipa qua e là interi generi dall'industrial al black metal, la grande sperimentazione elettronica di Canaxis 5 (Technical Space Composer's Crew), e ancora Alchemy (Third Ear Band), pietra miliare della world music, Yes (Yes), il sottovalutato esordio di questa spettacolare band (e altra piccola pietra miliare del prog-rock), Chicago Transit Autority (Chicago), tra pop-jazz e qualche ardita incursione avanguardistica, Moondog (Moondog), esperimento tra sinfonismi e popular music... e Trout Mask Replica (Captain Beefheart & His Magic Band), forse l'album limite del rock alternativo statunitense - ma tanto qualsiasi etichetta sarebbe mostruosamente riduttiva.
Non ho parlato di questa piccola valanga di album per ridicolizzare un album come Abbey Road che comunque merita rispetto, che comunque completa ammirevolmente la scena del '69. Non ho elencato questi lavori perché voglio che tutti li considerino superiori ad A. R.
L'ho fatto perché siamo ormai nel 2020, e la gente dovrebbe iniziare a preferire gli album in base ai propri veri gusti personali, e non in base a quale opera è diventata più famosa a suon di trovate pubblicitarie - siccome ancora moltissime liste "critiche" di migliori album rock del '65 nominano Rubber Soul nella top 3, moltissime liste del '66 nominano Revolver nella top 3, moltissime liste del '67 nominano ancora Sgt. Pepper's in top 5 (non poche convinte del primo posto!), moltissime del '68 vedono il White Album saldamente in top 5 (non poche convinte del primo posto), moltissime del '69 vedono A. R. saldamente in top 5 (non poche al primo posto).
Se l'assoluta imprescindibilità storica di questi album è perlomeno discutibile - così almeno mi è sembrato di riuscire a suggerire - davvero ancora qualcuno è disposto a credere che oltre a questo vi sia solo una questione di gusti personali? Se ancora si è disposti a credere ciò - e, in generale, vedo che purtroppo è così - almeno posso dire di aver avuto qui la possibilità di spiegare il perché la vedo all'opposto. Con discorsi, spero, che sono andati un po' oltre al classico: "io la vedo così, ma rispetto qualunque opinione contraria degli altri anche se non mi ci ritrovo affatto".
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victor
MessaggioInviato: Mar Gen 28, 2020 9:28 am  Rispondi citando
Novizio


Registrato: 24/01/20 11:04
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ciao Giorgio

mi permetto di dissentire dal tuo (seppur ben) dettagliato post.

Premesso che ognuno e' assolutamente libero di di esprimere il proprio parere personale in merito a gusti (o a qualsiasi altro criterio che preferisce) ,ho sempre trovato aberrante il confronto tra critici ( o fan ) su chi sia "il meglio" e/ o "il peggio", soprattutto quando si cerca di fare classifiche confrontando artisti in maniera disomogenea e incoerente.

Trovo aberrante chi voglia imporre ad altri in campo musicale ( ma anche in tutto quello che riguarda l’arte in genere) le proprie classifiche tentando di giustificarle con una (presunta) vasta cultura tecnica e/o di dati e date.

Purtroppo ( o per fortuna!!) non funziona cosi’

La Grande Musica non puo’ essere catalogata come fa qualcuno in generi , correnti , tecnica musicale , invenzioni tecnologiche o arrangiamenti all’ avanguardia perche’ continuo a ritenere l’amore per una canzone troppo legato alla parte ( chi piu’ chi meno) sentimentale che si stabilisce con un’ opera d’arte (dove intervengono anche le cose dette prima ma c’e’ sicuramente c'e' molto di piu’).

Potrei rispondere punto per punto alle obiezioni di Scaruffi sui Beatles , poi a chi ha scritto l’articolo di risposta ( hai ragione tu: e’ fatto malissimo) e alla tua contro-contro risposta ma davvero non ne capisco il senso , e mai lo capiro’ .

Faccio solo un esempio , tra l’altro ben distante da Beatles onde evitare malintesi.

Ho rivisto poco tempo fa, per l’ennesima volta nella mia vita , il video dove Mina duetta con Battisti entrambi apparsi in Tv una sera del 1972 .

Se adottassi i criteri “scaruffiani” dovrei dire che :
1- Battisti non ha sicuramente influenzato la musica mondiale
2- Battisti non ha sicuramente inventato nulla di nuovo nel panorama mondiale
3- Battisti in quel video ha pure stonato in alcune note , soprattutto dovendosi confrontare con una “spada” vivente come Mina (la quale comunque non ha avuto alcun influsso nella musica mondiale”)
4- I musicisti che li accompagnavano non erano certo degli strumentisti stratosferici

Quindi , niente di interessante musicalmente parlando.

Pero’

C’e’ un grande pero’ : a me delle considerazioni “scaruffiane” sopraelencate non me ne frega nulla.

Rivedere quel video dopo tanti anni e’ stata un ‘emozione davvero intensa , Mina che canta Battisti o Mina che gli fa anche solo la seconda voce rimane un momento di straordinaria bellezza , tecnicamente (e non solo) indescrivibile.

Cosi fu anche per il video d’addio dei Beatles apparsi dopo anni di ritiro dalle scene pubbliche che si esibirono sul tetto della loro casa discografica nell’ ultima apparizione per salutare i propri fan: erano spariti quando erano ancora bambini e si ripresentarono al mondo ormai uomini .

Probabilmente ad un ragazzo di 12 anni questi filmatini potrebbero sembrare ridicoli se non insignificanti ed e’ tutto piu’ che comprensibile e giustificabile

Ma per qualcun altro le emozioni potrebbero essere straordinarie.

Quindi ?

