V Video

R Recensione

8/10

Faith No More

King For A Day, Fool For A Lifetime

E infine Mike prese il controllo. Come il Bluto Blutarsky di “Animal House” doveva cavalcare la tigre e schiacciare gli ostacoli che impedivano la sopravvivenza. Perché quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo, e noi bravi ragazzi lo sappiamo bene. Michele aveva già indossato i panni del pirata-anarchico nei pirotecnici Mr.Bungle, e il primo amore (purtroppo) non si dimentica. Le sessioni del fenomenale “Angel Dust” furono un’odissea di scazzi con Jim Martin, chitarrista superdotato, sbruffone e abbastanza alcolico. Arrivederci e grazie al capellone Martin, Billy Gould & co. decisero che il futuro dei Faith No More era al di sopra di tutto e tutti, specie di qualche musicista rompicoglioni.

C’è un momento fondamentale nell’omonimo brano “King For A Day”, intorno ai 3’ e 08’’: l’apparente melodia sorniona di una “Absolute Beginners” al testosterone, con il basso gommoso e incisivo di Gould a farsi strada, d’un tratto sostituisce alla quiete acustica un epico tsunami elettrico di sei corde zeppeliniane e invincibili. E’ il climax emozionale dell’intero album, che certo non difetta di classici FNM, è l’Apollo 11 in fase di decollo verso l’assoluto, in cui la band di San Francisco dimostra una coesione, potenza e pathos da primi della classe. Non ci s’inventa un genere, il crossover, per puro caso. Anche se il caos è stato spesso croce e delizia nella testa del generale Patton. Che nel ’94, durante le registrazioni del nuovo lavoro ai Bearsville Studios di New York, arruola il luogotenente Trey Spruance alle chitarre, compare del cantante nell’allegra banda dei Mr.Bungle.

“King For A Day, Fool For A Lifetime”, prodotto da Andy Wallace, esce il 28 marzo 1995 (cari e apatici anni Novanta) e nel titolo molto Monty Python sfoga il tipico sarcasmo pattoniano un po’ paraculo e cialtrone. Il dischetto, va da sé, è un vero congegno esplosivo ad orologeria, con il timer impostato sulle nostre teste di sprovveduti ascoltatori ignari delle infinite possibilità umane, da Garri Kasparov alle bombe “intelligenti” USA che colpiscono nel mucchio senza neanche avvisarti. Un implacabile missile cruise terra-aria assume invece le sembianze dell’opener “Get Out”, due minuti e spiccioli di post-grunge, furore che profuma spirito adolescente e impicca la noia (gli Incubus ci costruiranno una, scusate, “carriera”). In “Ricochet” il signor Patton inizia a scalare la sua personale vetta d’istrionismo vocale, complici l’espressivo muro di suono alzato da Spruance, il solito drumming secco e preciso di Mike Bordin e le pennellate atmosferiche di Roddy Bottum. L’hit “Evidence” evidenzia, bisogna proprio dirlo, l’eclettismo da fuoriclasse dei nostri, un impossibile ma godereccio amplesso soul-rock, l’impatto funk-strumentale dei Peperoncini Rossi californiani con la sensuale sinuosità femminile di Sade.

I 56 minuti di “KFADFFAL” sono un campionario delle mostruose personalità del vocalist di Eureka: riflessivo crooner di una bossanova metropolitana (“Caralho Voador”), invasato showman funk’n’roll in un lugubre musical a Las Vegas (“Star A.D.”), vittima e carnefice di un assurdo teatro dell’orrore, tra growl psicopatici degni di David Yow dei Jesus Lizard e nichilismo metallico, con le tastiere di Bottum a dipingere foschi paesaggi come accadeva nell’apocalisse di “Jizzlobber” (“Cuckoo For Caca”, anticipatrice dei Deftones che verranno), veterano soul-singer con l’anima a pieni polmoni nel sorprendente gospel “Just A Man”. In mezzo al melodismo rifforama degli ultimi Soundgarden (“Last To Know”) e il post-hardcore a strappi della schizofrenica “The Gentle Art Of Making Enemies” Michele sbraita, blasfemo e schiavo, nel manicomio del crossover-sgretolato di “Ugly In The Morning”.

Il celebrato singolo “Digging The Grave” ha un tiro micidiale, puro hardcore californiano del nuovo millennio bagnato nelle acque esistenziali del fiume grunge. La sezione ritmica Bordin-Gould è un meccanismo perfettamente oliato e funzionale, il revolver che rilascia brutale un proiettile, e il proiettile è l’assalto elettrico di Spruance e lo spleen dell’emozionante grido di Patton, un’invocazione, una perdita, un addio che sanguina. “King For A Day, Fool For A Lifetime” non è la straordinaria bestia mutante del capolavoro “Angel Dust”, ma contiene gli anticorpi del classico album del cuore: imprevedibile e incazzato, tenero e ostinato. Tutti possiamo essere Re per un giorno, basta conservare quella lucida follia che spezza le catene alle nostre miserie quotidiane.

