R Recensione

8/10

Uriah Heep

Very 'Eavy Very 'Umble

Il volto del cantante David Byron, fantasticamente truccato da mummia con tanto di ragnatele, è il disturbante e vistoso biglietto da visita di un quintetto di rocchettari inglesi all’esordio nella primavera del 1970. Il gruppo non porterà doti tecniche particolari né specifica genialità o profondità concettuale al suo genere, ma a suo merito va il fatto d’aver trovato quasi istantaneamente, e poi coltivato fino a quando è stato possibile, un suo suono e una sua interpretazione del rock duro,  caratteristici  e precipui, in grado di distinguerlo e di farlo sinceramente apprezzare.

Fino a quando è stato possibile? Finchè hanno tenuto botta lo stesso Byron ed il tastierista e seconda chitarra Ken Hensley. David era in possesso di una voce formidabile, con una bellissima espressività ed  estensione in falsetto, un talento purtroppo mai sorretto da disciplina ed impegno professionale adeguati. Le stecche e le imprecisioni dal vivo non si contavano, a forza della lucidità sempre precaria dell’artista i cui occhi luciferini tradivano puntualmente le abbondantissime assunzioni di alcool e altre sostanze poco salutari. La sua inaffidabilità, una volta passati decisamemente i limiti di tolleranza, costrinse i compagni  a cacciarlo via verso la fine dei settanta e finì tutto poi malissimo con la prematura morte del cantante negli anni ottanta.

Il carismatico Ken Hensley era invece il compositore principale e l’organizzatore delle apprezzate parti corali del gruppo, la sua caratteristica più marcata ed originale. Pure lui dotato di pirotecnico falsetto, formava con Byron una coppia di ugole emozionanti, con una specie di sapore nordico, molto anglosassone nell’uso delle armonie a più voci, qualcosa di irripetibile e meritevole di attento ascolto. Via loro due, infatti, il suono degli Heep si è fatto molto più standardizzato e anonimo (ancor oggi il gruppo gira i palchi di tutto il mondo e sporadicamente pubblica nuovi album, tenuto insieme dalla ferrea volontà ed entusiasmo del chitarrista Mick Box l’unico superstite della formazione originale e sorretto da un seguito di fedelissimi, con le scalette dei concerti che per il 90% coinvolgono canzoni dei loro primi sei lavori, in piena Byron/Hensley era).

Questo primo album suona comunque abbastanza differente rispetto agli altri dischi storici della formazione (quelli che seguiranno immediatamente), innanzitutto perché Hensley si è appena aggregato agli altri non facendo così in tempo a proporre sue composizioni e poi perché, come è tipico in molti esordi, la direzione musicale non è ancora del tutto a fuoco e la scaletta dei brani ogni tanto “scarta” verso atmosfere e generi che poi  verranno subito tralasciati, rendendo il disco più vario ma anche più spersonalizzato. È il caso di “Lucy’s Blues”, un blues pianistico assai di maniera, raccolto e intimo nelle sue vaghe sfumature jazz, niente a che vedere con la rumorosa e distorta hard rock band che sta fiorendo. Pure “Come Away Melinda” è una sorta di Una Tantum per gli Heep, una ballata acustica ancora più raccolta ed intima e che al tempo venne abbastanza glorificata ma che personalmente ho trovato sempre piuttosto stucchevole. Il gruppo si è comunque sempre guardato dall’eseguirla dal vivo, non è certo roba da arena rock.

L’album si apre comunque nel segno del tuono, con una proto/heavy song che resterà l’emblema della band, costretta di buon grado ad eseguirla come bis praticamente da sempre. “Gypsy” esordisce con un riff risoluto di organo Hammond, settato con il bellissimo timbro leggermente distorto e con attacco micidiale che resterà il marchio di fabbrica di Ken Hensley e lo eleverà a grande maestro di questo strumento, non tanto per la perizia tecnica nel suonarlo ma proprio per la personalità ed efficacia nell’estrarre da esso il suo proprio suono, il suo proprio modo di inserirlo nel cuore dell’hard rock proposto dal gruppo.

