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R Recensione

7/10

Palkosceniko al Neon

Disordine Nuovo

«Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi.» 

Partigiano Foco   

Ce ne vorrebbero di più di gruppi come i Palkoscenico Al Neon. E non lo dico solo perché sono spudoratamente di parte, vista l’affinità elettiva col gruppo per i contenuti socio-politici. Lo dico soprattutto perché l’epoca attuale è caratterizzata da una superficialità, da un’approssimazione e da un’incredibile ignoranza che sembra impedire a chiunque di riuscire a tenere in piedi un progetto serio e lungo, un’identità forte o un qualsiasi approfondimento tematico critico e serio. Si fa tutto alla cazzo insomma, ci si fa i pareri leggendo i titoli dei giornali e lasciando l’inchiostro dell’articolo ad ammuffire inutile. Si accetta passivamente tutto quello che viene e sempre più lontano appare ogni tipo di libero esame critico, quella cosa che tanto piaceva agli illuministi, mica solo ai comunisti.

La nostra esperienza, come sito musicale, è un’esperienza di Resistenza a questo sfacelo socio-culturale. Per questo mi permetto, arrivato con costanza e fatica alla duecentesima recensione scritta per questo sito, di elogiare in maniera sperticata chiunque riesca a mantenere in piedi questa Resistenza culturale (e a mio parere politica). Il fatto di essere alternativi non è un fine in sé stesso, ma è un pregio nel momento in cui l’alternatività è data da caratteristiche come la riflessione e l’approfondimento critico nei confronti di ciò che ci circonda.

Qualcuno ha spiegato bene questo aspetto ragionando sul fatto che la vera musica politica è quella in grado creare un’alterità culturale, un immaginario alternativo che permetta di affrancarsi dalle logiche dell’industria culturale e della liquidità sociale imperante. Tutta questa ampia introduzione per fare un po’ il punto della situazione, ringraziare pubblicamente questo sito e tutti coloro che si sono sforzati di tenere in piedi questo progetto, e per spiegare il motivo per cui sosterrò sempre e comunque gruppi come i Palkosceniko al Neon, come prima di loro ho scritto positivamente di artisti come Luci della Centrale Elettrica, Offlaga Disco Pax, Fuzz Orchestra, 99 Posse, Stormy Six, CCCP, ecc. Artisti che l’alterità culturale l’hanno fatta non soltanto a livello musicale-formale ma soprattutto ad un ben più evidente livello testuale-contenutistico.

C’è bisogno di Resistere e di Ricostruire, lasciandosi anche andare a qualche ingenuità, perché no. Così fanno i Palkosceniko al Neon, che tra accenti a volte un po’ esagerati e giovanilisti (alcuni esempi: “C’è un martello che colpisce stelle e striscie, stelle e striscie, c’è una falce che ferisce stelle e strisce, stelle strisce” in “La Mia Scena”; “La guardia rossa suona l’adunata: tutti presenti […] dal sangue nascerà la nuova storia del comunismo!” da “Su, Comunisti Della Capitale!”) riescono a far passare messaggi forti alla base della civiltà umana (“in caso di fascismo opporre Resistenza!” sempre da “La Mia Scena”), appelli a non arrendersi mai, neanche nelle situazioni peggiori (“continuo a camminare, non mi sento sconfitto” da “Perdere”) e constatazioni evidenti ed attualissime nell’Italia berlusconiana in cui poliziotti e operai tornano a darsele di santa ragione (“in nome di un finto ideale oggi muore la pace sociale” da “Antidoto”).

La musica scelta è figlia della rabbia: è quell’hardcore primordiale in bilico tra i due mondi del punk e del metal. Un sound violento, senza fronzoli, ben curato ma in bilico tra devastazioni metalliche, riff incendiari e sferragliate noise, optando talvolta più per il metal (“Passo Dopo Passo”, “La Mia Scena”) talvolta per il punk-core (“Su, Comunisti Della Capitale!”), in un crossover che spazia ricordando mostri sacri di ambo i campi come Metallica, Pantera, Negazione e Raw Power. In tutto tredici brani e un’unica tregua: lo splendido monologo di Manfredi tratto dal film “In nome del popolo sovrano” (di Luigi Magni, 1990). Il resto è un ritmo forsennato che mostra piccole crepe (“Incubi” ad esempio rielabora palesemente il motivo di “A Un Passo Da Me”) ma che nel complesso è un solido blocco granitico che evidenzia la maturazione complessiva di un gruppo giunto alla quarta pubblicazione dopo un percorso iniziato nel 2005 con “Ikonoklasta”.

