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R Recensione

7/10

The Black Angels

Phosphene Dream

Settembre è un mese psichedelico. In particolare la fine del mese, quando le tonalità dei colori si fanno da un lato più pallide (il verde acceso e brillante di luglio-agosto ce lo sogniamo), ma dall'altro si sintonizzano su frequenze rossastre, arancioni e gialle. E poi sul far della sera, verso le sei, quando il sole tramonta tutto si accende di un rosso vivo e quasi fosforescente, capace di infiammare le montagne che per tutto il giorno apparivano grigiastre e violacee. Sembra a quel punto che le stesse vadano a fuoco, ravvivandosi di riflessi guizzanti e ombre vivide.

Ok, i Black Angels alle sei di sera di un giorno di sole di fine settembre calzano a pennello, credetemi.

A due anni dallo splendido Directions to See a Ghost, capace di regalare un degno seguito all'altrettanto valido Passover, la band di Austin, Texas, torna a soffiare sulle polveri dei 13th Floor Elevators spargendole in aria, lasciandosi contaminare della loro nuova e diffusa deposizione insaporita da quel senso intensivo di minaccia e oppressione derivato da esperienze come quella dei Red Temple Spirits. Le serratissime atmosfere che fin dall'inizio hanno reso riconoscibile ed entusiasmante il gruppo vengono mescolate con la psichedelia pesante di matrice Dead Meadows, spogliata però delle corazze stoner, abbandonate in favore di più leggere vesti hard-psych anni '70, fornendo una versione acidissima dei Black Keys (prendiamo il fuzz di Haunting at 1300 McKinley e l'hype cazzuto del riff hard-rock...).

Musica da battaglia, tanto ipnotica quanto aggressiva. Come la splendida Entrance Song, che ripropone il meglio dei Black Angels inscenando un rito guerriero cadenzato dai passi di immaginarie tribù indiane intente in una danza rabbiosa intorno al fuoco, a ritmo serrato, dove il riff affilato delle chitarre viene immerso in una cantilena al retrogusto del peyote, per un clima rovente e polveroso, sfrenato e dotato di una sensualità primordiale. La stessa foga incattivita e velenosa ricompare in brani come la prima Bad Vibrations, introdotta dalle vibrazioni di un organetto tutt'altro che solare, dai rintocchi minacciosi della chitarra elettrica e sfigurata brutalmente dal cambio di ritmo con cui il brano trasfigura sul finale, lanciandosi in un'incursione di feedback e riff martellanti, o ancora nella lenta e sfibrante (dai grovigli circolari pinkfloydiani) River of Blood, più che eloquente già dal titolo, o ancora nella title-track Phosphene Dream, ossessiva e strisciante.

Ma la “novità” del disco è il sempre più consistente rivolgersi alla psichedelia anni '60: prendiamo Yellow Elevator # 2, sorta di anello mancante tra Pink Floyd e The Gris Gris. Ma ancora più rappresentative sono le baldanzose e solari (incredibilmente solari...) Sunday Afternoon (dove l'electric jug dice “ciao ciao” a Roky Erickson) e lo splendido revival, con tanto di organetto doorsiano di Telephone, pezzo garage che sembra uscito dal '66 più nascosto e underground.

Meno complesso e contorto (se escludiamo il ragga stordente e drogato di True Believers) dei precedenti lavori, questo Phosphene Dream ci schiaffa in faccia con estrema eloquenza i presagi di un piacevolissimo e arcano autunno psichedelico. Io, anche grazie ai Black Angels, sono pronto a inoltrarmici. Chi viaggia con me?

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 16 voti.
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giank 7/10
gull 7/10
creep 8/10
REBBY 6/10

C Commenti

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Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 12:09 del 16 settembre 2010 ha scritto:

presente, io vengo! Bel disco per ora, ancora da assimilare, ma mi piace il fatto che si siano dati una regolata sul minutaggio (sembra) evitando passaggi a vuoto. Solo per aver citato il mio gruppo feticcio revivalista 60's, ossia i Gris Gris, meriti massimo rispetto (però Yellow Elevator per ora non mi convince molto). Riapsso fra un paio di mesi per il voto

bill_carson alle 12:42 del 16 settembre 2010 ha scritto:

passover meglio di directions

A me Passover era piaciuto tanto. Invece Directions to See a Ghost m'era sembrato meno a fuoco, più dispersivo. Son contento siano tornati, li aspettavo. Ascolteremo.

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 17:59 del 16 settembre 2010 ha scritto:

Invece io preferisco, e parecchio, il mantra-wave melmoso e ipnotico di "Directions To See A Ghost"...Al di là del minutaggio. Per quello che ho ascoltato, "Phosphene Dream" è una delusione: ha senso suonare un garage-psichedelico così calligrafico nel 2010? Ascolto gli "originali", allora.

Roberto (ha votato 9 questo disco) alle 21:41 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

"Entrance song" a volume spaccatimpani in casa con un bell' impianto mi ha fatto tornare su almeno 50 sbronze colossali per la scossa e le vertigini che mi dà . . . il disco tiene dall' inizio alla fine . . . scusate se è poco

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 11:50 del 22 ottobre 2010 ha scritto:

ottima rece Cas. D'accordo su tutto ma aggiungo un punticino ad un disco che reputo davvero eccellente, come ogni disco dei Black Angels d'altronde...

bargeld (ha votato 7 questo disco) alle 17:29 del 19 dicembre 2010 ha scritto:

E' che sono forse un filo annoiato di queste "solite" martellate psichedeliche, però il disco in sè è formidabile, senza dubbio.

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 19:08 del 19 dicembre 2010 ha scritto:

RE:

a ben sentire qui di propriamente psichedelico non c'è tantissimo, però mi piace un sacco per il suo essere un piccolo "breviario" della loro idea di musica. Derivativo, senza dubbio, ma nell'ambito almeno per st'anno uno dei migliori dischi. E su Yellow Elevator mi sono ricreduto, finale alla Astronomy Domine favoloso.

bargeld (ha votato 7 questo disco) alle 19:10 del 19 dicembre 2010 ha scritto:

di propriamente psichedelico non c'è tantissimo

'nzomma!

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 18:45 del 21 dicembre 2010 ha scritto:

True Believers

Da bravo scolaretto l'ho riascoltato, e riavvolgo il nastro: buon bignamino garage-psych (nonostante qualche apocrifo dei 13th Floor Elevators tipo "Sunday Afternoon" e "Telephone") e bella conferma per i texani. Voto "Bad Vibrations" e la sua folle corsa finale verso il burrone, gli easy riders lisergici di "Entrance Song" e le insane vertigini della minacciosa "River Of Blood".