Pissed Jeans
King of Jeans
Cosa ci si può aspettare da dei tipi come i Pissed Jeans, mi chiedo io?
Cosa si può sperare di tirar fuori dai solchi del loro nuovo King of Jeans se non rabbia, furia e rumore? Ebbene, proprio questo: rabbia, furia e rumore.
Il noise-rock della band di Allentown, Pennsylvania giunge a dover fare i conti con il fatidico terzo album, dopo i generali apprezzamenti di quel Hope for Men che fece riscoprire un po' del caos delle band hard e postcore di fine anni'80 e inizio '90.
La soluzione scelta questa volta sembra essere un'involuzione verso strutture ridotte all'osso, spogliate degli eccessi massicci del precedente album, per ritornare alla classica formula “tre accordi-wall of sound scricchiolante-frequenti rullate-screaming furioso”.
Un passo indietro da un punto di vista di complessità della sintassi, anche se una netta acquisizione di controllo compositivo, a suo modo ordinato e formalmente ineccepibile: la qualità infatti non ne risente affatto, trovando invece il modo per riappropriarsi di un genuino e folgorante impeto punk, una carica rabbiosa e logorante, di pancia, capace di offrirci performance da cardiopalma e riff dal notevole potenziale abrasivo.
E, detto tra noi, il genere in questione è esattamente questo che deve darci.
Nessun compromesso dunque. False Jesii Part 2 ci investe con tutta la sua brutalità fatta di un riffone imponente e un brutale vomitare parole (il vocalist Matt Korvette è una vera furia, il paragone con Henry Rollins non è azzardato), in perfetto accordo con il dispiegarsi del rullo compressore della sessione ritmica.
Come dei Jesus Lizard imbizzarriti, i Pissed Jeans non ci lasciano prendere fiato sparandoci addosso la successiva Half Idiot, percossa dal noise tagliente delle chitarre e dal roboante egocentrismo del basso di Randy Huth, tutta giocata su un tira e molla strumentale, su un alternarsi di momenti di tensione ad altri di fragorosa esplosione. Ma non basta, perché ecco una delle vette dell'album, Dream Smotherer, a sfoderare un riff memorabile, oltre che una ottima capacità di articolare e intrecciare strutture lanciate a mille senza mai far perdere mordente al tutto, anzi, regalandoci una delle performance punk più coinvolgenti degli ultimi anni.
Pleasure Race rallenta senza rinunciare alla consueta dose di violenza, per prepararci alla successiva She Is Science Fiction, la quale rimanda ai Nirvana di Bleach, presenza costante nei brani contenuti in King of Jeans (d'altronde siamo in casa Sub Pop, ricordiamocelo).
Proprio i brani più lenti (Request for Masseuse, Spent) rappresentano i punti deboli del disco, appoggiando la loro essenza completamente sugli sfoghi finali, questi sì capaci di ridestare l'attenzione.
Poco male comunque, la brutalità di brani come Human Skirt (uno schiacciasassi qui il batterista Sean McGuinness), Lip Ring (qui i Nirvana e i Melvins sono presenti come non mai, in una sorta di filastrocca animalesca e sboccata), Dominate Yourself e l'ultima splendida Goodbye (Hair).
I Pissed Jeans dimostrano di saper padroneggiare egregiamente il loro genere e di destreggiarsi a perfezione tra echi grunge, sfuriate hardcore e esitazioni postcore. Un disco che scuote e turba, da annoverare tra i più biechi e grezzi degli ultimi anni.
Una goduria di feedback, dissonanze, velocità supersoniche, depravazioni verbali e rumoristiche.
Insomma basta, ascoltatelo!
Sito ufficiale: www.whitedenim.com/pissedjeans/
MySpace: www.myspace.com/pissedjeans
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