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<  Musica  ~  Controcultura?!
FrancescoB
MessaggioInviato: Gio Lug 30, 2020 7:06 pm  Rispondi citando
Music God


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Esiste ancora? È mai esistita davvero? Qual è il suo lascito?

In America, a dispetto di produzioni mainstream mastodontiche e veramente tentacolari, capaci di forgiare il discorso culturale più "pop" in tutto il mondo, per decenni è sopravvissuta un'idea diversa, alternativa e antagonista di ciò che potrebbe e forse dovrebbe essere la cultura.
Sin dai tempi della letteratura del decennio d'oro (gli anni '20) e del bebop, cui faranno seguito letteratura beat, folk movement, new american cinema, il post-modernismo dei vari Pynchon, e forse più di ogni altra cosa il rock alternativo dagli anni '80 e il jazz sperimentale.. la cultura americana ha reso possibile anche un universo parallelo, l'ha materializzato, gli ha fornito un capitale ideologico. Insomma, l'America ha dato vita a due forme radicali e contrapposte (ma con varie interferenze, commistioni etc..) di cosa può fare la cultura, ha veramente rivoluzionato in senso lato i linguaggi.

Anche in Italia abbiamo assistito a fenomeni analoghi, spesso a calchi veri e propri, altre volte a riproposizioni originali di ciò che accadeva oltreoceano.

Oggi, in cosa si è tradotto quel vasto flusso, quella "spiaggia della storia", quel momento di transizione epocale? Il nostro "indie" ha ancora senso su un piano estetico e in culturale in senso lato, o è quasi sempre popolato da epigoni egocentrici e quindi è l'idea stessa di controcultura a essere morta, un detrito della storia, superata, perché tanto era una menzogna?
Come siamo arrivati all'impero dell'ideologia pop?

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zagor
MessaggioInviato: Ven Lug 31, 2020 12:27 pm  Rispondi citando
Music Guru


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Fra, qui ci sono 40 gradi....troppo impegnativo rispondere Laughing Laughing

oggi credo ci sia una frammentazione tale che sia difficile catalogare come si facev nel 900....forse la situazione BLM puo' suggerire nuovi spunti ( mi aspetto che dopo via col vento metteranno al bando pure i Lynyrd Skynyrd Laughing )
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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Ven Lug 31, 2020 12:32 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Per me è la cipolla...
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Ven Lug 31, 2020 5:09 pm  Rispondi citando
Musicomane


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La domanda che mi inquieta di più è ...

... - Oggi, in cosa si è tradotto quel vasto flusso, quella "spiaggia della storia", quel momento di transizione epocale? -

... controdomando: - E' previsto almeno l'aiuto del pubblico, la telefonata a casa o qualcosa del genere?




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Cas
MessaggioInviato: Ven Lug 31, 2020 8:46 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:

Oggi, in cosa si è tradotto quel vasto flusso, quella "spiaggia della storia", quel momento di transizione epocale? Il nostro "indie" ha ancora senso su un piano estetico e in culturale in senso lato, o è quasi sempre popolato da epigoni egocentrici e quindi è l'idea stessa di controcultura a essere morta, un detrito della storia, superata, perché tanto era una menzogna?
Come siamo arrivati all'impero dell'ideologia pop?


Secondo me si assiste a una depoliticizzazione della controcultura, se intendiamo come controcultura una esplicita dichiarazione di "alternativa" ideologica. Un fenomeno che non riguarda solo la musica, ma tutte le espressioni culturali: la politica oggi non è più vissuta come lotta tra campi antagonisti, ma come differenze prospettiche all'interno dello stesso mondo (e in questo forse la novità del populismo di destra è ciò che più sconquassa la pacifica battaglia delle alternanze sinistra/destra).

Però la semplice diversità espressiva è diversità di visione, diversità politica. Ciò che cambia è sia la consapevolezza degli esecutori (che operano su un piano sempre più esclusivamente estetico), sia degli ascoltatori (che sentono ma non decifrano). Ci sono più strati a offuscare le differenze politiche e sociali che vanno scandagliate, scoperte.

Quindi oggi forse sarebbe interessante il lavoro di decodifica della controcultura.