Quindi prego sempre di non leggere piu’ chi fu il primo che invento’ la psichedelia o il primo che fece un assolo con la chitarra distorta o chi ha venduto piu’ o meno dischi se non per fare una classifica a puro uso personale o STATISTICO

Questi fenomeni sono sempre piu' convinto debbano essere analizzati approfonditamente da esperti musicisti ma anche , e soprattutto, da sociologi e psicologi ( e , purtroppo , a volte, anche da esperti di Marketing )

Chi usa criteri di giudizio puramente tecnici per stilare la classifica del miglior artista , della Grande Musica (o di qualsiasi altro tipo di Arte) forse non c’ha poi capito molto.
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Mar Gen 28, 2020 12:00 pm  Rispondi citando
Utente Master


Registrato: 22/02/18 13:15
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Un momento victor, hai un po' frainteso il mio messaggio. Che in generale la musica debba anzitutto emozionare l'ascoltatore è proprio tra le conclusioni del mio articolo. Più in su scrivo anche come io sia affezzionatissimo ad un vecchio (ancora in lire) "greatest hits" di Lucio Battisti che i miei genitori mettevano su in macchina quando ero piccolo - non immagini le lacrime che sono scese quando lo riscoprii in un cassetto qualche anno fa e lo feci partire! Questo per dire che capisco benissimo come si possa amare un artista in maniera del tutto illogica, solo romantica.
Altro esempio, tra i miei album preferiti di sempre ci sarà sempre Little Earthquakes di Tori Amos, che non sarà mai considerato tra i massimi capolavori del cantautorato (non è nemmeno il migliore della Amos!), figurati del '900 in generale! Ma a me che lo amo non importa, continuerà ad emozionarmi come ha sempre fatto. Però, chiusa questa parentesi per dimostrare che non sono poi tanto senza cuore...

Il punto della questione è un altro, qua non si parla di solo di emozioni/ricordi/affetti. L'autore del contro-articolo (ho scelto di colpire lui proprio per le sue argomentazioni tipiche del fan medio) parla di una serie di fatti oggettivi (per lui!) che porrebbero incontestabilmente i Beatles come i più grandi (anticipatori, preveggenti, geniali melodisti, geniali cantautori, geniali arrangiatori, inimitabili cantanti e strumentisti, sommi psichedelisti, inventori qua e là di hard-rock, prog eccetera...)... artisti dei '60. E mi sembra di essere riuscito abbastanza efficacemente di ridimensionare questa loro "suprema brillantezza", sia come gruppo sia come carriere soliste.

Tu saprai benissimo di come "Rolling Stone" consideri i Beatles come i più importanti artisti di sempre, e come nella sua storica top 500 album di sempre inserisca ben quattro loro album nelle prime 10 posizioni, in una lista che comprende anche gli album di jazz (!?!?!?!?). Questo dovrebbe farti pensare ad un "concetto".
Guarda a caso nel nuovo libro di Cilía e Guglielmi tra i primi 500 album di sempre trovano spazio ben quattro album dei Beatles, solo uno dei Fugazi e solo uno dei Sonic Youth. Ancora, questo suggerisce il "concetto".

E questo concetto è: qua non si parla di emozioni né di affetto. Questo è puro e cinico marketing che sceglie di spingere alcuni artisti per cercare di farli entrare nel cuore della gente (e per Dio ci riescono!), e gli altri li si reprime mettendoli forzatamente su un piano più basso (si dicono cose come: ok hanno fatto la loro musichetta di nicchia interessante, ma i Beatles sono stati molto meglio!). Per fare questo si tenta di giustificare il loro genio con invenzioni o "risultati artistici" in realtà inesistenti.

I Kinks sono stati pionieri dell'hard-rock/punk, del concept album e della rock opera sicuramente più dei Beatles, e Ray Davies era un cantautore che valeva probabilmente più di Lennon e McCartney messi assieme. Però i Beatles li conoscono tutti, mentre se andassi in giro a chiedere chi sono i Kinks, mi risponderebbero "i chi??".

Sul serio credi che si parli solo di emozioni? Ti riporto un semplice fatto statistico: metti che nei '60 girassero un centinaio di buoni artisti. Se la gente scegliesse secondo i gusti, ascolterebbe a casaccio e ognuno alla fine si affezionerebbe più o meno ad artisti tutti diversi (sto semplificando esageratamente, certo, ma si capisce quello che intendo dire). Ma metti il caso che l'industria discografica decida a un certo punto di pubblicizzare massicciamente tre artisti (non 50. Tre); e guarda come i dati di vendita di quei tre schizzano alle stelle - ma guarda un po'. Ripeto: credi davvero che tutto ciò dipenda solo dalle emozioni? Davvero credi ancora che sia solo una questione di gusti personali?

Allora forse lo sfogo di Scaruffi (e, in definitiva, del mio) non ti parrà così "aberrante", ma addiritura "perfettamente comprensibile".
Io non ho mai vissuto il loro mito, e guarda a caso adesso che ho studiato abbastanza approfonditamente la scena dei sixties non li considero affatto i più grandi artisti dei '60 - guarda a caso - e nemmeno sono fra quelli che mi "emozionano di più" - guarda a caso. Ti sarà chiaro a questo punto come abbia citato tutta una serie di album non per "fare lo sborrone" riguardo alle mie conoscenze sull'arco di tempo in questione (conoscenze peraltro affini a molti, mica mi considero 'sto gran genio), ma per dare anche agli altri la possibilità di conoscere i lavori degli altri artisti del periodo - che, guarda a caso, la gente spesso non conosce per i soliti cinici motivi di marketing. Ma questo d'altronde l'avevo suggerito già nel mio chilometrico testo.