Raggiunto dal basso e poi da chitarra e batteria, l’organo procede per una serie di stop& go alla maniera progressive che prolungano di un bel po’ l’introduzione prima di giungere al vero e proprio riff di sostegno alla voce. Tutto suona granitico e, per i tempi, particolarmente sonoro e pesante. Il timbro squillante di Byron procede in mezzo alle continue sincopi dell’arrangiamento e nel ritornello si libera nel primo coro “nordico” di cui si diceva, bellissimo. L’intermezzo strumentale è appannaggio quasi esclusivo di Hensley che svisa e sciaborda a mani piene sopra la doppia tastiera per lunghi minuti, maraglio ma efficace, sorretto dal riffone semplice e ostinato dei compagni. C’è tempo per un’altra strofa, altri cori e variazioni sul tema e pure un parossistico finale “free”: altri tempi, dove si cercava spesso e volentieri di strafare…grande impatto e novità comunque, Gypsy è Gypsy, non vi è un'altra canzone che le somiglia, neanche nel repertorio Heep che verrà.

La musica mostra comunque di essere più equilibrata e sintetica in altri pezzi che seguono, tipo “Walking In Your Shadow” e “Real Turned On” , quest’ultimo ad inaugurare un altro caratteristico schema del gruppo, quello a due chitarre con Hensley che molla l’Hammond e lavora con una slide guitar incrociandosi col distortissimo chitarrone di Box.

Di nuovo abbondanza progressive nella lunghetta “I'll Keep On Trying” palestra di assoli per Mick Box un altro musicista che ha sempre ovviato alle proprie più che normali doti tecniche mettendoci dell’altro, nel suo caso grinta determinazione e spirito positivo. La sua faccia bruttina e simpatica è una piccola icona del rock inglese, a lui il merito di aver tenuto a galla il gruppo in tutti questi anni.

A conclusione del disco un altro brano assai fuori contesto ma comunque piacevolissimo, un up-tempo intitolato “Wake Up (Set Your Sights”) con un atmosfera jazzata e swingante, suoni puliti, un interpretazione di Byron più rilassata e sorniona., numerosi cambi di ritmo e break strumentali, una canzone insomma ben lontana, come del resto altre, dalla paurosa copertina del disco che la contiene.

Onore a questi vecchi dinosauri del rock inglese, immortalati  in questo loro esordio giovanissimi e pieni di idee e di voglie, a sparare banalità come “I Was Only Seventeen, I Fell In Love With A Gypsy Queen She Told Me How To Love, AAH.”. Baggianate, ma quell’ “AAH” in coro sovrumano è ancora tutto da gustare.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 15 voti.
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Vikk 7/10
Zeman 6,5/10
REBBY 6/10
nik2 6,5/10
B-B-B 8/10

C Commenti

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Vikk (ha votato 7 questo disco) alle 9:36 del 13 dicembre 2007 ha scritto:

uno dei gruppi piu' sottovalutati di sempre

bel disco davvero, ma il loro capolavoro arrivera' con "look at yourself" con tanto di cover a specchio!

icominto (ha votato 8 questo disco) alle 14:31 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

Uno dei tanti, bei dischi rock degli anni 70... Peccato si siano persi lentamente per strada!Personalmente mi piacciono molto fino a "Look at yourself".

galassiagon (ha votato 1 questo disco) alle 20:43 del 4 aprile 2010 ha scritto:

muffa

Tra i gruppi più tristi e mediocri di sempre. Ovviamente conosciutissimi in Italia.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 7 questo disco) alle 11:07 del 23 aprile 2010 ha scritto:

bel disco, ma penso inferiore al successivo Salisbury che rappresenta forse il loro apice, comunuque i primi 4 dischi sono tutti validi.