P.s. Il pop è controverso, non esiste una ideologia a senso unico. Espressione delle classi medie, queste vanno in su e in giù, portandosi appresso ambizioni, rancori, scorie... Il pop è vivo, da questo punto di vista. Forse solo un poco più reazionario.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Ago 01, 2020 5:55 am  Rispondi citando
Music God


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Grazie Cas per farmi sentire meno solo ghghgh

Per "ideologia pop" non intendo la musica popolare, né la musica da classifica, che pure ne è efficace espressione, ma qualcosa di più vasto che ancora fatico e definire con precisione.

Inizialmente, tale apertura ideologica è stata salutare proprio per sfrondare la controcultura da certi dogmatismi e da un massimalismo che era diventato una gabbia, l'abbiamo visto anche in italia (le ridicole manifestazioni durante alcuni concerti di una certa sinistra antagonista, che spesso peraltro sapeva poco/nulla della forma d'arte che stava analizzando; Rava mi ha detto che ai raduni free jazz degli anni '70 il novanta e passa per cento delle persone ci andava per motivi ideologici o per sentirsi "figo"; possiamo aggiungere Battisti "fascista" e mille altri esempi).

Poi però è diventata a sua volta un dogma, specie per i giovanissimi di oggi, i cosiddetti millenials, che sono stati forgiati in pieno da questa "ideologia", che ha anche il vezzo di definirsi anti-ideologica e quindi a suo modo universale, "puramente estetica" come giustamente dici, quando per me si tratta solo di una forma di ideologia e forse più radicale di molte altre.

Il dogma, semplificando il discorso, è quello per cui ogni forma di espressione deve tendere semplicemente a essere esteticamente apprezzabile e piacevole. Punto. L'analisi deve concentrarsi sugli aspetti formali, strutturali etc.. e a un livello più basso si ferma al semplice "mi piace/non mi piace"; questo vale in ogni settore, nel contesto di concorsi e scuole di scrittura ho sentito cose per me imbarazzanti, da tempo siamo al marchio di fabbrica editoriale, ovvero allo stampino, anche la letteratura deve risultare piacevole, accattivante, in sostanza deve competere e vendere.

Si tratta naturalmente di una concezione vecchia come il cucco, molto più vecchia e convenzionale di quelle idee "controculturali" che oggi percepiamo come un detrito del passato (in parte a ragione, per me), e che pure sentiamo come attuale, sintonizzata sulla contemporaneità, forse perché effettivamente ne definisce la cifra stilistica. Il pop inteso come cancellazione delle differenze, fatta eccezione solo per quelle che hanno un riconoscimento direi "accademico", specie in ambito letterario o nella musica classica (nella musica popolare non esiste una letteratura accademica, fortunatamente, ma forse anche sfortunatamente).

Fino a pochi anni fa frequentavo saltuariamente un forum dove si parlava soprattutto di sport, ma c'erano pagine dedicate alla cultura, e secondo me era uno specchio del momento che stiamo vivendo, molto più del nostro forum che è un mondo a sé: a voler stare bassi, 9 utenti su dieci rifiutavano e forse ridicolizzavano i fenomeni controculturali, quando provavo a parlare di qualche regista un po' meno noto venivo aggredito e accusato di snobismo; ricordo polemiche ai limiti della violenza se osavo mettere in discussione la centralità nel mondo contemporaneo del cinema Marvel, ho persino ricevuto delle minacce ghghggh

Gli unici ambiti in cui esisteva una qualche "verità" e bisognava differenziare erano quelli della letteratura classica, perché in quel caso qualcuno ha già stabilito cosa vale la pena di studiare e quindi ci accodiamo.

Ecco, l'ideologia pop ha ucciso il pensiero critico e la voglia di osare sui piani estetico, critico e filosofico. Oggi questi sono tabù. Naturalmente ci sono tante isole felici e fenomeni che hanno ereditato e aggiornato all'attualità certe istanze (la BAM più alternativa, certi cantautori etc..), ma complessivamente loro (e potrei mettermi anche io) hanno perso.

