storia_della_musica_home
Autore Messaggio
<  Musica  ~  Pregi e difetti della critica contemporanea
FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Set 23, 2016 1:30 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Non è mia intenzione aprire un thread pippone, ma mi incuriosisce la strada seguita dalla critica contemporanea, una strada che secondo me ha pro e contro.

Io credo che ci sia una grandissima tendenza alla frammentazione: quel disco, quel singolo artista, la sua carriera, i suoi sviluppi. Difficilmente si azzarda prospettive globali o più ampie, o ci si interroga sulla direzione della musica popolare, sulla sua evoluzione.

La tendenza a mio modo di vedere ha pro e contro, appunto.
Da un lato, libera la critica dal fardello della Storia, e quindi dall'esigenza di incasellare, di paragonare, di stendere la mappa dell'evoluzione di generi e filoni, così come di trasformare le recensioni in trattati semplicistici di sociologia, psicologia, appunto storia etc.. Insomma, siamo più liberi.

Dall'altro, la critica risulta forse depotenziata proprio in questa dimensione interpretativa e storica più ampia. Cioè, a volte ci si esalta per realtà e musicisti che collocati in un contesto storico più vasto - e meglio conosciuto - risulterebbero forse ridimensionati. Si tende quindi sempre più ad analizzare (fattore positivo) e sempre meno a storicizzare (fattore negativo?), quasi che appunto contassero solo il qui e l'ora. "I dischi migliori del 2015 nel mio settore di riferimento" sembrano davvero essere divenuti l'unica cosa importante, mentre ampliare gli orizzonti sembra oramai del tutto inutile, e quindi evitabile.

Questa spaccatura si nota anche fra appassionati "storici" (i noiosi pipponi sull'epoca d'oro della musica defunta alle nostre spalle) e analizzatori contemporanei (che se ne fregano di qualsiasi tipo di relazione "storica", in contrasto con la critica "militante" in campo dagli anni '60: oggi un fenomeno come il punk sarebbe impensabile anche solo per questo, nessuno avrebbe voglia di analizzarlo come fatto culturale e sociale).

Qualcuno condivide?

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Cas
MessaggioInviato: Ven Set 23, 2016 3:56 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 05/04/07 12:52
Messaggi: 2800
Residenza: Aosta

Butto giù un po' di impressioni a caldo....

La frammentazione è la cifra del nostro tempo. Oggi mi sembra che l'approfondimento e la contestualizzazione siano subordinati al sensazionalismo e ai contenuti usa e getta.

La critica oggi deve adeguarsi ai tempi: da una parte deve allacciarsi alle nuove categorie di lettori e consumatori di musica, dall'altra al senso che la musica ha nel nostro tempo.

Riguardo all'audience, la mia impressione è che questa non sia così ampia, e in ogni caso mi pare che nonostante i mezzi sconfinati aperti dal web, grazie al quale si può reperire musica da ogni dove geografico e da ogni anfratto del passato, l'approfondimento e la curiosità dell'ascoltatore medio rimanga molto basso. Una tendenza che vedo anche in altri campi è quella della categoria del "nerd" che ha sostituito l'appassionato e lo "sperimentatore": gente che magari ne sa a pacchi di un singolo genere, ma è praticamente analfabeta non appena volge lo sguardo altrove. In più in Italia il prototipo indie ha generato mostri... Tutto questo -ed è qui l'elemento paradossale- in un periodo dove la contaminazione tra generi è altissima e cadono molte barriere identitarie.

Detto ciò il problema rimane uno: l'appassionato di musica fa parte di una nicchia, e la critica deve affrontare questa situazione proponendo contenuti generici e il più possibili ad ampio raggio, anche perché servono i click, servono le visualizzazioni, eccetera...

