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<  Musica  ~  La chimera del dilettante
FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Feb 28, 2020 1:20 pm  Rispondi citando
Music God


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"L'originalità è la chimera del dilettante, un luogo comune ereditato dalla poetica romantica che nel modernismo non ha più corso legale".

Cito Borges per aprire un nuovo dibattito filosofico sull'estetica della musica - ma valevole per ogni forma di espressione, e chiamo a raccolta i miei fedelissimi, su tutti il sommo Cas Cool

Condividete la tesi di Borges? E, più in generale, non ritenete che il problema dell'originalità sia mal posto anche nel contesto della critica e della storiografia?

Io credo che l'ossessione di incasellare e di trovare il "genio" che avrebbe avviato il tal movimento sia per l'appunto il residuato bellico, un fardello che ci trasciniamo come minimo dall'epoca romantica, tesa a esaltare le doti individuali contrapponendole a un contesto percepito come opprimente.

D'altro canto, neppure vorrei cadere nell'errore contrario, ovvero escludere in toto che il concetto di rielaborazione originale possa avere cittadinanza nel discorso critico moderno e pure che anche i meriti individuali vadano in qualche modo selezionati e fotografati, anche se così facendo si corre sempre il rischio di concentrare l'analisi sull'autore e sulla sua persona anziché sull'opera (parte della mitologia rock si fonda anche sul fascino del personaggio, inutile negarlo, in primis a me stesso).

Anche Brian Eno aveva messo in discussione la nozione di "genio" che ancora oggi fa parte del discorso dominante, coniando il neologismo "Scenio= scena+genio", che risulta già più verosimile e realistico, mettendo in correlazione il contributo individuale con gli strumenti e il contesto in grado di valorizzarlo. Il "genio" di per sé non è nulla ed è essenzialmente un concetto di natura culturale, che non ha nulla di "naturale", tant'è vero che (solo per fare un esempio) nell'antica Grecia la parola veniva utilizzata in termini e a scopi diversi e non correlata a un singolo individuo.

Ma al di là delle questioni terminologiche, mi interessa concentrare l'attenzione sul tema dell'originalità e su come questo possa pesare in sede di valutazione di un'opera, oltre che costituire un merito del singolo.
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Feb 29, 2020 2:31 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Dunque. La questione è interessante e lungi dall'essere banale. Do il mio parere in base a quello che sono riuscito finora a carpire sulla musica rock - che non è molto, ma sicuramente bastevole per abbozzare un'opinione sensata.

Quella di Borges è un po' una frase del cazzo: sembra che l'originalità non conti nulla, oppure che sia apprezzata solo da "chi non se ne intende" (sottinteso: chi invece se ne intende sa benissimo che l'originalità conta poco). Non mi piace perché mi sembra più che altro una denigrazione nei confronti degli artisti che tentano - e magari riescono! - di essere originali, di uscire dagli schemi. Secondo me, chiaramente non funziona così - semmai spesso è tipico di chi non se ne intende affermare con risolutezza che l'originalità non è affatto importante.

La questione di trovare "il genio che inventa il genere / la tendenza" è spesso riduttivo, anzi diciamo la verità, è spesso fuorviante.
Però è altrettanto pericoloso il considerare la musica un "flusso" dove tutto si evolve quasi spontaneamente a prescindere dal susseguirsi dei vari protagonisti. Questo è un errore davvero grossolano, anzi: è un errore barbaro, una banalizzazione del ruolo del musicista.
Ci sono artisti che hanno cambiato le regole del gioco, artisti che hanno anticipato le tendenze, artisti che hanno concepito la musica in maniera diversa da prima.
Un esempio. È del tutto evidente che i Black Sabbath altro non siano che una versione scadente dei Led Zeppelin: Osbourne è un Plant con zero modulazione e zero escursioni vocali, Iommi una versione incompetente e distorta di Page, eccetera... però c'è un grosso però; una Black Sabbath prima non c'era, e gli Zep non l'avrebbero nemmeno mai potuta concepire, e sarà un brano influentissimo; War Pigs gli Zep non l'avrebbero mai proposta, con quei rintocchi iniziali da Giorno del Giudizio, quelle progressioni armoniche, non appartengono al vocabolario Zeppelin e non sono nemmeno così derivative. Perché i Sabbath sono tecnicamente la versione scadente degli Zep, ma nei fatti suonano metal mentre i loro "fratelli maggiori" suonavano hard-rock. È quindi fuorviante (e del tutto irrispettoso) dire che il metal sarebbe nato benissimo anche senza i Sabbath. Questo solo un esempio particolare per fa intendere un concetto più generale: ci sono stati artisti che hanno fatto qualcosa che ha cambiato qualcosa.
Lo sanno anche i sassi che Dylan si è ispirato a Woody Guthrie, ma Dylan ha anche fatto cose che ha Guthrie non sarebbe mai stato capace. Eccetera.
Quindi è tutto fuorché "dilettantistico" e "ingenuo" riconoscere che - pur prendendo elementi dagli altri artisti attorno e dai predecessori e considerato il momento storico in cui viene proposta l'opera d'arte bla bla bla - ci sono artisti/gruppi che hanno stipulato nuove direttive o senza i quali magari intere correnti sarebbero profondamente diverse o non sarebbero esistite.