La mia impressione vivida è questa e spero di sbagliarmi, che sia solo un mio limite percettivo, ma davvero sono anni che non riesco a uscire da questo circolo vizioso
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FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Ago 01, 2020 6:05 am  Rispondi citando
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Penso anche ai fenomeni giovanili che vanno per la maggiore, come la trap e l'hip hop che domina le classifiche.

Culturalmente sono scialbissimi e reazionari, manifestano solo una completa adesione allo status quo e ai suoi valori, un po' come era accaduto con fenomeni come certo gangsta rap degli anni '90. In altre parole, quasi tutti i giovani d'oggi credono in questo "sistema" e non hanno la benché minima aspirazione controculturale.

Forse è solo una fase di transizione, legata al contesto economico: vari fattori hanno reso gli anni 2000 un'epoca di progressivo indebolimento dell'economia europea e italiana, migliaia di giovani sopravvivono perché hanno alle spalle i genitori che li proteggono e supportano in ogni senso, non hanno le spalle abbastanza larghe per affrontare le difficoltà.

Con il mio lavoro noto un abisso sul piano caratteriale e motivazionale con molti giovani stranieri, che hanno proprio una marcia in più, solo non hanno le stesse risorse degli altri. Ma per quanto tempo le risorse dei vecchi basteranno a proteggere i loro privilegi? È naturale che in un quadro simile non ci sia più molto spazio per la "controcultura", che ha spopolato quando si cresceva e si progrediva e si potevano mettere in discussione dogmi secolari. Oggi non abbiamo più la forza di farlo.

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Cas
MessaggioInviato: Sab Ago 01, 2020 1:17 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:


Ecco, l'ideologia pop ha ucciso il pensiero critico e la voglia di osare sui piani estetico, critico e filosofico. Oggi questi sono tabù.


Credo però che questo appiattimento "ideologico" del pop sia più una conseguenza che una causa. Oggi viviamo in un mondo di destra, che sguazza tra celebrazione dell'ignoranza, anti-intellettualismo di marca fascistoide, disprezzo per l'analisi e la critica (contro la "problematizzazione"). La musica va letta sempre tenendo conto del contesto in cui è prodotta, sia per quanto riguarda gli esecutori che per i consumatori.

Citazione:
Culturalmente sono scialbissimi e reazionari, manifestano solo una completa adesione allo status quo e ai suoi valori, un po' come era accaduto con fenomeni come certo gangsta rap degli anni '90. In altre parole, quasi tutti i giovani d'oggi credono in questo "sistema" e non hanno la benché minima aspirazione controculturale.


La controcultura era però figlia (bastarda) di strutture che orientavano l'opinione secondo linee ben squadrate. Oggi queste strutture non ci sono più, sono state distrutte o sono crollate. Un tempo poi c'era una cultura egemone che cercava di legittimarsi proprio in quanto cultura, e così poteva esistere anche una cultura contro-egemonica. Oggi qualunque piano "razionale" legato al culturale è scomparso a favore di una falsa coscienza che naturalizza le configurazioni sociali eliminando ogni mediazione ragionata (come se le cose fossero così e basta... pura mistificazione).

Detto ciò, penso a quanto disagio ci sia nella trap italiana e straniera. Leggevo dello svedese Young Lean: malattia mentale, depressione in giovanissima età, zero prospettive, cinismo a palla... Il piano è tutto individuale, ma il riconoscimento, l'immedesimazione di parte delle nuove generazioni, ha molto da dire. La musica esprime e continua a esprimere una realtà sociale problematica (e qui sarebbero utili i critici). Che questo prenda o no la forma di una sottocultura non è poi così rilevante. Non può farlo come una volta perché è impossibile: non ci sono i codici condivisi per essere capiti, a meno di non scimmiottare pose che non hanno alcuna presa reale.

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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Ago 02, 2020 8:49 am  Rispondi citando
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Sì sì quando si propongono discorsi come il mio si rischia sempre di farsi intrappolare dalle generalizzazioni e si forza la mano, sicuramente ci sono sfumature che non vanno sottovalutate.

Forse hai ragione quando dici che si è spostato tutto su un piano puramente individuale, in quel famoso "inferno dell'uguale" di cui parlo spesso con Mauro Smile, e che quindi non ci sono prospettive di mutamento condivise né consapevoli, può esserci una denuncia chiara, nitida, esteticamente validissima e anche originale.

