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FrancescoB
MessaggioInviato: Dom Lug 07, 2019 3:00 pm  Rispondi citando
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Alias, gli artisti (band, autori etc.. non importa la categoria) sui quali avete cambiato idea con il tempo.

Inizio con un po' di nomi di gente che ho apprezzato a lungo in passato e che oggi invece digerisco a fatica o, in ogni caso, non ascolto letteralmente più, e da anni, e senza che mi passi per la testa di rimediare.

EELS: 12/13 anni fa non esitavo a considerarli tra i miei gruppi chiave, credo di avergli dedicato 10 minuti nel corso di tutto il decennio che sta per chiudersi, li ho completamente dimenticati.

Suede: come sopra. Oddio, non mi sono mai strappato i capelli per loro, però tra 2007 e 2010 gli ho dedicato ore di ascolto e considero tuttora il debutto un gioiello. Anche qui, saranno quasi dieci anni che non gli dedico un secondo.

Pere Ubu
: amo The Modern Dance come se fosse l'amico del cuore, ma per il resto non li rispolvero da una vita, mi hanno lasciato meno di quanto pensassi complessivamente.

Kinks: anche qui, un amore sbiadito con il tempo. Dal 2010 a oggi li accantonati pressoché in toto. Mi piacciono ancora (si parla dei Kinks, del resto), ma non c'è più alcuna passione.

Goodspeed You, Explosions in the Sky: di nuovo, minimo 9 o 10 anni che non mi viene voglia di ascoltare un loro brano. Totalmente scomparsi dal mio radar e senza alcun ripensamento.

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zagor
MessaggioInviato: Lun Lug 08, 2019 1:09 pm  Rispondi citando
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"dub housing" secondo me è bello quanto il primo, poi tutto il resto di ciccio è ampiamente dispensabile

sui Kinks per me non possono annoiare mai, la penna di Ray è sempre in grado di divertire, stimolare l'ingegno, commuovere.



in generale le uniche cose che non riesco piu' ad ascoltare sono quelle piu' metallose.


concordo su Godspeed e soci, un tipo di post rock celebrale e pallosissimo.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Lun Lug 08, 2019 1:53 pm  Rispondi citando
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Ovviamente non mi sono di discutere le qualità di Ubu e Kinks, la svalutazione investe solo la sfera soggettiva, dell'empatia, del puro gradimento Smile

Sul post-rock invece ho anche più riserve di carattere generale, su quel tipo di post-rock intendo.

In generale, con il tempo ho completamente accantonato l'hard-rock classico, che non ho mai amato, però ecco a 21/22 anni ascoltare Zeppelin Purple etc.. mi gasava discretamente, oggi proprio zero. Idem con i Queen. AC/DC invece mai sopportati neppure da adolescente Laughing

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Cas
MessaggioInviato: Lun Lug 08, 2019 7:12 pm  Rispondi citando
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Un nome rivalutato (al ribasso) ultimamente è Jimi Hendrix. Pompatissimo, mitizzato, ma i suoi primi dischi mi hanno deluso molto ad un riascolto.

Lo stesso avverrà presto, ancora più al ribasso, con i Sigur Ros: inconcludenti.

Rivalutatissimi invece i Led Zeppelin di III: un disco perfetto prima oscurato dal primo e dal quarto.

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zagor
MessaggioInviato: Mer Lug 10, 2019 8:36 pm  Rispondi citando
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Cas ha scritto:


Lo stesso avverrà presto, ancora più al ribasso, con i Sigur Ros: inconcludenti.
.


SIgur Mortis..un nome, una certezza


bellissimo il III dei Led Zeppa, comunque penso ormai ampiamente considerato un classico alla stregua degli altri
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Totalblamblam
MessaggioInviato: Mer Lug 31, 2019 9:36 am  Rispondi citando
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Goodspeed You, Explosions in the Sky: sempre considerati merde totali
Laughing

i sigur mortis stranamente ora mi piacciono. li ho sempre snobbati o detestati.

il brit pop in generale e' stato sempre troppo sopravvalutato
e Led III e' l'unico che ha retto bene

in generale molti dischi pompati da scaruffi oggi mi sono scaduti, la lista e' lunga Laughing

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woodjack
MessaggioInviato: Sab Ago 03, 2019 11:22 am  Rispondi citando
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Totalblamblam ha scritto:


il brit pop in generale e' stato sempre troppo sopravvalutato


Io ho sempre letto dei fan che lo ritengono sottovalutato Very Happy

Qualche settimana fa è uscita su OR una paginata a cura dell'immarcescibile Romagnoli (con la partecipazione di Lepo e Loson), che mi pareva andare proprio nella direzione dello "sdoganamento critico definitivo".