Poi secondo me c'è un aspetto più generale da considerare: quello di una mutata percezione del tempo -almeno musicalmente parlando- da parte delle nuove generazioni di ascoltatori ma anche di musicisti. Il tempo non procede più in sviluppo progressivo, e non si ritiene nemmeno che il passato sia "migliore" del presente. Semplicemente tutto è appiattito. passato, presente e futuro sono sullo stesso piano. Come si può storicizzare se si perde la percezione dello sviluppo storico? Al limite il futuro diventa questione di "maggiore definizione" e il passato viene cristallizzato in "vintage".

Infine ribadisco che, a prescindere dai pipponi, la musica ha cambiato ruolo: le letture di un tempo erano legate al suo ruolo "mitico" e pregno di significato. Oggi non è più così, quindi le letture sono costrette a cambiare.

_________________
Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

http://monkeythinkmonkeywrite.blogspot.it/
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Set 23, 2016 4:41 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Nella sostanza condivido...Ovviamente la critica cambia perché è specchio di una società che cambia.

E questo non necessariamente è un male, anche se forse rischia - se degenera - di privare totalmente di prospettiva la nostra passione. Se tutto si riduce a un'analisi formale del tal disco, siamo "analisti" più che critici.

Quoto comunque il discorso sulla mancanza di preparazione storica: noto la lacuna (per fortuna non qui!) un po' ovunque. Per me conoscere la storia di ciò di cui stai parlando è essenziale, ed è strano che solo nella musica popolare la cosa venga sottovalutata.

Siamo fuori dalla trappola della critica militante (da uomo di sinistra, dico che certe barriere ideologiche un tempo insuperabili avevano veramente stancato: tipo non sei cantautore impegnato, non sei nessuno), ma al contempo abbiamo ridotto tutto a una mera e distaccata, professionale valutazione di fattori estetici e formali, totalmente sganciata dal contesto e dell'evoluzione? Ma la critica musicale secondo me non fa solo questo, io almeno non ci riesco.

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Set 23, 2016 4:47 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Quoto il discorso sull'appiattimento, anche se non condivido l'atteggiamento.

Riconoscere che la musica rock come la intendiamo noi non potrà più vivere una fase come quella che va dal 1964/1965 al 1973/1974 secondo me non significa essere passatisti, ma conoscere ciò che è accaduto.

Riconoscere che il jazz non potrà più vivere gli anni del bebop o dello swing non significa essere passatisti, ma conoscere ciò di cui stiamo parlando.

E' un po' come dire che l'impressionismo non vivrà più l'era Monet etc..

La pedante celebrazione del passato è solo dannosa, ma anche misconoscere il passato non può aiutare una valutazione completa e più credibile, più sostanziosa.

Ecco, premesso questo, siamo in grado di dire cosa sta accadendo oggi? Oppure abbiamo un po' abdicato al ruolo, o peggio non è più possibile adottare una chiave di lettura così ampia, e allora ci rifugiamo tutti nel nido dei nostri artisti e settori preferiti?

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
zagor
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 8:37 am  Rispondi citando
Music Addicted


Registrato: 15/11/12 21:37
Messaggi: 1117

FrancescoB ha scritto:

Ecco, premesso questo, siamo in grado di dire cosa sta accadendo oggi? Oppure abbiamo un po' abdicato al ruolo, o peggio non è più possibile adottare una chiave di lettura così ampia, e allora ci rifugiamo tutti nel nido dei nostri artisti e settori preferiti?



per me è troppo frammentario il quadro, come conseguenza dell'avvento di Internet ( anche se alcune cose tipo la de-ideologizzazione del rock di cui parla cas era iniziata anche prima di internet, già negli anni 90)


ci sono grandi nomi tipo pitchfork che ancora riescono a dettare un po' di tendenze ( il poptimismo, la black music trattata coi guanti etc) ma ingenerale c'è un calderone troppo ampio per trarre conclusioni

teniamoci la nostra nicchia qui su SDM e leggiamo le recensioni dei nostri ottimi scrittori Laughing
Top
Profilo Invia messaggio privato
FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 12:13 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

La nicchia è felice e in salute mi pare ghghgh

Ma mi interessa la de-ideologizzazione: da un lato è positiva, perché ha finalmente archiviato certi oscurantismi e/o elitarismi (tipo il synth pop che al tempo era bollato come musica di merda, e oggi è celebrato come il trionfo del pop), insomma ha abbattuto le barriere e consentito di prescindere dai soliti nomi.