Un altro paio di appunti e concludo: non ti dovrebbe "aberrare" il fatto di distinguere la musica in generi. Sono certo che ne converrai: io, critico, se parlo a te, ascoltatore, di un disco dovrò pur farti capire se quello che ti propongo è un disco di Varg Vikernes o di Brian Eno o dei Beach Boys. È per capire di cosa si sta parlando, l'heavy-metal di Master of Puppets non è affatto quello di Demanufacture e nemmeno quello di Through Silver in Blood, e questo un'etichetta aggiuntiva lo può far capire.
E non dovrebbe neanche disgustarti il parlare di chi ha inventato prima cosa: serve ad evitare che gli sprovveduti vengano infinocchiati dall'intellettualoide di turno che potrebbe sparare "i R.E.M. sono stati i primi a fare folk-rock" o "i Black Sabbath sono stati i primi a suonare heavy" eccetera. Non è proprio il caso di indignarsi quando si parla di buona e corretta informazione, in generale.
Su un punto sono però d'accordo con te: fare "classifiche di artisti" è quasi sempre irrispettoso nei loro confronti.

Ti ringrazio comunque per la risposta.
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victor
MessaggioInviato: Mer Gen 29, 2020 12:23 pm  Rispondi citando
Novizio


Registrato: 24/01/20 11:04
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Buondi' Giorgio

ri-chiariamo un punto : certo che mi piace sapere il genere musicale ed ogni altra informazione relativa ad un artista o alla singola canzone.

Quello che non amo fare e' l'utilizzare queste informazioni tecniche per imporre classifiche o gusti musicali ad altri.

E non dovrebbe neanche disgustarti il parlare di chi ha inventato prima cosa: serve ad evitare che gli sprovveduti vengano infinocchiati dall'intellettualoide di turno che potrebbe sparare "i R.E.M. sono stati i primi a fare folk-rock" :
t'assicuro che queste sono annotazioni che alla "gente" proprio non gliene frega nulla ma sono solo informazioni per noi appassionati/tecnici/addetti ai lavori.

Inoltre non condivido questo tuo pensiero:
"E questo concetto è: qua non si parla di emozioni né di affetto. Questo è puro e cinico marketing che sceglie di spingere alcuni artisti per cercare di farli entrare nel cuore della gente (e per Dio ci riescono!), e gli altri li si reprime mettendoli forzatamente su un piano più basso (si dicono cose come: ok hanno fatto la loro musichetta di nicchia interessante, ma i Beatles sono stati molto meglio!)."

Forse conosci meglio di me la storia dei Beatles ma ti faccio solo notare che:
1- quando erano il gruppo piu' famoso al mondo , all' apice del loro successo , si stancarono di fare concerti dal vivo e decisero di ritirarsi e suonare solo in studio (nessun discografico/manager avrebbe mai fatto una scelta del genere)
2- I Beatles in quel periodo si erano pure stancati di essere i Beatles tanto da volersi cambiare anche il nome ( da li' nacque l'idea della Banda dei cuori solitari del sgt. Pepe ) : nessuno mai farebbe una cosa del genere dal punto di vista marketing!!!!

Potrei continuare ma davvero non capisco la tua dichiarazione sul "cinico Marketing" : parti dal finale per spiegare l'inizio , ovvero , perche' i Beatles erano cosi' famosi ? Solo perche' hanno avuto qualcuno che li ha pompati e sponsorizzati ed ancora oggi e' cosi' ? Non mi risulta ma attendo tue smentite.

Infine anche tu fai l'errore che stai contestando ad altri
"Io non ho mai vissuto il loro mito, e guarda a caso adesso che ho studiato abbastanza approfonditamente la scena dei sixties non li considero affatto i più grandi artisti dei '60 - guarda a caso - e nemmeno sono fra quelli che mi emozionano di più" - guarda a caso."

Appunto !! non hai feeling con questo artista quindi lo demolisci

Esattamente lo stesso errore di chi ama perdutamente un artista , lo sopravvaluta e lo vorrebbe imporre a tutti.

Io amo i Beatles e non amo ascoltare i Rolling Stones eppure mai mi sono permesso di dire a qualcuno che i secondi erano peggiori dei primi , non mi interessa proprio fare questo tipo di "ordinamenti" .

Gli scaruffi in circolazione, ovvero tutti i presunti "critici" che stroncano un artista, non hanno molta considerazione da parte mia .

Ben vengano invece i "consigli all' ascolto" , poi ognuno scelga come gli pare senza dover dimostrare chi sia il piu' bravo, il piu' tecnico, il piu' all' avanguardia e cosi' via.

Ciao
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Mer Gen 29, 2020 4:20 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Ho capito che cosa intendi dire, però porta pazienza, partiamo da alcune premesse che sennò rischiamo di perderci in sterili chiacchiere:

Punto primo: tu hai scritto che
victor ha scritto:
La Grande Musica non puo’ essere catalogata come fa qualcuno in generi , correnti , tecnica musicale , invenzioni tecnologiche o arrangiamenti all’ avanguardia perche’ continuo a ritenere l’amore per una canzone troppo legato alla parte ( chi piu’ chi meno) sentimentale che si stabilisce con un’ opera d’arte (dove intervengono anche le cose dette prima ma c’e’ sicuramente c'e' molto di piu’).

Il fatto che tu adesso dica invece
victor ha scritto:
certo che mi piace sapere il genere musicale ed ogni altra informazione relativa ad un artista
sta a dire che sostanzialmente ti rimangi quello che hai scritto prima. E va bene, ma per chiariezza lo sottolineo.

