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R Recensione

9/10

Dead Kennedys

Fresh Fruit For Rotting Vegetables

Ma che strano posto la California, ed io che da piccolo pensavo fosse il paradiso mediatico rappresentato dalle Barbie bionde di Baywatch o delle corse spensierate in ferrari decapottabile di Magnum P.I. Eppure questa immagine di paradiso della superficialità e del disimpegno della ragione critica sembra entrare in contraddizione con un tipo di cultura alternativa e di protesta sorta nei sobborghi di Los Angeles immediatamente dopo gli strascichi della cultura Beat, post sessantottina e hippie.

Nella tarda seconda meta' degli anni '70 l'assolata costa Ovest dell'America “ricca” ci ha regalato perle di punk-hardcore quali The Germs, Circle Jerks, Black Flag, Dead Kennedys, per poi via via salire sempre di più verso uno stato di estremizzazione del genere con nomi come Inside Out, Downset, Body Count, Deftones,Strife e i più recenti American Nightmare, Buried Alive, Carry On e Terror.

Di punto in bianco, insomma, la California sembra mostrare il lato nero del suo sole di cartone. Con la scena hardcore punk si svilupperà infatti, più tardi, anche quella rap (di protesta vera) nonché il circolo degli skaters, immortalati dagli storici scatti di Friedman: si andrà diffondendo sempre più massicciamente lo Straight Edge lifestyle unito ad un approccio più politico nei confronti della situazione sociale vigente, segno che il nuovo apparato non stava affatto riuscendo a coprire il malessere dei tempi. Non bastava il cinema rileccato, non la moda, non l'opulenza ostentata o le forme artistiche che si limitavano ad affermare il reale senza contrastarlo (alla Andy Warhol): in realtà era nato un nuovo movimento dei sobborghi, realmente alternativo, fatto di skater nelle piscine, rappers politicizzati e mentalità da squat. La California, insomma, manifesta in nuovi modi la lezione assorbita da grandi come Chomsky e Marcuse.

Detto questo possiamo parlare del manifesto della nuova epoca di rifiuto californiana: “Fresh Fruit For Rotting Vegetables” dei Dead Kennedys.

Già il titolo indica la volontà dei nostri psicopatici ragazzi di San Francisco di dare un taglio col passato marcio e corrotto della belle époque californiana. Qui ci troviamo di fronte a musica dagli alti contenuti politici in una forma di punk velocizzato e teatrale in cui la voce del mitico Jello Biafra gioca tipo menestrello - cantastorie. C'è ironia, tanta ironia amara e rabbiosa mista alla velocità dei pezzi proposti con un lavoro chitarristico che, in molti punti, crea quasi dei giri-filastrocca. Ciò è chiaro in pezzi come “Let's Lynch The Landlord”, “I Kill Children” o “Chemical Warfare”. In altre canzoni c'è uno spirito punk più genuino e diretto tipo “When Ya Get Drafted” o “Drug Me”, ma resta il fatto che l'album in questione non può essere scomposto al pari di certi manifesti programmatici della letteratura politica, i quali vanno introiettati nelle loro interezza.

Lo spirito del disco apre la via a tanti stati d'animo, la voce di Biafra è profetica, inimitabile, e le chitarre mantengono quel ciarpame rock'n'roll che, però, rompe con la tradizione frivola e divistica per dare spazio a contenuti maturi, fastidiosi e diretti. Lo schema della rock star divina immersa in mille eccessi decade, non più “arte per arte” ma “arte come rifiuto” della corruzione politica e del neo fascismo (“California Über Alles”) o come rifiuto della guerra (“Holiday In Cambodia”). L'idolo è morto; la società americana colorata e opulenta non esiste (“Kill The Poor”): ciò che permane è la grande bugia del reaganismo o, parlando di politica estera, del dittatore Pol Pot. Non c'è la fuga dalla realtà ma la trasposizione in parole e musica del “ciò che è”. Una tradizione più vicina al teatro di strada di Grotowski e della concezione estetica di Lukács e Benjamin piuttosto che allo star system del rock tradizionale (verso il quale comunque rimangono tutti debitori, musicalmente parlando).

La linea di separazione è ora marcata anche per la California, così come avevano insegnato i Sex Pistols per l'Europa bianca e colta (anche se in modi e atteggiamenti differenti, perché al nichilismo i Dead Kennedys antepongono la militanza e la presa di posizione).

