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<  Cinema  ~  L'ultimo film che ho visto
FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Mar 18, 2021 9:22 am  Rispondi citando
Music God


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Paul Harrill - Something/ Anthing


Ottimo e a tratti toccante lavoro del 2014 che racconta lo spaesamento di una giovane a seguito di una tragedia familiare e delle incomprensioni con il marito. Tutto (estetica, scelte narrative etc..) è tipicamente american indie, ma il film non stanca e regala diversi momenti memorabili, raffigurando bene le paure di una "generazione" (odio questa parola ma qui mi sento di usarla).

Pablo Larrain - Ema


Per la prima volta il grande regista cileno ambienta un'opera nella contemporaneità e lo fa benissimo. Valparaiso e il Cile come non li immaginiamo, lontani da certi stereotipi. Film per me bellissimo, forte di interpretazioni notevoli; Larrain opta per la frammentazione narrativa eppure l'insieme regge ed è coerente. Forse una delle fotografie più efficaci della generazione millennials o giù di lì, i cui codici anche estetici e valoriali collidono con quelli della generazione immediatamente precedente (penso alla discussione sul reggaton). Tra le sue opere migliori, sinora Larrain non mi ha praticamente mai deluso.

Arnaud Desplechin - Racconto di Natale

Capolavoro che catapulta nel 2008 le idee e il coraggio di certa nouvelle vague. Ritratto familiare articolato e ricchissimo sia dal punto di vista narrativo che emotivo, finale da capogiro e citazioni mai gratuite. Quasi Truffaut che collabora con Rohmer e declina tutto in chiave più tragica.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Apr 03, 2021 10:33 am  Rispondi citando
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Jacques Rivette - Le Pont Du Nord

Catalogare Rivette mi risulta sempre difficile. Questo è un film dallo stile semi-documentaristico, girato tutto in esterni, in una Parigi che è solo cantieri, stradine secondarie, parchi abbandonati. Due donne si incontrano per caso, hanno un passato nebuloso e turbolento e un destino tragico. Per me, un capolavoro.

Paolo Genovese - Tutta colpa di Freud

Temevo una muccinata e invece scopro un discreto film, gradevole e ben interpretato. Commedia all'italiana senza troppe pretese ma con vari momenti divertenti, un film che vola.

Raul Ruiz - Tre corone per il marinaio

Un film che definire surrealista è forse riduttivo e fuorviante, perché qui a essere surreale è soprattutto lo stile, saturo di colori forti, apparentemente fuori luogo, quasi metafisici. Le peregrinazioni di un marinaio cileno diventano metafora di mille cose diverse, Ruiz gioca sempre con l'assurdo, in ogni senso possibile. Però anche questo film vola e regala tanti momenti intensi. La sensazione finale è "Non ci ho capito niente ma ho amato quasi ogni fotogramma". Come altri sudamericani, anche in letteratura, Ruiz costruisce i film come un insieme di simboli, di idee, di presagi, più che come storie.

Frez Zinnemann - Mezzogiorno di fuoco

Western ad alta tensione, breve e intensissimo, con un Cary Cooper che dimostra dieci anni in più dei suoi 51 e una giovane Grace Kelly. Un gioiello.

Jean-Claude Brisseau - Un gioco brutale

MUBi parla di realismo anti-sociale, questo thrller/non thriller racconta di un padre scienziato e della figlia adolescente costretta sulla sedia a rotelle e nemica del mondo, il tutto ambientato in una cascina nella campagna francese. La violenza viene solo accennata, il film è più che altro inquietante sul piano psicologico e bizzarro.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Apr 24, 2021 7:58 am  Rispondi citando
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Frederick Wiseman - Welfare

Dopo anni di ricerche vane trovo su Youtube quello che per i più è il capolavoro del Mozart del documentario. Welfare risale al 1975 e potrebbero averlo girato ieri: quasi tre ore di esplorazione dell'ufficio Welfare di NYC, che diventano un gigantesco affresco dell'umanità marginale della società americana e occidentale, della complessità kafkiana della sua burocrazia; Wiseman non giudica, viene naturale empatizzare con i disperati che vengono spediti da un ufficio all'altro, meno con gli impiegati pubblici che si mascherano dietro procedure e formalismi, ma è anche vero che pure gli impiegati sono oberati di lavoro e devono cogestire decine di persone in contemporanea. Il monologo finale di un disperato - che ha sostanza e dimensione quasi filosofiche - è uno dei punti più alti del direct cinema. Indimenticabile anche la lunga scena in cui un vecchio reduce della seconda guerra mondiale provoca le guardie di colore, insultandole continuamente. Capolavoro.

Andrea Segre - Il pianeta in mare

Interessante documentario ambientato a Marghera, nel cuore della decadente civiltà industriale e dei suoi orrori, che diventano affascinanti. In alcuni momenti diventa un po' ripetitivo e noioso, ma nel complesso regge.

