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R Recensione

4/10

Alcest

Les Voyages De L'Âme

Al recensore di dischi metal non sono richieste caratteristiche particolari, eccezion fatta per la conoscenza e l’utilizzo di tre espressioni cardine: riff supersonico, assolo al cardiopalma, ritmica devastante. L’ineluttabilità della condizione è data dal fatto, impietoso, che almeno sette volte su dieci l’identità dei corrispettivi album si incarni proprio in queste etichette. Stéphane Paut, alias Neige, alias deus ex machina del progetto Alcest, ci era piaciuto proprio per questa sua peculiarità: il tentativo – riuscito –  di creare un ibrido innovativo e vincente pur rimanendo, come tradizione comanda, con i piedi ben radicati nel fertile sottobosco, musicale ed ideologico, della scena black transalpina. Al tempo. Ora, l’escapismo cosciente di “Souvenirs D'Un Autre Monde” e, in misura minore, del successivo “Écailles De Lune”, così volontariamente lontano dai cliché comuni, si adagia sugli allori della propria diversità ontica, finendo solo per venire intrappolato in un nuovo stereotipo, da lui stesso progettato e portato a termine.

Les Voyages De L'Âme” è, sostanzialmente, pacchiano. Pacchiano come può essere un musicista incapace di rinnovare gradualmente la già coraggiosa formula fautrice del successo critico, preferendo uno sterile e polveroso conservatorismo a piccole – ed utilissime – modifiche strutturali. Pacchiano come può essere il ridursi, per tre dischi di fila, a tessere cornici fantasy, raffigurare pavoni in copertina, alternare muri di suono a voci eteree e graffi in screaming, mescere un’anima ancora vagamente black con gli scatti del post-punk e i collassi shoegaze senza nemmeno tentare micro variazioni sul tema. Difficile persino, col senno di poi, non lasciarsi intaccare dal dubbio e dare ragione a chi si schierò apertamente contro il percorso formativo di Alcest a partire dal fortunato exploit di cinque anni orsono, criticandone da subito onestà e limpidezza d’intenti.

A tal punto è arrivato l’abuso ed il riciclo dello schema ritmico e melodico che salvare qualcosa, nel naufragio d’intenti, diventa opera più complicata del previsto. “Summer's Glory”, che per il resto sbandiera un’imponente cupola di distorsione inutile ed assolutamente innocua, si agita sul finale fiabesco, irretita da alcuni lick armonici tanto interessanti quanto, purtroppo, mal sfruttati. “Beings Of Light” nulla dice di nuovo, ma i cori angelici seviziati da raffiche di doppia cassa e trasfigurati da una straniante elettricità vicina a Jesu e Pyramids – no, non il gruppo di “Hunch Your Body, Love Somebody”! – fanno sempre la loro bella figura. Volendo aggiungere al mazzo anche le sfumature post metal di cui si colorano alcune progressioni centrali della noiosa title-track si farebbe solo catalogo, eccedendo nella generosità spicciola. Neige, perennemente sintonizzato su un cantato pulito ormai stucchevole, si concede lo screaming solo nel ritornello di “Là Où Naissent Les Couleurs Nouvelles” (l’episodio forse più ortodosso del lotto) e nella prima metà di “Faiseurs De Mondes”: nulla in aggiunta da segnalare. A far precipitare le quotazioni del lavoro sono, in realtà, il singolo “Autre Temps”, quasi sei minuti di sospiri, accordi in minore, raddoppi elettrici e palpitanti orchestrazioni chitarristiche, e la pessima “Nous Sommes L'Emeraude”, gothic metal recuperato chissà dove, con il beneplacito di una tamarrissima tastiera chiesastica posizionata in prima linea.

Possiamo ormai dire che, salvo spettacolari rinascite, una stella si sia definitivamente spenta.

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Voto degli utenti: 5/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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fabfabfab alle 11:49 del 13 gennaio 2012 ha scritto:

Bravo Marco, mi piaci quando inizi l'anno col botto...

moonwave99 alle 0:52 del 22 febbraio 2012 ha scritto:

Condivido

L'esordio fu eccelso, il folloàp molto buono, ora basta però. In Francia la scena black/tape/depressive è ossimoricamente molto viva ma abbastanza sciapa - a sto punto mi tengo gli Amoseurs che nella loro scanzonatura risultano gradevoli.

swansong alle 18:10 del 22 febbraio 2012 ha scritto:

RE: Condivido

D'accordo Moon..però non dimentichiamo allora nemmeno i nostri bravissimi Klimt 1918. Un po' di sano campanilismo ci sta ogni tanto, dai!

moonwave99 alle 18:17 del 22 febbraio 2012 ha scritto:

Ho nominato gli Amouseurs perché sono un progetto di Neige ) I Klimt sono bravissimi e pure miei concittadini [romani], per rimanere in tema di campanilismo P

Suicida (ha votato 4 questo disco) alle 13:27 del 4 giugno 2012 ha scritto:

Concordo con il voto dato al disco, ma non con le motivazioni. In altre parole mi ha deluso proprio perchè è totalmente differente dai precedenti.. La superproduzione è distante anni luce dall' ottica lo-fi del Black, così come l' assenza dei muri sonori o il modesto utilizzo della doppia cassa etc. Insomma non vedo assolutamente gli elementi che hanno caratterizzato l' iniziale Blackgaze di Neige e che qui si ripeterebbero continuamente annoiandovi. E inoltre che tipo di innovazione vorreste aspettarvi da una fusione tra due nicchie musicali come il Black metal e lo Shoegaze? Di certo il povero Stéphane non si può mettere a rappare in 3/4 mentre smanetta su synth, non sarebbe credibile. Gli stilemi esistono, sono forti e tali devono rimanere a mio avviso, se ti annoiano, semplicemente, cambia disco.