Spero inoltre tu stia scherzando quando dici che "alla gente non gliene frega nulla delle informazioni, quelle interessano solo noi appassionati". Alla "gente" non frega nulla nè di pittura nè di letteratura nè di storia dello sport nè di niente; la "gente" guarda il Grande Fratello e Striscia la Notizia, non va in chiesa, critica tutti politici e segue spesso il calcio. E' abbastanza chiaro che non mi interessa assolutamente nulla di quello che fa o piace alla "gente".
E guarda che il tuo minimizzare quelli che sono i fatti o lo scambiare l'informazione con "un'imposizione del proprio pensiero sugli altri" è pericoloso e magari deleterio. I fascisti odierni si rifiutano di capire come Mussolini (dopo aver comunque rialzato l'Italia con una serie di efficaci riforme, dopo aver comunque rappresentato una figura di "buon statista", seppur discutibile) abbia portato alla rovina l'Italia prima inserendo schifose leggi razziali per ingraziarsi Hitler, poi alleandosi con lui nella Guerra Mondiale; eppure è la Storia. Moltissimi ex-comunisti/sinistroidi si rifiutano ancora oggi di credere che i partigiani abbiano commesso tutta una serie di crimini in nome della loro ideologia; eppure è la Storia.
Moltissimi si rifiutano di credere che il rock 'n' roll non l'abbia inventato Elvis Presley e che non fu lui il suo primo grande compositore; fu invece Chuck Berry; anche questa è Storia.
Non bisogna mai disprezzare la realtà dei fatti, mai. Chiudere gli occhi e coprirsi le orecchie non impedisce che le cose accadano. Tutto questo non lo dico per insultarti (ci mancherebbe altro!) ma per metterti in guardia da certi ragionamenti che potrebbero rivelarsi più malsani di quanto pensi.
Fine delle premesse.

Dal fatto che tu contesti il mio pensiero sul "freddo e cinico marketing che vuole far amare certi artisti ed altri li condanna ad un secondo piano" - riferita alle scale di valori adottate prima da "Rolling Stone" e poi dalla premiata ditta "Cilìa e Guglielmi" - traspaiono molte cose. Evidentemente (riguardo a "Rolling Stone"):
- sei d'accordo che oggi (nel 2020, cazzo!) Elvis vada considerato come artista più grande di Chuck Berry, di Bo Diddley, di Buddy Holly;
- che Fats Domino e Marvin Gaye siano stati molto più grandi di Nine Inch Nails e i Metallica;
- che Beatles e Beach Boys siano stati artisti infinitamente più grandi di Pere Ubu e Popol Vuh - non compaiono neppure nell'elenco, mentre compaiono i Temptations e le Shirelles; che vergogna. (apprendo inoltre che John Lennon solista è stato un artista più importante di Frank Zappa. Tanto di cappello, Rolling Stone, non ti smentisci mai);
- che Rubber Soul sia un album artisticamente ben più valido di A Love Supreme, o che siano di simile valore, o che siano di una qualità anche solo lontanamentecomparabile;
- che cose come Out to Lunch! non trovino spazio in una lista di 500 fottuti album, mentre cagatine quali sono Please Please Me e Meat the Beatles! sono a posizioni assurdamente alte.
- o riguardo a C&G, evidentemente credi sia perfettamente normale che (nel 2020, cazzo!) nell'arco di 500 album di Rock si trovi spazio per quattro album dei Beatles mentre ad esempio non c'è spazio per i Tortoise [ERRATA CORRIGE: ho ricontrollato e un album dei Tortoise c'è, precisamente l'esordio, e pure nella fascia "capolavori". Lo ammetto per correttezza, ma non devo certo sudare per citare altre band che sono state criminalmente sottovalutate tanto da non presentare alcun album nella fascia dei primi 500, come Family, Yes, Jesus Lizard, Drive Like Jehu, Rip Rig + Panic, Unrest...] o per Nico, o per il primo dei Red Crayola. Ed evidentemente non te ne frega nulla di Fugazi e Sonic Youth che si ritrovano con un solo album ciascuno, forse credi sia giusto così, visto che i Beatles furono bravissimi ed emozionantissimi e hanno tutto il dirito ad essere rappresentati il doppio di Sonic Youth e Fugazi messi assieme. Ma va benissimo, giusto? Se il mio idolo è tragicomicamente sovrarappresentato va bene, degli altri frega-un-bel-tubo-di-nulla, giusto? Ah, le emozioni, giusto... che strano però, "emozionano" sempre più i gruppi stra-famosi di quelli meno pubblicizzati.
Ovviamente è solo un caso che artisti come Beatles / Beach Boys (guarda a caso quelli che sono considerati fra i più importanti di sempre dalla critica del cazzo) siano stati ultra-stra-pubblicizzati (da quando hanno iniziato fino a quando hanno finito e ancora dopo che si sono sciolti, e dopo ancora) mentre band come Fugazi e Sonic Youth no. Coincidenza perlomeno curiosa.
Bada bene che hai tutto il diritto di pensarla come vuoi, ovvero che non è importante che i Beatles abbiano fatto certe cose più tardi/peggio/in maniera meno profonda/in maniera meno coraggiosa - inserire a piacere in relazione all'argomento - rispetto ad altri, che ti rifiuti di credere che siano stati pompati da critica e pubblicità a livelli incredibili (scrivi infatti "non mi risulta"), tanto che (addiritura!) affermi che i Beatles fecero scelte valorosamente anticommerciali (è ovviamente un dettaglio che la loro assenza dalle scene provocasse un'attesa assolutamente spasmodica per ogni loro uscita discografica, vero? Questi "dettagli" però iniziano ad accumularsi, non ti sembra?). Però sappi che le industrie discografiche hanno investito milioni su milioni per ottenere da te questo preciso comportamento, questo preciso modo di pensare. Che tu te ne sia accorto oppure no, è così.