V Voti

Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 16 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Teo 8/10
ThirdEye 10/10
Zeman 9/10
luca.r 7,5/10
ZkDog 9/10

C Commenti

Ci sono 21 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

DonJunio (ha votato 7 questo disco) alle 14:32 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Quando fu pubblicato nel 95 lo misi nello stereo per mesi senza sosta, forse è per quello che adesso non mi comunica più granché ( a parte la title-track, ovviamente grandiosa). Mentre lavori come "Introduce yourself" o "Angel dust" li ascolto ancora con sommo godimento, mi sa che è proprio questo ad essere invecchiato male. "6.5"

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 14:52 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Sono d'accordo con Junio, sebbene l'inquadramento dato da Daniele sia pressochè perfetto. Il disco è quasi un solo album di Patton, liberato dal contraltare chitarristico di Martin. Alcuni numeri "Pattoniani" sono ancora piacevoli ("Star AD", "Evidence"), così come "Digging the Grave", forte di una sezione ritmica che a me piaceva da morire. "The Real Thing" e "Angel Dust" restano comunque di un livello superiore.

Emiliano (ha votato 8 questo disco) alle 15:18 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Sarà che sono sempre stato un Pattoniano convinto, ma ho sempre preferito questo a Angel dust. Almeno in gioventù.

DonJunio (ha votato 7 questo disco) alle 15:46 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Io invece anche "The Real Thing" l'ho in parte ridimensionato, molto meglio "Introduce Yourself" ( ovviamente non molto apprezzato dai pattoniani), soprattutto per il tappeto di tastiere qui invero abbastanza fantasmatico.

simone coacci alle 16:15 del 20 settembre 2010 ha scritto:

"The Real Thing" è il peggio del peggio secondo me. Il più sopravvalutato.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 16:35 del 20 settembre 2010 ha scritto:

"the real Thing" è cartoonesco e - se volete - sciocchino ("Surprise, You're Dead"), ha delle pretese meno seriose di "Angel Dust". Diciamo che per me "Angel Dust" è nove (compatto, cattivo e ancora bellissimo), questo è sei mezzo mentre "The Real Thing" è sette. Non lo ascolto da tempo, però, magari è solo una sensazione "affettiva" ...

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 16:37 del 20 settembre 2010 ha scritto:

The Real Thing era divertente dai, quei riferimenti disco-funk ... aveva un'attitudine cazzona, in linea con l'epoca...

NathanAdler77, autore, alle 17:39 del 20 settembre 2010 ha scritto:

In alcune tracce di "The Real Thing" Michele canta come Paperino, però quel disco è un monumento-crossover: schiaffoni sonici chiamati "Surprise! You're Dead" e "Woodpecker From Mars" non si dimenticano. "Angel Dust" eterno.

simone coacci alle 21:05 del 20 settembre 2010 ha scritto:

RE:

Si ma è proprio di "quel" tipo di crossover che c'è poco da salvare in generale. Qualcosa dei RHCP, "Check Your Head" dei Beastie Boys e poco altro. "Angel Dust", infatti, può considerarsi il loro capolavoro proprio perchè sterza e derapa di 180 gradi abbondanti.

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 18:16 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Giù le mani dai FnM!

No dai vi prego, sarò nostalgico, ma qui veramente stiamo parlando di un gruppo di caratura superiore...un melting pot musicale straordinario e l'ugola unica di Mr Patton. Per me, anni luce avanti qualunque tipo di proposta musicale dell'epoca - siamo fra gli 80 e i 90 perdio! E 20 anni prima dei SoaD per citarne uno...Introduce ha gettato le basi, ma lo trovo ancora acerbo e Mosley non vale mezza unghia di Patton..secondo me, solo con l'entrata in scena di quest'ultimo hanno svoltato! Angel Dust, poi, è semplicemente storia! King, mi piace molto, ma siamo già verso il declino, sebbene anche l'ultimo "Album of the Year", qualcosa di buono ce l'ha ancora...

P.S. Per dirla tutta e rimanere in ambito "meta-metal", assieme agli insuperabili Voivod, una delle esperienze musicali più esaltanti dei miei 20 anni

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 20:38 del 20 settembre 2010 ha scritto:

Ottima scelta ed ottima resa per un ottimo disco! Uno dei vertici del ripensamento crossover degli anni '90, assieme a "Pork Soda" dei Primus. Patton lo preferisco anche io in "Angel Dust", ma resta il fatto che questo è uno dei suoi progetti migliori (secondo solo ai Mr. Bungle). Poi è diventato istrione a tutto tondo, fra alti e bassi. Ma mi piacerebbe poterlo sentire, un giorno, alle prese con un'altra band. "Cuckoo For Caca" la mia preferita. Bravo Daniele!

