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Cas
MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2021 10:49 am  Rispondi citando
Music God


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FrancescoB ha scritto:
Forse mi sono espresso male, quello lo credo anche io, ma penso anche in larga misura chi propone qualcosa di veramente alto e significativo abbia un concetto più alto e significativo dell'esistenza e del suo valore, o che quantomeno riesca a coglierlo.
Poi è chiaro che spesso l'originalità dipende anche dall'esistenza di personalità eccentriche, spostate, egomaniache, eccessive nel protagonismo o quasi eremiti (i casi estremi di Kanye West e Daniel Johnston); di regola, le persone normali, integrate, che condividono i valori dominanti etc.. possono essere grandi artisti ma raramente propongono qualcosa di veramente originale o capace di regalare un punto di vista diverso sul mondo, perché non lo possiedono loro in primis.


chiarissimo. il punto secondo me è che l'arte in qualche modo salva gli artisti come persone. regalare pezzi di bellezza che ti sopravvivono è una sorta di redenzione, se vogliamo vederla così.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2021 3:53 pm  Rispondi citando
Music God


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È una concezione un po' romantica ma la condivido e credo abbia un fondo di verità Smile

Spesso chi non riesce a comunicare con modalità normali deve farlo con questi strumenti alternativi, e in alcuni casi può farlo in modo originale ed efficace.

In parte può essere un luogo comune, ma spesso gli artisti più significativi attraversano un periodo complicato e trovano nell'arte una forma di redenzione, spesso più apparente che altro. Non è obbligatorio naturalmente, è pieno anzi di casi contrari, ma le cose che preferisco arrivano quasi sempre da persone un po' spostate e alternative e "tribolate".

Ricordo che Simon Reynolds aveva scritto una cosa abbastanza simile, dicendo che le cose migliori del rock arrivavano dai fanatici o dagli eremiti, dalle persone animate da una convinzione feroce e autorevole, a volte quasi messianica (Rolling Stones, Fugazi, Bob Dylan etc.. tutti peraltro molto egomaniaci), o al contrario da un atteggiamento di resa, dalle persone rinunciatarie e marginalizzate (Cobain, Nick Drake etc...). Il terreno di mezzo (robustezza emotiva, adesione ai codici condivisi etc.) raramente, secondo lui, ha partorito cose altrettanto interessanti (ovviamente è successo e generalizzare è sempre riduttivo).

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Cas
MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2021 5:27 pm  Rispondi citando
Music God


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Anche lui, Johnny Ramone stava sul lato destro?



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zagor
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 12:07 am  Rispondi citando
Music Guru


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Glen Campbell è un altra icona repubblicana, suono' diverse volte a convention del GOP.

buona parte del country del resto....
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 9:14 am  Rispondi citando
Music God


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Campbell immenso, "By The Time I Get To Phoenix" è album che mi strappa una lacrima a ogni ascolto.

Poi io comunque sarei cauto nell'associazione pura e semplice democratici/sinistra e repubblicani/destra, il discorso in America è più complesso credo, e il fattore territoriale/razziale è decisivo. I bianchi delle zone rurali, che siano benestanti o meno, votano per oltre il 90% il Partito Repubblicano, visto come portavoce e tutore della tradizione etc.. Gli afroamericani delle metropoli votano per circa il 90% per l'altro partito, che siano benestanti o meno, perché gli associano alcune rivendicazioni progressiste.

Penso poi a un Cint Eastwood, repubblicano doc i cui film però hanno molto poco di quella che noi consideriamo weltanschauung di destra, a mio parere almeno (antirazzisti, pro eutanasia, animati da un amore folle per blues jazz e storia afroamericana).

