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R Recensione

6,5/10

Blues Pills

Blues Pills

Dà da pensare che la next big thing rock targata 2014 sia, ancora una volta, un’accolita cosmopolita di giovani e giovanissimi con base a Örebro, terra di valvolari vintage e quartier generale di stagioni floreali mai realmente obliate, ed il loro acclamatissimo disco d’esordio un sunto della migliore musica ascoltata da rispettivi padri e madri (o forse sono già nonni?), tanto fresco quanto facilmente prestabile alla standardizzazione. Esaurita da tempo, con buona pace di Pitchfork, la fascinazione per il revival indie rock e per la new new wave d’Oltremanica, chi cerca il fenomeno del momento sa benissimo quanto possa essere sconveniente far rotolare le lancette del proprio orologio interiore oltre il 1974: giacché lì è completamente un’altra estetica, un’altra visione. Qui si parla, invece, di morbidi blues, di psichedelia per Hammond, di sferzate hard rock, di carboncini soul incisi sulle porte dell’anima, di roba che nella Svezia dei Witchcraft di Magnus Pelander, per dire, se ne sente e se ne conosce a bizzeffe: passatismo e passione (condivisione, incidentale ma significativa, della stessa radice).

Se il disco che i Blues Pills non hanno mai ascoltato è il coetaneo “Nevermind” (unica concessione alla quickness war, la poderosa scossa di “Devil Man”, paradossalmente accostabile ai Dead Weather), s’è pur certi che non avranno lesinato le immersioni in “Wheels Of Fire”, “Led Zeppelin II” e “Are You Experienced?”: dal canto suo, la potente voce della graziosa bionda Elin Larsson deve sicuramente più di qualcosa all’estensione di Janis Joplin. I dieci brani dell’omonimo first act, poi, sono sovrapponibili ad un numero incalcolabile di complessi attivi nel passato prossimo: umilmente, suggeriamo – per affinità di scrittura – gli Assemble Head In Sunburst Sound, i brani corali dei Dead Meadow, alcune tra le più recenti evoluzioni dei Black Mountain. Dal canto loro, i quattro svedesi scrivono, suonano ed arrangiano mediamente bene: ottima, ad esempio, l’arringa in crescendo di “Black Smoke”, con duello chitarristico quasi prog, di un altro livello la Woodstock in vitro di “Gypsy” (con torride slide e ritornello urlato a pieni polmoni), semplice e classico – ma terribilmente efficace – l’r’n’b di “High Class Woman”, ricolmo di quei lick che così peculiare resero il tocco di John Cipollina. Meno convincenti, alle orecchie di chi scrive, i segmenti lenti: “River” arranca, tra blues crepuscolare e surf tarantiniano, “Little Sun” è una ballad senza guizzi, mentre il buon lavoro delle sei corde sul singolo di lancio “No Hope Left For Me” non riesce a nobilitare la sentita, ma banale, conduzione vocale di Elin.

Chissà se fra qualche anno, nel turbinare dei dati e nel flusso inarrestabile delle informazioni, ci ricorderemo ancora dei Blues Pills. Oggi, in ossequio alla sincerità che ne ispira le intenzioni, era perlomeno doveroso unirsi al coro degli apprezzamenti.

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Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 8 voti.
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Cas 6,5/10
B-B-B 7/10
Dengler 6,5/10

C Commenti

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swansong (ha votato 7 questo disco) alle 14:06 del 15 novembre 2014 ha scritto:

Che bravi! Questi ragazzini (il chitarrista c'ha 17 anni e che chitarrista!) sono proprio in gamba! Non avranno mai ascoltato Nevermind (e per fortuna, dico io!), ma sono stati tirati su a "pane e Jefferson Airplane" ! Gruppo revivalista finché si vuole, ma fresco e godibilissimo. Le canzoni, brevi, dritte al nocciolo, poi, aiutano. Promossi, per adesso, ma aspetto il salto di qualità..bravo Marco per la segnalazione!

Cas (ha votato 6,5 questo disco) alle 17:41 del 26 novembre 2014 ha scritto:

disco grazioso. condivido la rece di marco, anche se ho qualche riserva sulla voce della Larsson, che trovo poco convincente (fosse quel tantino più graffiante e meno impostata...)

OlioCuoreNero (ha votato 7 questo disco) alle 13:59 del 12 aprile 2016 ha scritto:

Secondo me, al contrario, è proprio la voce così "a posto" a rendere il disco affascinante al di là degli evidenti limiti di originalità.

Cas (ha votato 6,5 questo disco) alle 17:42 del 26 novembre 2014 ha scritto:

p.s. copertina figherrima!

Marco_Biasio, autore, alle 11:37 del 24 dicembre 2014 ha scritto:

Per cercasse la risposta occulto-doom ai Blues Pills, segnalo i Witch Charmer, usciti quest'anno con un full length sicuramente derivativo e filologico, ma suonato bene e pieno di belle atmosfere. Se avrò un po' di tempo ne scriverò estesamente. Qui il link a The Great Depression: https://witchcharmer.bandcamp.com/album/the-great-depression

Utente non più registrato alle 16:01 del 6 gennaio 2015 ha scritto:

Le peculiarità dei BP sono chiare: riff semplici ed efficaci in grado di coinvolgere, un hard blues psichedelico grezzo e sensuale, con deviazioni funky-soul. Su tutto spicca la bella voce simile a quella di Janis Joplin, capace di passare dal blues al rock, dalla psichedelia all'hard rock ed a momenti più dolci con naturalezza e spontaneità.

I Blues Pills ripropongono schemi musicali che conservano un potenziale ancora molto alto, testimoniando il fatto che certa musica cavalca il tempo (non possiedo vinile o cd in cui sia riportata la data di scadenza…), e comunicano il loro tributo a quella cultura fin dalla bellissima copertina che scopro essere opera dell’artista psichedelica Marijke Koger-Dunham.

Dietro la loro musica c’è sicuramente bravura, genuinità ed entusiasmo, che la rende credibile e gradevole; la produzione affidata ad Alsterberg dei Graveyard (ricordo l’ottimo Hisingen blues) è stata utile per la buona riuscita e per rendere coerente un’operazione simile.

Manca l’originalità…

La versione deluxe in possesso, aggiunge un bonus dvd live registrato nel 2013 all’Hammer Of Doom Festival, con 7 tracce più un 'intervista.