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R Recensione

8/10

Royal Blood

Royal Blood

Tutto è successo qualche settimana fa. Facevo uno svogliato zapping fra i canali di musica, e ad un certo punto mi imbatto in quella che riconosco come la voce di Jack White, il geniale fondatore di White Stripes, Raconteurs e Dead Weather. Mi viene un colpo: so tutto di Jack White, conosco ogni sua canzone, ma quella proprio non l’ho mai sentita. Eppure il riff potrebbe essere benissimo opera sua, e la voce mi sembra incredibilmente simile. Non riesco nemmeno ad attendere la fine del video per sapere di che cosa si tratta, attivo immediatamente Shazam. La canzone è Figure It Out dei Royal Blood. Mai sentiti nominare, devono essere una novità. Vado subito a cerare informazioni su internet, e lì mi si apre un mondo.

I Royal Blood sono un duo formatosi a Brighton, Regno Unito, nel 2013. E già qui rimango sorpreso: tutto il casino che ho sentito in Figure It Out era prodotto solamente da due persone. Ma la vera notizia arriva dopo: il duo è formato da Ben Thatcher, alla batteria, e Mike Kerr, voce e BASSO. Come?! E la chitarra?! E’ impossibile, avranno dei musicisti che non fanno formalmente parte della band ma che hanno partecipato alle registrazioni! Per sciogliermi il dubbio vado a cercare video di qualche live. Maledizione, Il buon Kerr fa davvero TUTTO con il basso. E’ qui che mi rendo conto di trovarmi davanti ad una cosa che non si vede spesso, e mi fiondo a procurarmi l’album.

E così eccomi qui a recensire l’omonimo debutto dei Royal Blood, uno dei migliori lavori che il 2014 abbia regalato fino ad ora. Un disco di rock grezzo, puro, senza mezze misure. 10 pezzi di voce, basso (ancora non ci credo) e batteria di rara potenza, senza ballate ne’ tastiere varie. Innegabile l’influenza dell’hard rock venato di blues degli anni 70, nell’interpretazione garage che già i sopracitati White Stripes e i Black Keys hanno fatto loro lo scorso decennio.

Ovviamente se vuoi usare solo due strumenti oltre alla voce è inevitabile che le tue canzoni si assomiglino un po’ tutte, ed è quello che succede anche in questo album; è difficile distinguere un brano dall’altro, ma il fatto che i pezzi siano soltanto 10 permette all’ascoltatore di non annoiarsi e di arrivare alla fine del disco appagato e carico di un’energia hard rock che pochi artisti hanno saputo dare negli ultimi anni.

Di particolare impatto sono i singoli, che al momento in cui scrivo sono già 5, quindi ben metà album. Su tutti, spicca la traccia d’apertura, Out Of The Black, che mette subito in chiaro le cose: preparatevi ad una mezz’ora abbondante di headbanging senza sosta.

Solo applausi per il duo inglese, autori di un lavoro che, pur non facendo dell’originalità il suo punto forte, rappresenta comunque una ventata di aria fresca nel panorama del rock contemporaneo. Hanno già ricevuto attestati di stima da artisti del calibro di Arctic Monkeys, Metallica e sua Maestà Jimmy Page dei Led Zeppelin, e ora i Royal Blood si apprestano a conquistare la fama mondiale.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 8 voti.
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C Commenti

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Franz Bungaro (ha votato 5,5 questo disco) alle 16:55 del 23 dicembre 2014 ha scritto:

...allora se ti piace la magia del basso chitarroso devi pure ascoltarti i Death from above 1979 (molto simili come proposta)

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 14:50 del 26 dicembre 2014 ha scritto:

Bassista che è veramente oltre, impone quasi una nuova concezione dello strumento! Il disco è granitico e senza intoppi, molto buono.

Franz Bungaro (ha votato 5,5 questo disco) alle 12:31 del 29 dicembre 2014 ha scritto:

ma ti dirò, non è che mi abbiano convinto troppo...sembrano un incrocio tra i Muse (dove però canta un cugino alla lontana da parte di mamma di Jack White) e i Wolfmother...se basso e batteria deve essere mi piacciono di più i Death from above 1979, i quali comunque non mi fanno impazzire...almeno loro mi sembrano un pò meno patinati e costruiti di questi...non fatico a credere che il recensore li abbia scoperti vedendoli in tv

Sor90 alle 15:47 del 29 dicembre 2014 ha scritto:

Anche secondo me sono troppo sull'orlo del patinato. Troppi ammiccamenti a gente che vende, in primis i Muse... resta il fatto che una manciata di canzoni si fa ascoltare più che volentieri e che comunque il lavoraccio al basso non può passare inosservato. "Little Monster" e "Come On Over" nella mista 2014 e avanti i prossimi.