Prima di Eight Miles High non mi risulta esistesse qualcosa di simile. Prima di You Really Got Me non mi sembra si sia mai sentita una cosa simile; si veda cosa è successo dopo questo brano e si giudichi se la storia della musica è un flusso o se ha delle pietre miliari che segnano l'inizio di nuove ere (da sole o assieme ad altre).

Riguardo alle "musiche-più-nobili", di una cosa sono sicuro al 100%: certa musica è oggettivamente superiore a certa altra. Non è un discorso che riguarda i diversi "generi" tra di loro; pressoché tutti i generi propongono tanta merda insignificante ma anche dei capolavori. Non mi si fraintenda, io non dico assolutamente che tutta la musica dell'universo possa essere prima o poi messa in una "classifica generale inconfutabile". Dico solo che nelle diverse epoche e nei diversi ambiti esiste musica maggiore di altra. Sono certo che esistono "asticelle qualitative", che ad un certo punto distinguono i lavori buoni/apprezzabili, dai capolavori, dai capolavori epocali immensi - per non parlare dei lavori mediocri intendo. Il grande critico (non sto parlando né di Scaruffi né di Bertoncelli né di nessun critico sulla faccia della Terra; è un discorso generale) è colui che riesce a trovare queste "asticelle qualitative" e metterle nei punti corretti. E con ogni probabilità questo "grande critico" non esiste ancora, è troppo presto, ma prima o poi arriverà, ne sono certo. E sarà una persona o un gruppo di persone con una cultura vasta e trasversale (è assolutamente ridicolo leggersi la "guida ai migliori 500 album di prog italiano" se ad esempio si ignora la scena di Canterbury, giusto?) e "con la sensibilità corretta", la sensibilità per le cose "giuste" (se con la tua sensibilità consideri Zucchero un grande, insomma, la critica non fa per te e non puoi farci nulla). È un manicheismo? Secondo me assolutamente no. Secondo me ad esempio è assolutamente oggettivo che Out of Our Heads sia inferiore ad Aftermath (UK); e il fatto che non abbia le competenze per dimostrarlo sul serio non mi scoraggia minimamente dal trovarlo lapalissiano.

Sulla questione genio "istintivo" o genio "scientifico" non mi esprimo, anche perché spessissimo le cose in realtà si fondono.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Feb 29, 2020 6:27 pm  Rispondi citando
Music God


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La citazione di Borges andava forse contestualizzata e quindi faccio mea culpa, l'autore non intendeva certo disconoscere il valore del contributo individuale (avrebbe rinnegato anche sé stesso), ma l'ossessione per il presento "genio" che scardina i dogmi, o anche per i plagi.

Ho trovato la sua citazione in un articolo che a sua volta contestualizzava il contributo di Luttazzi, mettendo in ridicolo il processo sommario celebrato contro di lui da comici che per la verità avevano attinto a piene mani dal repertorio dello stesso Luttazzi e di mille altri artisti.

Secondo me, l'originalità risiede soprattutto nell'uso che si fa di un determinato materiale, uso che spesso è favorito dal mezzo di cui si dispone. Non abbiamo contezza di brani che suonassero esattamente come i capolavori di Byrds o Kinks che citi, ma la questione posta in questi termini è fuorviante, perché dovremmo prima chiederci se prima erano esistiti strumenti e condizioni in senso lato tali da favorire una tale crescita. Perché oggi non siamo più così disinvolti nell'individuare il brano "rivoluzionario"? Sarà perché non esiste una storiografia ufficiale che ce lo etichetta come tale? O anche che il progresso tecnologico e culturale degli anni '60 è un unicum oggi irripetibile e che quindi risulta molto difficile replicare quell'epoca d'oro?