Inoltre non ti sei reso conto di come io non "demolisca" i Beatles e tutto quello che sono o che hanno fatto. Devi aver letto un po' di fretta, perché in diversi punti esprimo apprezzamenti nei loro confronti:
- dico che McCartney era un bassista molto bravo, e che Ringo Starr era un batterista originale e creativo, (l'ho anche definito un "sottovalutato");
- dico che Norwegian Wood, Michelle e In My Life mi piacciono molto;
- dico che Lucy in the Sky e A Day in the Life sono canzoni memorabili;
- dico che Plastic Ono Band è un buon disco;
- dico che Abbey Road è un album di tutto rispetto e che Revolver contiene grande materiale... va bè adesso non è che riscrivo l'articolo apposta per te, però non dire che "li demolisco" quando semplicemente sto "esprimendo la mia opinione", e non per fare l'arrogante (cosa che modestia a parte mi riesce benissimo) ma è anche un'opinione che proviene da un'approfondita conoscenza di quello che è stato l'ambiente rock sessantiano (sto iniziando ad interessarmi alla scena jazz, ma lì sono ancora una capra. E non ho alcuna vergogna ad ammetterlo).
"Contrasto" invece con piacere chi inventa per i Beatles tutta una serie di meriti inesistenti; ma questa è un'ovvia conclusione che si trae dall'articolo.
Non puoi ridurre tutto ciò ad un generico "non hai feeling con la band", che diavolo significa? Di loro apprezzo alcune cose, ma apprezzo di più altre cose di altri musicisti del periodo, e ho ottime ragioni per pensare ciò, cosa devo fare, un disegno? E' così incomprensibile ciò? Quindi secondo te se disprezzassi i Monkees (cosa che per inciso faccio, perché trovo che non valgano un unghia dei Beatles) non è perché sono stati fra le band più meschine sulla faccia della terra, è perché "non ho feeling" con la loro musica? Non scherziamo, su.

Se per te Scaruffi è solo un "presunto" critico, vuol dire che vuoi per forza distorcere la realtà in base al tuo personale modo di vedere le cose - fatto questo che, te lo dico, non ti fa onore e non ti rende affatto un bell'esempio di apertura mentale. Scaruffi è un critico (e per me è un grande critico, non mi vergogno di certo a dirlo, pur coi suoi difetti), e se leggessi meglio le sue schede, magari non fermandoti alla primissima cosa che ti fa storcere il naso, scopriresti magari una marea di validi/validissimi artisti poco conosciuti/pubblicizzati in Italia che però sanno emozionarti in maniera sorprendente. Se ti fidi di me.
Rimango ovviamente a disposizione per eventuali ulteriori delucidazioni, se necessario.

P.S. So bene che non è "diplomaticamente corretto", ma ti invito sinceramente a cambiare idea sui Rolling Stones. Anch'io, per anni, li ho ignorati dicendo "non mi dicono nulla", ma una volta "scoperti davvero" mi hanno conquistato senza pietà. L'unico modo è ascoltare i loro dischi in ordine: Out of Our Heads (USA), grezzo e acerbo blues rock, lo storico Aftermath (UK), l'incantevole Between the Buttons (UK) (sottovalutatissimo, dimostra una sensibilità nell'arrangiamento davvero sorprendente), il più grezzo Beggars Banquet, l'eclettico Let It Bleed, il grande Sticky Fingers, il monumentale Exile in Main St., nonchè i meravigliosi singoli che hanno dispensato, The Last Time, Satisfaction, As Tears Go By, 19th Nervous Breakdown, Paint It Black, Ruby Tuesday, She's a Rainbow, Jumping Jack Flash, Honky Tonk Women, Angie... se apprezzi il rock, prima o poi li amerai anche tu, ci scommetto.


L'ultima modifica di Giorgio_Gennari il Lun Feb 17, 2020 4:26 pm, modificato 1 volta
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victor
MessaggioInviato: Mer Gen 29, 2020 5:34 pm  Rispondi citando
Novizio


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vabbe'

hai ribaltato su di me proprio tutte le cose che io ho evidenziato su te, scaruffi e il contro-scaruffi che hai criticato.

vabbe' ...



PS : l'esempio sugli Stones era , appunto , solo un esempio per chiarire che io proprio non impongo nulla a nessuno . Ascolto solo la musica che mi piace e non sento la necessita' di difenderla "mussolinianamente" come invece fate voi.

PS2: ho appena visto il tuo post su Brian May che trovo altrettanto "strano" , ancora classifiche , ordini di merito e amenita' del genere..

sorry ma davvero non ne capisco proprio il senso .

ciao
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Mer Gen 29, 2020 6:31 pm  Rispondi citando
Utente Master


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No vabbè, victor, questo non lo dovevi fare.
Io mi impegno a scrivere messaggi lunghi e dettagliati per approfondire le tue perplessità e per spiegarti meglio certe cose, e te invece di ragionare con me butti tutto in vacca con una frase  generica ed assolutamente fuori luogo come "vabbè, hai ribaltato su di me proprio tutte le cose che io ho evidenziato su te, scaruffi e il contro-scaruffi che hai criticato, vabbè...". Guarda, la mancanza di rispetto che traspare dal tuo comportamento mi stupisce. Ti spacci per uno che chiedeva apertura mentale, quando ti rifiuti categoricamente di seguire un ragionamento serio che va un attimino oltre i tuoi preconcetti, dimostrando un'arroganza che... francamente mi stupisce; il tuo atteggiamento è simile al bambino che si tappa le orecchie e fa "lalalala non ti sento". Io discuto sempre volentieri con chi segue dei ragionamenti ed è disposto a sua volta a ragionare, non sia mai che io impari qualcosa di nuovo, penso. Te preferisci chiuderti a riccio in ogni caso - perché, forse la paura di passare per ignorante? Io sono ignorante su moltissime cose e non ho paura di ammetterlo, non c'è nulla di cui vergognarsi. E se credi che chi non la pensa come te (e ti spiega il perché) ha un "atteggiamento mussoliniano"... forse potrei risponderti che un po' di umiltà in più ti farebbe solo che bene. Tra l'altro tiri fuori anche un topic che nulla c'entra...