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zagor
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 11:43 am  Rispondi citando
Music Guru


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Campbell viene sfottuto in un passaggio illuminante di Paura e disgusto a las vegas di Hunter Thompson....pezzi come rhinestown cowboy e galveston ( While I watch the cannons flashing /I clean my gun and dream of Galveston) sono storicamente inni dei bovari texani...per quanto lui fosse molto raffinato come interprete e musicista ( e dietro aveva jimmy webb come autore)


Clint è un mistero, uno che fa film meravigliosi e "progressisti" come gran torino e un mondo perfetto e poi va a fare le marchette alle convention repubblicane ( con la gag della sedia vuota per obama, mamma mia che ridere, roba da pippo franco e del fu bagaglino).....bleah

anche su trump è stato superato da schwarzy come voce critica Laughing Laughing
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Marco_Biasio
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 2:16 pm  Rispondi citando
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Ho sempre avuto l'impressione che il concetto di "musicista schierato" come lo possiamo intendere ancora oggi in Italia (o, per meglio dire, come lo si intende rifacendosi alle stagioni delle autonomie o a quella da essa direttamente discendente dei centri sociali ottanta-novantiani), non abbia nessuna reale corrispondenza né oltremanica, né oltreoceano, con qualche rarissima e difatti vistosa eccezione (i primi a venirmi in mente sono Robert Wyatt e Woody Guthrie).

Mi pare piuttosto che la divisione sia sull'asse liberal-conservatore, dunque tutto interno ad una concezione nostrana di centro-destra (da una parte l'establishment delle popstar, dall'altro la "pancia" delle vecchie rockstar). L'incognita è, semmai, quella della "nuova" destra populista, ma anche in questo caso non trovo molto opportuno parlare né di "incognita" né di "nuova". Tanto nuova questa destra non lo è affatto e, soprattutto, ha delle radici storiche facilmente individuabili e tutto sommato coerenti con le evoluzioni dei decenni successivi.

A me non stupisce affatto un Johnny Rotten pro-Trump - così come, tra parentesi, non mi sconvolge leggere le dichiarazioni filo-salviniane e filo-meloniane di GLF. Si tratta dell'evoluzione naturale delle pose situazioniste e (convenientemente) anti establishment dei Pistols. Mi sorprenderebbe assai di più vederlo fare da megafono per il centro-destra bideniano, con cui - quello sì - non ha niente a che vedere e che, anzi, è per certi versi il suo vero nemico.

Il mito del "musicista di sinistra", o dell'"artista di sinistra", se vogliamo, credo sia tutto italiano. Perché mai un musicista, un imprenditore di sé stesso, in pratica, dovrebbe naturalmente andare verso sinistra?
Ma soprattutto: cosa si intende per "destra" e "sinistra"? In vent'anni il tema dell'anti-globalizzazione è passato dall'essere un caposaldo dei tardi antagonisti al manifesto ideologico dell'ultradestra populista o dell'uomo qualunque alla M5S. Il fatto che io ancora oggi, a vent'anni da Genova, lo ritenga un pilastro essenziale di qualsiasi discorso di sinistra degno di essere chiamato tale mi rende automaticamente filo-trumpiano? Un liberal qualsiasi direbbe che le cose stanno proprio così.

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Marco_Biasio
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 2:19 pm  Rispondi citando
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Cas ha scritto:
Anche lui, Johnny Ramone stava sul lato destro?



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Ah, questa è la sua lista dei migliori Repubblicani

Ronald Reagan
Richard Nixon
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Anche qui, non ci vedo nulla di strano. L'evoluzione naturale del punk, soprattutto delle sue frange più situazioniste e nichiliste (quelle, almeno, che hanno la sfortuna di sopravvivere a sé stesse), è nel populismo egoistico. L'hardcore "di sinistra", per esperienza personale, ha una data di scadenza.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 4:16 pm  Rispondi citando
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Sicuramente quella dell'artista "di sinistra" è anche se non soprattutto questione italiana, legata alla stagione della contestazione, alla canzone d'autore etc..