Nessuno nega la grandezza di quei musicisti e appunto l'originalità estetica del loro contributo, ma è importante contestualizzarla, anche perché il suo valore è solo ed esclusivamente relativo, in molte tue riflessioni dai per assodate verità che non sono affatto tali, ma solo discorsi critici che rappresentano un'interpretazione di una piccola parte della realtà Wink

Il discorso rispetto alla devianza dagli schemi presuppone prima che si individui lo schema (di regola, quello coincide con l'avvento dei cosiddetti giramanovella che sfruttano e perfezionano una formula estetica in precedenza in effetti inattesa e originale in un certo contesto) e quindi ciò che lo rompe, e per quali motivi. Io venero quasi solo forme di espressione del tutto eccentriche ma credo sia importante anche comprendere come la mia riflessione valga in termini relativi e sia limitatissima.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Feb 29, 2020 6:31 pm  Rispondi citando
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Ah, sul tema dell'oggettività puoi rileggerti se hai voglia una delle millemila discussione imbastite sul forum, soprattutto da me e Cas, che peraltro semplificano e rielaborano discorsi in voga da almeno cinquant'anni. Celine diceva più o meno che chi dice vero dice ombra, Ginsberg che parlare di verità è ridicolo, Focoault che ogni discorso è una forma di violenza esercitata su cose molto più complesse, Feyerabend che l'unico metodo accettabile è l'assenza di metodo che presuppone l'assenza di una Verità, e così via Smile

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Feb 29, 2020 10:27 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Lungi da me il voler banalizzare le vostre elucubrazioni..

Però credo a questo: la Verità c'è. Il fatto è che per noi umani è difficilissimo... giungervi - lasciando da parte la "metafisica"... o subdolamente compendendola perché l'Arte è forse anche metafisica?
Ma la difficoltà nel giungere alla Verità non deve scoraggiare la sua ricerca, passo dopo passo... io ad esempio disprezzando i Beatles sono a buon punto (EHH! questo crudo realismo che butta in vacca tutto dopo tali delicate introspezioni mica ve l'aspettavate eh?? ve lo meritate, sofisti di 'sta nerchia Razz Razz Razz)
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Mar 01, 2020 8:40 am  Rispondi citando
Music God


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Molti sostengono che già il concetto di Verità non sia neutro ma per l'appunto abbia implicazioni metafisiche che già lo connotano nel nostro discorso culturale e psicologico, in qualche modo imprigionandoci, indi direi che non ne usciamo più Laughing

Ciò detto, tu Giorgio perché dedichi tanto tempo alla musica? Non sto scherzando, mi incuriosisce saperlo e naturalmente la domanda è estesa a tutti. Per scoprire la verità? Per quale altro motivo?

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Dom Mar 01, 2020 9:27 am  Rispondi citando
Utente Master


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Perché dovresti scherzare? È una domanda molto romantica!

Considera anzitutto che, per ora, parli con un ragazzo del tutto ignorante in fatto di musica classica, e che ha "scoperto" il jazz solo da un mese o due. Anche riguardo alla storia del rock riconosco di avere innumerevoli mancanze... ma non negli anni sessanta, lì posso dire di sapere ormai (quasi) tutto.
Concepisco la musica rock (perché solo lì sento di poter dare pareri di livello) come Arte ma anche come intrattenimento. La Grande musica Rock è quella che riesce ad esprimermi la maggiore "qualità" fornendo questi elementi, Arte e/o intrattenimento.
Sto (molto faticosamente e molto lentamente, non lo nascondo) stilando la mia personale "scientifica" classifica dei 50 migliori album di "Rock" degli anni '60. E "sento" che ce la sto facendo; sento che riesco pian piano a trovare quell'asticella sottile che distingue gli ottimi lavori dai capolavori dai capolavori epocali immensi - quando la completerò la posterò anche qui, e ne potremmo discutere quanto si vuole. Ed inizierò, pian piano a dedicarmi seriamente alle altre decadi.

