R Recensione

5/10

Nine Inch Nails

The Slip

Ovvero: lo strano caso di Mr. Self-destruct.

Nei primi dieci anni di vita, i Nine Inch Nails hanno pubblicato solo tre album. Tre capolavori con i quali hanno scritto (insieme ai Ministry e praticamente nessun’altro) la storia moderna di un genere, l’industrial-rock, che rappresenta l’emblema della commistione tra rock e tecnologia. Affiancati alla triade (“Pretty Hate Machine” -1989, “The Downward Spiral” - 1994, - “The Fragile” – 1999, per chi ne avesse bisogno), vari Ep e album di remix. Tutto ineccepibile, nessun passo falso.

Poi, la frattura. Cinque anni di silenzio nei quali Trent Reznor risolve alcuni problemi personali. Tornano nel 2005 con una formazione rinnovata ed una insolita frenesia compositiva. Due album frettolosi (“With teeth” – 2005 e “Year Zero” – 2007) e, successivamente, una rivoluzione che fa ben sperare: Reznor annuncia di "essere libero da qualsiasi contratto con qualsiasi etichetta discografica, dopo essere stato per 18 anni sotto contratto”. Uno che riusciva a manifestare tanta selvaggia libertà espressiva, pur dovendo onorare dei tempi e delle regole, cosa potrà mai fare una volta libero da qualunque recinto?

La risposta è: niente. Niente era “Ghost I-IV”, pubblicato all’inizio di quest’anno, e niente è questo “The Slip”. Potete scaricarlo gratis da internet, senza neanche il cestino delle offerte domenicali approntato dai Radiohead. Se non conoscete i Nine Inch Nails, potreste apprezzare i ritmi quadrati di “1,000,000”, l’intro di “Letting you” (Prodigy + Sonic Youth ?), le belle melodie diEchoplexe “Head Down” e i bassi pulsanti di “The four of us are dying”. Potreste anche amarlo, perché no, e poi andarvi a cercare “The fragile” e ascoltarlo ininterrottamente per i prossimi due anni.

Se invece conoscete e apprezzate il genio di Trent Reznor, lasciate perdere. Vi sembrerà di sentire una cover-band dei Nine Inch Nails che ha deciso di scrivere qualche brano in proprio. Vi toccherà sorbirvi l’inutile ambient-drone di “Corona Radiata”. Vi toccherà ammettere che, questa volta, non si salva neanche la ballata di turno, “Lights in the sky” (quanto sono distanti “Something I Can Never Have”, “Hurt”, “The great below”, ma anche “Right where it belongs” … ).

Perché è vero che non si può vivere immersi nel passato, ma è altresì vero che nessuno può obbligarci ad accettare un presente che non ci emoziona.

P.S. Nei primi minuti di “Discipline” c’è Trent Reznor: è lui quello che inizia a cantare le strofe fingendo di sbagliare l’entrata, per poi riprendere con l’attacco giusto, tutto perfettamente a tempo. Fate attenzione, potrebbe tornare. Non bisogna mai fidarsi dei pazzi. E dei geni.

V Voti

Voto degli utenti: 3,9/10 in media su 9 voti.
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Lux 2/10
loson 4/10

C Commenti

Ci sono 5 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Lux (ha votato 2 questo disco) alle 20:07 del primo agosto 2008 ha scritto:

The Slip: ovvero la mutanda ingiallita e maleodorante di Trent

Marco_Biasio (ha votato 5 questo disco) alle 11:17 del 7 agosto 2008 ha scritto:

Sono d'accordo.

ThirdEye (ha votato 2 questo disco) alle 1:31 del 8 agosto 2008 ha scritto:

Da The fragile in poi non c'è piu nulla di degno del nome di trent reznor...Un uomo che pubblicò un album(The downward spiral)che fu il The wall,lo Sgt.peppers ecc ecc della mia generazione...Senza tralasciare il sovraccitato ed il debutto Pretty hate machine....Oramai mi pare evidente che è bollito.....

Roberto_Perissinotto (ha votato 4 questo disco) alle 16:45 del 13 ottobre 2008 ha scritto:

Brivido!!! Questi non sono (e non possono essere) i NIN, quelli veri, quelli geniali, quel gruppo di Trent Reznor che stravolgeva le canzoni fino a farle diventare proiettili di emtallo e sangue, tristezza, dolore e rassegnazione!!!!...disco non all'altezza

synth_charmer alle 20:32 del 8 luglio 2010 ha scritto:

wow, gran bella disamina dell'evoluzione artistica di Trent. Sì, era chiaramente finito in un tunnel senza uscita, ed una rivoluzione completa era necessaria. Adesso staremo a vedere come reagiscono i fan con How To Destroy Angels. Male, probabilmente. Tuttavia, trovo che la presa di distanza netta dal suo classico sound era inevitabile, e la sua nuova mossa è molto intelligente. Staremo a vedere..