E hai ragione anche quando dici che la nostalgia per codici che non si adattano più al mondo è sciocca, non a caso chi li ripropone sembra vivere in una sorta di Eden immaginario (anni '60 e '70 che non sono mai stati così).

L'unica cosa di cui sento personalmente l'esigenza sarebbe un aggiornamento di quello spirito, che si intravede in molta BAM (almeno non quella troppo oleografica) e in alcune realtà legate al Black Lives Matter per fare un esempio, ma il timore che sia tutto comunque molto costruito e che rischi di impantanarsi come hanno già fatto Kamasi, in parte Robert Glasper etc.. è forte da parte mia. Per carità, almeno c'è un fenomeno identitario e culturalmente vivo che esula dal puro "divertiamoci qui ed ora", ma che prova a proporre qualcosa, vedi anche la vastissima e ricchissima scena londinese.

Ecco, quello a oggi è il mio Eden, qualcosa di contemporaneo che prova a proporre un discorso un minimo originale senza necessariamente smussare gli angoli, tra i pochissimi riadattamenti dello spirito della controcultura che ha pervaso tutto il '900.

Poi in generale il mondo vive una fase "reazionaria", come giustamente osservi, legata alla progressiva perdita di potere e privilegi dei nostri ceti medi, ed è naturale che in momento così prevalgano altre forma di espressione rispetto a quelle che destrutturano i codici.
C'è stata la rivincita di tutto ciò che era "tradizione" (pensa a Sanremo! È tornato ad avere un seguito importante e non ha modificato di una virgola la propria natura, anzi) e il ripristino di un'idea di cultura estetizzante, legata a un "bello canonico" e convenzionale (quello di cui parlava già Kant), una cultura arcadica e priva di qualsiasi ambizione che non sia puramente legata a una vaga "bellezza", oppure un ripristino dell'idea di cultura come puro svago (vedi le saghe Marvel e il trionfo del cinema e delle serie Tv "fiume", in cui contano la storia avvincente, la trama, il personaggio etc.. e sono tornati in auge criteri di giudizio molto più tradizionali); mentre i fenomeni più "underground" sono appunto tutto fuorché propositivi, al più rappresentano realtà marginali e aspirazioni del tutto ordinarie (la trap che celebra i gingilli della bella vita cui il rapper non può accedere).

Naturalmente non mancano le eccezioni e sono sicuramente molto più numerose e importanti di quello che penso e che so.

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Cas
MessaggioInviato: Dom Ago 02, 2020 2:53 pm  Rispondi citando
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FrancescoB ha scritto:

Naturalmente non mancano le eccezioni e sono sicuramente molto più numerose e importanti di quello che penso e che so.


Forse altrove, intendo in altri paesi, le cose sono diverse, ma qui da noi in effetti la cultura - quella musicale, ma non solo, è ampiamente svalutata. La gente guarda le serie tv sul telefonino per distrarsi, per dire.

Però, ribadisco: sta a noi (in senso lato) decifrare i segni insiti nelle espressioni culturali, non agli artisti renderli evidenti. Ci si potrebbe divertire, quindi.

p.s. in più c'è tutto il vastissimo database del passato che oggi si mescola con le nuove produzioni e si riconfigura, si rimpasta, si converte a usi imprevisti. anche qui ci sarebbe da fare una riflessione.

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BellaAlice
MessaggioInviato: Ven Set 04, 2020 7:08 am  Rispondi citando
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Very enjoyable sharing and you can download the latest melodies as tonos gratis for your phone.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Set 04, 2020 11:05 am  Rispondi citando
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Sempre in materia, secondo voi le cose si sono davvero modificate radicalmente nel corso degli ultimi anni o l'andazzo generale è questo da tempo immemore?

Io ho notato un cambiamento ma quando frequentavo OR le posizioni prevalenti erano già quelle anti controculturali. La controcultura per definizione è sempre rimasta ai margini, ha conosciuto un successo relativamente più vasto tra anni '60 e '70, per ragioni di sintonia con la Storia e anche per ragioni di moda e di marketing (spesso chi c'era dice che Woodstock e simili erano già la morte di certi movimenti e un trionfo del marketing), ma un successo comunque se non marginale e minoritario.

