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<  Cinema  ~  L'ultimo film che ho visto
PehTer
MessaggioInviato: Dom Feb 16, 2020 10:32 am  Rispondi citando
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Bong Joon-ho - Parasite

Boh, bel film, ma non mi ha entusiasmato come avrebbe dovuto.
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Marco_Biasio
MessaggioInviato: Dom Feb 16, 2020 1:56 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:
Alexander Sokurov - L'Arca Russa

Ne sento naturalmente parlare da anni e un amico cineasta ha insistito perché lo vedessi.
In estrema sintesi, un numero d'alta scuola, dal puro e semplice punto di vista del virtuosismo mozartiano un lavoro impareggiabile: fotografia meravigliosa, l'ambientazione sfarzosa (il Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo), il one take "impossibile" che ancora oggi costringe cinefili e registi di mezzo mondo a scervellarsi (come noto, Sokurov realizza il film come un unico piano sequenza della durata di oltre un'ora e mezza).

Però, ecco, non riesco a vederci molto altro se non un'eccezionale impresa estetica, appunto un saggio di virtuosismo inarrivabile, come se Sokurov fosse un poeta che vole dimostrare una completa padronanza della metrica più che esprimersi.
Ho familiarità con i film e le opere meta-narrative e anti-narrative, che spesso trovo molto più interessanti della classica storia che va da un punto A a un punto B, ma cerco sempre risonanze, simboli che sappiano rimandare ad altri simboli, insomma un gioco di incastri che non si riduca a semplice gioco.

Sokurov qui per me pecca un po' di narcisismo e di estetismo, sembra voler suggerire allo spettatore "Ammirami, perché sono un fenomeno". Provo la stessa sensazione davanti ad alcune opere di Sorrentino.


Capisco e comprendo il tuo punto di vista, ma posso dirti che ad un russo - o a qualcuno profondamente immerso nella storia culturale russa, per passione o per lavoro, o per entrambi - quest'opera tocca corde interiori che in altri spettatori non potrà fisiologicamente toccare.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Feb 16, 2020 4:26 pm  Rispondi citando
Music God


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Un po' lo sospettavo anche durante la visione, pensavo tra me e me "Forse bisogna essere russi per capire fino in fondo questo film".

Che in ogni caso mi è piaciuto molto, proprio sul piano del puro godimento estetico, solo che non l'ho trovato troppo profondo, toccante o capace di sfiorare determinate corde, come invece mi aspettavo. Ma come giustamente dici può benissimo essere un limite mio, anche di natura culturale.

Ho provato sensazioni analoghe con un'altra opera celebratissima, che forse conosci:

La recita di Angelopoulos.

Qui la durata non aiuta (siamo vicini alle quattro ore e ho dovuto suddividere la visione in due tranche), il simbolismo a volte tracima e lambisce il parossismo; il cinema di Angelopoulos è davvero impegnativo ed estenuante - il perenne senso di attesa e i lunghi silenzi che avevo visto in Antonioni, solo ulteriormente dilatati - e credo che possa essere compreso a pieno solo da chi è nato in Grecia o ha familiarità con la cultura di quel paese. A me La Recita è piaciuto, anche più del film russo forse, però mi ha fatto provare sensazioni simili.

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zagor
MessaggioInviato: Dom Feb 23, 2020 3:04 pm  Rispondi citando
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PehTer ha scritto:
Bong Joon-ho - Parasite

Boh, bel film, ma non mi ha entusiasmato come avrebbe dovuto.


aridatece Via col vento, come ha detto trump!


ho trovato un po' forzato solo lo showdown finale, un po' una tarantinata. il resto mi è piaciuto abbastanza ( anche il flashback onirico in conclusione), e anche l impianto ideologico del film regge.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Feb 23, 2020 3:52 pm  Rispondi citando
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In questi giorni ho rivisto

Ron Howard - Rush

Opera valida e avvincente, certo molto da blockbuster, ma costruita bene ed efficace nel rendere l'atmosfera di quella che viene definita l'epoca d'oro della formula uno.
Come noto agli appassionati, il film racconta di uno dei duelli più celebri e mitizzati della storia dell'automobilismo, ovvero del confronto tra Niki Lauda e James Hunt. Howard ha il pregio di non trasformare i due antagonisti in due macchiette (il perfezionista Lauda, professionista di altissimo profilo, altezzoso, riservato e antipatico vs. il pazzoide Hunt the Shunt, velocissimo, guascone etc.. ma incostante e avvezzo all'errore), ma l'operazione riesce meno bene con le rispettive compagne e con alcuni personaggi di contorno; per il resto, ottimo lavoro sul piano della fotografia e vicenda che rapisce nonostante l'esito sia noto.