Mi hai davvero deluso, victor. Ma ricorda una cosa: solo le persone piccole non cambiano mai idea. Sei ancora in tempo.
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victor
MessaggioInviato: Gio Gen 30, 2020 2:47 pm  Rispondi citando
Novizio


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ahah
non so se mi stai prendendo in giro e se stai scrivendo seriamente

ci riprovo , forse mi saro ' espresso male : tu sii semplice come se io fossi un bambino cosi' forse capisco meglio pure io.


ti ho chiesto su quali basi scrivi che il Beatles furono un' operazione di cinico marketing, ti prego di elencarmi chi (e quando) avvenne questa strategica operazione perche' davvero ne sono all' oscuro

grazie
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Gio Gen 30, 2020 4:02 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Se non sei abbastanza intelligente da capire anzitutto che le tua finta risatina a inizio messaggio è del tutto superflua e fuori luogo, fatico a credere di riuscire a spiegarti una qualunque cosa.

Ti avevo messo in guardia ma tu ti ostini a voler leggere superficialmente quello che scrivo, cercando di fraintendere a tutti i costi, perché non ho mai scritto che tutta la carriera dei Beatles/Beach Boys è solo riconducibile ad un cinico fenomeno di marketing - ho invece scritto che sicuramente lo è la loro incredibile sovrastimazione che, tu lo voglia capire o no, ha fatto e continua a fare danni (e i vari Oasis lo dimostrano ampiamente).
Ma mi fermo qua, non ho mai spiegato le cose a chi mi ride "in faccia", non inizierò ora.
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victor
MessaggioInviato: Gio Gen 30, 2020 4:20 pm  Rispondi citando
Novizio


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come supponevo.

tante parole ma nessun dato certo e indiscutibile.

saluti
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Gio Gen 30, 2020 4:32 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Fai ridere tutti, victor! (me compreso, ormai)
È inutile che provi a farti scudo con frasi fatte di sta ceppa, la tua incallita nullità nell'argomentazione è ormai solo che comica! Complimenti, a tuo modo hai grande coraggio. Bravissimo.
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Mer Feb 26, 2020 12:04 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Buongiorno.
Ho scoperto da poco la possibilità di controllare il numero di "visualizzazioni" del topic. Sono più di 1000: moltissime, per un topic lungo una sola pagina. Sono incredulo. È come se tutti lo guardassero e riguardassero, tutti, da qualche persona nemmeno iscritta ai caporedattori più stagionati, eppure pressoché nessuno ha postato un suo parere sul mio operato, in nessun modo. E lo trovo ben strano, perché dopo averlo scritto ho girato mezzo Internet e non ho trovato da nessuna parte un articolo approfondito e dettagliato quanto al mio, su questo argomento (questa considerazione potrebbe essere non altro che un moto di auto-adulazione, ma tant'è).

Credo che i (tantissimi) utenti che hanno visto (e rivisto, e rivisto...) e non hanno commentato il mio lavoro si dividano pressapoco in queste categorie:

- qualcuno non conosceva nemmeno metà dei dischi che ho citato, allora (dopo aver verificato su wikipedia se quei musicisti sono esistiti davvero, non si sa mai) ha pensato di ascoltarne un po'. E ha scoperto che sono in effetti fichissimi, però per non "darmela vinta", invece che scrivermi "grazie, hai parlato di molti dischi di qualità che prima nemmeno avevo sentito nominare, complimenti vivissimi" ha preferito tacere. Perché non è "figo" riconoscere che qualcuno ne sa più di te su qualcosa.

- qualcuno si è "di colpo" reso conto di alcuni evidenti difetti, mancanze, dei dischi dei sui idoli, e ne è rimasto scoinvolto - "m-m-ma come, t-tutti mi hanno sempre detto che erano assolutamente perfetti". Ora è in un angolino a riflettere sulla sua esistenza e non ha la forza di commentare.

- qualcuno crede che l'unico scopo della musica sia emozionare, che i gusti sono gusti e non esiste musica superiore o inferiore; quindi non ha senso commentare (chi crede ciecamente in questo è quasi sempre assolutamente ignorante di che cosa si sta parlando; sarà una coincidenza).

- qualcuno ama i Beatles e vorrebbe commentare negativamente, ma prima di farlo ha voluto dare meglio un'occhiata a certe mie argomentazioni. Trovandole in realtà inattaccabili ha "perso coraggio" e ora tace.

- qualcuno crede che quella dei B. sopravvalutati sia una vecchia questione su cui è inutile tornare (ed è una gran cazzata, perché se ancora i critici accettano di porre Rubber Soul "accanto" a The Doors o Trout Mask Replica, è chiaro che qualcosa ancora va storto, e che la "vecchia questione" è invece attualissima), ma d'altro canto non se la sente di commentare in maniera così banale, e quindi tace.