Dall'altro, ha trasformato il rock "solo" in musica. Quindi siamo tutti "consumatori" professionali, distaccati, analitici, concentrati sul qui ed ora, e apprezziamo la musica. Ma la consideriamo un gradevole passatempo, e non una questione centrale dell'esistenza (non su SDM, per fortuna, ma in generale, e anche in molti settori della critica).

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Cas
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 1:45 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 05/04/07 12:52
Messaggi: 2800
Residenza: Aosta

FrancescoB ha scritto:
La nicchia è felice e in salute mi pare ghghgh

Ma mi interessa la de-ideologizzazione: da un lato è positiva, perché ha finalmente archiviato certi oscurantismi e/o elitarismi (tipo il synth pop che al tempo era bollato come musica di merda, e oggi è celebrato come il trionfo del pop), insomma ha abbattuto le barriere e consentito di prescindere dai soliti nomi.

Dall'altro, ha trasformato il rock "solo" in musica. Quindi siamo tutti "consumatori" professionali, distaccati, analitici, concentrati sul qui ed ora, e apprezziamo la musica. Ma la consideriamo un gradevole passatempo, e non una questione centrale dell'esistenza (non su SDM, per fortuna, ma in generale, e anche in molti settori della critica).
ù

Ma il rock, in fondo, è stata sempre e solo musica (e si è sempre presentato in forma di merce). Il rock non ha mai cambiato davvero il mondo, piuttosto ha simbolizzato ed amplificato determinate istanze presenti nella società. Il fatto che sia stato mitizzato ed ideologizzato ha avuto un effetto perlopiù distorsivo: la critica dovrebbe svelare, smascherare, quanto di ideologico si cela dietro all'espressione artistica.
Analizzare il pop come quello che è, ovvero un espressione estetica-espressiva, può far solo bene alla musica, spogliando di tutto ciò che è superfluo l'analisi.

Però non basta: è chiaro che il pop/rock ha degli effetti sull'ascoltatore e sulla società. Se questi effetti, un tempo, erano interpretabili in senso identitario e "collettivo", oggi mi sembra più appropriato limitare il pop alla sfera del gusto e del costume individuale -eccezion fatta per determinati generi e per alcune realtà geografiche (penso al rock nei paesi dell'Est negli anni Settanta e Ottanta, ad esempio).
La musica che ascoltiamo fa parte di un set variegato di gadget stilistici che scegliamo nel processo di costruzione della nostra identità, senza vincoli forti con l'appartenenza ad una macro identità collettiva. La musica ha meno a che fare con la "fede" e l'adesione a scelte di vita nette e definitive.
Non definiamo più chi siamo in relazione agli altri per mezzo della musica, che invece rappresenta solo uno dei tanti tasselli della nostra personalità.

Interessante, per il critico, sarebbe semmai capire quanto c'è di sociale -e come il sociale si esprime- nella musica di oggi: quanto influisce il contesto della Manchester/New York/Milano contemporanea sui gruppi che vengono da lì? Quanto invece esiste un'aspirazione di distaccamento da connotati di appartenenza ad un determinato strato sociale o ad un luogo geografico? Come avviene la selezione da parte degli ascoltatori? Con quali mezzi e quali canali? Come variano le scelte di gusto rispetto alla condizione sociale/geografica degli individui?

_________________
Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

http://monkeythinkmonkeywrite.blogspot.it/
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 3:15 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Condivido le ultime questioni che poni Cas, anche se per me non è mai stato "solo" musica, almeno non per un certo periodo.