bart alle 12:02 del 23 aprile 2010 ha scritto:

Sul disco in questione non mi pronuncio, perchè non lo possiedo; però conosco Salisbury e Demons and Wizards(i loro "capolavori"), e non mi sembrano granchè. Secondo me gli Uriah Heep sono un gradino sotto rispetto a gli altri gruppi hard-rock di quel periodo.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 7 questo disco) alle 21:16 del 19 agosto 2010 ha scritto:

''ovviamente conosciutissimi in italia''. Si certo, come no, propio ieri mattina al mare due ragazzini stavano intonando Gypsy. Per non parlare di tutte le volte che accendo tv e mi capitano i loro video, o tutti gli innumerevoli passaggi radiofonici. Pensa un po' poi che ogni volta che fra amici si parla di musica si finisce per arrivare agli Uriah Heep.

galassiagon (ha votato 1 questo disco) alle 16:01 del 21 agosto 2010 ha scritto:

RE: peto

Io parlo di 50-60 enni che mi dicono che da giovani ascoltavano gli Uriah Heep

Un mio collega di lavoro, mio zio, un tizio con cui ho parlato...( già 3 casi). Nessuno mi ha tirato fuori gli Hawkwind

Utente non più registrato alle 14:37 del 15 febbraio 2012 ha scritto:

Gran bell'album a partire dalla copertina e dalla foto all'interno. Un consiglio, andatevi ad ascoltare Come away Melinda nella versione (secondo me più bella) dei Velvett Fogg, interessantissimo gruppo inglese in cui per breve tempo militò anche Tony Iommi

nik2 (ha votato 6,5 questo disco) alle 20:39 del 2 gennaio 2014 ha scritto:

Confermo che in Italia erano DEL TUTTO sconosciuti...Buon disco, ampiamente sufficiente, ma nulla più (ovviamente secondo me).

nik2 (ha votato 6,5 questo disco) alle 20:39 del 2 gennaio 2014 ha scritto:

Confermo che in Italia erano DEL TUTTO sconosciuti...Buon disco, ampiamente sufficiente, ma nulla più (ovviamente secondo me).

PierPaolo, autore, alle 23:58 del 2 gennaio 2014 ha scritto:

Smentisco: nei primi anni settanta gli Uriah Heep erano tra i più seguiti gruppi rock. In subordine ai soli Zeppelin, Purple, Santana, Jethro Tull, Creedence e pochi altri. Ben più in vista di grandi capiscuola o supposti tali come King Crimson, Velvet Underground, Doors, Buffalo Spingfield, Bowie e tanti altri.

unknown alle 9:57 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

quoto in pieno

nik2 (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:31 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

guarda che nel 70 avevo 20 anni ed ero un fanadico dell'hard rock, ho conosciuto per caso gli u.h. non li ho mai sentiti alla rado e tanto meno sono stati trasmessi concerti o loro pezzi in tv. Ciao.

PierPaolo, autore, alle 21:41 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

Allora sei smemorato: Per Voi Giovani 1970, dalle ore 16.20 alle 18.00 di tutti i giorni feriali, condotta al tempo da Paolo Giaccio (oggi ancora dirigente RAI) e un altro che non mi ricordo: trasmettevano una volta ogni tre giorni Gypsy. Per toglierti le ragnatele dalla memoria ti indico le prime canzoni che mi vengono in mente trasmesse da loro in quel periodo: Knife Edge (ELP), White Mountains (Genesis), The Witch (Rattles), Black Night (Deep Purple), Bourée (Jethro Tull), Another 45 Miles To Go (Golden Earring), Love Like a Man (Ten Years After), The Boxer (Simon & Garfunkel)...