George Stevens - A Place in the Sun
Celeberrimo melodramma sentimentale/giudiziario che consacra Elizabeth Taylor e Montgomery Clift come star planetarie. Il romanticismo un po' zuccheroso e affettato di alcune scene (con tanto di archi al seguito) risulta datato, ma la bravura degli attori e soprattutto dei due protagonisti riscatta tutto. Si percepisce peraltro come tra di loro ci fosse chiaramente del tenero, la Taylor si innamorò perdutamente del tormentato Clift, che la ricambiava ma sul piano platonico, essendo un omosessuale che Hollywood vedeva come il fumo negli occhi. Forse non il capolavoro epocale celebrato al tempo, ma rimane un signor film.

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Manci01
MessaggioInviato: Mar Feb 25, 2020 12:30 pm  Rispondi citando
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Io non sono qui - Todd Haynes

Ieri sono riuscito finalmente a recuperare Io non sono qui di Haynes, di cui avevo già apprezzato Velvet Goldmine, e posso dire di essere rimasto assolutamente soddisfatto. Il film è davvero geniale in alcuni momenti ( Cate Blanchett che sale sul palco con la mitragliatrice, ad esempio) e, in generale, riesce, secondo me, a rappresentare, attraverso la sua struttura frammentaria, in maniera estremamente convincente una figura complessa come quella di Bob Dylan.
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PehTer
MessaggioInviato: Mar Feb 25, 2020 3:35 pm  Rispondi citando
Utente Junior


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zagor ha scritto:

ho trovato un po' forzato solo lo showdown finale, un po' una tarantinata. il resto mi è piaciuto abbastanza ( anche il flashback onirico in conclusione), e anche l impianto ideologico del film regge.


Infatti è proprio la "tarantinata" ad avermi lasciato perplesso, mi ha fatto un effetto deja-vu, mentre io ero andato in sala credendo di vedere qualcosa di diverso dal solito. Probabilmente è solo un problema di aspettative e non di film in sé (anche perché sono completamente ignorante sul resto della filmografia del regista).
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FrancescoB
MessaggioInviato: Mer Feb 26, 2020 9:38 am  Rispondi citando
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Manci01 ha scritto:
Io non sono qui - Todd Haynes

Ieri sono riuscito finalmente a recuperare Io non sono qui di Haynes, di cui avevo già apprezzato Velvet Goldmine, e posso dire di essere rimasto assolutamente soddisfatto. Il film è davvero geniale in alcuni momenti ( Cate Blanchett che sale sul palco con la mitragliatrice, ad esempio) e, in generale, riesce, secondo me, a rappresentare, attraverso la sua struttura frammentaria, in maniera estremamente convincente una figura complessa come quella di Bob Dylan.


Per quanto mi riguarda, tra i capolavori del nuovo millennio. Quando Haynes cita il Casanova di Fellini poi mi viene da piangere.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Feb 29, 2020 9:22 am  Rispondi citando
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I'm Almost Not Crazy

Breve documentario che esplora la vita e la concezione estetica di John Cassavetes, girato in concomitanza con il suo ultimo capolavoro ("Love Streams", del 1984).

Per me è sempre sbalorditiva la sua affinità metodologica con il jazz: John assemblava una sorta di dream team (Peter Falk, Ben Gazzara, la moglie Gena Rowlands) e poi regalava loro enormi spazi di manovra per esprimere il proprio talento, attraverso la cosiddetta improvvisazione controllata. La sceneggiatura era quindi il prodotto di un lavoro di gruppo di cui John era il deus ex machina ma non il monarca.

La frase finale di un collaboratore riassume un po' tutta la sua filosofia estetica ("Non ho mai visto nessuno amare il proprio lavoro quanto John"). "Love Streams" è peraltro una sorta di dichiarazione d'amore al genere umano e la sua autobiografia postuma lo conferma umanista convinto ("I film sono importanti perché parlano delle persone"; "la tecnica è solo uno strumento", frase che mi ha ricordato le considerazioni più ad ampio raggio di David Foster Wallace in materia letteraria).

Nella sua opera è sempre interessante anche la sovrapposizione dei piani, qui lui e la moglie interpretano due fratelli piuttosto eccentrici, declinano il proprio rapporto in una forma diversa e per John questo approccio era sempre una sfida, un mettere a repentaglio certe convenzioni e certe gabbie anche sul piano interpersonale.