All'epoca era chiaro che Sanremo rappresentava (e rappresenta tuttora) una cultura conservatrice, che sposa le convenzioni, che vede nella musica una semplice forma di svago e un sano e rassicurante intrattenimento (magari anche tecnicamente sofisticato eh), mentre la canzone d'autore e il rock possedevano una diversa visione del mondo che tendeva naturalmente ad avvicinarsi alle nuove istanze che arrivavano da oltremanica e oltreoceano.

Terminata quella stagione, il discorso ha perso una parte della sua rilevanza (e non è escluso che molti al tempo, specie in Italia, si spacciassero come "di sinistra" per convenienza, esattamente come oggi conviene negare di esserlo anche sotto tortura ghghg).

Tradizionalmente si associa la visione "di sinistra" a una prospettiva critica sulla società, sulla cultura e sui rapporti di forza interni alla società stessa, prospettiva che tende naturalmente a sinistra, ma più su un piano umano e culturale che propriamente politico (il PCI era culturalmente scialbo e conservatore); sul piano estetico, questo si traduce in scelte meno convenzionali, in una certa avversione verso "l'accademia", in una maggiore libertà e nella centralità del messaggio, del "contenuto" (molte avanguardie erano ontologicamente "di sinistra" per questo motivo, penso al dadaismo, al surrealismo, al free jazz, a molto rock alternativo che era un mix di spirito imprenditoriale tutto americano e anarchismo); l'arte di destra viene percepita come appunto più convenzionale e, non dovendo mettere in discussione nulla, non si preoccupa di questioni sociali e si spaccia come pura. In tal senso, la dittatura di una certa ideologia segna il completo trionfo della concezione "destrorsa" dell'arte, oggi dilagante nel mainstream a dispetto di posizioni culturali progressiste.

Però ecco, condivido che si tratta di distinzione che ha perso parte del suo valore; poi per carità posso anche ritenere che certa BAM abbia un'aura di sinistra, che abbia recuperato un po' la missione sociale della musica, ma resta più una sensazione di carattere generale.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 4:24 pm  Rispondi citando
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Poi a volte sarebbe più corretto parlare di percezione culturale che di politica in senso stretto.

Il free jazz non nasceva per trasmettere un messaggio politico, non subito almeno, ma ha trovato ampi consenso e seguito in ambienti "sinistrorsi", che in Italia spesso esacerbavano la dimensione politica del fenomeno anche a causa della distanza culturale: il free jazz per i suoi adepti aveva una sorta di alone sinistroso a prescindere dal messaggio politico; idem il new american cinema o il rock alternativo americano o la canzone d'autore.

Più che di artisti di sinistra, dovremmo parlare di artisti che piacciono e colpiscono di più ambienti che si identificano con la sinistra, ma oltre non mi spingerei.

Esattamente come certo pop o Sanremo o il metal estremo, con tutte le diversità del caso, possiedono qualcosa che l rende culturalmente più affini a una visione democristiana o destrorsa dell'esistenza e della cultura, ma anche qui non mi spingerei oltre.


L'ultima modifica di FrancescoB il Dom Gen 24, 2021 4:28 pm, modificato 1 volta

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 4:25 pm  Rispondi citando
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Marco_Biasio ha scritto:
L'hardcore "di sinistra", per esperienza personale, ha una data di scadenza.


Tutti i tipi di musica hanno data di scadenza - ovvero data oltre la quale una riproposizione della stessa in (false) sembianze di "novità" appare come un'operazione retrograda, sterile.

Va pur detto che l'hardcore è un genere che non può che essere di sinistra. La destra è rispetto per la tradizione, per il Sacro, per ciò che è stato. La sinistra è originalità ad ogni costo, dissacrazione, ciò che si vorrebbe sempre che fosse. La destra apprezza l'ubbidienza. La sinistra esalta la ribellione. L'hardcore è la belva umana ferita che rantola e sputa fino all'ultimo; la destra invita a mantenere la calma per non scoinvolgere l'ordine pubblico.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 4:32 pm  Rispondi citando
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Sì, poi non esagererei con le semplificazioni, per esperienza posso dire che le persone di destra che conosco tendono ad avere una visione molto più convenzionale di ciò che è l'arte in senso ampio, ma mentirei se dicessi che funziona sempre così, ci sono sempre eccezioni; certi ambienti legati alla destra sociale poi sono lontani da una visione simile e molto radicali.