Per come la vedo io, è stato un fenomeno non molto diverso dalle brit-invasions anni '60 e '70. All'epoca c'erano i grandi autori, che costruivano la carriera cavalcando le mode ma sopravvivendo ad esse, e una miriade di band che piazzavano uno o due colpi e morivano là assieme al genere. Anche nel pop anni '90 ci sono stati un pugno di grandi autori che ad un certo punto hanno flirtato col genere, per me Albarn, Haines, Cocker, Hannon, qualcuno ci mette anche il Lawrence post-Felt, io aggiungerei pure Reynolds (che ha inciso con diversi pseudonimi, Jack il più noto), e un mare di band nate e morte là. Tra queste, benchè spicchi su altre per personalità e qualità del canzoniere, io ci metto pure i Suede. Poi ci sono band più "di confine" come i Manic o i Super Furry Animals, che semplicemente hanno fatto il loro percorso con una certa attitudine melodica e si sono poi trovate catalogate (a torto o a ragione non me ne frega nulla) in quel calderone. Insomma per dire che, come in tutte le scene, la verità è che sono pochi i nomi che rimangono davvero, il sottobosco resta un territorio divertente e stimolante per gli appassionati del genere (vale per hard-rock, post-punk ecc).

Nota a margine: Bisogna dar merito agli Oasis (che fanno un po' schifo a tutti, me too) di aver almeno lasciato un pugno di canzoni nell'immaginario collettivo, cosa che ad altri non è riuscita. Se si parla di genere "pop" è un traguardo non trascurabile.

°°°°

Per rispondere al topic, io mi sono rotto di molte band anni '90, ad esempio Flaming Lips, Mercury Rev, Primal Scream, ma pure Pulp (che mi piacevano molto, i Suede mai sofferti). Il trip-hop non riesco più ad ascoltarlo, mi pare più datato di molte cose plasticose anni '80 che negli anni '90 mi parevano datate (questione di prospettive).
Sto riscoprendo invece un'altra psichedelia dell'epoca che mi ero sempre cagato poco, quella di J. Spaceman, di Newcomb, di Ka-Spell. Amo come un tempo gli Stereolab e tutto il pop/psych/post-rock affine (Broadcast, Pram, Laika fino ai recenti Death and Vanilla). Tra le cose contemporanee, sempre in ambito psichedelico, devo capire ancora quanto mi piacciono i progetti di Ripley Johnson (caldeggiato se non erro dal Cas).

Degli anni '80 mi continuano a piacere più o meno tutti i generi, solo il gothic/ethereal non lo sopporto più (diciamo come atteggiamento), mentre sto approfondendo la trance californiana (Savage Republic e simili). Anni '60 e '70 più o meno stabili nel tempo (ho aggiunto solo qualche ascolto country).

Per ciò che concerne la musica di oggi, mi sono ricreduto in positivo su Anna Calvi (il suo secondo album, che non conoscevo, mi ha colpito molto). Sono in un periodo da atmosfere retrò-cinematografiche (vedi pure gli Unloved), mood che mi ha fatto clamorosamente rivalutare l'ultimo degli Arctic Monkeys, di cui avevo parlato malissimo proprio su queste pagine. Anzi, se mi consigliate altra musica contemporanea con queste influenze (non so come definirlo il genere, vintage lounge soundtrack spy-story morriconiano ecc) sarebbe non male.

Ciao!
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Totalblamblam
MessaggioInviato: Lun Ago 05, 2019 8:46 am  Rispondi citando
Music God


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woodjack ha scritto:
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il brit pop in generale e' stato sempre troppo sopravvalutato


Io ho sempre letto dei fan che lo ritengono sottovalutato Very Happy

Qualche settimana fa è uscita su OR una paginata a cura dell'immarcescibile Romagnoli (con la partecipazione di Lepo e Loson), che mi pareva andare proprio nella direzione dello "sdoganamento critico definitivo".