Stefano Mordini - Il testimone invisibile

Un buon thriller all'italiana, che parte molto bene (con Scamarcio e Miriam Leone molto meglio del previsto), poi forse complica le cose all'eccesso e perde un po' di credibilità. Confesso però che mi aspettavo di peggio e invece l'ho guardato volentieri.

Dino Risi - Poveri ma belli

Gioiello della commedia all'italiana degli anni '50, divertente e amaro, con lieto fine inevitabile ma che funziona.

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glenn dah
MessaggioInviato: Gio Giu 10, 2021 3:28 pm  Rispondi citando
Musicofilo


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Un altro giro

Centro pieno per Vinterberg
E Maddelsen attore ENORME, se già non fosse stato detto precedentemente
Cioè il quartetto funziona, ma lui ha -ovviamente- il personaggio più sfumato e lo porta letteralmente a stagliarsi fino al finalone

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"Morgan il Caravaggio del nostro tempo"
(Vittorio Sgarbi)
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Giu 13, 2021 8:00 am  Rispondi citando
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Curiosissimo di recuperarlo, grazie della segnalazione Glenn!

Riporto un po' delle ultime mie visioni.

David Cronenberg - Naked Lunch


Il grande maestro americano omaggia uno dei romanzi del novecento americano e quindi la figura di William Burroughs. Vietato l'accesso a chi ha uno stomaco debole, visto che al regista l'etichetta di body horror si appiccica a meraviglia. Film visionario, un trip mentale con alcuni momenti memorabili e altri un filo più didascalici. Eccezionale il protagonista.

James Benning - Landscape Suicide

Maestro del cinema strutturalista e d'essai, Benning in questo caso rinuncia ad alcuni estremismi che rendono davvero difficili altri suoi lavori per raccontare la storia di due assassini e del paesaggio che ha fatto da sfondo alle loro gesta brutali (in California e nel Wisconsin). Documentario coraggioso e originale.

Claude Chabrol - Una morte di troppo


Chabrol gioca in casa, rovistando tra le ipocrisie della piccola borghesia della provincia francese, così simile a quella del nord Italia. Un thriller costruito con cura e con un lieve gusto macabro.

Jim Cummings - Thunder Road

Film uscito poche settimane or sono al cinema ma risalente al 2018, che ha un po' diviso pubblico e critica, anche perché pare in effetti mancare un filtro tra personaggio e autore, tra sincerità nuda e pura e sincerità mediata, artistica. Io sto dalla parte dei fan: il protagonista, per quanto stonato (a partire dall'assurda scena del funerale della madre), non si trasforma in una macchietta ma è credibile, e soprattutto lo è il suo microcosmo.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 11, 2021 8:38 am  Rispondi citando
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Proseguo nel mio soliloquio sul cinema d'essé

? uestolove: Sammer of Soul

Mi sono sentito un ignorantone di prima categoria perché confesso che sino a pochi giorni fa non avevo mai sentito parlare dell'Harlem Festival de 1969, e dire che ho pure passeggiato per il parco dove l'evento si svolse illo tempore. Docu-film-concerto spettacoloso in cui primeggiano una serie di artisti gospel che conosco poco, la somma Nina Simone, il batterista più figo di sempre (Art Blakey) e consorte, e insomma una visione obbligatoria per tutti gli afroblackofili.

Robin Campilllo: 120 battiti al minuto

Due ore abbondanti sulle associazioni parigine degli omosessuali malati di AIDS e sulla loro scena musicale (house isn't so much a sound but a situation), due ore intense che volano, con qualche lacrima che inevitabilmente cade sul tappetino, e che hanno il merito di evitare ogni retorica politicamente corretta.

Andrew Haigh - 45 anni

Gioiello del regista inglese che fotografa il momento di crisi di una coppia attempata, ritmi piuttosto lenti e atmosfera molto Ken Loach (ma più intimista), bravissimi i due attori, tra i capolavori dell'ultimo lustro per quanto mi riguarda.

Kelly Reichardt - First Cow

Tra i prodotti più originali usciti dall'universo amerindie negli ultimissimi anni, straordinario e atipico western ambientato sulle coste dell'Oregon, un apologo contro lo sfruttamento e la guerra senza frontiere che chiamiamo capitalismo che parla del passato ma anche soprattutto del presente. Reichardt non delude mai.