Analizzare il debutto dei Clash dal punto di vista di un musicista classico può essere ridicolo: inni scolpiti nella roccia, tre accordi ripetuti. Cioè, sotto questo profilo, il disco è privo di qualsivoglia interesse.

Nella musica dei Clash però c'è anche altro: l'uso di quegli accordi in chiave espressiva, il mood, anche il legame con i testi e con un certo messaggio, con un contesto storico e sociale. Il critico secondo me deve indagare anche questi aspetti, e non limitarsi a un'analisi formale, che appunto nel caso di specie si esaurirebbe in considerazioni banalissime Wink

Ma forse sbaglio anche io: la musica non è mai solo musica (e non solo il rock), o meglio presenta sempre diversi aspetti da valutare, anche nelle opere formalmente più articolate.

Ma la sua visione rispecchia sempre la società, e non viceversa, come giustamente osservi: oggi quasi nessuno ha più voglia di musica che metta alla prova, prevale (giusto o sbagliato che sia) la tendenza alla ricerca della piacevolezza. La rivalutazione del poptimismo (per me positiva in quanto evita snobismi e vani elitarismi, in cui la critica è spesso caduta) è da valutare anche in quest'ottica: musica piacevole, prodotta benissimo (spesso da Dio), con melodie accattivanti o acchiappasogni etc... Quessto è ciò che cerchiamo prevalentemente, nel bene o nel male.
E la critica rispecchia questa visione; meno seriosa e militante, ma forse anche meno originale. In generale, sembra che si assecondi i gusti del pubblico (e non da oggi: accade da quasi trent'anni), anziché provare a indirizzarli. Da tempo snob, elitario, eccentrico, per non dire "impegnato" etc... sono parolacce.

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 3:21 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Quanto ai modi di selezione, ovviamente l'avvento di Internet rappresenta il turning point nella storia della fruizione musicale.

Oggi per fortuna abbiamo a disposizione archivi immensi, possiamo conoscere cose che i nostri padri neppure immaginavano di poter avvicinare. Insomma, in tal senso abbiamo fatto enormi passi in avanti, e anche per questo siamo più liberi, e meno legati a determinati filoni. Il filone ce lo creiamo noi.

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Cas
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 5:55 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 05/04/07 12:52
Messaggi: 2800
Residenza: Aosta

FrancescoB ha scritto:

Analizzare il debutto dei Clash dal punto di vista di un musicista classico può essere ridicolo: inni scolpiti nella roccia, tre accordi ripetuti. Cioè, sotto questo profilo, il disco è privo di qualsivoglia interesse.

Nella musica dei Clash però c'è anche altro: l'uso di quegli accordi in chiave espressiva, il mood, anche il legame con i testi e con un certo messaggio, con un contesto storico e sociale. Il critico secondo me deve indagare anche questi aspetti, e non limitarsi a un'analisi formale, che appunto nel caso di specie si esaurirebbe in considerazioni banalissime Wink


Dire che si tratta "solo di musica" non significa dire che bisogna parlare solo di accordi e scale. La musica è espressione, si confronta con linee di sviluppo interne, dialoga con generi e stili, eccetera... Esiste una Storia della Musica, appunto. Poi parlare dei Clash trascurando l'aspetto sociale sarebbe da pazzi, mancherebbe una parte fondamentale... Ma che mi dici di James Blake? O dei Bilderbuch? Quanto pesa la questione sociale nel caso di queste band? Non sarebbe una forzatura tracciare per forza linee di contatto tra la crisi, la disoccupazione, questioni di esistenzialismo generazionale, eccetera?

Il punto è selezionare gli aspetti adeguati per l'analisi. Chi ci dice che le band di oggi non compongano musica pescando i loro riferimenti non nei bar, nei pub, nel contesto sociale, ma su internet e sui file digitali?