Per come la vedo io, è stato un fenomeno non molto diverso dalle brit-invasions anni '60 e '70. All'epoca c'erano i grandi autori, che costruivano la carriera cavalcando le mode ma sopravvivendo ad esse, e una miriade di band che piazzavano uno o due colpi e morivano là assieme al genere. Anche nel pop anni '90 ci sono stati un pugno di grandi autori che ad un certo punto hanno flirtato col genere, per me Albarn, Haines, Cocker, Hannon, qualcuno ci mette anche il Lawrence post-Felt, io aggiungerei pure Reynolds (che ha inciso con diversi pseudonimi, Jack il più noto), e un mare di band nate e morte là. Tra queste, benchè spicchi su altre per personalità e qualità del canzoniere, io ci metto pure i Suede. Poi ci sono band più "di confine" come i Manic o i Super Furry Animals, che semplicemente hanno fatto il loro percorso con una certa attitudine melodica e si sono poi trovate catalogate (a torto o a ragione non me ne frega nulla) in quel calderone. Insomma per dire che, come in tutte le scene, la verità è che sono pochi i nomi che rimangono davvero, il sottobosco resta un territorio divertente e stimolante per gli appassionati del genere (vale per hard-rock, post-punk ecc).

Nota a margine: Bisogna dar merito agli Oasis (che fanno un po' schifo a tutti, me too) di aver almeno lasciato un pugno di canzoni nell'immaginario collettivo, cosa che ad altri non è riuscita. Se si parla di genere "pop" è un traguardo non trascurabile.

°°°°

Per rispondere al topic, io mi sono rotto di molte band anni '90, ad esempio Flaming Lips, Mercury Rev, Primal Scream, ma pure Pulp (che mi piacevano molto, i Suede mai sofferti). Il trip-hop non riesco più ad ascoltarlo, mi pare più datato di molte cose plasticose anni '80 che negli anni '90 mi parevano datate (questione di prospettive).
Sto riscoprendo invece un'altra psichedelia dell'epoca che mi ero sempre cagato poco, quella di J. Spaceman, di Newcomb, di Ka-Spell. Amo come un tempo gli Stereolab e tutto il pop/psych/post-rock affine (Broadcast, Pram, Laika fino ai recenti Death and Vanilla). Tra le cose contemporanee, sempre in ambito psichedelico, devo capire ancora quanto mi piacciono i progetti di Ripley Johnson (caldeggiato se non erro dal Cas).

Degli anni '80 mi continuano a piacere più o meno tutti i generi, solo il gothic/ethereal non lo sopporto più (diciamo come atteggiamento), mentre sto approfondendo la trance californiana (Savage Republic e simili). Anni '60 e '70 più o meno stabili nel tempo (ho aggiunto solo qualche ascolto country).

Per ciò che concerne la musica di oggi, mi sono ricreduto in positivo su Anna Calvi (il suo secondo album, che non conoscevo, mi ha colpito molto). Sono in un periodo da atmosfere retrò-cinematografiche (vedi pure gli Unloved), mood che mi ha fatto clamorosamente rivalutare l'ultimo degli Arctic Monkeys, di cui avevo parlato malissimo proprio su queste pagine. Anzi, se mi consigliate altra musica contemporanea con queste influenze (non so come definirlo il genere, vintage lounge soundtrack spy-story morriconiano ecc) sarebbe non male.

Ciao!


sottovalutato forse dalle vostre parti qui non mi pare proprio
oasis blur pulp suede restano nomi intoccabili eppure a risentilri oggi pompano a differenza di beatles kinks le due band di riferimento del movimento tutto, piu' bowie

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Cas
MessaggioInviato: Mar Ago 06, 2019 8:35 am  Rispondi citando
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il brit pop in generale e' stato sempre troppo sopravvalutato


Io ho sempre letto dei fan che lo ritengono sottovalutato Very Happy

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Per come la vedo io, è stato un fenomeno non molto diverso dalle brit-invasions anni '60 e '70. All'epoca c'erano i grandi autori, che costruivano la carriera cavalcando le mode ma sopravvivendo ad esse, e una miriade di band che piazzavano uno o due colpi e morivano là assieme al genere. Anche nel pop anni '90 ci sono stati un pugno di grandi autori che ad un certo punto hanno flirtato col genere, per me Albarn, Haines, Cocker, Hannon, qualcuno ci mette anche il Lawrence post-Felt, io aggiungerei pure Reynolds (che ha inciso con diversi pseudonimi, Jack il più noto), e un mare di band nate e morte là. Tra queste, benchè spicchi su altre per personalità e qualità del canzoniere, io ci metto pure i Suede. Poi ci sono band più "di confine" come i Manic o i Super Furry Animals, che semplicemente hanno fatto il loro percorso con una certa attitudine melodica e si sono poi trovate catalogate (a torto o a ragione non me ne frega nulla) in quel calderone. Insomma per dire che, come in tutte le scene, la verità è che sono pochi i nomi che rimangono davvero, il sottobosco resta un territorio divertente e stimolante per gli appassionati del genere (vale per hard-rock, post-punk ecc).