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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 5:15 pm  Rispondi citando
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Gramsci diceva che la libertà ha a che fare con la disciplina (chissà se Ferretti ha letto Gramsci, secondo me sì).

Detto ciò l'intento non era tanto quello di parlare di musica schierata, quanto di musicisti che, pur inserendosi nel solco di una tradizione pop che nasce con intenti di rottura (anche solo a livello di costume), si sono rivelati invece conservatori accaniti, o hanno maturato con l'età posizioni che contrastano un certo senso comune.

Riguardo al punk sono sempre stato d'accordo con chi diceva che fosse intimamente conservatore, nonostante i musicisti punk passassero come ribelli. Ribelli nichilisti, però.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 5:42 pm  Rispondi citando
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Il discorso sul punk è complesso e va anche differenziato per epoche e aree geografiche

Il suo ruolo storico si è esaurito molti anni or sono e per me il movimento era apolitico, appunto più che altro individualista e nichilista; il ricorso a una simbologia nazista va secondo me letto in questa prospettiva e anche in quella della pura provocazione, che aveva un senso nel 1977 e che oggi però farebbe ridere.

L'hardcore punk e certi suoi figliocci possiedono un'aura di sinistra ma sono figli anche della cultura americana, esattamente come le etichette indipendenti che proliferavano soprattutto negli anni '80: etica del lavoro e del self made man (quindi spirito imprenditoriale), valori in senso lato di sinistra (pacifismo, egualitarismo, anti-razzismo, l'idea per cui la musica non sia solo musica ma abbia risonanze storiche e sociali più ampie - non sempre), un cameratismo in qualche modo rigoroso e molto organizzato (penso ai Fugazi e alla loro cerchia), stoicismo, distanza dall'industria culturale abbinata alla volontà di creare una propria industria (le fanzine, la "cospirazione sotterranea di sfigati" vaneggiata da Calvin Johnson).

Guy Picciotto disse che quando avevano iniziato, lui e soci, pensavano di avere sulla storia lo stesso impatto di un vagabondo che piscia nel bosco Laughing

Ciononostante hanno lavorato duramente e adottato uno stile di vita estremamente pratico e votato all'essenzialismo, anche qui in ossequio a una certa tradizione molto americana.

Dalle nostre parti quella piccola rivoluzione ha avuto un impatto, magari tardivo, nel rock maturato soprattutto negli anni '90 e nella scena hip hop. Ho visto il documentario di Netflix sull'hip hop italiano e sulle scene underground di Bologna e Milano negli anni '80, che nascevano proprio sulla scia di quella americana.


L'ultima modifica di FrancescoB il Dom Gen 24, 2021 5:51 pm, modificato 2 volte

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2021 5:47 pm  Rispondi citando
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A ben pensarci però i valori che associo al rock underground americano valgono anche per molto metal che non potremmo mai definire di sinistra, in quel caso la critica rivolta alla società globalizzata è più reazionaria (di qui il populismo, il sovranismo, l'esoterismo, il recupero delle radici), ma sul piano estetico le scelte sono state altrettanto se non più radicali (Death, Today is the day, per non parlare del black metal scandinavo), e spesso comunque anche il metal è totalmente apolitico.

Poi è difficile spiegare perché Ayler e Coltrane trovino più consensi in ambienti intellettuali "sinistrorsi" e il Black Metal in ambienti più destrorsi, non si tratta qui di convenzioni estetiche perché entrambe le forme sono molto radicali e indigeste al pubblico generalista...Boh, è una specie di affinità sottocutanea difficile da razionalizzare e che rappresenta sempre una semplificazione.

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