FrancescoB ha scritto:
...oggi quasi nessuno ha più voglia di musica che metta alla prova, prevale (giusto o sbagliato che sia) la tendenza alla ricerca della piacevolezza. La rivalutazione del poptimismo (per me positiva in quanto evita snobismi e vani elitarismi, in cui la critica è spesso caduta) è da valutare anche in quest'ottica: musica piacevole, prodotta benissimo (spesso da Dio), con melodie accattivanti o acchiappasogni etc... Questo è ciò che cerchiamo prevalentemente, nel bene o nel male.


Sì, poi diciamoci la verità: i dischi più coraggiosi che ho ascoltato negli ultimi anni sono tutti legati all'ambito pop e, tra mille virgolette, easy listening. La musica "sperimentale" rischia di essere solo formalmente iconoclasta, poi nei fatti è difficilissimo trovare qualcuno che distrugga codici e linguaggi consueti facendo musica sperimentale.
Ed è facile anche scadere nel ridicolo facendo i "seriosi" con dischi che non lo richiedono...

_________________
Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

http://monkeythinkmonkeywrite.blogspot.it/
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
FrancescoB
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 6:04 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Sì sono d'accordo, ma del resto la dimensione sociale vale solo per certi gruppi, per James Blake no ed è un bene che sia così, in tal senso appunto ci siamo anche liberati di certi fardelli "storici".

Sono meno d'accordo sul secondo punto: anche oggi ci sono ovviamente artisti coraggiosi e personali, che godono anche di un buon seguito di nicchia, ma anche la critica si è convertita al poptimismo, o se vogliamo al pop nella sua accezione più ampia. Solo dieci anni fa (io da buon vecchietto già scrivevo di musica da un paio d'anni) sarebbe stato quasi impensabile assegnare un "8" a Rihanna, oggi lo facciamo con naturalezza.
Questo non è un male, né necessariamente un bene. Per me è un dato di fatto con pro e contro.

La critica esiste anche per rivelare l'esistenza di altre forme di espressione. Serve anche a far sì che coloro che si esaltano con Titanic o Armageddon (l'equivalente del poptimismo, dal mio punto di vista) possano magari interessarsi a Fellini o Bunuel, rimanendone sconvolti (l'effetto sarebbe quello). Senza però per questo rinnegare l'apprezzamento legittimo per Titanic (il colossal piace anche a me).

Non so se riesco a spiegarmi: forse sto solo parlando di totale abbattimento delle barriere, in tutte le direzioni.

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Cas
MessaggioInviato: Sab Set 24, 2016 8:37 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 05/04/07 12:52
Messaggi: 2800
Residenza: Aosta

FrancescoB ha scritto:
Solo dieci anni fa (io da buon vecchietto già scrivevo di musica da un paio d'anni) sarebbe stato quasi impensabile assegnare un "8" a Rihanna, oggi lo facciamo con naturalezza.


Ma solo oggi Rihanna ha pubblicato "Anti". Wink
Il punto, semmai, è che solo oggi riusciamo a riconoscere che c'è del buono anche nel mainstream (ma aspetta un attimo, il tanto celebrato "Nevermind" non è mainstream?)

FrancescoB ha scritto:
Serve anche a far sì che coloro che si esaltano con Titanic o Armageddon (l'equivalente del poptimismo, dal mio punto di vista) possano magari interessarsi a Fellini o Bunuel, rimanendone sconvolti (l'effetto sarebbe quello). Senza però per questo rinnegare l'apprezzamento legittimo per Titanic (il colossal piace anche a me).


No vabbè, il Titanic e Armageddon no, dai. Piuttosto Mad Max... Insomma, la questione secondo me rimane la qualità: la critica dovrebbe riuscire a scovarla sia nel sottobosco degli sfigati che nel mainstream delle star. Il poptimismo c'era anche al tempo dei Beatles. Sai quanti duri e puri dicevano che i Beatles erano delle macchine da soldi dell'industria discografica... Non commettiamo lo stesso errore oggi, please Smile

FrancescoB ha scritto:
Non so se riesco a spiegarmi: forse sto solo parlando di totale abbattimento delle barriere, in tutte le direzioni.