Nota a margine: Bisogna dar merito agli Oasis (che fanno un po' schifo a tutti, me too) di aver almeno lasciato un pugno di canzoni nell'immaginario collettivo, cosa che ad altri non è riuscita. Se si parla di genere "pop" è un traguardo non trascurabile.

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Per rispondere al topic, io mi sono rotto di molte band anni '90, ad esempio Flaming Lips, Mercury Rev, Primal Scream, ma pure Pulp (che mi piacevano molto, i Suede mai sofferti). Il trip-hop non riesco più ad ascoltarlo, mi pare più datato di molte cose plasticose anni '80 che negli anni '90 mi parevano datate (questione di prospettive).
Sto riscoprendo invece un'altra psichedelia dell'epoca che mi ero sempre cagato poco, quella di J. Spaceman, di Newcomb, di Ka-Spell. Amo come un tempo gli Stereolab e tutto il pop/psych/post-rock affine (Broadcast, Pram, Laika fino ai recenti Death and Vanilla). Tra le cose contemporanee, sempre in ambito psichedelico, devo capire ancora quanto mi piacciono i progetti di Ripley Johnson (caldeggiato se non erro dal Cas).

Degli anni '80 mi continuano a piacere più o meno tutti i generi, solo il gothic/ethereal non lo sopporto più (diciamo come atteggiamento), mentre sto approfondendo la trance californiana (Savage Republic e simili). Anni '60 e '70 più o meno stabili nel tempo (ho aggiunto solo qualche ascolto country).

Per ciò che concerne la musica di oggi, mi sono ricreduto in positivo su Anna Calvi (il suo secondo album, che non conoscevo, mi ha colpito molto). Sono in un periodo da atmosfere retrò-cinematografiche (vedi pure gli Unloved), mood che mi ha fatto clamorosamente rivalutare l'ultimo degli Arctic Monkeys, di cui avevo parlato malissimo proprio su queste pagine. Anzi, se mi consigliate altra musica contemporanea con queste influenze (non so come definirlo il genere, vintage lounge soundtrack spy-story morriconiano ecc) sarebbe non male.

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Secondo me il britpop è uno dei grandi momenti del pop contemporaneo, capace di tirare fuori talenti assurdi e di unire in senso moderno capacità di scrittura, interpretazione, sperimentazione. Ci sono almeno 15-20 album senza i quali i Novanta non sarebbero stati gli stessi, e tutti sono ascrivibili al movimento britpop.

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Totalblamblam
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Music God


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Per come la vedo io, è stato un fenomeno non molto diverso dalle brit-invasions anni '60 e '70. All'epoca c'erano i grandi autori, che costruivano la carriera cavalcando le mode ma sopravvivendo ad esse, e una miriade di band che piazzavano uno o due colpi e morivano là assieme al genere. Anche nel pop anni '90 ci sono stati un pugno di grandi autori che ad un certo punto hanno flirtato col genere, per me Albarn, Haines, Cocker, Hannon, qualcuno ci mette anche il Lawrence post-Felt, io aggiungerei pure Reynolds (che ha inciso con diversi pseudonimi, Jack il più noto), e un mare di band nate e morte là. Tra queste, benchè spicchi su altre per personalità e qualità del canzoniere, io ci metto pure i Suede. Poi ci sono band più "di confine" come i Manic o i Super Furry Animals, che semplicemente hanno fatto il loro percorso con una certa attitudine melodica e si sono poi trovate catalogate (a torto o a ragione non me ne frega nulla) in quel calderone. Insomma per dire che, come in tutte le scene, la verità è che sono pochi i nomi che rimangono davvero, il sottobosco resta un territorio divertente e stimolante per gli appassionati del genere (vale per hard-rock, post-punk ecc).

Nota a margine: Bisogna dar merito agli Oasis (che fanno un po' schifo a tutti, me too) di aver almeno lasciato un pugno di canzoni nell'immaginario collettivo, cosa che ad altri non è riuscita. Se si parla di genere "pop" è un traguardo non trascurabile.