Però ecco c'erano riviste e persone che si dedicavano a forme di espressione più impegnative. Come diceva D.F. Wallace, lui e altri, in sintesi, pagavano per lavorare con la testa, perché era chiaro che certo cinema, certa musica etc... richiedessero un impegno mentale anche superiore rispetto a quello richiesto dalle professioni svolte. Peraltro, già lui negli anni '90 si definiva anacronistico.

Erano sempre una minoranza, ma non così pochi.

Oggi anche le varie riviste webzine hanno sposato in larga misura un andazzo completamente diverso. La liberazione dai vincoli della "cultura alternativa" ha quasi solo appiattito il discorso?

Cioè, abbiamo così tanti dati a disposizione che alla fine il 99% delle persone non sa e non può scegliere e quindi si adagia su "ciò che funziona, ciò che vende, ciò di cui si parla"?

Gli archivi sterminati tipo Netflix, Spotify, Youtube, e anche quelli più di nicchia come Mubi, alla fine paralizzano le persone, se queste non hanno già gli strumenti per orientarsi?

Mi pare un tema importante e di grande attualità, non so se condividete.

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Set 05, 2020 8:39 pm  Rispondi citando
Utente Master


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Non sono sicuro di poter darti una risposta soddisfacente. Ma penso due cose: che la presunta alternatività è ormai da molto tempo un marchio di fabbrica come tutti gli altri. Credo che nelle arti, qui nello specifico la musica, esistono le cose fatte bene, quelle fatte male, quelle fatte molto bene e quelle fatte molto male; il fatto poi che queste cose siano ultra pubblicizzate come prodotti alternativi (in fondo tutto può essere venduto ed è stato venduto come tale, come "alternativo" cioè, dai Kaleidoscope ai Beatles, dai Swans a Prince, dai Mercury Rev agli U2) non cambia di molto le cose, tranne una questione di aneddotica. Secondo, credo sia solo un grande bene che ora si abbiano strumenti come Spotify/Youtube music/ecc per fruire della musica. Certo si ha bisogno di una o più guide, ma almeno gli artisti volendo li si può conoscere, mentre un tempo se non leggevi una recensione convincente sulla pagina di una certa rivista di critica musicale spessissimo foraggiata dalle più potenti industrie discografiche di turno, o se non sentivi un certo pezzo passare in radio (e anche lì, chi decide cosa debba passare in radio?), col piffero che gli artisti li conoscevi. Stavi lì buonino buonino a ingurgitare quello che ti propinavano. Adesso può ancora essere così, ma grazie a nuovi strumenti, e perché no anche grazie a piccole realtà come questo sito, un tizio con un po' di determinazione può ascoltare opinioni di persone vere e orientarvicisi in questo oceano di proposte. Sono tutti strumenti che possono aprire la mente verso bravi artisti di cui spesso non si conosce neppure il nome. E questo per me è solo un bene. Scusa se forse ho divagato, ho scritto abbastanza di getto.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 06, 2020 7:55 am  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
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Sì nel merito condivido anche io, rispetto a Spotify Youtube etc.. Oggi abbiamo a disposizione archivi sterminati ed è sempre meglio poter scegliere che essere totalmente vincolati da ciò che mettono a disposizione le major etc..

Infatti i nostri gusti sono estremamente diversificati, mentre in passato si coagulavano intorno a pochi nomi cruciali, a conferma del fatto che non si parla solo di gusti ma anche di accessibilità.

Ciò premesso, sulla posizione "controculturale" resto della mia idea e credo anche che le teorie sul "fatto bene/ fatto male", che si presentano come post-ideologiche, siano estremamente ideologiche. L'ideologia più difficile da riconoscere è quella che permea tutti e che non viene percepita come tale, ma in realtà anche tanto pop e tanta trap sono quanto di più ideologico esista, non c'è posizione neutra, si tratta di un'invenzione di chi ha paura di scoprire contenuti o estetiche che non gli piacciono e che non si allineano a quelle "dominanti".

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