Una citazione finale per il pezzo “De André”, di cui viene ripresa la sanzione “anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti”, ancor oggi valido e attuale. In attesa del sol dell’avvenire chiudiamo così, con un atto d’accusa alla società. Soprattutto ad una certa parte della società, la quale prima o poi dovrà rendere conto dell’ignoranza e dell’approssimazione che ha elevato a sistema di vita. Tutto il resto è Resistenza. E a mio modesto parere è molto meglio.

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target alle 10:42 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

"Quella cosa che tanto piaceva agli illuministi, mica solo ai comunisti". Eh, mitico Ale. Buona duecentesima e buona resistenza culturale.

Peasyfloyd, autore, alle 11:06 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Altrettanto target, altrettanto

bargeld alle 14:37 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Lacrime, e applausi! Grazie Ale e auguri! Ti vogliamo bene.

hiperwlt alle 16:02 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

"il fatto di essere alternativi non è un fine in sè stesso, ma è un pregio nel momento in cui l’alternatività è data da caratteristiche come la riflessione e l’approfondimento critico nei confronti di ciò che ci circonda". una lezioncina che si dovrebbe tenere spesso a mente.ps: complimenti di cuore, Alessandro!

Peasyfloyd, autore, alle 17:22 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

grazie, vi voglio bene anch'io di cuore!

Luca Minutolo alle 18:05 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Complimenti!!

Marco_Biasio alle 21:25 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Una duecentesima che mi tocca da vicino, visto che conosco molto bene il gruppo. Bravo Ale!

fabfabfab alle 22:05 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Buon "compleanno" anche da parte mia Ale! Bellissima recensione davvero! Il disco mi riprometto di ascoltarlo quanto prima, sebbene mi sia parso di capire che i contenuti "cozzino" un po' troppo con la mia disillusione....

simone coacci (ha votato 5 questo disco) alle 22:44 del 9 febbraio 2010 ha scritto:

Metal-core all'ammatrisciana...

Peasyfloyd, autore, alle 1:01 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

simo è il più materialista di tutti qua...

cmq davvero al di là delle simpatie personali il gruppo mi ha convinto davvero anche per le musiche. Insomma senza troppe illusioni eh, ma più che onesti.

simone coacci (ha votato 5 questo disco) alle 10:54 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

No, vabbè, auguri a te e complimenti, quello era implicito.

Peasyfloyd, autore, alle 10:56 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

non intendenvo mica redarguirti la mancanza di auguri, ma perchè non ti è piaciuto il disco

simone coacci (ha votato 5 questo disco) alle 11:02 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

Ah ok. Per un attimo avevo avuto l'impressione di essere stato scortese. No il disco è proprio acerbo e deludente, a mio avviso. Un roba tra i primi Linea 77, i vecchi Negazione e l'estetica da post-komintern dei CCCP. Ma sono giovani (suppongo), si faranno. Non basterà l'inferno a fermarci, come dicevano i RATM.

FrancescoB alle 20:18 del 10 febbraio 2010 ha scritto:

L'incipit di questa recensione è fra le cose più sentite che abbia letto in materia musicale: lascia intuire che Alessandro veramente "vive" ed ama questa band, questo disco, questo modo di concepire e suonare la musica. La frase sugli alternativi è da scolpire nel marmo, non tanto come lezioncina per i veri o presunti "massificati", ma per dare una legnata poderosa allo pseudo-alternativismo vuoto e con la puzza sotto il naso di troppi ascoltatori di musica.

Il disco, ça va sans dire, lo proverò a brevissimo.