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R Recensione

10/10

Minutemen

Double Nickels On The Dime

Curre curre guagliò. Il giorno in cui D. Boon venne sbalzato fuori dal suo furgoncino dormiva, influenzato, sul sedile posteriore. Persino l’Arizona, a tre giorni da Natale, si stava arrendendo alla morsa del freddo. L’impatto fu fin troppo violento, dicono. Quel che è certo è che sia il pick up che la sua faccia, ognuno a suo modo, si ritrovarono fracassati a due lati opposti della strada. Non avrebbe più potuto imbracciare la propria Stratocaster e suonare il punk come se fosse funk, il funk come se fosse jazz, il jazz come se fosse hardcore. Un’ingiustizia. Era la fine dei Minutemen, la conclusione di una delle più belle favole della West Coast americana rivoltata dal fermento anarchico-politicizzato delle nuove generazioni. Non andavano ancora di moda, come oggi, le reunion a suon di milioni, anche alla faccia di chi non c’è più ed esprimerebbe, in modo forte e chiaro, il proprio dissenso. Altre storie, altri tempi, sicuramente altri uomini. Eppure D. Boon, nella sua vis oratoria, era rimasto fedele sino all’ultimo a ciò che andava predicando. Nessun rimpianto, solo un sorriso stampato in volto, un piede a muoversi a tempo e una birra in mano. Cantava di impiccagioni, Bob Dylan, rivolte suburbane, pogo e stile do it yourself, ma sempre double nickels on the dime, a cinquantacinque all’ora. Mai un eccesso di velocità, mai uno scomporsi senza motivo. Niente istrionismi alla Henry Rollins, per capirci, e sì che Minutemen e Black Flag erano legati da un rapporto fraterno. Anche questo, oggi, suona incomprensibile.

Parlare di “Double Nickels On The Dime”, terza prova studio degli uomini milizia da un minuto, è cosa che imbarazza me ed imbarazzerebbe chiunque, in qualsiasi era geologica. Ricorriamo ad una buona analogia, evitando barbosi paragoni intertestuali. Presente gli scambi di figurine dei calciatori che facevate quando eravate piccolini? Album in una mano, lista dei giocatori mancanti nell’altra, amichetto stronzo e un po’ ciccione davanti a voi, con un mazzo di doppioni da denuncia al fisco, che per il vostro obiettivo, inevitabilmente, vuole un conguaglio esageratamente sproporzionato. Celo, celo, celo, celo... Celo, celo, celo… manca! Lo stesso principio funziona qui. Per ogni genere presente, spuntate una casella. Celo, celo, celo, celo. Manca? Ah, no, celo pure questo. La sola cosa da poter imputare all’incredibile, duplice corpus (quarantatrè – avete capito bene – pezzi) è di non aver ficcato dentro l’elettronica. Ma con che coraggio? Avessero avuto un sintetizzatore, l’avrebbero sicuramente fatto. Cosa, altrimenti, un po’ difficile da fare con sola chitarra, basso e batteria. L’unica, peraltro. Per il resto: punk, hardcore, funk, jazz, bossa, crossover, pop, hard rock, ballate acustiche, spanish guitars, cover, scontrino di ricevuta. Immaginate tutto quello che volete, e anche quello che non volete. Probabilmente, tra queste pieghe, lo troverete. 

Guardare dentro lo specchietto retrovisore, in cui sono riflessi gli occhi guizzanti di D. Boon, significa boccheggiare dallo sforzo titanico che si deve compiere per non perdercisi dentro. “Double Nickels On The Dime” è, in primo luogo, l’America. Uno di quei libri di testo, di quelle pietre miliari (e il termine, questa volta, è tutto fuorché usato a sproposito!) a cui trent’anni di musica, musicisti, compositori si sono abbeverati senza nemmeno lasciare giù la parcella pattuita. Generalizzando, ma non troppo, se riuscite a beccare un’invenzione che vi sembra buona, a partire dal 1985 in poi, in un qualsiasi disco a stelle e strisce, state certi che, quasi certamente, è passato originariamente fra questi solchi. Affermazione forte, ne converrete. Ma a questo si lega la seconda definizione del lavoro: puntando in gran parte sulla sconvolgente quantità di carne al fuoco, e solo sporadicamente anche sulla qualità, la critica si dimentica di dire, quo facto, di quanto sia pioniere ed avanguardista. Interi movimenti bruciati sul nascere dall’azione dei Minutemen. In un mondo normale, sarebbe titolone da prima pagina, con strombazzate agli angoli delle strade. I californiani, taking it easy, se ne sono fregati di spazi e tempi, giocando d’anticipo sin dalla prima nota di “D.'s Car Jam/Anxious Mo-Fo” sino a chiudere, circolarmente, con “Three Car Jam”.