Certo, e questo è un bene.
Ma un critico deve fare il suo lavoro: criticare. E lo deve fare cercando di seguire un metodo.
Il problema oggi, se vogliamo, è che impera il critico fai da te: c'è tutta una generazione di critici "non laureati" che si sta formando e sta provando a navigare a vista in un mare indistinto, cercando di seguire correnti che magari si dissolvono in un attimo (penso al glo-fi), oppure cercando di analizzare le grandi masse gravitazionali che muovono i consensi nella contemporaneità

Vogliamo parlare del nostro metodo? Sarebbe interessante Smile

_________________
Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

http://monkeythinkmonkeywrite.blogspot.it/
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 25, 2016 7:53 am  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Secondo me non si può invocare l'abbattimento delle barriere per la musica e poi costruire barriere negli altri settori Wink

Per me è giustissimo assegnare un voto alto a Rihanna o Beyonce (piacciono anche a me, specie la seconda) se pubblicano dischi che riteniamo capolavori: perché farsi bloccare da barriere ideologiche o elitarismi è un errore in cui la critica è caduta troppo tempo. In tal senso, sono felicissimo dell'evoluzione della critica.

Però io non riesco ad attribuire a queste opere significati diversi da quelli che attribuisco a Titanic o Armageddon: ovvero, si tratta di lavori confezionati e prodotti benissimo, piacevoli, fatti bene, che meritano voti alti (oddio, Armageddon meno, ma è per fare un esempio di mega produzione hollywodiana Smile )

Ma se le barriere non esistono, non devono esistere per davvero: indi non vedo nulla di male nel paragonare colossal produttivi cinematografici e colossal produttivi musicali. Le finalità sono le medesime e la presa sul pubblico anche.

Sull'abbattimento delle barriere in campo musicale siamo d'accordo, e per me è un bene che ci sia su tutti i fronti, anche a favore di Beefheart, di Colin Stetson o di altri musicisti radicali, senza invocare i concetti di snobismo. Quando parlo di ruolo della critica intendo evocare le sue finalità anche originali, rivelatorie: forse sono ancora legato a una concezione appunto rivelatoria, ma per me è importante che qualcuno si interessi a certe opere, a certi dischi meno comuni, più eccentrici, fuori dal giro di ciò che passano le radio e MTV. Celebrare solo quel mondo per me non avrebbe senso.

Invoco l'accostamento con il cinema perché in quel settore trovo molte più persone che creano compartimenti stagni, distinguendo fra cinema alto e cinema basso: per me è un errore, esattamente come lo è nella musica.

PS: i Beatles sono stati celebrati come giganti della musica da subito e lo sono tuttora, ci sono critici che li denigrano - legittimamente, anche se io non condivido una parola di ciò che scrivono - ma ecco non parliamo di artisti mainstream o puramente "commerciali" (perdona il termine) rivalutati a posteriori in stile Madonna, Britney etc... Fermo che è doveroso attribuire voti significativi anche a questi musicisti se lo si ritiene giusto, ovviamente, mi sto ripetendo ma voglio che il concetto sia chiaro.

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Cas
MessaggioInviato: Dom Set 25, 2016 3:57 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 05/04/07 12:52
Messaggi: 2800
Residenza: Aosta

FrancescoB ha scritto:

Ma se le barriere non esistono, non devono esistere per davvero: indi non vedo nulla di male nel paragonare colossal produttivi cinematografici e colossal produttivi musicali. Le finalità sono le medesime e la presa sul pubblico anche.


Ma infatti non ne facevo una questione di barriere ideologiche. Parlavo di qualità (della mia percezione soggettiva di qualità). Esistono colossal di qualità e altri pessimi: secondo me Armageddon non è paragonabile ad ANTI per una questione, appunto, di qualità, non perché utilizzi due pesi e due misure.