Non credo che fare una classifica sia una banalizzazione dell'arte o menate analoghe; anzi vuole essere un'esaltazione (quasi affettuosa) di 50 opere che si sono distinte in bene dagli altri, ogni posizione (anche la cinquantesima) quindi gode di un grande applauso da parte mia. E fra questi 50 c'è chi ha scritto il capolavoro, e chi ha scritto il Capolavoro; e io voglio capire tutto ciò.

Insomma, probabilmente il motivo che mi spinge a conoscere la musica è il fatto di voler capirla. Capire le sue leggi, le sue costanti. Capire la genesi di un capolavoro e i tanti motivi per cui risulta essere tale, in mezzo a tanti, troppi lavori mediocri. Capire anche la "grammatica giusta delle emozioni" senza tuttavia mai rinnegarle, anche se, si sa, le emozioni cambiano spesso nel tempo. Ascolto musica perché sono curioso di sapere come sarà conoscere sul serio anche i 70, gli 80, i 90. Come cambierà la mia concezione dei (pochi) lavori che conosco finora? Per ora il mio album preferito di sempre è Little Eathquakes di Tori Amos; ma quanto lo amerò ancora alla fine del mio viaggio?
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Mar 01, 2020 9:56 am  Rispondi citando
Music God


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Sulle famigerate graduatorie con me sfondi una porta aperta, anche se non posso esimermi da due precisazioni:

- naturalmente, possono sono riflettere i nostri gusti, le nostre inclinazioni etc.. che dipendono peraltro in larga parte da fattori su cui non esercitiamo alcun controllo (subconscio, storia personale e familiare, la società in cui siamo cresciuti e come l'abbiamo percepita, la nostra educazione etc..), ma dato che persino i risultati della scienza non sono incontrovertibili, da dieci anni come minimo trovo ridicoli tutti i guru delle graduatorie (anche in ambito non musicale).

- in secondo luogo, sono utili come porta d'ingresso in un mondo, per ciò che ti consentono di scoprire e approfondire. Chi rinnega il valore delle graduatorie soggettive e personali di regola non si sottrae alla loro redazione (e anzi, tende a classificare molto più degli altri), ma semplicemente il suo raggio d'azione è molto più limitato e non è in grado di mettere in relazione cose che non conosce, e finisce per bollare l'operazione come una stronzata, senza capire di essere totalmente contraddittorio.

Anche se più che di graduatorie io parlerei di tanti universi paralleli in cui puoi scoprire un'infinità di musica che ignoravi, e non stabilire "X è meglio di Y", se non in termini di puro apprezzamento personale.

Ti sconsiglio comunque di scadere in argomentazioni come "Conosco quasi tutto": ti assicuro che non può essere così, io dopo 20 anni di ascolti maniacali mi sento di dire che non so quasi un cazzo di musica, e la mia non è professione di finta umiltà, è davvero così, anche solo per limiti fisiologici, di tempo, di attitudine, di reperibilità dei materiali di ascolto.

La domanda sul perché ascoltiamo musica, nell'epoca della critica liofilizzata, può sembrare banale e invece secondo me non lo è.

Credo infatti che la distinzione tra critica seria e critica frigida risieda soprattutto nelle ragioni che stanno dietro la coscienza dell'ascoltatore e del critico, oltre che naturalmente nella preparazione, negli strumenti, nell'uso della lingua: stiamo ascoltando musica perché amiamo noi stessi e vogliamo rivendicare la nostra posizione di privilegio culturale, o perché amiamo la musica e quindi gli altri, e quindi forse l'umanità? Il critico deve essere a mio avviso selettivo e anche spietato ma deve far parlare soprattutto la parte di sé che ama la musica, forse che ama e basta. Personalmente, ho una passione che mi turba il sonno perché credo che la musica possa rivestire un ruolo cruciale nella mia vita, nell'autoanalisi e anche nel rapporto con gli altri, sia in senso astratto e ampio (la società, la storia), sia in senso più immediato. Quindi, ascoltare serve fondamentalmente a rendermi più consapevole dei miei limiti e a far traballare le mie certezze, al godimento si accompagna quasi sempre questa scossa tellurica, che agisce su un piano ora fisico, ora puramente estetico, ora più concettuale.

Prima di diventare un "critico" avevo il terrore di trasformarmi in uno di quei sedicenti intellettuali da università che usano la cultura come pompa per l'ego e per la vanità, e non come strumento. Ok mi fermo qui e peraltro sto andando off topic, forse mi conviene aprire un thread apposito. Laughing

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