E a cosa servono, in concreto, sterili barriere dimensionali? L’hardcore americano, già sconquassato più e più volte dalle vulcaniche delizie di Minor Threat, Bad Brains, Dead Kennedys e, ovviamente, Black Flag, raggiunge qui ed ora, se fosse il caso di ripeterlo, un punto decisivo di non ritorno, proprio perché perde tutte le proprie caratteristiche originarie, in favore di una totale e compenetrata osmosi. Bello, eh? Nessuno più riuscirà a fare come loro, a suonare come loro, nemmeno ad esprimersi, forse. E qui, di modi espressivi, ce n’è da enumerare e decantare per un Decameron abbondante. Iniziamo: nessun brano va sopra i tre minuti. Il noise-funk supersonico di “The Glory Of Man”, con una sezione ritmica acidissima e scartavetrante, è quello che ci va più vicino, 2:57. L’ondeggiare fisiologico tra il minuto ed il minuto e mezzo non è, però, affatto limitante. Se possibile, anzi, regala ancora più spinta dinamica a brani che volano da ogni parte, saturi di idee ed invenzioni fino al midollo, tali da rendere possibile la costruzione di un’intera carriera su un loro buon margine. Rollins, cattivissimo as usual, sputa fuoco e fiamme, come ospite, su “Please Don't Be Gentle With Me”, dentro di un insieme comunque moderato nei toni, quasi del tutto privo di quell’instabilità psico/fisica portata agli estremi, tipica dei primi (ed unici) Germs. La rabbia cola comunque, nervosa, da ogni poro, ma in altre forme. Vi basteranno il groove assassino di “Shit From An Old Notebook”, Led Zeppelin rincorsi da Sly e famiglia, le pesanti distonie di “God Bows To Math”, una sorta di scordato, antesignano math rock, le sincopi infartuanti su “The Roar Of The Masses Could Be Farts” e la no wave apatica, con iterazioni logoranti, di “Jesus And Tequila”.

Non avendo senso alcuno l’insistere perdurato su ogni singolo brano (si deve invogliare all’ascolto, oppure no?), mi si permetterà comunque una considerazione conclusiva. Aldilà della fruizione soggettiva, in media comunque molto semplice ed immediata, specialmente per un’opera imponente di determinata fatta, “Double Nickels On The Dime” piace immensamente perché, in ogni sua minima contraddizione, fortemente voluto e portato avanti con tenacia e perizia incrollabili. La soddisfazione dell’ascolto è così solida e forte, così ben ripagata dall’insieme, che certo non ci si potrebbe mai stancare di contrapporre fra loro i pestoni di “Viet Nam” con le meravigliose scale acustiche di “Cohesion”, i bassi profondissimi di “Toadies” con la cavalcata tex-mex a gambe levate e sombrero in testa di “Corona”, gli incastri melodici quasi AOR di “History Lesson - Part II” con le sguaiate strimpellate di “Take 5, D.”, la malinconica, dimessa bossa di “There Ain't Shit On T.V. Tonight” con i muscoli di “Political Song For Michael Jackson To Sing” o gli esotismi di “Love Dance”… La sola ampiezza dei paragoni ed i sensi di colpa per aver tralasciato decine di altri esempi ugualmente meritevoli rendono bene l’idea della sconfinata grandezza del disco.

Quando l’aereo su cui viaggiava Buddy Holly si schiantò nelle campagne di Clear Lake, ci si riferì alla tragedia come “the day when the Music died”. La polvere sulla sei corde di D. Boon, nel frattempo, continuava ad accumularsi. Mi piace pensare, nella mia irresistibile utopia, che il Dio del Rock con una mano dà, con l’altra toglie, ma prima o poi equiparerà. Chissà, l’ambizione di voler andare, sempre e comunque, double nickels on the dime non ha potuto soffocare il vero, tumultuoso temperamento dei due. Che, alla fine, è arrivato.