FrancescoB ha scritto:
Quando parlo di ruolo della critica intendo evocare le sue finalità anche originali, rivelatorie: forse sono ancora legato a una concezione appunto rivelatoria, ma per me è importante che qualcuno si interessi a certe opere, a certi dischi meno comuni, più eccentrici, fuori dal giro di ciò che passano le radio e MTV. Celebrare solo quel mondo per me non avrebbe senso.


Certo, sono d'accordissimo, così come per l'errata distinzione tra cinema alto e basso. Esistono linguaggi specifici, piani diversi. Però ci sono anche leggi comuni, tanto nel mainstream quanto nel campo alternativo: è importante non creare diversi criteri di analisi per evitare distorsioni nell'analisi. Nel caso di Rihanna io comunque valuto la musica: se questa mi convince bene, se no male, a prescindere da vendite, marketing, spettacolo.



FrancescoB ha scritto:
PS: i Beatles sono stati celebrati come giganti della musica da subito e lo sono tuttora, ci sono critici che li denigrano - legittimamente, anche se io non condivido una parola di ciò che scrivono - ma ecco non parliamo di artisti mainstream o puramente "commerciali" (perdona il termine) rivalutati a posteriori in stile Madonna, Britney etc... Fermo che è doveroso attribuire voti significativi anche a questi musicisti se lo si ritiene giusto, ovviamente, mi sto ripetendo ma voglio che il concetto sia chiaro.


Anche Britney e Madonna sono stati subito celebrati come giganti della musica. Non dalla critica, magari, che solo ultimamente si è levata di dosso la resistenza di analizzare e, perché no, apprezzare, questi artisti. Ma ecco un altro punto: la critica ha ancora il ruolo di dirigere gli ascolti e influenzare i giudizi del pubblico? [/img]

_________________
Un bel disco è un bel disco

https://rateyourmusic.com/~cas87

http://monkeythinkmonkeywrite.blogspot.it/
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Set 25, 2016 6:46 pm  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4135

Ok per Armageddon, se ne fai una questione di qualità...
Però contorno e finalità sono le medesime: intrattenimento sfarzoso e prodotto divinamente. E' un male? No!
E per fortuna possiamo riconoscerlo oggi....Che poi io nella musica e nel cinema cerchi qualcosa di diverso è un altro paio di maniche, che non ha nulla di "oggettivo": appunto dipende tutto da me, per me quel tipo di proposta non è appagante, ma appunto parlo di Francesco, non di criteri matematici dati.

Per il discorso Beatles: con tutto il bene che si può volere a Britney nessuno li ha mai accostati dai, la valutazione è soggettiva, ma alcuni parametri di riferimento ci sono, altrimenti io posso dire di comporre come Mingus e nessuno può smentirmi.

I Beatles erano melodisti superbi e hanno cambiato marcia alla storia, erano musicisti originalissimi anche sul piano compositivo, hanno aperto le porte a migliaia di altri artisti con intuizioni geniali (non che si possa riassumere una carriera su cui hanno scritto enciclopedie qui). Britney no: è la faccia da copertina di un prodotto - per me repellente da ogni punto di vista, ma comunque - confezionato benissimo e che naturalmente e legittimamente può piacere. Però ecco un minimo di storicizzazione (il grave limite che identificavo prima) è necessario, anche io ho scritto un libro, ma se dico "Sono un gigante come Neruda o Dante!" qualcuno mi prende sul serio?
E perché non succede?

_________________
Qui c'è troppa puzza di Dio.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora

Successivo
Precedente
Pagina 1 di 3
Vai a 1, 2, 3  Successivo
Indice del forum  ~  Musica

Nuovo argomento   Rispondi


 
Vai a:  

Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi




Powered by phpBB and NoseBleed v1.09
phpbb.it