PierPaolo, autore, alle 21:47 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

Ah, mi è tornato in mente il compare di Giaccio: era il prode Mario Luzzato Fegiz, il quale aveva al tempo una vera fissa per Pagan Baby dei Creedence e la trasmetteva quasi ogni volta

nik2 (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:34 del 4 gennaio 2014 ha scritto:

Grazie, ho risolto la cosa. Purtroppo nel 1970 già lavoravo e le trasmissioni che mi hai indicato tu non le potevo seguire...

nik2 (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:35 del 4 gennaio 2014 ha scritto:

Grazie, ho risolto la cosa. Purtroppo nel 1970 già lavoravo e le trasmissioni che mi hai indicato tu non le potevo seguire...

PierPaolo, autore, alle 21:30 del 4 gennaio 2014 ha scritto:

Gli Uriah Heep suonarono in Italia nel luglio del 1971, fra i primissimi gruppi di hard rock a farlo, succedendo ai Deep passati invece a maggio. Evidentemente erano tutt'altro che ignoti da queste parti, altrimenti nessun impresario italiano si sarebbe mosso per ingaggiarli.

I concerti dei Purple di maggio '71 furono aperti dalla Premiata Forneria Marconi, allora agli inizi e quindi alle prese con le cover: quali cover? Me ne ricordo tre: Bourée (Jethro Tull), Schizoid Man (Crimso) e... Gypsy!!! Cantata da Flavio Premoli il tastierista, quello che dei cinque aveva la voce più grintosa (si fa per dire).

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 12:11 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

Attingendo ai miei ricordi (da ragazzo mi confrontavo spesso con coetanei e anche più anziani appassionati di rock e sbirciavo la collezione di vinili di ognuna delle tantissime case che ho frequentato con l'obiettivo di farmi un C45 di qualsiasi cosa, o quasi, mi mancasse) e alle classifiche di vendita Hit parade Italia eheh: l'anno d'oro per gli Uriah Heep fu il 71 (45* very 'eavy very 'humble, 60* Look at yourself, 71* Salisbury; nessuna presenza nei primi 100 negli anni successivi) come per Bowie, limitandoci ai primi anni 70 eh, fu invece il 73 (32* Aladdin sane, 35* Pin ups, 68* Ziggy stardust). I King crimson e vero non ebbero in Italia lo stesso successo che ebbero in patria (dove il primo album raggiunse il terzo posto nelle classifiche di vendita), ma tolto il 71 di sicuro in Italia non vendettero meno degli Uriah heep (ed infatti tra i primi cento compaiono Islands e Starless and bible black). Gli altri gruppi paragonati appartengono più agli anni 60 che 70, comunque è arcinoto che i VU non abbiano venduto, in diretta, un cazzo.

Paragonando gli Uriah heep, più correttamente credo, all'ambito hard rock cui appartenevano, sicuramente erano meno apprezzati di Led Zeppelin, Deep purple, Black sabbath e Grand funk railroad. Certo, come detto, nel 71 fecero il botto e,tra i nati negli anni 50 (io sono del 60 eheh) ebbero un certo seguito in Italia.

unknown alle 12:57 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

quoto anche te ..anche io sono degli anni 60 ma ricordo che se parlavo degli uriah qualcuno sapeva chi fossero

alla parola king crimson defezione totale ovvio che poi nel mondo abbiano venduto di più questi ultimi

qui in italia putroppo non tutto arrivava o veniva seguito al 100%

sbirciando nelle classifiche " hit parade" alla fine degli anni 70 di punk ci trovi solo una volta i ramones al 100 posto

anzi qualche mi coetaneo dell'epoca mi presento questi ultimi come dei metallari sob sob

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 13:39 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

Io la prima copia di In the court of Krimson king l'ho comprata nel 74 quando usavo ancora lo stereo (con una puntina rovina dischi) dei miei genitori. Quando ero al liceo, nel mio giro di amici e conoscenti giravano più dischi loro (certo molti più Pink Floyd, VDGG, Genesis, Yes, Jethro Tull, ...) che degli Uriah heep. Nelle classifiche italiane di vendita del 72 compare Islands (79), in quella del 74 Starless and bible black (37), negli stessi anni nessun Uriah heep tra i primi 100.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 12:12 del 3 gennaio 2014 ha scritto:

Attingendo ai miei ricordi (da ragazzo mi confrontavo spesso con coetanei e anche più anziani appassionati di rock e sbirciavo la collezione di vinili di ognuna delle tantissime case che ho frequentato con l'obiettivo di farmi un C45 di qualsiasi cosa, o quasi, mi mancasse) e alle classifiche di vendita Hit parade Italia eheh: l'anno d'oro per gli Uriah Heep fu il 71 (45* very 'eavy very 'humble, 60* Look at yourself, 71* Salisbury; nessuna presenza nei primi 100 negli anni successivi) come per Bowie, limitandoci ai primi anni 70 eh, fu invece il 73 (32* Aladdin sane, 35* Pin ups, 68* Ziggy stardust). I King crimson e vero non ebbero in Italia lo stesso successo che ebbero in patria (dove il primo album raggiunse il terzo posto nelle classifiche di vendita), ma tolto il 71 di sicuro in Italia non vendettero meno degli Uriah heep (ed infatti tra i primi cento compaiono Islands e Starless and bible black). Gli altri gruppi paragonati appartengono più agli anni 60 che 70, comunque è arcinoto che i VU non abbiano venduto, in diretta, un cazzo.

Paragonando gli Uriah heep, più correttamente credo, all'ambito hard rock cui appartenevano, sicuramente erano meno apprezzati di Led Zeppelin, Deep purple, Black sabbath e Grand funk railroad. Certo, come detto, nel 71 fecero il botto e,tra i nati negli anni 50 (io sono del 60 eheh) ebbero un certo seguito in Italia.

Utente non più registrato alle 17:16 del 7 gennaio 2014 ha scritto:

Raramente le classifiche rispecchiano il reale valore della Musica, così come il passaggio in radio; all'epoca, anche se qualcuno lo faceva, era difficile che passassero determinati brani, data la lunghezza.

Se ci si dovesse basare, come qualcuno fa, sulle classifiche (sempre di settore), si perderebbe di vista dell'ottima Musica.

Valgono le classifiche personali PUNTO.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 21:44 del 7 gennaio 2014 ha scritto:

Ovvio che per te (per me, per lui, ...) valga la classifica personale, ma si stava discutendo se il gruppo era seguito o meno è quindi essendo questo l'argomento su cui si dibatteva le classifiche di vendita (negli anni in cui se volevi ascoltar qualcosa spesso dovevi comprarlo) qualcosa dicono... Più che punto dovevi dire a capo eheh

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 21:46 del 7 gennaio 2014 ha scritto:

e ghgh

Utente non più registrato alle 22:08 del 7 gennaio 2014 ha scritto:

Ovvio mica tanto, visto certe cose che leggo...e il fatto che un gruppo venga seguito o meno, per qualcuno (non per me...), dipende dalle classifiche...non pare anche a te?!

E non pare anche a te che le classifiche, come ho già scritto, siano di settore?!

. ; . ; ...

.

.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 22:45 del 7 gennaio 2014 ha scritto:

Forse non capisco cosa vuoi dire, spiegati meglio.

Io ho citato le classifiche di vendita italiane (relative a Huriah Heep, Bowie e King Crimson) siccome si stava discutendo sulla popolarità, all'epoca, in Italia di determinati musicisti. Di certo non ho mai guardato a queste per comprare i miei dischi...

Suicida alle 13:30 del 8 gennaio 2014 ha scritto:

Disco sicuramente disomogeneo, ma è proprio questo che lo rende bello. C'è quel fascino acerbo che solo le opere prime hanno, quando le band mettono dentro tutto ciò che amano o ciò che vorrebbero diventare. C'è da dire che gli UH furono tra i primi ad interpretare il 'passo pesante' nell' hard rock pur non raggiungendo mai l' apice di colossi come Deep purple e Black sabbath.