Tutti dovrebbero ascoltare questo disco, anche coloro che non sono amanti del genere. Ci troviamo infatti di fronte ad un pezzo di (contro) cultura del '900.

V Voti

Voto degli utenti: 9/10 in media su 32 voti.
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Cas 9/10
Lux 8/10
Nucifeno 10/10
maracio 10/10
drug me 10/10
bart 8/10
magma 8/10
Noi! 9/10
REBBY 8,5/10
KSoda 8,5/10
Suicida 9,5/10
B-B-B 9/10
FCA1739 9,5/10
K.O.P. 9,5/10
ThirdEye 9,5/10

C Commenti

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paolodisimone alle 23:48 del 20 gennaio 2007 ha scritto:

E il poster?

Un disco da ascoltare e da guardare... Allegato al 12" vi era un memorabile poster, opera dello stesso Biafra, che in due facciate piene di ritagli di riviste, pubblicità e quotidiani, ci dà una visione totale del mondo così com'era nel 1980 e, purtroppo, notiamo con rincrescimento, come NON è cambiato da allora.

Sembra quasi un Aleph di borgesiana memoria, un panopticon attraverso il quale vediamo nello stesso tempo Pol Pot, Reagan, John Travolta, Papa Luciani, i bambini denutriti in Somalia, la pubblicità dei Jeans con lo slogan "Chi Mi Ama Mi Segua", gli occhi di Charles Manson così simili a quelli di un "rispettabile" presidente, gli annunci inutili sui quotidiani per parlare al telefono con i Kiss, la polizia che reprime, sguardi minacciosi, mani scheletriche, squarci di vignette, caratteri tipografici...

Oggi, con i CD e gli mp3, un ascolto del disco effettuato senza avere sotto gli occhi l'allucinante sezione da vetrino per microscopio preparata da Biafra perde un pochettino d'impatto, ma basta calare i contenuti dell'Lp nella nostra contemporaneità per renderci conto di come il disco non è affatto invecchiato (neppure dal punto di vista strettamente stlistico: quanti gruppi pseudo-punk attualmente lo scimmiottano senza averne assimilato i contenuti?), per riflettere sul nostro tempo e, dulcis in fundo, per scoprire con orrore quanto la elvisiana "Viva Las Vegas" possa suonare inquietante.

Lewis Tollani alle 16:15 del 13 febbraio 2007 ha scritto:

CHERRY RED

Quoto Paolo per il poster (che non ho mai appeso, ma tenuto come una reliquia nella copertina) e tutto ciò che ne consegue... @Ivan, il disco esce per la Cherry Red e poi viene ristampato dalla Alternative Tentacles (dello stesso Biafra)...! e poi, su, Magnun scorrazzava nell Hawaii...

conte max (ha votato 9 questo disco) alle 9:30 del 23 novembre 2007 ha scritto:

IMMENSO ANCHE OLTRE I CONTENUTI MUSICALI

D'accordo su tutto, disco da avere e ascoltare, un esempio dello spirito libero che il rock'n'roll non deve mai smarrire. Uno dei dischi che Ha cambiato la vita di molti (spero).

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 18:34 del 16 febbraio 2008 ha scritto:

Immenso pezzo di storia!

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 17:36 del 11 aprile 2008 ha scritto:

I Soad li dovrebbero ringraziare

Biafra a tratti quasi "espressionista".

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 17:52 del 23 luglio 2008 ha scritto:

Che disco. Che disco.

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 15:27 del 14 febbraio 2009 ha scritto:

Eh

Grandissimi, l'ho rispolverato dopo diversi anni che non lo ascoltavo. Resta un discone punk-HC tra i migliori che abbia mai sentito. Purtroppo già con il successivo EP "In God we trust" non riusciranno più a ripetersi.

drug me (ha votato 10 questo disco) alle 20:57 del 15 marzo 2010 ha scritto:

Embè.

bart (ha votato 8 questo disco) alle 15:00 del 30 marzo 2010 ha scritto:

Travolgente!

magma (ha votato 8 questo disco) alle 17:08 del 29 febbraio 2012 ha scritto:

Disco eccellente, detto da un non estimatore del Punk.

FrancescoB (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:10 del 30 aprile 2013 ha scritto:

Grande recensione per un disco schizoide, frenetico e sempre sul pezzo. "Kill the Poor" puoi ascoltarla 200 volte di fila senza stancarti, "California uber alles" capolavoro senza discussioni. Raramente l'hardcore deviato riuscirà ancora a lambire queste sommme.