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 13:53 del 21 settembre 2010 ha scritto:

I Rage non li metti in quel filone del crossover, Simo'? Discone con alcuni capolavori assoluti( la title-track, la zappiana "Star Ad", l'acida e insolita ballata "Take this bottle") ma anche tanti riempitivi ( "What a day", "Last to know").

simone coacci alle 14:48 del 21 settembre 2010 ha scritto:

Ero tentato di farlo Gully. In un certo senso ci potrebbero anche stare. Ma li vedo più sbilanciati sul versante rap politicizzato e contemporaneamente su quello del metal primigenio, monolitico: meno funk, meno variazioni, zero melodia e niente fronzoli da fighetti alla Flea, Patton e soci. Una sorta di Public Enemy + Black Sabbath + Jello Biafra. Se dovessimo tradurla in aritmetica.

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 15:53 del 21 settembre 2010 ha scritto:

Sì alla fine crossover era un mare magnum che voleva dire tutto e niente, come ogni genere musicale lol......rage effettivamente erano troppo monolitici ritmicamente, si reggevano su morello e zach. dal vivo una forza della natura, disumani, visti in concerto nel 2000.....un grandissimo discone spuntato dalla genia dei FNM è "SCIENCE" degli Incubus, me lo riascolto ancora oggi con sommo godimento.

simone coacci alle 15:57 del 21 settembre 2010 ha scritto:

Si gl'Incubus prendevano molto dai FNM,almeno inizialmente. Primi due dischi più che discreti (il misconosciuto "FUngus Amongus è il mio preferito), poi si sono persi nella melassa nu-grunge, emo-core, con qualche traccia di crossover d'inizio millennio.

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 16:13 del 21 settembre 2010 ha scritto:

Gli incubus del periodo piacione invece copiavano i FNM più lascivi ( tipo are you in plagiava la qui citata Evidence), più i Peppers sbrodoloni con qualche goccia di grunge melodico. Avevo una morosa che impazziva per quella fase, mettevo sempre i loro dischi in macchina ghghghgh

simone coacci alle 21:15 del 21 settembre 2010 ha scritto:

RE:

Ghghgh si tendenzialmente erano un gruppo che piaceva alle ragazze. Avevano anche il tipico cantante belloccio rubacuori stile "O.C.".

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 10:57 del 22 settembre 2010 ha scritto:

il disco dei miei vent'anni

Come Junio lo presi all'uscita e non sentii altro per mesi. Col senno di poi rimane tra i migliori dei FNM, forse troppo eclettico (cerca di spaziare un po' troppo finendo per perdere coesione), però ha dei pezzi clamorosi, tipo Gentle Art Of Making Enemies. Secondo me però è invecchiato bene per via dei suoni. Avete provato a risentire The Real Thing (che per carità adoravo) ora? O meglio QUEI suoni di batteria? Quel mixaggio orribol fine 80's del rock duro, batterie di latta, tastierine plasticose, ecc, avete presente? Ecco quelli sono suoni che invecchiano decisamente male. Angel Dust fortunatamente ha dalla sua talmente tanta carne (come quella del retro del disco) che fa gara a sè.

DonJunio (ha votato 7 questo disco) alle 9:19 del 23 settembre 2010 ha scritto:

Eclettico sicuramente Ivor, da un brano all'altro lo scarto stilistico è notevole ma qui il suono è decisamente meno stratificato di "Angel Dust" in cui c'erano 4-5 generi diversi dentro ogni canzone. E le tastiere di Bottum sono sovente fantasmatiche ( lo stesso Roddy disse di non essersi sentito coinvolto durante la registrazione), soprattutto in quei brani che cercavano di catturare il mood chitarristico dominante in quegli anni. Questi due fattori, oltre ad alcuni episodi francamente minori, mi fanno piazzare "KFADFFAL" dietro tutti i suoi predecessori. Compreso "The Real Thing" ( che nonostante i suoni a volte caciaroni e plasticosi vanta colpi da ko clamoroso), che decisamente vedo come disco di transizione tra "Introduce Yourself" e "Angel Dust".

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 3:10 del 4 giugno 2012 ha scritto:

pochi cazzi. Il loro capolavoro. Quando uscì, fu una mazzata.

Zeman (ha votato 9 questo disco) alle 15:46 del 2 settembre 2012 ha scritto:

Disco bellissimo, nettamente superiore al cazzeggiante e sopravvalutato The Real Thing, più o meno sullo stesso livello di Angel Dust che però ha forse qualcosina in più, essendo più corale.