- qualcuno trova la mia disamina davvero ottima, e vorrebbe farmi sinceri complimenti. Ma ha vergogna perché teme chissà che conseguenze/ritorsioni a mostrare di appoggiarmi. O pensa che non sia "figo" dire bravo a qualcuno, è più da western annuire silenziosamente.

- qualcuno ha sempre sostenuto che la pagina di Scaruffi sui Beatles fosse orribile e piena di cazzate, e trovare ora - spiegato bene bene - quanto in realtà ci avesse visto giusto (o comunque rispetto a tantissimi altri) lo scoinvolge; però invece di chiarire alcuni punti che non gli sono chiari o ringraziare per la delucidazione, non commenta perché gli rode il fegato o si vergogna. E spera che la questione cada presto nel dimenticatoio - spera.

- qualcuno sta scrivendo un immenso contro-articolo per demolirmi. In tal caso: fatti sotto, ti aspetto.

- qualcuno avrebbe davvero voluto dare un parere, ma è in un sommergibile (giallo?) nella fossa delle Marianne, e lì non prende un cazzo e pazienza.

Sbaglio? Di quanto sbaglio? Chi lo sa.
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AntonRathausen
MessaggioInviato: Mer Feb 26, 2020 4:22 pm  Rispondi citando
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Registrato: 26/02/20 14:58
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io sono uno degli utenti che sicuramente ha portato più visualizzazioni a questo thread per via di una mia controproducente e conturbante passione per la gente che parla di musica senza avere consapevolezza dei propri limiti (di metodo, di conoscenza, talvolta di intelligenza).
non ho mai risposto perché non ne vedevo uno scopo, ma l'ultimo post in cui te le canti e te le suoni (che esibisce pienamente tutti e tre i tipi di limiti di cui parlavo poco sopra) mi ha fatto venire voglia di dire la mia.

c'è infatti una nicchia di utenti che non sono intervenuti perché la mancanza di competenze che dimostri è talmente abissale e i discorsi che fai distorcono e appiattiscono talmente tanto la multisfaccettatura della realtà che ci vorrebbero papiri e papiri per riuscire a riassumere, in un solo post, tutti i motivi per cui il tuo "controarticolo" (...) è fallace e la tua autostima decisamente malriposta. ora, credo chiunque abbia ascoltato un po' di musica oltre ai soliti noti ridimensioni il ruolo dei Beatles di "scopritori della ruota" che su riviste mainstream e sui media generalisti viene loro attribuito; ma i Beatles fanno parte pienamente e a ragione della storia della musica pop e rock degli anni Sessanta, e ci sono vari motivi per cui a ragione dischi come Revolver, Magical Mystery Tour e Abbey Road vengono ancora ricordati come alcuni dei punti nevralgici della musica leggera di quel decennio.
nel tentativo di opporti a questa retorica, fai errori davvero grossolani di contestualizzazione che se non sono dettati dalla pura malafede, sono sintomo di grave scarsità di intelligenza. qualche esempio qua e là:
Giorgio_Gennari ha scritto:
Affermare che "la slide guitar di George Harrison ha influenzato moltissimi chitarristi" è impreciso se non inquietante: la tecnica della slide guitar era già eseguita perfettamente da Blind Willie Johnson, Robert Johnson e i tanti altri grandi bluesman afroamericani decenni prima dell'avvento dei Beatles, e George Harrison non migliorò o personalizzò in alcun modo tale tecnica. Com'è possibile definirlo "chitarrista influente"?

per dire, qua ci sono diversi salti logici rilevanti. si parte dal fatto (reale) che la chitarra slide sia una tecnica inventata e già messa a punto dai grandi artisti della tradizione blues rurale di trenta anni prima, si ignora il fatto che George Harrison l'abbia reinserita in un contesto completamente differente (nonostante non sia stato né il primo, né il migliore, cfr. chitarristi come Duane Allman) e la popolarità che ha conferito a questa tecnica tra il pubblico rock, infine si conclude che per questo motivo non può essere considerato come un chitarrista influente nonostante sia stato insieme a David Crosby (che gli ha fatto conoscere Ravi Shankar) colui che ha portato la fascinazione per la musica Hindustani e per i raga indiani all'interno della cultura rock, oppure che le sue parti di chitarra su certi ultimi brani dei Beatles (penso eclatantemente a I Want You (She's So Heavy), ma non solo) siano dichiaratamente prese a modello dai Black Sabbath del primo album. per la cronaca, più avanti dici che I Beatles erano tra gli idoli di Ozzy Osbourne (e a suo dire un'influenza), ma è evidente come il loro pop "british" nulla abbia a che fare con l'oscuro rock-metal dei Black Sabbath., ma credo proprio che tu debba riascoltarti alcune cose dell'ultimo biennio di attività dei Beatles e i primi due lavori dei Black Sabbath.
Giorgio_Gennari ha scritto:
Tornando al paragrafo: "Tomorrow Never Knows" è sicuramente uno dei massimi capolavori dei Beatles e di Martin e un'importante pietra miliare della neonata psichedelia. Psichedelia che comunque appunto era già nata (presumibilmente nell'aprile del '65 con la cover "Mr. Tambourine Man" dei Byrds. O forse con l'originale di Dylan?) e che già aveva dato importanti sviluppi con i seminali collage di "The Return of the Son of Monster Magnet" delle Mothers of Invention e "Virgin Forest" dei Fugs, entrambe di 10 e passa minuti. Forse è citata di più "Tomorrow Never Knows" perché è più breve (3 minuti), quindi più "comoda", non lo so; sul fatto che sia la prima canzone trance in assoluto nutro serissimi dubbi, ma che sia un capolavoro non lo nego.

