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glenn dah
MessaggioInviato: Lun Dic 21, 2020 3:18 pm  Rispondi citando
Musicofilo


Registrato: 02/09/10 14:33
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UNDINE - C. Petzold, 2020

Notevole.
Due interpreti magistralmente nella parte, di magnetismo puro.
Senza svenevolezze inutili, una fantastica (in entrambi i sensi) storia d'amore e morte . Poi si svolge a due passi da dove abitavo io :°°°(

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"Morgan il Caravaggio del nostro tempo"
(Vittorio Sgarbi)
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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Gen 01, 2021 11:56 am  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4668

Alcuni film di fine anno.

George Stevens - Il Gigante


Colossal hollywoodiano della durata di quasi tre ore e mezza, che ho riservato alla serata dell'ultimo da vivere in lockdown ghgh
Stevens racconta la storia dei coniugi Benedict, ricchi e tradizionali mandriani del Texas rurale degli anni '30 e '40, cui contrappone l'ascesa di un giovane rampante e privo di scrupoli, che prima lavora alle loro dipendenze e poi, grazie a un fortunato lascito ereditario, diventa miliardario con il petrolio. Il film ha la pecca della lungaggine - tre ore e mezza sono davvero troppe, si poteva tagliare come minimo una mezz'ora; in alcune scelte estetiche, stilistiche e narrative risulta un pochino datato, molto in orbita Hollywood classica.
Però ci sono Rock Hudson, Elizabeth Taylor e soprattutto James Dean, alla terza e ultima prova da attore, prima dell'incidente automobilistico che gli sarà fatale pochi mesi più tardi. Il set fu un campo di battaglia, secondo quanto si legge, in quanto non correva buona sangue tra Dean e il regista e soprattutto tra Dean e Hudson, star ben più navigata. Condivido però le impressioni dello stesso Hudson: Dean recita sempre come se fosse sul lettino di uno psicoanalista, e all'epoca la cosa doveva risultare sconvolgente, oggi a tratti mi risulta un filo stonata.

Raoul Ruiz - La Ville des pirates

Una recensione entusiasta del leggendario Loson mi ha convinto a recuperare quello che viene considerato il capolavoro del regista cileno di adozione francese. E poi, quando ho visto che si parlava di surrealismo e post-modernismo, mi sono sentito nel giardino di casa. L'opera è un gioiello, io resto leggermente più freddo del mito Los perché a volte la confusione dei piani narrativi mi manda in titl. Questo in ogni caso non è un film che vuole raccontare una storia, ma costruire un immaginario: può anche essere che si tratti del mero delirio della protagonista (un'assassina? Una pazza?), isolata sulla costa dell'oceano; la fotografia satura e che esalta i colori più forti mi ha incantato, la figura del bambino mi ha invece inquietato, il finale mi ha sconcertato. Cito proprio Los: questo film sembra alludere a tutto e a nulla, "Persino di qualcosa talmente insensato, ridicolo e inconcludente come la vita".

George Wolfe: Ma Rainey's Black Bottom

Recentissima produzione Netflix, un buon lavoro che risente un po' dell'impostazione teatrale forse, dedicato alla figura della leggendaria bluesman, ambientato nella Chicago polverosa, razzista, dominata dal crimine degli anni '20. Nulla per cui strapparsi i capelli, ma l'ho guardato volentieri.

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