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Per rispondere al topic, io mi sono rotto di molte band anni '90, ad esempio Flaming Lips, Mercury Rev, Primal Scream, ma pure Pulp (che mi piacevano molto, i Suede mai sofferti). Il trip-hop non riesco più ad ascoltarlo, mi pare più datato di molte cose plasticose anni '80 che negli anni '90 mi parevano datate (questione di prospettive).
Sto riscoprendo invece un'altra psichedelia dell'epoca che mi ero sempre cagato poco, quella di J. Spaceman, di Newcomb, di Ka-Spell. Amo come un tempo gli Stereolab e tutto il pop/psych/post-rock affine (Broadcast, Pram, Laika fino ai recenti Death and Vanilla). Tra le cose contemporanee, sempre in ambito psichedelico, devo capire ancora quanto mi piacciono i progetti di Ripley Johnson (caldeggiato se non erro dal Cas).

Degli anni '80 mi continuano a piacere più o meno tutti i generi, solo il gothic/ethereal non lo sopporto più (diciamo come atteggiamento), mentre sto approfondendo la trance californiana (Savage Republic e simili). Anni '60 e '70 più o meno stabili nel tempo (ho aggiunto solo qualche ascolto country).

Per ciò che concerne la musica di oggi, mi sono ricreduto in positivo su Anna Calvi (il suo secondo album, che non conoscevo, mi ha colpito molto). Sono in un periodo da atmosfere retrò-cinematografiche (vedi pure gli Unloved), mood che mi ha fatto clamorosamente rivalutare l'ultimo degli Arctic Monkeys, di cui avevo parlato malissimo proprio su queste pagine. Anzi, se mi consigliate altra musica contemporanea con queste influenze (non so come definirlo il genere, vintage lounge soundtrack spy-story morriconiano ecc) sarebbe non male.

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oasis blur pulp suede restano nomi intoccabili eppure a risentilri oggi pompano a differenza di beatles kinks le due band di riferimento del movimento tutto, piu' bowie


Secondo me il britpop è uno dei grandi momenti del pop contemporaneo, capace di tirare fuori talenti assurdi e di unire in senso moderno capacità di scrittura, interpretazione, sperimentazione. Ci sono almeno 15-20 album senza i quali i Novanta non sarebbero stati gli stessi, e tutti sono ascrivibili al movimento britpop.



addirittura talenti asurdi! tipo jarvis o brett?

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FrancescoB
MessaggioInviato: Mar Ago 06, 2019 5:37 pm  Rispondi citando
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Io sul brit pop la vedo come Simon Reynolds, anche se sono meno severo (lui salva solo i Pulp e i Radiohead, in pratica).

Senza dubbio ha regalato opere importanti e autori di valore, su tutti Cocker e Albarn, e io dico che gli Oasis hanno piazzato una decina di pezzi che lèvati, scrittura melodica di efficacia assoluta, certo innodici e tutto quanto ma chissenefrega. Ovviamente il giudizio sulla carriera è molto meno favorevole, da parte mia.

Non condivido molto la tesi - propagandata legittimamente da tutti gli anglofili della musicofilia italiana, tra i quali troneggiano i nomi sopracitati - per cui il movimento fosse rivoluzionario o incarnasse il meglio della Gran Bretagna o dell'epoca in termini assoluti.

Senza arrivare alla severità iconoclasta di Reynolds, che davvero massacra il movimento anche dal punto di vista ideologico, azzerandone poi quasi totalmente il valore musicale, io credo che il brit pop abbia assolto anche a una funzione diciamo ripristinatoria, ha contribuito a rendere egemone l'ideologia pop, ovvero la musica come semplice musica, come oggetto di piacere e di ricerca estetica (anche sofisticatissima eh). Se da un lato questo ha liberato la critica da certi sgradevoli bagagli ideologici degli anni '60 e '70, dall'altro ha proprio ripristinato la dittatura dell'ideologia pop, che lungi dall'essere post-ideologica come si proclama, si fa portatrice di valori, idee ed estetica ben precisi.

Valori, idee ed estetica che sono largamente dominanti, diciamo quelli della maggioranza silenziosa e che per questo trionfano, ma ecco che non sono gli unici validi a mio avviso. Il più grande demerito di un movimento che ha regalato cose bellissime per me è quindi proprio più che altro simbolico, incide sul piano di ciò che la musica può fare o dire, ma lungi dall'essere liberatorio è stato puramente ripristinatorio.

In tal senso, ha anticipato le mode e i movimenti del nuovo millennio; se da un lato era anche giusto liberarsi di certi radicalismi dei decenni precedenti, proseguiti nell'underground, dall'altro la liberazione non doveva necessariamente coincidere con un passo indietro, ecco.