Artista e personaggio che stimo immensamente, specie in un'epoca dominata da un certo intellettualismo frigido, in cui l'arte è una professione e la vita di tutti i giorni qualcosa di completamente diverso.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Mar 22, 2020 12:11 pm  Rispondi citando
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Una panoramica sul cinema della quarantena:

Federico Fellini/ Alberto Lattauda: Luci del varietà


Il primo mezzo film di Federico è un riuscito dramma che prefigura molti dei suoi topoi: il mondo dello spettacolo con le sue illusioni e amarezze, il dongiovannismo (qui incarnato da un fantastico De Filippo), l'amore per la commedia dell'arte. Sceneggiatura e idee di fondo (i derelitti cui il capocomico cerca di regalare una speranza) da cui attingerà a piene mani il Woody Allend del capolavoro Broadway Danny Rose.

Scott Crawford - Salad Days: documentario che racconta la scena hardcore e post-hardcore di Washington DC negli anni '80; come di consueto, si alternano immagini di repertorio e lunghe interviste. Tra Unrest, Minot Threat e ovviamente Fugazi, interessante per tutti gli amanti del genere. Ian McCaye è un capo.

Lance Bangs - Breadcrumb Trail: altro rockumentary che focalizza l'attenzione sulla scena di Louisville (a weird place) e in particolare sulla dinastia degli Squirrel Bait e sugli Slint, con tanto di minuziosa analisi del loro celebre capolavor. Tanta roba.

Chris Marker - Le fond de l'air est rouge
: tre ore di docufilm che raccontano dei movimenti esplosi e ramificatisi in tutto il mondo tra anni '60 e '70, con particolare attenzione a Usa, Cile e naturalmente Francia, la patria dell'autore. Immagini da infarto, montaggio avveniristico, l'accorato omaggio a un'epoca che oggi pare distante anni luce.

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Manci01
MessaggioInviato: Ven Mar 27, 2020 2:28 pm  Rispondi citando
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La maschera della morte rossa - Roger Corman

Modificando il racconto di Poe (incorporando tra l'altro anche il bellissimo Hop Frog) e introducendo riflessioni bergmaniane (regista preferito del buon Roger) sulla morte e sulla fede, Corman realizza, secondo me, un film davvero interessante. Vincent Price, poi, è sempre un valore aggiunto.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Mar 28, 2020 7:11 am  Rispondi citando
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Altri film della quarantena.

Ken Loach - Terra e libertà

Il socialista Loach racconta questa volta della guerra civile spagnola, osservata dal punto di vista di un volontario di Liverpool che si trasferisce a Barcellona e poi in Aragona per combattere a fianco delle milizie repubblicane. Il film ha il pregio di non scadere nella retorica (non sempre riuscirà a Loach) e di rappresentare le sanguinose divisioni interne tra stalinisti e anarchici, questi ultimi destinati a essere sopraffatti. Ottimo lavoro, quando i miliziani intonano l'Internazionale mi corre un brivido lungo la schiena.


Valerio Zurlini - La prima notte di quiete

Capolavoro del cinema italiano anni '70 che nel titolo cita Goethe, con un Alain Delon capellone in grande spolvero e una Sonia Petrovna meravigliosa. Dramma sentimentale che evita ogni sentimentalismo spiccio, ambientato in una Rimini invernale, cupa e gelida.


Grifi e Sarchielli - Anna

Forse l'esito più radicale del cinema sperimentale italiano a cavallo tra '60 e '70. Non è semplice interagire con il realismo crudo di Grifi e Sarchielli, anche perché le dimensioni elefantiache non aiutano (il film dura tre ore e mezza). Si tratta di un'opera-documentario che racconta l'ultimo mese di gravidanza di Anna, sedicenne tossicodipendente che Sarchielli conosce a Piazza Navona e che decide di ospitare a casa. Dopo un po' di giorni di riprese i due registi rinunciano a qualsiasi parvenza di plot, consapevoli di non poter imbrigliare la complessità della realtà in una narrazione lineare, e ne esce un film mastodontico, costellato di episodi bizzarri e memorabili (la doccia, la lunga e accesa discussione nel bar, la telefonata infinita, la vera dichiarazione d'amore).

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Hayao Miyazaki - Nausicaä della Valle del vento

Il film "zero" dello Studio Ghibli è un'opera, secondo me, riuscita sia dal punto di vista della forma, grazie alla grande qualità delle animazioni, che da quello della sostanza con i suoi messaggi ecologistici in anticipo sui tempi (il film è uscito nel 1984), ma anche pacifisti e femministi, tipici della poetica di Miyazaki. Davvero un ottimo lavoro!
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Gio Apr 09, 2020 3:47 pm  Rispondi citando
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A me è piaciuto molto la Principessa Mononoke
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MessaggioInviato: Ven Apr 10, 2020 12:13 pm  Rispondi citando
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Giorgio_Gennari ha scritto:
A me è piaciuto molto la Principessa Mononoke


Si, bellissimo anche quello
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