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zagor
MessaggioInviato: Lun Dic 13, 2021 8:27 pm  Rispondi citando
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è il film di Sorrentino che mi è piaciuto di piu' dopo il Divo....sicuramente per tutti quelli che hanno vissuto gli anni 80 e quel calcio in tempo reale è un tuffo al cuore. Sorrentino calibra bene la miscela tra il suo tradizionale tocco barocco/felliniano e una vena logicamente piu' intimista e dolente.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Mer Dic 15, 2021 8:34 am  Rispondi citando
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Non amo troppo Sorrentino (escluso Il Divo e in parte L'amico di famiglia, apprezzo meno il celebrato La Grande Bellezza, non so come la vedi tu Zagor), ma questo film voglio recuperarlo.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Dic 16, 2021 9:52 am  Rispondi citando
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zagor ha scritto:



è il film di Sorrentino che mi è piaciuto di piu' dopo il Divo....sicuramente per tutti quelli che hanno vissuto gli anni 80 e quel calcio in tempo reale è un tuffo al cuore. Sorrentino calibra bene la miscela tra il suo tradizionale tocco barocco/felliniano e una vena logicamente piu' intimista e dolente.


Non amo molto Sorrentino ma in questo caso mi tolgo il cappello: il suo film autobiografico è forse il più toccante e intimista della carriera, è forte di una purezza stilistica e di un'essenzialità che raramente sono appartenute all'autore.

Io venero Fellini e quindi amo barocchismi, surrealismo e frammentazione completa della trama, ma in molte opere di Sorrentino ho la sensazione che sia tutto molto costruito e troppo programmatico, manca l'umanità di fondo che rendeva magistrali le opere di Federico e il suo stile - eccelso eh - mi pare sempre un po' "innaturale" (un critico scrisse: a un certo punto ti aspetti che compaia la scritta "Citazione di Fellini oh!"). Questo film invece fa eccezione e lo reputo forse il più riuscito della sua carriera, accanto a Il Divo e a mio parere meglio de La Grande Bellezza, che scompare al cospetto del suo ispiratore (La Dolce Vita).

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zagor
MessaggioInviato: Gio Dic 23, 2021 12:05 am  Rispondi citando
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anche il finale che cita "i vitelloni"...

la moglie di montalbano nuda sulla barca come la ekberg sulla fontana invece Laughing
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FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Dic 23, 2021 8:29 am  Rispondi citando
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Giusto, per non farsi mancare nulla compare pure Fellini (meglio la sua voce) che usa vezzeggiativi a raffica Laughing

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MessaggioInviato: Gio Dic 23, 2021 1:24 pm  Rispondi citando
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sì, è un omaggio piu' palese del solito ( come quelli di Tarantino a Leone, Bava etc), descrive la nascita del suo interesse per il fascino mistico del cinema, poi rafforzato attraverso l' incontro con Capuano
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zagor
MessaggioInviato: Lun Gen 03, 2022 2:55 pm  Rispondi citando
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film sulla carta molto avvincente ma i tanti spunti possibili non vengono sviluppati in modo coerente. il formato Netflix credo sia destinato a portare una omologazione del cinema come MTV fece per la musica negli anni 80-90, con sceneggiature stereotipate, casting stellare (come gli effetti speciali per i videoclip) e poca sostanza.
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MessaggioInviato: Lun Gen 03, 2022 3:16 pm  Rispondi citando
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Il rischio c'è e in parte si è già concretizzato, però io tendo a fare dei distinguo: ci sono opere Netflix validissime, che alzano di molto lo standard e che catalogherei alla voce "cinema d'autore".

Qualche esempio: Mank, Sulla mia pelle, Storia di un matrimonio, Sto pensando di finirla qui (capolavoro di surrealismo post-modernista che risulta fresco e non un semplice omaggio a quel tipo di approccio), Il processo ai Chicago 7, Roma, Private Life.

Poi credo che un contenitore come Netflix vada sempre approcciato usando la testa, il rischio di perdersi e di diventare incapaci di selezionare, facendosi solo guidare dal suo algoritmo (esiste?) è concreto e può appiattire e uniformare gusti e capacità critica (il rischio insito nel grande mostro che chiamo ideologia pop), ma se usato bene può essere uno strumento di grandissima utilità.

Certo, molte serie TV (non tutte, anche qui è importante distinguere) vanno di pari passo con la filosofia cannibale della Marvel e di quella che fu MTV, ma da certi punti di vista Netflix (o il gemello colto MUBI) aprono davvero nuovi orizzonti.

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MessaggioInviato: Gio Gen 13, 2022 8:02 am  Rispondi citando
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Ho guardato Don't Look Up e posso dire che il film mi è piaciuto, mi ha divertito e mi ha incollato allo schermo per due ore abbondanti.

Certo, ci sono a mio parere delle pecche evidenti che mi impediscono di catalogarlo come più che discreto e basta: un didascalismo a volte eccessivo, tendenza alla caratterizzazione macchiettistica, qualche passaggio irritante.

Il film alla fine racconta della pandemia e del cambiamento climatico con toni a metà strada tra il grottesco e il drammatico, parodizza tutte le tendenze sociali e pseudo-culturali contemporanee (i no vax, scientismo e anti-scientismo etc...), a volte con efficacia, altre davvero in maniera troppo programmatica e saccente.

Però, ecco, me lo sono goduto.

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