Faccio un parallelismo: possiamo anche considerare "superati" - ammesso che il concetto sia valido - i codici "decostruttivi" di Altman o Cassavetes, nel cinema, però ecco se il passo ulteriore è tornare alla pura narrazione e all'affabulazione pura e semplice stiamo solo facendo un passo indietro.

Il brit pop ha fatto la stessa cosa a mio avviso, semplificando e radicalizzando il discorso. Ma naturalmente si tratta di una posizione soggettiva che risente dell'amore per un tipo di approccio molto diverso, indi nessuno se la prenda.
Very Happy

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woodjack
MessaggioInviato: Mar Ago 06, 2019 7:20 pm  Rispondi citando
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Piuttosto, per tornare in topic, avendo vissuto gli anni '90 in diretta, mi ritrovo a vivere emozioni ambivalenti verso certa musica del periodo, ci sono cose che non riesco ad ascoltare più perchè mi suonano "adolescenziali", non in senso assoluto, quanto nel collegamento col me adolescente dell'epoca, è musica che non riesco a non legare ad una fase della vita che sento non appartenermi più. Albarn fà un po' eccezione, perchè è come se coi Blur maturi post-Escape, i Gorillaz e i vari progetti collaterali si fosse evoluto assieme a me (oggi ascolto molto più la sua produzione '00-'10 che non quella '90). La cosa invece non mi capita affatto con Beatles o Kinks, dato che il rapporto che avevo all'epoca con quella musica era già di tipo "storico" (e quindi in fondo non è cambiato).

Neil Hannon (Divine Comedy, Duckworth Lewis Method), Luke Haines (Auteurs, Black Box Rec, Baader Meinhof e progetti a suo nome), Gruff Rhys (Ffa Coffi Pawb, Super Furry Animals, Neon Neon e progetti a suo nome), Anthony Reynolds (Jack, Jacques, Antony), lo stesso Damon Albarn (Blur, Gorillaz, Good Bad and Queen, progetti solisti) per me sono forse gli ultimi autori pop che si possono avvicinare ai grandi dei decenni precedenti, a prescindere da quanto siano entrati o no a far parte del brit-pop (spesso solo di passaggio o di striscio). Parlo di un pop che per quanto elaborato si mantiene popular, quindi legato alla canzone... oggi mi pare che nel pop domini l'esercizio di stile (non necessariamente un male, solo un approccio diverso).

Francesco ma quindi per te dopo Gadda e Joyce non si sarebbe più dovuto scrivere coi canoni tradizionali? Forse non ho capito io il tuo ragionamento...
Io dico che in ogni epoca c'è posto per tutte le esperienze, impegnate, sperimentali o disimpegnate che siano. Accade anche nella musica classica eh, accanto ad autori fortemente sperimentali ce n'erano altri che portavano avanti discorsi con linguaggi più tradizionali ma non per questo necessariamente reazionari (penso a Petrassi e Ghedini nell'Italia degli anni '60).
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zagor
MessaggioInviato: Mar Ago 06, 2019 9:12 pm  Rispondi citando
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bentornato woodjack, sempre bello leggerti.
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zagor
MessaggioInviato: Mar Ago 06, 2019 9:23 pm  Rispondi citando
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Cas ha scritto:
Ci sono almeno 15-20 album senza i quali i Novanta non sarebbero stati gli stessi, e tutti sono ascrivibili al movimento britpop.


mi sembra un po' esagerata come affermazione, gli anni 90 sono stati cosi fecondi qualitativamente e variegati che ridurli a un solo genere appare davvero riduttivo.

in ambito britannico pensiamo solo al trip hop ad esempio.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Mer Ago 07, 2019 7:55 am  Rispondi citando
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Preciso meglio smussando la venda polemica: venero i Pulp, trovo molto interessante buona parte della produzione dei Blur, ci sono 10 singoli degli Oasis per me tra lo straordinario e il buono, i primi due dei Suede rimangono grandi lavori originalissimi etc... Però ecco l'errore secondo me sta nel considerare quel movimento una rivoluzione o una svolta, in quanto non credo lo sia stato: fu una reazione legittima all'invasione grunge (Brett Anderson perculava chi scimmiottava gli americani con i capelloni sporcando voce e chitarre), che produsse grandi cose e che fu ingiustamente denigrata da molta critica.

Però ecco, dopo ciò che la Gran Bretagna aveva esportato negli anni '60, nei primi anni '70 e tra punk e new wave (musica futurista), quello per me fu un passo indietro.

Mentre IDM, trip hop e post rock furono un enorme passo avanti.

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