 

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Voto degli utenti: 9,4/10 in media su 26 voti.
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babaz 10/10
4AS 8/10
ozzy(d) 10/10
sheller 10/10
maracio 10/10
ThirdEye 10/10
Monk 10/10
REBBY 7,5/10
gramsci 10/10
LucaP 9/10
Lelling 9,5/10
FCA1739 10/10
K.O.P. 10/10
zagor 8/10

C Commenti

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babaz (ha votato 10 questo disco) alle 9:07 del 22 marzo 2010 ha scritto:

Capolavoro assoluto e uno dei migliori dischi della storia del rock!!!

Luca Minutolo (ha votato 9 questo disco) alle 10:46 del 22 marzo 2010 ha scritto:

Quì c'è tutto lo scibile del rock alternativo di matrice americana...Un album di dimensioni colossali costruito con strumenti semplici e di bassa fedeltà...Artigianato Rock...FANTASTICO!

FrancescoB (ha votato 10 questo disco) alle 13:31 del 22 marzo 2010 ha scritto:

Uno fra i dischi cardine per comprendere non solo gli anni '80 ma anche molta della musica dei decenni successivi. Godurioso come poche cose al mondo.

rubens alle 14:10 del 22 marzo 2010 ha scritto:

Uno dei migliori dischi di tutti i tempi. Ma anche uno dei migliori Biasi di sempre

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 14:15 del 22 marzo 2010 ha scritto:

Qualche canzone di troppo evitabile, ma sicuramente un disco geniale.

ozzy(d) (ha votato 10 questo disco) alle 12:30 del 23 marzo 2010 ha scritto:

D Boon idolo nei secoli, disco troppo bello per essere vero.

sheller (ha votato 10 questo disco) alle 23:15 del 24 marzo 2010 ha scritto:

Capolavoro assoluto!

Utente non più registrato alle 22:42 del 26 marzo 2010 ha scritto:

Assieme a "Zen Arcade", il capolavoro dell'hardcore americano ( anche se uan definizione del genere ne limita un po' l'ampiezza). Bella la recensione.

FrancescoB (ha votato 10 questo disco) alle 10:18 del 27 marzo 2010 ha scritto:

Forse più che il capolavoro dell'hardcore americano (titolo che spetta più ad altri dischi, primo fra tutti "Zen Arcade"), questo è uno fra i massimi capolavori del rock alternativo tutto. Quasi la sintesi ed il manifesto, per quanto atipico, di tutta un'epoca, di un modo di concepire e vivere la musica.

Marco_Biasio, autore, alle 15:31 del 27 marzo 2010 ha scritto:

Ringrazio tutti i convenuti e ne approfitto per ringraziare doppiamente granthart, che mi ha ricordato che nella listona di numi maximi tutelari dell'hardcore a stelle e strisce dimentico sempre gli Husker Du. D'accordo con il pensiero di Francesco: questo è hardcore e tutto il suo contrario, perchè si espande in talmente tante direzioni da negarne il principio ferreo della "coerenza" chiusa in sè stessa.

maracio (ha votato 10 questo disco) alle 11:58 del 30 marzo 2010 ha scritto:

Un inqualificabile capolavoro di creatività rock'n'roll

Bellerofonte (ha votato 10 questo disco) alle 18:10 del 10 aprile 2010 ha scritto:

Lavoro mostruoso.. assolutamente mostruoso!

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 6:08 del 25 giugno 2010 ha scritto:

Capolavoro

Punto e basta...

stefabeca666 (ha votato 9 questo disco) alle 8:45 del 25 maggio 2011 ha scritto:

Questo disco è follia e non si capisce bene come sia stato partorito.

Monk (ha votato 10 questo disco) alle 19:37 del primo settembre 2012 ha scritto:

Spiegare perché questo disco sia così bello - nello spirito e nei sensi - non è semplice. E' quasi irraggiungibile, lassù in alto.

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 12:06 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Ho finito gli aggettivi per questo album

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 14:20 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

io invece l'ho un po' rivalutato in ribasso, nel senso che alla lunga è un po' monocorde e alcuni brani tendono un po' ad assomigliarsi ( la stessa cosa non mi accade col gemello "zen arcade", in cui ancora a distanza di tanti anni trovo sempre nuovi spunti che mi emozionano). comunque un caposaldo del postpunk americano, senza dubbio.