qua invece non parli direttamente dei Beatles perché è uno dei pochi passi in cui non neghi i loro risultati artistici, però fai il giochino del "ah no la psichedelia non è stata inventata il giorno X ma due settimane prima", che qualsiasi storico e critico musicale che si rispetti non oserebbe fare perché l'affermarsi di nuove scene, soprattutto quando si parla di cose sfuggenti e prive di una definizione oggettiva che ne stabilisca le proprietà caratterizzanti come è il caso della musica psichedelica, non può mai essere ricondotta a un solo artista o lavoro. la critica rock ama dire che "il primo disco psichedelico è l'esordio dei 13th Floor Elevators", ma è una semplificazione di comodo: tra 1965 e 1966 il garage rock stava giocando con distorsioni, suggestioni di coscienze alterate, ostinati ossessivi, timbri acidi, e un sacco di altri mezzi che i grandi della psichedelia utilizzeranno più tardi. i Byrds, le Mothers of Invention, i Fugs, i 13th Floor Elevators, sono parte di un movimento globale cui fanno parte anche i Beatles, o i Monks e i Blues Magoos: attribuire a un singolo la responsabilità della nascita di un genere che stava prendendo piede da più zone contemporaneamente è un po' ridicolo. pietoso velo sulla discussione sul minutaggio dei brani, retaggio scaruffiano che chiunque passati i primi vent'anni di età dovrebbe abbandonare (per inciso, ma quanti anni hai?).
a proposito di gruppi che si influenzano a vicenda:
Giorgio_Gennari ha scritto:
Credo inoltre che basti appena un superficiale ascolto per capire come Pet Sounds (uscito nel maggio del '66, uno degli album pop più influenti in assoluto) abbia irrimediabilmente influenzato anche Sgt. Pepper's (maggio '67).

per dire, qua sottolinei (giustamente) che Sgt. Pepper's è influenzato da Pet Sounds, ma salti a pie' pari, come se non fosse una cosa così meritevole di menzione, il fatto che Pet Sounds sia dichiaratamente influenzato da Rubber Soul - e questo ancora una volta perché la storia della musica è fatta da artisti che si ascoltano vicendevolmente, dialogano e reagiscono all'opera l'uno degli altri. fai tanti giochini di questo tipo, dici "certo Abbey Road è un disco di tutto rispetto" poi svisceri decine di nomi che secondo te comunque meriterebbero più attenzione (tirando fuori anche chincaglierie irrilevanti come l'esordio degli Yes, o bizzarrie weird come i Cro-Magnon, citando robe che non c'entrano niente come Terry Riley, Moondog e Robbie Basho, o addirittura facendo passare il messaggio che dischi come il s/t dei Led Zeppelin, Tommy, The Velvet Underground e In the Court of the Crimson King siano dischi di culto per veri intenditori) e se uno ti dice che sottovaluti Abbey Road hai pure la faccia tosta di rispondere "ma che dici, ho pure detto che è un grande disco!".

ci sono varie cose che non vanno nel tuo modo di ragionare, e per sottolinearle e sviscerarle nel dettaglio ci vorrebbe il doppio della quantità di roba che hai scritto tu per quel "controarticolo" di cui vai tanto orgoglioso. il postulato (piuttosto claudicante) che vi sia musica oggettivamente superiore ad altra, anziché sistemi critici perfettamente consistenti che valorizzano certi aspetti piuttosto che altri; la continua "dimostrazione per autorità" con i dischi di Scaruffi (con dischi come Desertshore e The Parable of Arable Land citati completamente a caso, idem per artisti come i Family - tutta roba che preferisco ai Beatles, per intenderci, senza menzionare il patetico post dove fai la storiella del rock anni '60 con i dischi presi dalla selezione 7-9/10 anni '60 di Scaruffi...); l'elevare le innovazioni che piacciono a te come fondamentali e poi sminuire quelle dei Beatles perché manco le capisci (eclatante il momento in cui dici Come sarebbe a dire che "loro flirtavano con l'avanguardia di Stockhausen, non gli altri"? Lo stesso McCartney scoppierebbe a ridere!, quando Revolution 9 è dichiaratamente influenzato dall'alea di Cage e dalla musica elettronica di Stockhausen, specialmente il Gesang der Junglinge e (probabilmente) gli Hymnen). o ancora, il gioco delle tre carte tra influenze dichiarate e influenze percepite (vedasi gli Hash Jar Tempo che "danno un seguito" a certe intuizioni dei Red Crayola del primo album, mentre Fripp che si ascolta i Beatles - e lo dimostra pienamente in composizioni come I Talk to the Wind, o diverse cose da In the Wake of Poseidon, Lizard e Islands - non è altrettanto importante perché tu "non percepisci tale influenza nella sua musica"); i soliti discorsi infantili su "il genere X è stato inventato dall'artista Y nel mese Z"; l'idea che tutto può essere paragonato con tutto (quando paragoni Rubber Soul a lavori come A Love Supreme, o ti meravigli che una rivista che si chiama Rolling Stone non tratti un lavoro di avant-jazz molto outsider come Out to Lunch!, raggiungi vette di inconsapevolezza davvero comiche). e ce ne sarebbero ancora tante, tante, tante da elencare, ed è questo il motivo per cui nessuno ti ha risposto: manca il tempo e la voglia per spiegarti tutto ciò che dimostri ancora di non capire.

se sei giovane sono convinto che crescendo capirai un bel po' di errori logici e di metodo nel tuo approccio (li avevo anche io a 16/17 anni quando pensavo di essere l'unico a conoscere Black Monk Time e che i Beatles fossero solo una fregatura, e se questa è la tua età attuale ci sono possibilità di crescita molto buone), se hai un'età un po' più matura invece mi dispiace per te.
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