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 16:12 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Sono due album molto diversi. Forse questo è un filino sotto rispetto al capolavoro degli Huskers. Zen Arcade mi porta in un altro pianeta, non so come spiegarlo. 😀

Ho finito gli aggettivi per entrambi 😂

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 16:14 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Album influente e didattico per milioni di band venute dopo ma se provate a farlo ascoltare a qualche ragazzo dei giorni d'oggi vi sentirete rispondere tutto qua la stessa mi è successa con Surfer Rosa bella solo quella dove demoliscono i Grattacieli alla fine di Fight Club. Il tempo gioca un ruolo importante nelle valutazioni di un album.

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 16:21 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Io invece l'ho fatto ascoltare 2 mesi fa ad un mio amico e gli è piaciuto davvero tanto. Ancora oggi mi ringrazia. Detto questo, secondo me serve una certa "maturità" per capire fino in fondo l'importanza che hanno avuto determinati album.

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 18:12 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

se alludi al mio post, magari fossi un ragazzo lol...ci sono dischi vecchi che rivaluto in senso positivo, altri in senso negativo, altri che invece mantengono inalterato il giudizio nel tempo.

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 19:42 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Maturità in senso di orecchio allenato. Non so come spiegarlo meglio. A tanti (incluso me) un ascolto non basta per dare un giudizio. Poi vabe ovvio che uno col tempo può cambiare idea. È anche giusto

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 19:44 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Anche a me ad esempio non piaceva Kid A dei Radiohead qualche anno fa. Ad oggi invece l'ho rivalutato in positivo. Come ho rivalutato in negativo i Muse!

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 16:35 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Una rondine non fa' primavera

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 20:16 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Non mi riferivo a te scusa la mia ignoranza che vuol dire lol. Vediamo se riesco a spiegarmi meglio . Immagina di avere 18 anni a fine anni sessanta ed un amico ti presta i vinili del primo Pink Floyd Velvet Underground o Doors oppure fine anni settanta Clash Wire Sex Pistols Talking Heads o come e successo a me un amico mi ha prestato a fine anni ottanta Pixies Dinosaur Jr. Soundgarden Bad Religion Husker Du Minor Treath Meat Puppets Sonic Youth e Mudhoney e di non aver mai ascoltato niente del genere in vita tua . Si può avere tutta la competenza musicale che si vuole ma difficilmente un ragazzo che ascolta tali album del passato ai giorni d'oggi può capire la portata e la ventata di novità che alcuni album hanno rappresentato per quelli hanno vissuto quel determinato periodo

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 20:21 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Io non ho 18 anni ma più o meno siamo lì. Chi mi faresti ascoltare ad oggi?? Io conosco solo i Metz (li conosco da poco quindi li conosco maluccio ancora)

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 2:05 del 24 febbraio 2017 ha scritto:

beh io non ero ancora nato negli anni 60, ma posso lo stesso apprezzare i dischi di quell'epoca anche se non li ho vissuti in diretta....stesso discorso per un ragazzino di oggi che si avventura nei meandri del rock anni 80, poi con internet e la mole di informazioni disponibili si puo' cogliere bene lo spirito di un epoca diversa.

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 21:05 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

La musica è in continua evoluzione basta cercare . Ma chi sono i Metz?

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 22:17 del 23 febbraio 2017 ha scritto:

Un gruppo noise/postcore. Sono di questo decennio del 2000. Da tenere sotto controllo secondo me

Giuseppe Ienopoli alle 17:39 del 24 febbraio 2017 ha scritto:

... ma allora non sei il vero Zagor!? ... però Blek e Miki ... che coppia!

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 20:18 del 24 febbraio 2017 ha scritto:

Niente male questi Metz un po' troppo monocorde ma godibilissimi un bel mix di Jesus Lizard Big Black Nirvana di Bleach e Kyuss comunque a loro preferisco i Cloud Nothings

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 22:05 del 24 febbraio 2017 ha scritto:

K.O.P. (ha votato 10 questo disco) alle 22:30 del 25 febbraio 2017 ha scritto:

Sono e band totalmente differenti i Metz e i Cloud Nothings. anche quest'ultimi comunque non sono niente male ad un primo ascolto. Mi suonano un po' troppo pop però

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 19:33 del 26 febbraio 2017 ha scritto:

Sono due facce della stessa medaglia quasi stesse influenze ma sviluppate in modo diverso più ruvidi i Metz e più immediati e vari i Cloud